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Personaggi, Elisabetta Strambi : una vita da centralinista

elisabettaI ricordi tra spinotti, cuffie, disco combinatore e tavoli del centralino sono ancora molto chiari nella mente di Elisabetta Strambi nata nel comune di Unchio, ora frazione di Verbania, il 5 novembre del 1922. Novantadue anni  portati divinamente, tanto da far invidia a chi di decenni ne ha meno, vive autonomamente nella sua casetta, in via Sempione, a Unchio. Era la casa dei genitori, la mamma Marianna Delmatti e il papà Francesco, che avevano acquistato proprio quando Elisabetta stava per ricevere il battesimo. Allora accanto alla casa c’era la stalla. 

Elisabetta frequenta con profitto l’Avviamento Professionale e a 16 anni, era il 1° gennaio del 1938, entra nella Stipel come centralinista. Prima a Baveno, poi a Intra per un periodo e per una settimana anche ad Arona. Era una adolescente, tutti le volevano bene, le qualità: precisione, obbedienza, puntualità e apprendimento tempestivo di tutto quello che le veniva insegnato. <Andavo in bicicletta sino alla stazione delle corriere di Pallanza, la lasciavo al Posto Pubblico e in pullman andavo a Baveno-dice-. Ero in pensione da una famiglia di coniugi anziani, mi hanno accolto come una figlia. Tornavo a casa al fine settimana, quando avevo il giorno di riposo. Allora c’era anche il tram tra Pallanza e Omegna, a volte prendevo anche quello caricando la bici sul vagone>.  Racconta:<Due giovani delle SS, sui vent’anni si erano insediati a fianco a noi. Con un loro centralino, passavano le comunicazioni tra i loro comandi. All’inizio noi abbiamo avuto timore, poi abbiamo fatto conoscenza>.  Ha lasciato la Sip il 30 settembre del 1976. Oggi abita ancora a Unchio, frazione ai piedi della collina di 350 anime, in quella casa che si affaccia sul ciottolato di via Sempione, che tiene linda e in ordine senza ricorrere ad aiuti a dispetto della sua età. Nel salotto molti ricordi.  Ci racconta quando a Intra è venuta in ritiro la squadra dell’Inter e che Arturo Toscanini, che aveva casa a Pallanza, era un po’ prepotente. Ricorda lucidamente i direttori e colleghi e colleghe di Intra, di Baveno e pure Arona. Dice: <Approfitto per mandare un caro saluto e un abbraccio a tutti>.