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Sono sempre di più i Comuni in Piemonte che regolamentano l’uso di botti a Capodanno. Secondo un’indagine condotta da Legambiente sulle 85 città piemontesi con più di 8 mila abitanti sono 49 i Comuni -tra cui gli 8 capoluoghi- in cui i botti sono vietati da specifiche ordinanze, mentre sono 23 quelli in cui non sono stati emanati divieti e 13 le amministrazioni che non hanno risposto all’indagine dell’associazione ambientalista.

 

“In questi anni sono stati fatti importanti passi avanti da parte delle amministrazioni e si è raggiunta anche una buona consapevolezza da parte della cittadinanza sul pericolo che i botti di Capodanno costituiscono non solo per i nostri amici animali ma anche per l’incolumità delle persone, per il rischio di incendi boschivi in una stagione particolarmente secca e per l’incremento dei livelli di inquinamento atmosferico e acustico -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. In diversi comuni della regione gli spettacoli pirotecnici sono stati sostituiti da spettacoli piromusicali in cui le luci, anziché i botti, sono accompagnate da musica. Un modo più rispettoso, economico e piacevole in cui festeggiare l’anno nuovo. Speriamo che queste buone pratiche possano diffondersi ulteriormente e che, anche grazie alla sensibilità della popolazione, le ordinanze vengano rispettate”.

L’associazione ricorda come Torino sia stato uno dei primi grandi comuni italiani a vietare l'utilizzo dei botti, dei petardi e dei fuochi d'artificio in genere, con una norma introdotta nel 2011 nel proprio Regolamento N.320 per la tutela ed il benessere degli animali in città. Un provvedimento che ha fatto scuola e che negli ultimi anni è stato adottato in tanti altri comuni della regione e del resto del Paese, ma che necessariamente deve essere accompagnato da un’incisiva azione d’informazione, prevenzione e, dove necessario, anche di repressione del fenomeno, perché le norme non rimangano pezzi di carta che in troppi ignorano o non rispettano.


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