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Ordinanza anti accattoanggio, il pensiero di un domese

vconewsAlla mia età si comincia a ragionare e riflettere molto più di quanto si faccia da giovani, e capita che gli oggetti su cui porsi domande siano i più disparati.

Recentemente, il nuovo corso della politica cittadina mi ha fornito un argomento poco consueto su cui interrogarmi.

Perché, mi sono domandato, vedere per strada persone, magari fisicamente menomate, che affidano la loro sopravvivenza alla generosità dei passanti, ci infastidisce tanto?

Perché, davanti ad una mano tesa, siamo assaliti da questo senso di disagio?

Perché la pubblica esposizione di simili situazioni ferisce il nostro senso del “decoro”?

L’anagrafe mi spinge ormai, più che a cercare nuove domande, a trovare risposte. Così ho frugato a fondo nel mio animo e qualcosa ho trovato.

Il fastidio, il disagio, le ferite arrivano dalla nostra coscienza.

La profonda e inconfessata consapevolezza di essere più fortunati di chi ci sta davanti e di non avere nessuna voglia, di cedere a qualcun altro anche una piccola parte della nostra fortuna in eccesso, ci pesa sull’anima.

Per giustificarci troviamo mille scuse.

Non hanno voglia di lavorare, se ne tornassero a casa loro, quello che ho me lo sono sudato, eccetera, eccetera, ecc...

Ma la nostra coscienza non si lascia ingannare, sa che a parlare è solamente il nostro egoismo e ci punisce.

Ecco perché non vogliamo davanti agli occhi qualunque cosa metta a nudo i nostri peggiori sentimenti.

Si spiega così la posizione di chi preferisce lasciar morire nei loro lontani paesi tante persone, invece di essere costretti a veder galleggiare i loro cadaveri nei nostri mari.

Si spiega anche la scelta di voler eliminare gli accattoni dalla strada, senza cercare in alcun modo di dare risposte al disagio sociale che li ha creati e che in realtà colpisce loro prima di chiunque altro.

Ciò che importa è solo non vederli, per non essere costretti a risvegliare il nostro lato più umano e farci i conti.

Giordano Bruno