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Proseguono le indagini per accertare che si tratti di Luciano Genduso e Donato Musto. Non si esclude l'esame del Dna

omegna ritrovamento relitto lago

Si chiamano “cold case”, che tradotto letteralmente significa “casi freddi”, i misteri che non trovano una soluzione e che rimangono per anni e, a volte, per sempre, immersi nel mistero. Freddi come le acque del lago d'Orta, da dove ieri mattina sono riemersi, dopo trent'anni esatti, i resti di due persone. A trovarli, durante un'immersione, sabato, di fronte al lungolago di Omegna, sono stati i Sub di Verbania (che ci hanno fornito queste immagini subacquee). Sul fondo del lago, a cinque metri di profondità, un mezzo a tre ruote di quelli usati negli anni '80, un Sulky rosso. Subito allertati i carabinieri, è stata organizzata l'operazione di recupero. Domenica mattina sul posto la procuratrice capo Olimpia Bossi, il sostituto procuratore Sveva De Liguoro, i Carabinieri della Compagnia di Verbania con il Capitano Fabio Volpe e il Tenente Christian Tapparo e i sommozzatori dei Vigili del Fuoco arrivati da Torino. Il piccolo veicolo è stato così estratto dal suo sepolcro gelido. All'interno resti umani, che secondo i primi accertamenti del medico legale, apparterrebbero a due persone. Con ogni probabilità si tratta di Luciano Genduso, classe 1921, e Donato Musto, classe 1913, scomparsi da Omegna alla fine di gennaio del 1987. Il mezzo risulta infatti intestato a uno dei due e dell'altro passeggero è stata ritrovata la carta di identità. I familiari, trent'anni fa, ne avevano denunciato la scomparsa, ma dei due non c'era traccia. L'ipotesi è che il Sulky sia scivolato sul terreno ghiacciato andando ad abissarsi nel lago, dal momento che all'epoca non c'era la passeggiata in quel punto, ma solo una discesa di terra. Le ossa sono state portate all'obitorio dell'ospedale Castelli. Ai familiari sarà chiesto di identificarle da alcuni oggetti trovati: un paio di occhiali, un anello e altri effetti personali sopravvissuti all'acqua, ai pesci e al tempo. Se non sarà possibile un'identificazione in questo modo, si procederà con l'esame del Dna. Intanto tutti i reperti sono stati fotografati e catalogati dai Carabinieri addetti ai rilievi tecnici, repertamento e sopralluogo.

 

di Maria Elisa Gualandris


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