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Ebola: la testimonianza dei medici del Cuamm

ebolaMedici con l'Africa Cuamm è la prima organizzazione italiana che si spende per la tutela della salute delle popolazioni africane. Il Cuamm nasce nel 1950 e conta 1400 professionisti inviati in 41 paesi di intervento, tra cui i paesi sub-sahariani dove il virus Ebola contagia e uccide. Tra i Medici con l'Africa Cuamm, anche il domese Corrado Cattrini, rientrato dall'Africa la scorsa settimana. Ed ecco gli ultimi aggiornamenti da uno dei luoghi dove lavorano i volontari, ovvero Sierra Leone. A Pujehun, ci sono state finora 7 morti da Ebola. Di quattro pazienti, risultati positivi al test, 3 sono deceduti e uno è tutt’ora ricoverato; altre 4 persone sono morte da contatti avuti con i pazienti infetti. Tre, sono i centri mappati nel distretto come luoghi colpiti dall’epidemia. Si attendono altri casi. Pur con una piccola riduzione del personale per evitare quanto più possibile i rischi del contagio, il Cuamm ha deciso di rimanere. Così racconta Giovanni Putoto, appena rientrato dalla Sierra Leone: “Si sta alzando il livello di guardia nel paese. Ebola spaventa. I luoghi più caldi dell’epidemia sono isolati da cordoni sanitari rafforzati in alcuni casi anche da posti di blocco dell’esercito e della polizia. I movimenti della popolazione sono ristretti. Alcuni villaggi con casi sospetti sono stati messi in quarantena. Gli operatori sanitari, per girare, devono essere provvisti di un pass rilasciato dalle autorità. L’aeroporto è presidiato. I controlli sanitari sono aumentati specie in uscita. Chi lascia il paese deve riempire una scheda sanitaria individuale con tutti i dati sensibili, si sottopone alla misurazione della temperatura due volte, una all’ingresso dell’aeroporto e una prima di imbarcarsi e infine viene schedato con tanto di foto. Ci sono timidi segnali che l’aiuto internazionale comincia a muoversi. Un cargo cinese arrivato da poco scarica materiale protettivo e equipaggiamenti di varia natura. Arrivano alcuni team di esperti. I bisogni da affrontare sono immensi”. Un'altra testimonianza toccante è quella di Paolo Setti Carraro: “Cari amici, in questa buia giornata, dall’orizzonte basso di nuvole grigie, con l’acqua che scorre a fiumi dal cielo, vogliamo condividere con voi la luce del sorriso di Kadie, che lei stessa ci aveva lungamente e caparbiamente negato per tutto il mese. È arrivata da noi da Pandebu, distretto di Bonthe, confine occidentale di Pujehun (Sierra Leone), nelle braccia di suo padre dopo un mese di febbri e digiuno. Dieci chili di peso per una bimba di 5 anni, il respiro affannoso degli anemici cronici, le caviglie gonfie dei gravi malnutriti, l’addome disteso dalla peritonite cronica, feci liquide che sgorgavano a fiotti dall’ombelico dopo ogni pasto frugale che riusciva ad ingollare. Lentamente abbiamo corretto l’anemia, combattuto la malaria, guarito la polmonite, cominciato ad alimentarla con latte speciale. Tuttavia, quanto più si alimentava, tanto maggiore era la portata della fistola intestinale. Un disastro disperante. È toccato a me districarmi un mattino nel suo addome, tra mille aderenze, per trovare il buco che la febbre tifoide vi aveva aperto e chiuderlo con la più azzardata delle suture che ho mai realizzato nella mia vita di chirurgo. Ho trascorso giorni pieni d’ansia e notti tormentate, mentre lei si “nutriva” di acqua e sali per via endovenosa nell’attesa di sapere che i nostri sforzi non erano stati vani. Poi finalmente, dopo tre giorni, la regolare ripresa delle funzioni intestinali ci ha fatto capire che c’era speranza. Poco importava che nel frattempo, come atteso, la ferita addominale si fosse riaperta. Era quel buco che ci terrorizzava, ed ora era sotto controllo. Piano piano Kadie ha ripreso a mangiare e per tutti noi è cominciato il festival delle uova sode, dei biscotti ipercalorici, la gara ad ingozzarla di ogni leccornia disponibile sul mercato, poche in realtà, ma una continua sorpresa per lei, non usa a tanta ricchezza. Il suo volto imbronciato per settimane, il suo sguardo vuoto e disperato hanno cominciato a rilassarsi ed oggi, finalmente, dopo tante sofferenze ci ha donato il più bello dei sorrisi. Kadie è tornata a casa, lavata e profumata, vestita come una regina. Di quel sorriso che trasmette gratitudine e gioia oggi abbiamo tutti un grande bisogno. Ebola è qui, tra noi, al nostro fianco”. E gli ultimi update da quei luoghi di sofferenza e di contagio ci arrivano dal Direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Don Dante, che parla del lavoro di Clara, Paolo e Stefania, Chiara, Tito e Annunziata, Alessandro, Angela e Giovanni. ''I nostri sono partiti per vaccinare, misurare altezze e pesare, formare, assistere e curare mamme e bambini, fuori e dentro l’ospedale, come facciamo di solito. - scrive Don Dante - È gente normale che si proponeva di condividere un po’ della propria umanità e competenza. E poi si sono ritrovati senza volerlo in mezzo alla bufera dell’Ebola! Non hanno scelto di esserci ma adesso che sono lì decidono di restare e, insieme ai locali, affrontano e combattono questa “maledizione”. Ci sono mascherine, guanti, occhiali protettivi, materiale pulito, disinfettante e altro ancora in ogni angolo. Lo staff locale e quello volontario fa ogni giorno gli straordinari, tutti sono attenti e scrupolosi, il clima è sereno e collaborativo anche se la preoccupazione è palpabile''

AIUTARE I VOLONTARI DEL CUAMM E' POSSIBILE. COME?

Con 10 euro assicuri materiale informativo e di sensibilizzazione alla popolazione locale
Con 20 euro garantisci il trasferimento del paziente sospetto dalle unità periferiche all’ospedale
Con 30 euro copri i costi di analisi e test di controllo
Con 100 euro assicuri i kit completi di protezione individuale: guanti, occhiali, camice, maschera, copri scarpe o stivali, copricapo
Causale Emergenza Ebola c/c postale 17101353 intestato a Medici con l’Africa Cuamm IBAN: IT 91H0501812101000000 107890 per bonifico bancario presso Banca Popolare Etica, PD www.mediciconlafrica.org

 

Cos'è il virus Ebola?
È un virus è estremamente aggressivo, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, come il virus Marburg, che causa problemi simili. Ebola provoca una serie complessa e rapidissima di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale. Il periodo di incubazione (dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni. La morte è fulminante e sopraggiunge nello stesso periodo (2-21 giorni). Il materiale genetico è RNA, che va incontro a mutazioni non particolarmente rapide e contiene solo sette geni. Sono stati isolati finora cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l'uomo. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo e Sud Sudan. Di solito il virus è molto infettivo e virulento, e quindi se colpisce una o due persone di un villaggio si diffonde con estrema rapidità e "consuma" tutte le persone che colpisce.