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Comunicato Stampa - Su tecnologie dell'informazione e sulla digitalizzazione sono sempre più marcate le differenze tra piccoli e grandi Comuni. Lo confermano i numeri Istat sulla diffusione delle tecnologie ICT nella Pubblica Amministrazione, riferiti al 2015 e contenuti nel Rapporto nazionale presentato nei giorni scorsi che prende in esame anche Regioni, Province, Comunità montane. 

I temi di questo ennesimo divario, sottolineati nel Rapporto, sono molteplici: dalla difficoltà di connessione, all'uso (o non uso) del cloud computing, dall'informatizzazione della gestione dei dati per le attività correnti (contabilità, tributi, protocollo, anagrafe) all'uso del web come mezzo di offerta di servizi, fino alla presenza di un ufficio autonomo di informatica interno - proprio un miraggio nei piccoli Comuni - e ai corsi di formazione sull'ICT (quasi inesistenti) nei piccoli.
Uncem ha più volte evidenziato la necessità di un piano programmatico regionale che contribuisca a ridurre il divario digitale, sia per infrastrutture che per servizi, grazie anche ai 290 milioni di euro del piano banda ultralarga e ai 45 di fondi Fest per l'Agenda digitale. E ha puntato sulle Unioni di Comuni vettore dello sviluppo e del riequilibrio. Molte Unioni hanno già pianificato l'acquisizione, per i Comuni che le compongono, di unici sistemi informativi capaci di dialogare tra loro. Proprio come in un'azienda che ha più sedi nel mondo collegate su un'unica piattaforma. Non mancano le risorse economiche, dato che molte di queste spese (anche per mini reti wi.fi da oltre 20mb tra sedi della PA) possono essere rendicontate grazie ai bandi per le gestioni associate (in uscita la prossima settimana la graduatoria del bando regionale 2016). "In qualsiasi posto io mi trovi, devo poter richiedere da computer o smartphone una carta d'identità o un certificato di famiglia che posso poi ritirare in qualsiasi Comune della mia Unione, proprio perché questi sono collegati da un solo sistema informativo - afferma Lido Riba, presidente Uncem - Non è un vezzo. È un decisivo sistema che abbatte il divario digitale, mette i Comuni anche più piccoli in un sistema e in una rete, agevola singoli e imprese che vogliono competitività e immediatezza. Con pochi, semplici e non onerosi passi, può migliorare anche la PA nelle zone più interne e nei centri più piccoli e remoti. Dove accanto alla qualità della vita e al benessere determinato da comunità, paesaggio, silenzio, lentezza, si uniscono tutte le comodità del digitale".
La digitalizzazione è dunque una competenza che i piccoli Comuni non devono gestire da soli, ma in forma associata, nelle Unioni montane, strumento trasversale per tutte le altre politiche. E vettore di risparmio. Uniformare i sistemi informativi tra dieci Comuni da mille abitanti ciascuno portandoli in un'unica licenza (o più licenze) che viene acquistata dall'Unione, fa obiettivamente risparmiare. Non del 90 per cento sulla spesa storica, ma del 20 o 30 sì. Stessa cosa vale per il cloud. Non dover più avere ogni anno una spesa per la manutenzione delle macchine, dei server, e disporre solo più di "terminali stupidi" è anch'esso un bel risparmio. L'Unione di Comuni su questi fronti legati ad ICT e digitalizzazione, garantirebbe un risparmio quasi immediato. "Non c'è solo risparmio economico che rileva - proseuge Riba - Emerge anche un sostanziale risparmio di tempo per gli uffici e 'di testa' per Amministratori e funzionari. Rendere stabili e digitali procedure e servizi garantisce di poter impegnare tempo e idee nelle politiche per lo sviluppo locale, nel dialogo diretto con i cittadini, nell'incontro e nello scambio di idee, nella creazione di reti di rapporti, nell'attività politica. Standardizzare alcuni processi grazie all'ICT migliora altre attività che l'ente ha da svolgere con la parte poitica e quella tecnica".  


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