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Gio20022020

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Nuove opportunità per la digitalizzazione del patrimonio culturale europeo

Il 2 ottobre ha rappresentato una data rilevante nel contesto delle misure europee volte alla valorizzazione della cultura attraverso gli strumenti informatici: in concomitanza con un'importante conferenza alla Biblioteca Centrale di Roma sulle opportunità dei contenuti culturali in formato digitale, infatti, sono stati pubblicati due report della Commissione Ue relativi all'accessibilità del patrimonio culturale e alla salvaguardia della tradizione cinematografica del vecchio continente.

Lo sviluppo di una vera e propria cultura in formato 2.0 rappresenta sicuramente una delle aree prioritarie dell'Agenda digitale europea. Innanzitutto, la conferenza di Roma, svolta nel framework del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell'Ue, ha rappresentato un'occasione assai strategica per promuovere un piano di lavoro condiviso a livello europeo focalizzato, in particolare, sulla tematica del riuso del materiale culturale in formato digitale, come propulsore del settore educativo e turistico. L'evento è stato organizzato dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU) in collaborazione con la Commissione europea, AthenaPlus (rete europea di buone pratiche) e la Fondazione Europeana. Proprio quest'ultima rappresenta uno dei fiori all'occhiello della digitalizzazione dei contenuti, essendo una grande biblioteca web sponsorizzata da Commissione Ue e Ministeri della Cultura, che apre l’accesso alle risorse digitali di musei, librerie, archivi e collezioni audiovisive d’Europa. Parallelamente ai lavori di Roma, la pubblicazione dei due report da Bruxelles ha contribuito ad un ulteriore analisi dei fatti in questo ambito. Il primo dei due, focalizzato sulla "Digitalizzazione e accessibilità on-line" per il periodo 2011-2013, ha mostrato che, nonostante gli anni della crisi e i conseguenti tagli agli investimenti nelle istituzioni culturali, un certo progresso è stato realizzato. Questo anche grazie all'adozione, da parte degli Stati membri, di schemi di finanziamento aggiuntivi per gli ingenti costi del processo di digitalizzazione del ricco patrimonio culturale europeo, tra cui l'attrazione di fondi privati. Tuttavia, solamente il 12% delle collezioni artistico-culturali risulta accessibile on-line, e questa cifra scende al 3% per il materiale cinematografico. Proprio riguardo ai film, il secondo report ha evidenziato le enormi barriere che ancora esistono al processo di digitalizzazione sotto due punti di vista: in termini di investimento (ogni 97 euro spesi dal settore pubblico per la creazione di nuove pellicole, solo 3 sono investiti per digitalizzarle) e in termini di complessità e costi per la gestione dei diritti d'autore.

Nonostante ciò, il panorama europeo vanta comunque esempi virtuosi. In Danimarca, ad esempio, il Danish Film Institute (agenzia nazionale per il cinema e la cinematografia) offre una piattaforma on-line per lo streaming: nei due mesi successivi al suo lancio, ha attratto più di 200.000 utenti. Similmente, il Rijksmuseum Amsterdam (Museo Statale di Amsterdam), ha sviluppato un'applicazione gratis che permette agli interessati di scaricare sui propri dispositivi le immagini di 150.000 capolavori, per poi stamparle e divertirsi con la propria creatività.

Istruzione Ue: sviluppare le competenze digitali a scuola

Scuole 2.0? Due le principali tematiche da tenere in considerazione: le scarse conoscenze e competenze digitali degli studenti e la necessità di integrare l’uso efficace delle tecnologie nel percorso formativo degli insegnanti. Queste le evidenze emerse dalla relazione Horizon Report Europe 2014.

L’indagine, frutto dell’opera congiunta della Commissione europea e del New Media Consortium - organismo senza fine di lucro con sede negli USA che riunisce esperti di tecnologia dell’istruzione – è assolutamente un unicum nel suo genere per l’argomento trattato. Si delineano, infatti, le probabili tendenze e gli sviluppi tecnologici che potranno riflettersi sull’istruzione nei prossimi cinque anni.

L’analisi si basa sui contributi di un team di oltre 50 esperti provenienti da 22 Paesi europei, dal Centro comune di ricerca della Commissione, dall’OCSE e dall’UNESCO. L’approccio è molto pragmatico: i problemi sono divisi in tre categorie, calibrate in base al livello di difficoltà: “spinosi”, “complessi” e “risolvibili”.

Sicuramente il passaggio più difficile sarà quello di coinvolgere gli studenti nel progetto di apprendimento; “complesso” sarà, invece, creare opportunità di apprendimento basate su esperienze di vita reale, coniugando apprendimento formale e no. È chiaramente all’ultima categoria che i Governi nazionali dovranno guardare in primis: le sfide, in questa contenute, sono indicate come “risolvibili” e dunque da risolvere nel breve periodo. Una scuola che voglia preparare i propri studenti al mondo del lavoro attuale non può prescindere da un sistema di apprendimento innovativo, che comprenda quindi l’uso non solo delle nuove tecnologie, ma anche dei sistemi open-data e dei social media. Un orientamento prezioso quindi per i responsabili politici e per i dirigenti scolastici. Il commissario UE Androulla Vassiliou, responsabile per istruzione, cultura e gioventù, ha sottolineato l’importanza di inteventi basati su una logica di innovazione: “Migliorare le competenze digitali e l’accesso al digitale e alle risorse aperte è fondamentale, non soltanto per un insegnamento di migliore qualità, ma anche per la creazione di modelli d’istruzione flessibili, che rendono più facile l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita".

Secondo gli esperti coinvolti, entro un anno i sistemi cloud e i tablet saranno d'uso comune in molte scuole europee, mentre l’apprendimento attraverso i videogiochi e la combinazione di contesti fisici e virtuali diverranno parte integrante dell’insegnamento nei prossimi due o tre anni. Per sviluppare laboratori virtuali e a distanza e strategie che incoraggino gli studenti a svolgere un ruolo attivo nel contribuire al progetto del loro apprendimento potrebbero occorrere fino a cinque anni.

L'UE aumenta di 20 milioni di euro l'assistenza umanitaria al Sud Sudan

La Commissione Europea ha deciso di destinare ulteriori 20 milioni di euro all'assistenza della popolazione del Sud Sudan. In tale paese, infatti, è in corso una delle più gravi crisi umanitarie del pianeta e i fondi stanziati dall'UE vengono utilizzati per fornire alla popolazione cibo ed altri generi di prima necessità. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1048_en.htm

Nuovo regolamento sulle specie esotiche invasive

Il 29 settembre è stato adottato un nuovo regolamento per affrontare la crescente minaccia costituita dalle specie esotiche invasive. Tali specie sono piante, animali, funghi ed altri microrganismi che sono stati trasportati in un differente ecosistema, nel quale causano la perdita della biodiversità e costituiscono un pericolo per la salute umana e animale e per l'economia. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-14-286_en.htm

Manuale Ue per contrastare i matrimoni fittizzi

Il 25 settembre la Commissione ha pubblicato un manuale, redatto in cooperazione con gli Stati membri, allo scopo di supportare la lotta ai matrimoni fittizi tra cittadini UE e cittadini di paesi terzi, nel contesto della normativa europea sulla libera circolazione. Per saperne di più http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1049_it.htm

Più di 11 miliardi di euro destinati al programma IPA II

La Commissione europea ha annunciato come saranno suddivisi i fondi destinati ai paesi che hanno chiesto di aderire all'Unione europea (Turchia e stati dei Balcani occidentali) e in quali settori si concentrerà l'attività di riforma. Tali finanziamenti – più di 11 miliardi di euro - saranno erogati attraverso il nuovo Strumento di Assistenza Preadesione (IAP II). Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1043_en.htm

Giornata europea delle lingue: una settimana di eventi

In questi giorni si sono svolti in tutta Europa gli appuntamenti relativi all'ottava "Giornata europea delle lingue", tenutasi il 26 settembre: da un bar dedicato all'Ue a Budapest, ad una mostra itinerante a Parigi, alla nostra Firenze, sede di un'importante conferenza sul multilinguismo, in collaborazione con l'Accademia della Crusca. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1035_it.htm

L'Ue chiede maggiore trasparenza a grandi aziende e gruppi

La Commissione appoggia l'adozione, da parte del Consiglio dell'Ue, della Direttiva sulla divulgazione delle informazioni non-finanziarie per le grandi aziende e i gruppi, con l'obiettivo di rendere accessibili informazioni chiave relative alle politiche, i rischi e i risultati a livello ambientale, il rispetto dei diritti umani e le pratiche anti-corruzione. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-14-291_en.htm

Repubblica Centrafricana: lanciati i primi tre progetti del Fondo Ue Bêkou

Il 29 settembre sono stati avviati i primi tre progetti nell'ambito del fondo fiduciario multilaterale Bêkou ("speranza"), creato a luglio di quest'anno dalla Commissione Ue con il supporto di Francia, Germania e Paesi Bassi allo scopo, tra gli altri, di migliorare l'accesso alla sanità, creare occupazione e garantire una migliore inclusione economica per le donne. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1058_en.htm

Trasporti sostenibili: in arrivo i punti di ricarica per i carburanti puliti

Un nuovo traguardo raggiunto nella strada dell’Unione europea per una mobilità pulita. Nuove regole sono state adottate a livello UE al fine di assicurare una diffusione quanto più capillare possibile di punti di ricarica per i carburanti alternativi, tra i quali chiaramente vanno comprese le colonnine per le auto elettriche. La palla passa ora agli Stati membri, che dovranno, entro fine 2016, presentare e rendere pubblici i loro obiettivi specifici, nonché la policy che intendono attuare in quest’ambito.

“I carburanti sostenibili sono la chiave per garantire l’offerta di fonti di energia, ridurre l’impatto dei trasporti sull’ambiente e favorire la competitività europea”, ha detto il Vice-Presidente della Commissione Siim Kallas responsabile per i trasporti. “Con questa nuova regolamentazione”- continua – “l’UE assicura la certezza del quadro giuridico, che a lungo era stata richiesta dalle imprese pronte ad investire in questo settore”

Fino ad ora, infatti, lo sviluppo dei carburanti puliti è stato se non frenato, quantomeno rallentato da tre fattori principali: alto costo dei veicoli, scarso interesse da parte dei consumatori e da ultimo, ma non certo per rilevanza, la mancanza di una copertura omogenea sui territori di punti di ricarica e di rifornimento. Ed è proprio in questo frangente che la Commissione è intervenuta e ha predisposto una direttiva relativa alle infrastrutture per i carburanti sostenibili, in base alla quale i Governi nazionali dovranno provvedere a rendere disponibile il livello minimo di infrastrutture richiesto. La direttiva si focalizza su diverse fonti di energia.

In primis l’elettricità. Gli Stati Membri dovranno, entro il 2020, disporre l’installazione di un numero base di un punto di ricarica accessibile al pubblico ogni 10 auto, in modo da assicurarne la circolazione quantomeno nelle aree urbane e suburbane. Il target da raggiungere prevede anche che le colonnine abbiano la stessa interfaccia e le medesime caratteristiche nei vari Stati membri. Questo al fine di favorire la mobilità non solo all’interno dei confini nazionale ma anche nel territorio dell’Unione. E ancora, altre previsioni sono relative alla diffusione di punti di distribuzione per veicoli a gas naturale, sia liquido che compresso, e a idrogeno.

I consumatori dovranno, poi, disporre di informazioni chiare e dettagliate sui vari tipi di carburanti che possono essere utilizzati. Questo ulteriore step sarà facilmente raggiunto prevedendo dei template standard che andranno a inserirsi nei manuali delle auto, presso i rivenditori e naturalmente nei punti di ricarica. Lo scopo è dunque quello di indurre i cittadini a scegliere il tipo di carburante, tenendo in considerazione tutte le principali caratteristiche. Non solo, quindi, il prezzo, ma anche l’impatto ambientale diventerà centrale nell’orientare le decisioni.

 

Sempre più vicino l'accordo economico e commerciale fra Ue e Canada

Lo scorso 26 settembre sono terminati i negoziati fra Unione Europea e Canada per quanto riguarda l'Accordo economico e commerciale globale (CETA). Tale accordo ha l'obiettivo di creare un'area di libero scambio fra Canada e paesi Ue, che, peraltro, permetterebbe alle imprese europee di competere alla pari sul mercato canadese con gli esportatori americani. In occasione della conclusione delle trattative è stato reso pubblico il testo dell'accordo – consultabile in inglese al link http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2014/september/tradoc_152806.pdf - che ora dovrà essere tradotto nelle 24 lingue ufficiali dell'Ue ed in seguito dovrà ricevere l'approvazione prima del Consiglio europeo e poi del Parlamento.

 

Si prevede che, una volta entrato in vigore, il CETA produrrà un aumento del 23% dello scambio di beni fra Unione europea e Canada e che porterà ad un incremento del PIL europeo di circa 12 miliardi di euro all'anno.

Quali sono dunque le caratteristiche principali del CETA? Uno degli aspetti più incisivi del trattato riguarda l'eliminazione dei dazi doganali: entro sette anni dall'entrata in vigore dell'accordo saranno eliminati tutti i dazi sui prodotti industriali e circa il 92% dei dazi sui prodotti agricoli e alimentari. Sempre per quanto riguarda quest'ultimi prodotti, il CETA garantirà la tutela dei beni a denominazione di origine protetta. Nomi come Grana Padano e Aceto Balsamico di Modena, infatti, saranno utilizzati anche in Canada solamente per indicare i prodotti che effettivamente provengono dalla tradizionale regione di produzione.

Un altro elemento fondamentale riguarda invece gli appalti pubblici: le imprese europee saranno le uniche imprese straniere a poter concorrere per aggiudicarsi gli appalti pubblici canadesi di ogni livello (sono dunque compresi i proficui appalti provinciali).

Un'ulteriore liberalizzazione che si verificherà grazie al CEDA riguarda i servizi: infatti le compagnie europee avranno accesso a settori chiave dell'economia canadese come i servizi finanziari, le telecomunicazioni, l'energia e i trasporti marittimi.

Fondamentale da citare è, inoltre, quanto deriverà in termini di promozione e protezione degli investimenti. Il CETA rappresenterà, infatti, probabilmente il primo accordo internazionale in grado di procurare una vasta gamma di benefici alle imprese che decideranno di investire fuori dall’UE, andando a rimuovere le barriere che incontrano gli investitori nell’accesso al mercato canadese e garantendo un trattamento equo. In quest’ottica verrà, poi, delineata una particolare procedura di arbitrato internazionale, atta ad assicurare protezione agli investitori in caso di discriminazione o appunto di trattamento non equo da parte dei Governi. Un sistema legale completo e garantista, infatti, spesse volte risulta comunque carente in termini di tutela degli investitori. La maggior parte dei problemi riscontrati sono di natura strettamente amministrativa: concedere una licenza o un permesso a un’impresa nazionale e non a una estera può rappresentare un caso di discriminazione. Il CETA garantirà allora la possibilità di appellare la decisione dell’autorità competente, nonché di risolvere le dispute ricorrendo ad arbitri, che dovranno necessariamente seguire un codice di condotta e assicurare completa trasparenza.

La cooperazione UE-Canada sarà massima non solo dal punto di vista sostanziale, ma anche per quanto riguarda l’interpretazione dell’accordo. Qualsiasi disputa ermeneutica sarà risolta con spirito collaborativo, salvo, come ultima risorsa, il ricorrere a esperti indipendenti.

I valori a cui l'Unione europea ed il Canada si vogliono ispirare nell’applicazione di CEDA sono quelli della democrazia, della protezione dei consumatori e del rispetto dell’ambiente. La crescita economica non può infatti lasciare in secondo piano diritti fondamentali, garantiti anche dai trattati fondativi dell’Ue: il diritto all’uguaglianza, alla salute, al lavoro.

 

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