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Comunicato Stampa – Il termometro a picco, che in alcune zone delle due province sfiora i -10 gradi nella notte. Le tubature che gelano, così come l’acqua negli abbeveratoi delle stalle, che vanno scaldate con ogni mezzo possibile. In più, il calo nella produzione del latte, perché gli animali, con il freddo, si muovono e mangiano meno.

 

Sono solo alcuni degli effetti dell’ondata di gelo che ha fatto precipitare la colonnina di mercurio, con una situazione che non migliorerà nemmeno nei prossimi giorni.

“Se nella pianura novarese sono il grano e gli alberi da frutto a soffrire maggiormente gli effetti del gelo, nel caso di permanenza dell’ondata di gelo, salendo verso i laghi i fiori tipici coltivati sotto serra costringono già ora le imprese agricole a tenere costantemente sotto controllo la situazione, con un occhio fisso ai termometri” sottolinea il presidente di Coldiretti Novara Vco Sara Baudo.

“Va da sé che temperature così basse comportano un ‘superlavoro’ delle caldaie utilizzate per riscaldare le serre e, di conseguenza, maggiori spese di riscaldamento per le imprese agricole, peraltro alle prese con il rincaro del gasolio che si è registrato nelle ultime settimane”.

Perdurando la situazione, si temono ripercussioni persino per le verdure e gli ortaggi ‘invernali’ coltivati in pieno campo come cavoli, verze, cicorie, radicchio e broccoli.

Grande assente dallo scenario è, al momento, la neve, che però – stando alle previsioni - potrebbe fare (fugace) capolino domattina anche nelle zone di pianura: per garantire la percorribilità delle strade sono pronti ad intervenire gli imprenditori agricoli con le ‘lame’ montate sui loro trattori che si attrezzano così a mezzi spazzaneve: ciò, in particolare, è reso possibile dalla ‘legge d’orientamento’ che riconosce la multifunzionalità delle stesse aziende agricole, che ha consentito in particolare la stipula di apposite convenzioni a livello comunale e non solo.

Il maltempo con freddo e gelo ‘apre’ il 2017 dopo un mese di dicembre che ha fatto registrare in Italia una temperatura massima superiore di 2.1 gradi alla media, che ha di fatto “ingannato” le piante e rese più vulnerabili allo sbalzo termico improvviso.

Nello scorso mese di dicembre – sottolinea la Coldiretti - le temperature massime sono stati superiori alla media di ben 2,9 gradi al nord, di 1,8 gradi al centro e di 1,4 gradi nel mezzogiorno con una evidente anomalia che ha mandato in tilt la natura.

Anche il mese di novembre è risultato particolarmente caldo in Italia dove si è registrata una temperatura massima superiore di 1,2 gradi alla media. Si tratta degli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando negli ultimi anni con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro tra alluvioni e siccità.


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