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"Timbrature facili", assolti

Sono stati assolti  Daniela Sana e Claudio Suman, finiti a processo con l’accusa di truffa ai danni dello Stato nell’indagine della Guardia di Finanza sulle “timbrature facili” nella sede della Regione Piemonte distaccata a Villa San Remigio
 
 
 
 
 
tribunale verbania
 
 
Sono stati assolti dal giudice Raffaella Zappatini Daniela Sana, difesa dagli avvocati Marisa Zariani e Marco Ferrero, e Claudio Suman, difeso dall’avvocato Riccardo Lanzo, finiti a processo con l’accusa di truffa ai danni dello Stato nell’indagine della Guardia di Finanza sulle “timbrature facili” nella sede della Regione Piemonte distaccata a Villa San Remigio. La pm Anna Maria Rossi aveva chiesto la condanna a 8 mesi per Suman e a 7 mesi per Sana. Nella sua lunga requisitoria la pm ha mostrato le immagini riprese dalla telecamera posizionata nel giugno del 2013, in seguito alla denuncia di una dipendente, dalla Guardia di Finanza sopra la timbratrice  sostenendo che provassero il fatto che entrambi, lei impiegata e lui autista, uscissero durante l’orario di ufficio per motivi non di servizio. La pm ha anche rilevato come i dipendenti avessero messo in atto una “macchinazione per far scambiare il falso con il vero”. Ha anche sottolineato il mancato controllo da parte degli organi della Regione sui dipendenti che lavoravano a Verbania, che ha permesso la messa in atto di un “sistema” ormai diffuso nella sede staccata. 
 
I difensori hanno duramente contestato le indagini, svolte in modo “pedestre”, come le ha definite l’avvocato Ferrero che ha anche sottolineato come “anche un bambino di dieci anni avrebbe messo una telecamera al cancello”. In sostanza i difensori hanno rilevato che l’accusa ha contestato uscite non regolari ai due imputati, senza però provare il fatto che i due avessero abbandonato la villa. Suman aveva spiegato di andare nel parco o a svolgere commissioni, mentre Sana di uscire dalla porta di ingresso e andare in archivio passando per il giardino. “La mia assistita ha patito un processo lungo e per il quale ha subito anche un provvedimento disciplinare” ha detto Ferrero. L’avvocato Zariani ha anche contestato la decisione della Regione di costituirsi parte civile: “Stupisce la richiesta di un danno di immagine, quando i funzionari e dipendenti che hanno testimoniato non sapevano nemmeno come fossero organizzati gli uffici”. L’avvocato Lanzo ha definito “vergognoso” il fatto che Suman nelle settimane in cui non fosse impegnato a Torino come autista di un assessore regionale venisse lasciato tutto il giorno a non fare niente e poi la settimana dopo dovesse lavorare 16 ore al giorno. Solo dopo l’indagine la Regione ha deciso di fargli recuperare le numerose ore di straordinario accumulate. 
 
Nell’ambito dell'indagine, due dipendenti avevano patteggiato pene da 10 a 16 mesi e un’altra aveva chiesto la messa alla prova. 
 
di Maria Elisa Gualandris
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