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Gio20022020

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Uncem: lettera aperta

monte rosaNelle ultime settimane, sui quotidiani torinesi, alcuni servizi giornalistici hanno inquadrato il tema del rapporto tra Iren e territorio montano. Da una parte, sembra sospesa la costruzione di una nuova centrale cogenerativa per il teleriscaldamento, alle porte di Torino; dall’altra, il territorio montano chiede ad Iren un rapporto più efficace nell’uso dei “beni collettivi”, quale è l’acqua, anche in vista delle gare per il riaffidamento (a Iren o ad altri soggetti) delle concessioni delle grandi derivazioni. Peraltro – notizia di ieri - Iren ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con una crescita dell'utile netto del 47,1% a 110,7 milioni di euro! Come Uncem possiamo fare alcune considerazioni. Non entriamo nel merito di questioni relative all'impresa Iren e al suo futuro. Abbiamo però, nel recente passato, avuto modo di evidenziare ai dirigenti della multiservizi come sia necessario, oggi come non mai, riequilibrare un rapporto con il territorio, tra la città e le vallate. Ci riferiamo in particolare al fatto che Iren gestisce alcuni dei più grandi impianti idroelettrici del Piemonte, nelle Valli Orco e Soana. Quegli impianti utilizzano l'acqua, pubblica di certo, e, per generare energia cinetica da quella potenziale dei bacini, usano la forza di gravità che è senza dubbio un bene della montagna. Per Iren vuol dire sviluppo, economia, potenza, crescita, affari. Per la montagna, acqua più forza di gravità vogliono spesso dire dissesto, alluvioni, necessità di cura e difesa del territorio, protezione. In questa polarizzazione degli usi e degli obiettivi, sta la necessità, a nostro parere, di riequilibrio del rapporto tra la città consumatrice di risorse - acqua potabile e energia in primis - e montagna produttrice. Un tema caldissimo di questi tempi, quello dei beni comuni e del loro impiego. Si pensi che Elinor Ostrom, con studi economici di questo genere (in particolare sulle regole ampezzane), ci ha vinto un Nobel! Gli amministratori del territorio - ancora alcuni mesi fa - hanno chiesto a Iren di rivedere e aggiornare quanto viene riconosciuto al territorio come "compensazione" per l'uso dei beni naturali. Anche perché, questo tipo di calcolo era stato fatto quando le centrali idro dell'Iren garantivano sulla valle qualche centinaio di posti di lavoro (fino agli anni settanta del Novecento). Oggi, dopo revamping e crescite del fatturato dovute ai certificati verdi, gli utili, i fatturati, i guadagni sono per Iren cresciuti, ma il territorio ha meno di dieci posti di lavoro (tutto è automatizzato) e costi ambientali comunque rimasti altissimi. Uncem ha chiesto recentemente a Iren, in occasioni pubbliche, di riequilibrare quel rapporto città-montagna anche con interventi diversi. Uno proprio legato al teleriscaldamento. Proposta: perché non realizzare alle porte di Torino un piccolo impianto di trasformazione del legno in energia elettrica e termica (cogenerativo, con rete di teleriscaldamento) capace di utilizzare del cippato proveniente da una corretta gestione dei boschi dei territori montani alle porte di Torino (oggi non gestiti, dunque capaci di avere scarso valore aggiunto per produzioni più raffinate e remunerative)? Ci sono già esperienze analoghe in essere in Piemonte, copiabili. A Carmagnola, ad esempio, dove si sta terminando (entra in funzione a ottobre) un piccolo impianto di pirogassificazione (sistema tecnologico di ultima generazione, che non brucia il legno, ma lo trasforma in gas, con bassissime quantità di ceneri, zero polveri sottili ed emissioni di gran lunga all'interno dei limiti regionali, pari a quelle di due camion circolanti su strada) collegato poi, per l'uso del termico, alla rete di teleriscaldamento. Si tratta di un impianto piccolo, da 1mwatt di potenza nominale installata, che utilizza ca. 7000 tonnellate l'anno di cippato di legno. Viene trasportato dalle vallate e remunerato adeguatamente per ripagare il costo di entrata in bosco delle imprese forestali e il valore stesso del legno. L'investimento per l'impianto è di ca. 4milioni di euro e occupa ca. 2000mq di spazio (un semplice capannone industriale alto 8 metri). Molto molto poco, rispetto agli impianti cogenerativi a metano ai quali siamo abituati alle porte della città. Insomma, un'operazione piccola, non esclusiva, che potrebbe avere un senso anche a Torino (o in altre aree della provincia). Anche perché, a differenza di altre tecnologie, come petrolio, gas, acqua, con l'uso di cippato di legno si potrebbero creare venti, trenta posti di lavoro nella filiera bosco-legno. 3000 quelli potenziali in tutto il Piemonte, secondo i dati dell'Agenzia Piemonte Lavoro e dell'assessorato regionale, presentati a IOLavoro 2013. Insomma, non male per dare slancio a un settore che da decenni è assopito (mentre in altre regioni è uno dei punti fermi, importante... e pensare che il Piemonte è la regione italiana con maggior superficie forestale, quasi 980mila ettari!). La tecnologia (pirogassificazione) è interamente piemontese, sviluppata e ingegnerizzata da imprese locali. Per realtà più piccole (Comuni dai 500 ai 1000 abitanti) una centrale da 1mgw a cippato garantirebbe quasi un'autonomia energetica totale. Un po' come avvenuto 20 anni fa a Gussing in Austria (descritto come modello anche da Presa Diretta su Rai3, due anni fa). Certo, per Torino potrebbe essere una novità assoluta. Il legno potrebbe arrivare proprio dalla Valle Orco e Soana, dove già c'è un consorzio di proprietari (pubblici e privati), Reisabosch, che può vendere cippato a impianti (piccoli) di questo tipo. In questo nuovo impegno, Iren potrebbe dare alcune risposte di nuova “compensazione” al territorio. Almeno venti posti di lavoro nella filiera forestale, la pulizia e la corretta gestione del patrimonio forestale, l'avvio di un programma di recupero dei boschi, la nascita di una piccola piattaforma logistica di gestione del legno, l'uso di una tecnologia di trasformazione energetica nuova (in Germania, ad esempio, il legno non si brucia più, ma si gassifica, utilizzando poi il gas in normali motori a scoppio) nata e cresciuta in Piemonte, dimostrerebbe come la società, prestigiosa e guidata da persone sagge, possa rivolgersi e guardare in nuovo modo al territorio, secondo standard europei di legami efficaci, rispettosi, ecologicamente sostenibili e sussidiari tra aree urbane e rurali. Un uso nuovo delle risorse, certamente quella idrica, e quella del legno: beni preziosi e unici per le aree montane, da tutelare, ma soprattutto da impiegare efficacemente per lo sviluppo socio-economico del Piemonte, più uniformemente del passato. In questo sta la proposta Uncem, forse innovativa, forse azzardata, ma certamente dalla parte del territorio, delle aree montane e della città, teleriscaldata senza uso di nuove fonti fossili, capace di dare nuovi posti di lavoro al Piemonte utilizzando bene energia e beni collettivi. Lido Riba Presidente Uncem Piemonte

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