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Slitta in primavera la firma dell'Accordo fiscale sui frontalieri

Ne hanno discusso lunedì a Lugano i ministri degli esteri di Italia e Svizzera, Moavero Milanesi e Cassis

svizzera bandiera

 

L’Italia non ha intenzione di firmare a breve l’accordo fiscale sui lavoratori frontalieri. La notizia è stata comunicat dal Ministro Moavero Milanesi al collega svizzero Ignazio Cassis, nel corso dell’incontro avuto lunedì a Lugano. L’esponente il governo gialloverde ha annunciato che, il dossier, non sarà all’esame del Governo di Roma prima della prossima primavera. L'accordo fiscale sui frontalieri è bloccato dal 2015 nella stanze della politica romana. Era stato il Governo Renzi a siglare una prima bozza del documento. Nei quattro anni successivi sotto esecutivo Gentiloni prima, e Conte poi nessuna novità.

 

Lo stallo ad onor del vero non scontenta i frontalieri . Lo dice Antonio Locatelli, presidente dei frontalieri del Vco . “ Egoisticamente – dice – a noi va benissimo. E’ indubbio però la Svizzera in proposito abbia idee ben chiare mentre, in Italia, si continua a brancolare nel buio. Una situazione in cui la fretta rischia di avere la meglio”. Anche per questo motivo il coordinatore dei frontalieri chiede ai parlamentari del Vco di farsi carico del problema : “ Potrebbero cominciare a chiarire con le parti interessate come muoversi. Magari per evitare di cancellare quanto fatto nella scorsa legislatura da Enrico Borghi per salvare e regolarizzare al meglio l'imposizione fiscale sui frontalieri “. Locatelli plaude al lavoro svolto dal parlamentare pd perché spiega : “ Ha lavorato sempre a stretto contatto con il tavolo frontalierato della provincia portando a Roma le nostre problematiche in maniera competente “. Il presidente dei frontalieri del Vco tira le orecchie ai parlamentari di oggi : “ Fino ad ora – spiega - dai neo eletti parlamentari solo atti cartacei ma di concreto il nulla piu' e questo ci preoccupa seriamente “.

Ultima annotazione dal mondo del trasfrontaliero, il pronunciamento del Tribunale federale sul caso dei due frontalieri a cui era stato versato il salario in euro. Per la verità il pronunciamento non chiarisce la materia. I giudici svizzeri hanno sì accolto il ricorso delle imprese svizzere ma, non affrontano nel merito la questione. Non si dice cioè se è stato lecito il versamento dello stipendio non in franchi. Chi si attendeva un esame sul mancato rispetto degli accordi di libera circolazione delle persone che, vieta forme di discriminazioni fra i lavoratori dell’Unione Europea, è rimasto deluso.

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