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Redditometro: se, come, quando e per chi...

vconotiziePaura di finire sotto la lente d’ingrandimento del redditometro? È fondata soltanto per quella categoria di contribuenti che presuppone un divario tra redditi dichiarati e redditi presunti maggiore ai 12 mila euro annui. A dichiararlo è il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate che, ponendo l’accento sulle nuove tecniche utilizzate nel redditometro, ne evidenzia le differenze che lo contraddistinguono dai metodi di controllo adottati in passato. Una differenza tra tutte riguarda l’attuale riferimento non ai beni posseduti (come avveniva prima), bensì alle spese realmente sostenute dal contribuente e non verosimilmente supportate dal reddito annuo conseguito.

Quando entrerà in vigore il nuovo redditometro? Ormai ne sentiamo parlare da molti mesi eppure nessuno sa ancora da quando il tanto temuto redditometro sarà effettivamente vigente. Per sapere l’effettiva data, tuttavia, si dovrà attendere la circolare dell’Agenzia delle Entrate che, così come comunicato dal vice presidente, deve ancora essere redatta. Il vicepresidente, inoltre, ha precisato anche che il redditometro si articolerà in due fasi specifiche, ossia in una fase di analisi del rischio che precederà la fase dell’accertamento.

Quali obiettivi persegue il redditometro? Così come specificato dal Vice presidente dell’Agenzia delle Entrate, il redditometro è lo strumento vocato a scovare i finti poveri e a contrastare l’evasione fiscale sfacciata. A tal fine, quindi, l’amministrazione finanziaria ha posto il limite di tolleranza pari a 12 mila euro annui (1000 euro al mese) tra reddito conseguito e reddito presunto. Questo margine di tolleranza sarà preso in considerazione nella delicata fase di analisi, e permetterà ai contribuenti che rientrano in tale limite di uscire fuori dalla black list e di non essere quindi sottoposti alla successiva fase di accertamento.

Il dissenso della Corte dei Conti Nonostante l’inserimento del margine dei 12.000 euro però, la Corte dei Conti continua ed esprimere il suo dissenso. In particolar modo, il Presidente della Magistratura Contabile invita gli uffici preposti a fare un uso moderato del redditometro, puntando ad evitare l’uso frivolo di informazioni sui contribuenti non sempre opportunamente verificate. In tal senso, lo stesso Presidente chiede alle Amministrazioni di verificare i risultati dell’analisi, soprattutto nei particolari casi in cui, per esempio, il nome cui sono intestate le utenze non coincida con quello del contribuente che effettivamente si occupa del pagamento. Dal canto nostro non resta che attendere l’entrata in vigore del nuovo strumento di analisi ed accertamento e, almeno per il momento, tirare un sospiro di sollievo.