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Luciano Genduso e Donato Musto: le prime ipotesi sul mistero del Lago d'Orta portano a loro

omegna recupero mezzo

Continuano gli accertamenti sul ritrovamento del Sulky rosso con a bordo due cadaveri. Nel veicolo anche un documento di un uomo di Villadossola che l'aveva smarrito

 

Il mistero del Sulky ripescato dalle acque del Lago d'Orta ha fatto il giro della penisola. Ora dopo ora emergono sempre più dettagli relativi alla vicenda, anche se rimangono ancora parecchi i punti interrogativi. In primo luogo, è sempre più concreta l'ipotesi secondo cui le ossa ritrovate all'interno del veicolo appartengano a Luciano Genduso, classe 1921 originario di Caltanisetta, e a Donato Musto, classe 1913 originario di Potenza. I due amici erano effettivamente scomparsi verso la fine del gennaio del 1987 e la loro scomparsa era stata denunciata ma nessuno era stato in grado di ritrovarli fino a sabato pomeriggio, quando c'è stato il colpo di scena a trent'anni di distanza. Tre sub di Verbania, al termine di una esplorazione dei fondali, si sono accorti di un relitto in fondo al lago. Si sono così avvicinati e grazie all'utilizzo di una potente torcia hanno notato la presenza di resti umani all'interno del Sulky a tre ruote di colore rosso. Domenica, poi, sono avvenute le complicate operazioni di ripescagggio, che hanno occupato parecchie ore della giornata. Hanno condotto i lavori i carabinieri congiuntamente con i vigili del fuoco e i sommozzatori. Una volta riportato a galla il mezzo, è stata certificata la presenza di due cadaveri. In aggiunta a ciò è stato trovato anche un documento di un uomo di Villadossola, che l'aveva smarrito. Quest'ultimo dettaglio non fa altro che avvolgere ancor più nel mistero una vicenda stranissima, che soltanto il tempo delineerà. Le notizie relative a Luciano Genduso e a Donato Musto sono ancora poche e frammentarie e assomigliano maggiormente a leggende metropolitane piuttosto che a fatti certi. Nelle prossime ore gli investigatori certificheranno queste prime ipotesi con ulteriori analisi sulle ossa ritrovate dentro al veicolo. Non ci resta che attendere, perciò, un nuovo capitolo del mistero del Lago d'Orta. 

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