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Gio22082019

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Il futuro dell'IVA nel mercato unico

Come assicurare un sistema efficiente di tassazione del valore aggiunto per gli scambi intra-Ue? Questa la domanda al centro di un paper pubblicato dalla Commissione europea, volto alla disamina di idee e progetti relativi al superamento del regime attuale.

Sfida centrale, nell'ambito del mercato unico europeo, è quella di predisporre un'efficace sistema di raccordo tra le diverse modalità di imposizione sui consumi dei singoli Stati membri. Per la tassazione sugli scambi transfrontalieri, cruciale era sempre stato il ruolo delle dogane, ma con l'abolizione delle frontiere tra gli Stati aderenti al Trattato di Maastricht, l'istituzione dello spazio di libero scambio rendeva necessario pensare ad un'alternativa. L'idea iniziale era quella di basarsi sul principio di origine: i prodotti e i servizi sarebbero stati dunque sottoposti ad imposizione nel paese d'origine, secondo il meccanismo di calcolo della base imponibile e l'aliquota di imposta ivi stabiliti. All'epoca, tuttavia, le resistenze sul fronte politico e le criticità tecniche furono tali da indurre ad optare per un regime transitorio, valido, però, ancor oggi. Si prevede, dunque, che il pagamento avvenga nel paese d'origine solo nei rapporti tra soggetti di imposta e consumatori finali, mentre per le operazioni tra soggetti d'imposta (business-to-business) l'esportazione è considerata operazione non imponibile e l'acquisto è, invece, assoggettato al pagamento del tributo nel paese comunitario di destinazione del bene. Tale sistema ha, però, dimostrato di permettere spesse volte la realizzazione di frodi e, d'altra parte, di non incontrare le esigenze delle imprese che operano in ambito internazionale.

La necessità di superamento del meccanismo appare oggi evidente. Dopo molte consultazioni sia di natura politica che applicativa, ciò che è risultato è che qualsiasi regime definitivo debba necessariamente basarsi sul principio di destinazione. Ed è quanto traspare anche dalla relazione della Commissione: si punta a un sistema in cui l'IVA sia dovuta nel paese di destinazione; le opzioni praticabili, secondo l'esecutivo dell'Unione, sono diverse. Da una semplice correzione dello status attuale, a proposte di riforma che prevedono soggetti passivi diversi: secondo alcune responsabile del pagamento dovrebbe essere il venditore, secondo altre spetterebbe al consumatore.

La Commissione sta ora effettuando una riflessione approfondita per determinare l'impatto di ciascuna delle opzioni sugli Stati membri. Sulla base dei risultati, sarà poi presentato l'effettivo modello prescelto.

Le previsioni per il prossimo autunno: leggera crescita e bassa inflazione

La crescita economica a livello europeo sarà moderata, ha annunciato Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per Lavoro, Crescita, Investimenti, Competitività, presentando le previsioni economiche d'autunno della Commissione europea.

"La situazione economica e dell'occupazione non sta migliorando con sufficiente rapidità", ha dichiarato Katainen. Per il 2014 il PIL reale dovrebbe aumentare fino all'1,3% nell'Ue e allo 0,8% nell'area euro, per poi salire lentamente nel corso del 2015, rispettivamente fino all'1,5% e all'1,1%, grazie ad una maggiore domanda interna ed estera; per un'accelerazione maggiore bisognerà attendere il 2016, con livelli del 2,0% e dell'1,7% dovuti a un rafforzamento del settore finanziario, dopo gli ulteriori progressi dell'Unione bancaria, e ai primi frutti delle riforme strutturali attuate recentemente dagli Stati membri.

Se confrontata con le riprese che hanno avuto altre economie avanzate a seguito di crisi finanziarie, quella dell'Unione europea appare debole, anche se la domanda interna dovrebbe beneficiare degli effetti della politica monetaria attuata dalla Bce e gli investimenti privati dovrebbero recuperare gradualmente, anche grazie alla riduzione degli oneri sui debiti privati. Si attende una leggera svolta in positivo anche per quanto riguarda i consumi privati, sostenuti dal basso livello dei prezzi delle materie prime e dall'aumento dei redditi disponibili dovuto anche al graduale miglioramento che si registrerà nel mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione si presenterà, infatti, moderatamente inferiore. Passerà al 9,5% nell'UE e al 10,8% nella zona euro, dati rassicuranti dal momento che si partiva da livelli piuttosto alti. Per quanto riguarda, invece, l'inflazione, il trend continua ad essere in calo. Il disavanzo degli Stati membri diminuirà ulteriormente: 3% Ue e 2,6% nella zona euro, mentre il rapporto deficit/PIL registrerà un picco dell'88,3% e del 94,8%.

I rischi al ribasso per le prospettive di crescita continuano, tuttavia, a dominare a causa delle tensioni geopolitiche, della fragilità dei mercati finanziari e del rischio di incompleta attuazione delle riforme strutturali. "Non vi è una soluzione univoca"- ha detto Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari –"dobbiamo agire su tre fronti: politiche di bilancio credibili, riforme strutturali ambiziose ed investimenti sia pubblici che privati". Le responsabilità, nelle parole del Commissario, sono, a questo punto sia delle autorità europee, sia dei governi nazionali.

Per l'Italia, le previsioni sono in linea con quelle europee. La variazione del PIL, quindi, dal -1,9% dello scorso anno avrà un'inversione positiva fino ad un 1,1% nel 2016. L'inflazione crescerà fino al 2%. La disoccupazione si mantiene stabile. Il rapporto debito/PIL aumenterà fino al 132%.

Entra in carica la Commissione Juncker

La nuova Commissione europea ha iniziato ufficialmente il proprio mandato. Al motto di “Le sfide dell’Europa non possono aspettare” la squadra guidata da Jean-Claude Juncker si è insediata a Bruxelles lo scorso 1 novembre.

Nel suo discorso inaugurale il lussemburghese Juncker ha ringraziato i cittadini europei, il Parlamento europeo e i capi di Stato e di governo, per il sostegno democratico offerto a lui e ai membri della sua Commissione. Ha annunciato, inoltre, che la nuova Commissione si metterà da subito all'opera per offrire all'Europa il "nuovo inizio" che le è stato promesso.

Gli obiettivi più urgenti della Commissione Juncker erano già stati da lui indicati durante il discorso tenuto davanti al Parlamento, prima di riceverne l'investitura. Ai primi posti il rilancio della ripresa economica, la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro, l'occupazione giovanile, la protezione dei segmenti più vulnerabili della società europea e il far fronte al rapido deterioramento della situazione geopolitica.

L'inizio del mandato della nuova Commissione europea ha segnato la conclusione di un processo democratico che aveva preso il via il 27 giugno. In tale data, infatti, il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato e di Governo dei 28 paesi membri, basandosi sui risultati delle elezioni europee tenutesi a maggio, aveva proposto al Parlamento la candidatura di Jean-Claude Juncker come futuro presidente della Commissione europea.

In seguito, il 15 luglio, dopo l'esposizione del proprio programma politico, Juncker è stato nominato dal Parlamento Presidente-eletto della nuova Commissione europea ed ha ricevuto il compito di selezionare i potenziali Commissari.

A seguito di varie consultazioni, l'elenco dei Commissari designati è stato definito di comune accordo fra Juncker ed il Consiglio europeo in settembre, ed è stato presentato al Parlamento. Il passaggio successivo è stato quello delle audizioni parlamentari: dal 29 settembre al 7 ottobre gli eurodeputati hanno potuto verificare la preparazione dei Commissari designati, in particolare per quanto riguarda il portfolio assegnato a ciascuno.

Dopo qualche aggiustamento richiesto dal Parlamento, il 22 ottobre si è tenuta una votazione che ha portato all'approvazione dell'intera Commissione Juncker da parte degli europarlamentari, con la netta maggioranza di 423 voti a favore e 67 astensioni per un totale di 699 votanti.

Infine, il 23 ottobre, durante il vertice del Consiglio europeo, quest'ultimo ha formalmente nominato la Commissione europea guidata da Juncker, che ha, appunto, iniziato il proprio mandato l'1 novembre.

La Commissione approva l'acquisizione di Doremi da parte di Dolby

La Commissione ha dichiarato conforme alle norme europee sulle fusioni ed acquisizioni l'acquisizione di Doremi, compagnia americana che opera nel campo delle soluzioni digitali per il cinema, da parte della rivale, anch'essa americana, Dolby. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1205_en.htm

L'Unione Europea aumenta il sostegno allo sviluppo del Nepal e del Bhutan

Il Commissario europeo per lo sviluppo, Andris Piebalgs, ha annunciato un incremento del programma a sostegno dello sviluppo del Nepal e del Bhutan: i fondi stanziati per il periodo 2014-2020 saranno di tre volte maggiori rispetto a quelli precedenti. Ciò perché sono stati riconosciuti gli sforzi svolti dai due Stati per contrastare la povertà ed intraprendere un programma di riforme costituzionali. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1169_en.htm .

12 Città si candidano per diventare Capitale verde europea del 2017

12 città si sono candidate per aggiudicarsi il titolo di Capitale verde europea del 2017, premio riservato alle città che si distinguono per la particolare attenzione al rispetto dell'ambiente e alla sostenibilità nella gestione urbana. La città vincitrice sarà annunciata a giugno 2015 a Bristol, Capitale verde europea del 2015. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1191_it.htm

L'Europa accelera l'azione per il clima verso gli obiettivi 2030

L'Unione europea diventa sempre più green. A confermarlo è la relazione annuale sui progressi dell'azione per il clima, realizzata dalla Commissione Ue e presentata il 28 ottobre scorso a Bruxelles. Concentrata sugli sviluppi nella realizzazione degli obiettivi di Kyoto e di Europa 2020 (strategia decennale dell'Ue per la crescita e l'occupazione), essa viene portata annualmente di fronte al Parlamento e al Consiglio dell'Unione europea, riunendo dati raccolti dagli Stati membri secondo il regolamento sui meccanismi di monitoraggio delle emissioni.

Preparato con l'aiuto dell'Agenzia europea per l'ambiente, il rapporto rileva dati alquanto positivi per l'anno passato: secondo le stime più recenti, infatti, nell'Ue, le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite dell'1,8% rispetto al 2012 e hanno raggiunto il livello più basso dal 1990, con una riduzione complessiva del 19%. Inoltre, per la prima volta, la relazione fornisce dati concernenti l'uso delle entrate fiscali delle aste per il sistema di scambio delle quote di emissione (in inglese, Emissions Trading System - ETS). Le ETS rappresentano una pietra miliare dell'azione Ue contro il cambiamento climatico, con l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra in maniera efficiente. Ogni anno, infatti, la Commissione europea stabilisce un tetto massimo di emissioni che possono essere prodotte da fabbriche, aziende e impianti energetici nel territorio Ue. All'interno di questo tetto massimo vengono poi distribuite le allowances. Esse funzionano come una sorta di autorizzazione: ognuna di esse, dà, infatti, il diritto di emettere una tonnellata di CO2. Fino al 2013, le allowances erano distribuite gratuitamente dai governi nazionali; dal 2013 in poi, esse sono state distribuite tramite aste, che generano introiti per le casse statali. A questo proposito, la relazione ha riportato come le entrate per i governi nazionali siano state pari a 3,6 miliardi di euro. Di questi, circa 3 miliardi saranno utilizzati per investimenti in materia di clima ed energia. Questo numero supera notevolmente il 50% dei proventi suggerito dalla direttiva Ue sull'ETS e ciò riconferma la volontà dell'Ue a proseguire a passo sostenuto verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, i ricavi derivanti dalla vendita delle allowances andranno ad integrare i fondi del programma Ue NER 300, volto al finanziamento dei progetti di dimostrazione su vasta scala che promuovono le tecnologie a basse emissioni di CO2 . Il programma, tra i più grandi al mondo in questo ambito, ha una dotazione di 2,1 miliardi di euro per sostenere 39 progetti.

Il risultato della relazione risulta dunque assai incoraggiante e sottolinea il costante impegno dell'Ue in materia ambientale, in perfetta linea con il percorso ambizioso riconfermato durante l'ultimo Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre: meno 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

100 città europee unite nella lotta al cambiamento climatico

Il 16 Ottobre il numero di città aderenti all'iniziativa Mayors Adapt, volta allo sviluppo di misure di adattamento e mitigazione dei danni del cambiamento climatico, è salito a quota 100: esse beneficeranno di un sostegno per tutte le attività locali contro il cambiamento climatico, di una piattaforma per la cooperazione e di una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1138_it.htm

L'Unione europea e Singapore concludono I negoziati per gli investimenti

L'Unione europea e Singapore hanno terminato i negoziati per quanto riguarda la parte relativa agli investimenti dell'accordo di libero scambio fra l'Ue e Singapore (EUSFTA), ponendo così fine agli interi negoziati, i quali erano stati avviati nel settembre del 2013, ed aprendo dunque la fase della ratifica. Per saperne di più: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1172_en.htm .

EUSAIR: approvata la strategia UE per la regione Adriatica e Ionica

La nuova strategia europea per la crescita e lo sviluppo della regione Adriatica e Ionica (EUSAIR) ha ricevuto il via libera: il Consiglio europeo, infatti, composto dai capi di stato e di governo dell'Ue, ha approvato il piano proposto a giugno dalla Commissione europea.

Tale strategia comporterà un'azione volta alla promozione della prosperità e della crescita e al miglioramento dell'attrattiva, della competitività e della connettività dell'area. Il piano coinvolge quattro Stati membri dell'Unione europea, fra cui figurano Italia Slovenia, Croazia e Grecia, e quattro Stati in condizione di pre-adesione, ovvero Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro. Con il coinvolgimento di questi ultimi paesi si punta anche ad aiutarli nel processo di avvicinamento all'Unione europea, che il loro status di pre-adesione comporta.

La strategia EUSAIR riguarda una regione con circa 70 milioni di abitanti e i principali campi d'azione sui quali andrà ad agire sono: crescita blu, collegamento della regione, qualità ambientale e turismo sostenibile.

I preparativi per l'attuazione della strategia sono già in corso e i paesi dei Balcani occidentali, che sono partner a pieno titolo dell'EUSAIR, contribuiscono all'organizzazione, alla pianificazione ed alla gestione assieme anche a organizzazioni della società civile e ad imprese private.

L'attività ufficiale in questa direzione, dopo varie consultazioni, aveva preso il via il 17 giugno di quest'anno, quando la Commissione europea aveva adottato una Comunicazione sulla strategia dell'Ue per la regione adriatica e ionica ed un rispettivo piano d'azione ( consultabili ai seguenti indirizzi: http://ec.europa.eu/regional_policy/cooperate/adriat_ionian/pdf/com_357_it.pdf , http://ec.europa.eu/regional_policy/cooperate/adriat_ionian/pdf/actionplan_190_en.pdf ).

Il passo successivo spetta ora ai paesi partecipanti che dovranno designare i coordinatori nazionali e settoriali che si occuperanno dell'effettiva implementazione della strategia. L'avvio di EUSAIR sarà rimarcato da una conferenza inaugurale, organizzata dalla Presidenza italiana del Consiglio in collaborazione con la Commissione europea, che avrà luogo a Bruxelles il 18 novembre.

EUSAIR si inserisce nella scia di strategie macro regionali già esistenti nel contesto europeo, come quella per la regione Baltica e quella per la regione Danubiana, che permettono di gestire meglio e rendere più efficienti strumenti di finanziamento dell'Ue, strumenti nazionali e strumenti di pre-adesione, coordinandone l'azione e fissando degli obiettivi strategici congiunti.

Un'iniziativa Ue per la trasformazione dei rifiuti in mangimi alimentari

Scelte sempre più green per l'Europa: lo dimostra NOSHAN, il progetto finanziato dall'Ue volto a ridurre gli sprechi alimentari sfruttando al meglio le risorse rinnovabili biologiche, tramite la conversione dei rifiuti alimentari (in particolare frutta, verdura e latticini) in mangimi a basso costo.

NOSHAN nasce nel 2012 e il team che lo guida è composto da enti di ricerca, università e imprese di Spagna, Belgio, Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi e Turchia. La squadra ha iniziato il lavoro valutando il valore di diversi tipi di rifiuti, tramite la realizzazione di una banca dati di potenziali ingredienti dei mangimi. L'obiettivo da realizzarsi entro il termine del progetto, fissato per il 2016, è quello di individuare le tecnologie per ricavare e migliorare sostanze utili da ogni tipo di rifiuti. Un ambito di ricerca, ad esempio, è lo studio degli ingredienti funzionali dei mangimi, derivati dai rifiuti alimentari, atti a soddisfare esigenze specifiche degli animali, quali la salute e la prevenzione delle malattie. A questo proposito, i ricercatori stanno attualmente individuando fibre e peptidi (composti chimici) funzionali nei rifiuti. Questi saranno poi utilizzati per sviluppare mangimi specifici per suini e pollame.

Il progetto NOSHAN, inoltre, offre al settore agricolo europeo la possibilità di sviluppare una maggiore sostenibilità: utilizzare i rifiuti organici come risorsa, infatti, aiuterà le aziende a ridurre il proprio impatto ambientale. Questo per una serie di motivi. Innanzitutto, i processi elaborati dal progetto saranno di aiuto nell'implementazione di pratiche per il riutilizzo delle calorie contenute negli alimenti prossimi a diventate rifiuti, così come dell’energia impiegata nella loro produzione. Secondariamente, riducendo la necessità di produrre separatamente alimenti e mangimi, NOSHAN potrebbe attenuare la crescente concorrenza tra questi due prodotti, che necessitano entrambi di grandi quantità di suolo e acqua. Ciò potrebbe portare, in linea teorica, ad una significativa riduzione del consumo idrico, essendo i rifiuti alimentari responsabili di oltre un quarto del consumo totale mondiale di acqua dolce.

In ultimo, la trasformazione dei rifiuti agricoli in mangimi aprirebbe nuove opportunità agli agricoltori, riducendo la dipendenza dell’Ue dalle importazioni. Questo contribuirebbe, a sua volta, a creare nuovi posti di lavoro "verdi" nei settori della raccolta e del trattamento dei rifiuti e in quello della produzione di mangimi. Il concetto sarà accolto con particolare favore nelle aree rurali, dove la crescita è meno sostenuta rispetto a quelle urbane e l’industria dei mangimi costituisce un potente motore economico.

La parola chiave del progetto è sicurezza. Essa è garantita grazie ad un'intensa attività di monitoraggio, che copre ogni passaggio, dai rifiuti grezzi al prodotto finale e sarà, assieme alla fattibilità tecnica ed economica di ciascun processo studiato, uno dei criteri in base ai quali l'équipe di NOSHAN deciderà quali strategie e prodotti commercializzare.

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