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Mar31032020

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Polizia: più sicurezza nel settore trasporto di persone

Si intensificano i controlli della Polizia Stradale nel settore del trasporto di persone a garanzia della sicurezza dei viaggiatori e dei numerosi utenti che ogni giorno percorrono le strade italiane. La triste vicenda della strage del bus precipitato da un viadotto in Irpinia lo scorso 28 Luglio che ha fatto registrare ben 40 vittime, ha riproposto il tema della sicurezza stradale, con la necessità di maggiori controlli delle strade e dei veicoli.

La task force della Polizia di Stato: Nelle giornate del 6,7 e 8 settembre è scesa in campo una vera e propria task force che, in quest’occasione, ha focalizzato ulteriormente l’attenzione sul rispetto delle regole in materia di trasporto di persone da parte di vettori italiani e stranieri. 1500 pattuglie per 2700 veicoli controllati hanno consentito di rilevare circa 600 violazioni: in pratica 1 veicolo su ogni 4/5 risulta irregolare. Un servizio che ha portato – tra l’altro - al ritiro di 41 carte di circolazione e 17 patenti. Queste le violazioni maggiormente ricorrenti: mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo, elusione dei controlli annuali di revisione, negligenza nella manutenzione del veicolo ed in generale mancato rispetto delle norme di comportamento del Codice della Strada. Oggetto di accurati controlli sono stati anche i dispositivi e gli equipaggiamenti di sicurezza che devono essere presenti ed efficienti a tutela dell’incolumità dei passeggeri di fronte a situazioni di pericolo (estintori, martelli per infrangere i vetri, ecc.).

A Reggio Emilia, un mezzo di linea destinato al trasporto internazionale di persone, proveniente dal Marocco, circolava senza avere al seguito i previsti estintori di equipaggiamento, con le uscite di sicurezza bloccate e con le sospensioni inefficienti per la circolazione stradale, risultando così pericoloso per l’incolumità dei passeggeri.

Un altro mezzo di un’ azienda reggiana è stato sanzionato perché effettuava un servizio di linea pur non essendo destinato a tale uso ma solo a noleggio con conducente: il conducente è stato sanzionato con 419 euro e il veicolo fermato a seguito della sospensione della carta di circolazione prevista da 2 a 8 mesi.

Per quanto riguarda il Piemonte e la Valle d’Aosta, 174 sono stati i controlli in argomento realizzati sia in ambito autostradale che ordinario nell’arco delle 24 ore, con il coinvolgimento sul territorio di 222 pattuglie di polizia stradale. Non sono stati segnalati particolari episodi illeciti e le 34 infrazioni accertate, sono state perlopiù relative al mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo.

L’utilità del servizio “alto impatto”: Non solo contrasto all’abusivismo nel settore, ma anche a fenomeni che mettono in estremo pericolo la sicurezza di tutti, a partire dai conducenti professionali. Il servizio “alto impatto”, ordinario per gli obiettivi istituzionali, ma straordinario per l’impiego di unità e mezzi, risponde altresì alle istanze  dei rappresentati di categoria e dei diversi organi di settore cointeressati alle emersione delle irregolarità. L’attività in considerazione garantisce inoltre la tutela sociale del lavoratore che potrebbe essere indotto a violare la normativa in argomento o gli stessi limiti di velocità proprio per effettuare un maggior numero di viaggi.

 

Ma che dolore è???

Un articolo pubblicato su Discovery Health accende i riflettori sul dolore che, a volte, compare improvvisamente e che, spesso, viene sottovalutato. Nel migliore dei casi si dilegua dopo alcuni giorni. E, quindi, perché curarsene? In realtà, il dolore, sia che scompaia sia che permanga, è un segnale che qualcosa non funziona correttamente nell'organismo. Indagini cliniche relative ad un dolore "nuovo", che si presenta acutamente, sono doverose. Questo per due motivi. Primo: tutti i dolori cronici sono iniziati come dolori acuti. Secondo: i dolori acuti sono spesso spia di situazioni cliniche anche importanti. Un esempio: una improvvisa cefalea violenta potrebbe essere segnale di un tumore cerebrale o di un aneurisma. Trascurare gli accertamenti su dolori severi e di recente insorgenza è un errore. Ecco, quindi, la top list dei 10 dolori che non andrebbero mai sottovalutati analizzati uno ad uno con gli specialisti di Humanitas.

1. Dolore alla bocca

Sarà una infiammazione? Un semplice mal di gola? Può essere. Ma un dolore alla bocca (e anche alla gola) potrebbe anche essere un campanello di allarme di un attacco di cuore imminente al pari di quello, più conosciuto e tipico, che compare improvvisamente al braccio sinistro o al petto. Meglio, quindi, allertare immediatamente un medico, soprattutto se si è a rischio di disturbi cardiaci.

2. Dolore lombare

Viene catalogato da subito come "mal di schiena". Solitamente la causa la si attribuisce ad uno sforzo o a un colpo di freddo. Ma può anche essere la spia di un disturbo ai reni come la presenza di calcoli, di un tumore o di un aneurisma. In ogni caso questo dolore deve essere valutato e trattato precocemente e correttamente per evitare, da una parte, che cronicizzi e, dall'altra, che non si adottino le misure terapeutiche adeguate sulle cause che ne sono alla base.

3. Dolore addominale severo

La maggior parte delle volte è connesso ad una alimentazione incongrua. Altre volte, però, anche a disturbi a carico di organi "vicini all'intestino" come i reni o l'utero. Se il dolore acuto è localizzato nell'area addominale destra, potrebbe trattarsi di appendicite. Se è localizzato sempre a destra, ma in alto, potrebbe trattarsi di un disturbo alla cistifellea. Se, invece, si trova nell'area addominale alta, magari centrale, in associazione a mal di schiena, potrebbe trattarsi di pancreatite. Insomma, il dolore addominale severo può essere causato da più fattori, ma non è mai da trascurare.

4. Dolore al polpaccio

E' comune dopo una lunga e intensa camminata, soprattutto se si è fuori allenamento, o dopo lo svolgimento di qualche altra attività fisica. La cosiddetta "malattie delle vetrine", in cui si fa finta di essere interessati alle vetrine solo perché si ha un dolore violento al polpaccio che costringe a fermarsi, è sempre un buon motivo per consultare il medico. Nel caso, infatti, in cui il dolore insorga improvvisamente e senza causa può essere il segnale di una trombosi venosa profonda. Meglio, quindi, chiamare il medico per non mettere in pericolo la propria stessa vita.

5. "Formicolio" a mani e piedi

Se si tengono le gambe incrociate troppo a lungo, si può avvertire il fastidioso "formicolio". Ma se questo compare a mani o piedi in modo improvviso e senza apparente causa, può essere il segnale di una neuropatia periferica provocata da diabete, carenza di vitamina B12, abuso di alcol o da strutture nervose danneggiate per altri motivi. Se non si cura il disturbo che sta alla base del dolore, purtroppo, si aprono varie possibilità che vanno dall'instaurarsi di un quadro di dolore cronico fino a danni anatomici permanenti. Anche in questo caso è fondamentale avvisare il medico per diagnosticare la causa del problema e intraprendere una sua pronta cura.

6. Dolore "dappertutto"

E' il caso in cui un semplice tocco ci fa fare un salto dal dolore. Cosa succede? La fibromialgia, spesso associata a depressione, ne è frequentemente la causa. Questo dolore, se non trattato, può portare all'isolamento sociale e a una sofferenza continua. Non si conosce ancora una vera e propria causa, ma si sa che è trattabile con terapie farmacologiche e fisiche. Non si deve, quindi, aver timore di parlarne con il proprio medico.

7. Dolore ai testicoli

Quando insorge un dolore acuto ai testicoli non va mai ignorato. A volte si tratta di una infiammazione, ma potrebbe essere anche ernia o tumore. Spesso è dovuto alla presenza di un varicocele. Per non rischiare di perdere un testicolo, quindi, è bene rivolgersi quanto prima al medico. Anche in questo caso il dolore è il primo campanello d'allarme.

8. "Pugnalata" alla testa

Un dolore acuto al capo che compare improvvisamente, violento come una "pugnalata", non è mai da sottovalutare. Nella maggioranza dei casi si riconosce perché non è "il solito mal di testa". Potrebbe trattarsi di ictus o attacco ischemico. Un pronto intervento può volere dire non solo un recupero funzionale veloce, ma anche la stessa sopravvivenza. Chiama il 118.

9. Dolore pelvico durante i rapporti sessuali

Lo riscontrano alcune donne, ma spesso lo sottovalutano lasciando correre. E, invece, può essere il segnale della presenza di cisti ovariche oppure di un'infezione silente, la Clamidia, che, se non trattata con antibiotici, a lungo andare, può portare alla chiusura delle tube e conseguente infertilità. 

10. Dolore alle articolazioni

Osteoartrite, artrite reumatoide, lupus sono malattie reumatiche che si manifestano con dolore alle articolazioni che, con il tempo, diventa cronico. La comparsa di questo dolore non va sottovalutata. Agire precocemente può ritardare l'evoluzione della malattia e permette di avere una qualità della vita normale.

Saldi estivi 2013, le date ufficiali e i consigli degli esperti

In un momento di sofferenza economica gli italiani si preparano per i saldi estivi 2013. Il countdown è iniziato e moltissimi commercianti hanno di fatto già allestito le vetrine che avranno il non semplice compito di attrarre i consumatori. Si parte il prossimo 6 luglio, ma c’è chi ritiene che non si assisterà ad alcuna “corsa”. Molti commercianti temono che i consumatori optino per riciclare gran parte dei capi già presenti nel proprio guardaroba, ignorando pertanto l’evento che dovrebbe invece dare una boccata d’ossigeno al settore sempre più in crisi. I saldi estivi inizieranno il 6 luglio prossimo in Lombardia, Veneto, Toscana, Sardegna e Piemonte e proseguiranno domenica 7 luglio in Campania, Valle D'Aosta, Calabria, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Umbria, Molise, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. I saldi estivi 2013 dureranno circa 45 giorni. I consumatori potranno beneficiare delle “svendite” per un mese e mezzo. Le occasioni potrebbero esser numerose, ma è bene esser prudenti perché si potrebbe incappare nella cosiddetta fregatura. Intanto i prodotti che rientrano nei saldi dovranno indicare sul cartellino il prezzo iniziale, la percentuale di sconto che (generalmente) non dovrebbe superare il 50%, e il prezzo finale. I negozianti non hanno l’obbligo di far provare i capi, ma permane per il cliente il diritto di farsi sostituire un articolo difettoso, anche quando il commerciante sostiene il contrario. Qualora non fosse possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere tra la riparazione del bene (senza alcuna spesa accessoria), la riduzione proporzionale del prezzo o la risoluzione del contratto. I negozianti convenzionati con una carta di credito, inoltre, sono tenuti ad accertarla anche nel periodo dei saldi. Dovessero rifiutare tale forma di pagamento, o dovessero richiedere un sovraprezzo per tale servizio, segnalare il tutto alla società che ha emesso la carta. Sia per i pagamenti in contanti che per quelli con carta di credito richiedere sempre lo scontrino o la ricevuta fiscale: tale documento è “indispensabile” per l’eventuale richiesta di sostituzione merce (presentabile entro 60 giorni dalla data di acquisto).

Se si sbaglia la taglia non si ha diritto di sostituzione - Ricordarsi che non esiste invece il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si è sbagliata la taglia o si è semplicemente cambiato idea, è solo la disponibilità del commerciante che può ovviare al problema, ma non c'è un diritto del consumatore.

Alcuni negozianti, una minoranza, nella convinzione di poterne avere un qualche giovamento rialzano il prezzo dei prodotti per poi praticare uno sconto fasullo. L’unica soluzione, per evitare di cadere in questa truffa, è verificare il reale costo della merce qualche giorno prima dell’inizio dei saldi: fare anche delle fotografie che potranno essere usate per denunciare l’irregolarità. A disposizione degli utenti la Polizia Municipale, la Guardia di Finanza e le associazioni dei consumatori.

La Terra ha la febbre...mai stata così calda

Raramente la Terra è stata così calda: le temperature attuali sono fra le più calde registrate negli ultimi 11.300 anni e per il 2100 potrebbero diventare le più calde in assoluto mai registrate a partire dall'ultima Era glaciale. E' questo il quadro che emerge dalla ricostruzione della storia del clima basata sull'analisi di sedimenti prelevati in 73 siti in tutto il mondo e descritto sulla rivista Science. La ricerca, condotta dalle università americane dell'Oregon e di Harvard, è la più completa mai presentata. Precedenti analisi della storia del clima non andavano infatti oltre gli ultimi 2.000 anni. A completare il quadro hanno contribuito i campioni prelevati dai geologi , nei quali la storia dell'andamento del clima è registrata nelle ''firme chimiche'' conservate da millenni nei frammenti di corallo o di conchiglie. La combinazione di tutti i dati raccolti ha fornito il primo quadro complessivo dell'andamento della temperatura globale mai ottenuto. Ha permesso in questo modo di comprendere che dopo un periodo caldo che si è protratto fino a circa 5.000 anni fa, le temperature si sono abbassate raggiungendo i livelli minimi circa due secoli fa. Da allora hanno ricominciato a salire, tanto da raggiungere le temperature più alte registrate negli ultimi 11.300 anni. Secondo i modelli climatici attuali la temperatura globale è destinata ad aumentare ulteriormente fino al 2100, quando diventerà la più calda in assoluto registrata nella più recente epoca geologica, l'Olocene, ossia nel periodo che va da 10.000 anni fa ad oggi. ''Adesso sappiamo che la Terra è più calda di quanto non lo sia stata nella maggior parte degli ultimi 11.300 anni'', ha osservato il primo autore della ricerca, Shaun Marcott, dell'università di Harvard. ''Questo ha rilevato - è particolarmente interessante considerando che l'Olocene comprende l'intero periodo della civiltà umana''. A determinare l'aumento della temperatura sono molteplici fattori, osservano i ricercatori. Da un lato sono entrati in gioco elementi naturali, come l'esposizione al calore del Sole e la quantità di anidride carbonica (CO2) prodotta da cause non legate all'attività umana. Tuttavia nell'ultimo secolo l'aumento significativo della CO2 prodotta da cause umane è, secondo gli autori della ricerca, ''l'unica variabile capace di spiegare il rapido aumento della temperature globale''.

 

Caldo estivo: le iniziative del Ministero per la tutela della salute

In previsione di possibili incrementi di temperatura collegati all’approssimarsi della stagione estiva – ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin - che potrebbero costituire soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione un rischio per la salute, il Ministero ha varato anche quest’anno, a supporto delle iniziative locali, il Programma Nazionale di Prevenzione “Estate sicura 2013” edha reso disponibili sul sito istituzionale informazioni e consigli sulle misure generali da adottare per affrontare il caldo senza rischi. Nell’ambito del programma è operativo nelle principali città il Sistema nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore, che consente di individuare, con un anticipo di almeno 72 ore le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute delle categorie più esposte, consentendo alle autorità locali di attivare sul territorio piani di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce di popolazione più a rischio (anziani fragili, malati cronici, neonati e bambini piccoli, i senza fissa dimora). Ad oggi i diversi modelli di previsione stagionale indicano sul territorio nazionale valori di temperatura confrontabili alla media stagionale con possibili incrementi al disopra delle medie, specialmente in alcune aree del centro-sud e nelle isole. L’ultima previsione del Sistema Nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore del Ministero della Salute non segnala l’arrivo di ondate di calore fino alla fine di questa settimana. Sulla base dei modelli di previsione stagionale vengono elaborati dei bollettini giornalieri sui possibili effetti per la salute, su una scala che va dal livello “zero”, corrispondente all’assenza di rischio, al livello “tre”, che prevede condizioni di rischio elevato e persistente per tre o più giorni consecutivi. Per l’estate 2013 il Sistema è operativo dal 1 giugno al 15 settembre 2013 in 27 città italiane (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo),mentre in 34 città sono disponibili piani di prevenzione locali, con una copertura di circa il 90% della popolazione di età maggiore a 65 anni residente nelle aree urbane. Sul portale del Ministero www.salute.gov.it è disponibile un’area dedicata al tema ondate di calore rivolta ai cittadini, agli operatori ed ai soggetti istituzionali, che fornisce giornalmente informazioni sulle previsioni del caldo estremo (bollettini giornalieri), sulle misure di prevenzione per affrontare l’afa rivolte in particolare alle persone più fragili e agli altri gruppi di popolazione a rischio. Sul sito oltre alle previsioni delle ondate di calore è possibile consultare opuscoli, Faq (domande e risposte), linee di indirizzo e raccomandazioni agli operatori. Al riguardo, si sottolinea che quest’anno le Linee di indirizzo per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute sono state aggiornate. Il documento è rivolto a Regioni, Province, Comuni, ai medici di medicina generale, ai medici ospedalieri e in generale a tutti gli operatori socio sanitari coinvolti nell’assistenza e nella gestione della popolazione a rischio.

L’Industria chimica in Italia e nel Vco

La recente cabina di regia tenutasi in provincia, il decreto del “fare” in via di approvazione ed un’analisi attenta della realtà locale e nazionale, portano inevitabilmente a evidenziare la decennale mancanza di un piano industriale nazionale che porti ad un consolidamento dell’esistente ma soprattutto alla determinazione delle condizioni che permettano il rilancio produttivo dell’Italia. Per creare lavoro occorre però avere chiaro quali siano i problemi, le arretratezze ma anche e soprattutto i punti di forza e le ricchezze del paese ed individuare una strategia industriale efficace ed efficiente, di ampio respiro e lunga visione. Con queste premesse l’ industria chimica non può che riprendere un ruolo di primaria importanza, identificandosi come uno dei principali punti di forza e sviluppo dell’ economia Italiana. Un settore che, pur con i notevoli mutamenti degli ultimi anni, colloca l’ Italia in Europa al terzo posto come produttrice, dietro Francia e Germania. L’ importanza principalmente quantitativa avuta nel passato dai grandi player nazionali (eni, montedison i principali) siamo ora ad una fase dove il sistema di imprese, prevalentemente piccole e medie imprese, assume un’ importanza principalmente qualitativa che consolida il ruolo trainante della chimica, nella crescita dell’ intero sistema industriale. La chimica è infatti fornitrice indispensabile di prodotti per numerosi settori: edilizia, abbigliamento, alimentare, sanità, solo per citarne alcuni, oltre che essere una presenza quotidiana nella vita di ognuno di noi. Nel 2011 il valore della produzione chimica mondiale è stato di 2748 miliardi di euro, con nazioni come Cina e l’ Asia più in generale, in piena espansione grazie anche alla forte domanda interna.

L’ Unione Europea ha invece chiuso il 2011 con una modesta espansione di volumi produttivi pari a 1,2% rispetto al 2010 a causa dell’ adozione di manovre restrittive ed una riduzione cautelativa degli stock da parte dei clienti industriali. In Italia, la crisi ha pesantemente colpito l’ industria chimica facendo riportare un calo del 2,3% delle produzioni ma, a fronte di politiche economiche mirate, si è assistito ad una crescita in valore del 5% chiudendo l’ anno con un valore produttivo pari a 53,4 miliardi. Le industrie chimiche attive nel nostro paese sono più di 2800, delle quali il 37% a capitale straniero e occupano 177 mila addetti. Ed è sicuramente il caso di sottolineare che il tipo di occupazione richiesta dall’ industria chimica è un’ occupazione di alto profilo, fatta di formazione continua e grossi investimenti in ricerca e sviluppo: nel 2011 la quota maggiore delle spese di innovazione stanziate dalle imprese, il 67%, sono state assorbite dalla ricerca rispetto al semplice acquisto di macchinari innovativi. In Italia l’ industria chimica ha ancora un ruolo centrale per lo sviluppo del paese. Occorre però superare una visione negativa, che purtroppo il settore si è conquistato, a ragione, nei tempi passati e che ci ha portato oggi a riflettere sull’ accaduto ma anche a ragionare sui processi che bisogna e bisognerà governare per evitare gli errori del passato e cogliere le occasioni per il futuro. E quando si parla di impresa, soprattutto se chimica, obbligatoriamente si parla di sostenibilità: sempre più attenzione va rivolta a sostanze, materiali e processi che sono decisivi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, dei consumatori e per la protezione dell’ ambiente e del territorio. Il VCO ha avuto un’ importante storia industriale e la chimica ne è stata una protagonista importante , con un impiego notevole di manodopera tanto che il territorio negli anni passati ha accolto lavoratori da tutta Italia . In Ossola, tra Galtarossa, Montedison, Enichem, e a Verbania Montefibre, giusto per fare i nomi principali, quelli storici, nei momenti di massima espansione venivano occupate più di 5000 persone alle quali si sommavano gli occupati del settore siderurgico, l’ altra grossa anima dell’ industria locale. Realtà industriali caratterizzate da una forte autonomia energetica, la maggiore risorsa economica della provincia, ed in grado di affrontare i mercati mondiali dell’ epoca a testa alta, dettando le regole. Oggi la situazione è profondamente e radicalmente cambiata: l’autonomia energetica, fatte salve poche eccezioni, è venuta a mancare e con essa il quadro industriale ha accelerato le sue trasformazioni nel processo di deindustrializzazione territoriale che tutti conosciamo. Oltre al problema energetico che pesa notevolmente sulle produzioni (Treibacher, a Domodossola, è il caso più eclatante che ancora non ha soluzione certa), anche la burocrazia ed un quadro normativo confuso e complicato scoraggiano l’ insediamento di nuove realtà e ostacolano il normale procedere dei lavori delle realtà esistenti. Basti pensare, ad esempio, l’iter sostenuto per l'elaborazione e concretizzazione del piano di bonifica del sito di interesse nazionale di Pieve Vergonte, da più di sedici anni all’ onore delle cronache senza che una sola manciata di terra sia ancora stata smossa nonostante la partenza dei lavori potrà portare una boccata di ossigeno per l’ economia del territorio. O ancora cosa significa per un’azienda l’ ottenimento dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale. Il rimanente tessuto produttivo dell’ industria chimica del VCO, con eccellenze del settore, nonostante il forte ridimensionamento garantisce comunque occupazione per circa 700 lavoratori diretti più l’ indotto, rimanendo un settore strategico da valorizzare: Vinavil e la ex Enichem, ora Hydrochem, ma anche Plastipak di Verbania, le più significative, che in questi anni non solo non hanno utilizzato ammortizzatori ma hanno creato e mantenuto occupazione non senza grande difficoltà. Certo non sono sicuramente i numeri del passato ma guardare il passato, se non è per imparare dagli errori, è un inutile esercizio, non riuscendo più a ricreare le condizioni che hanno portato ad avere le grandi realtà produttive che abbiamo conosciuto. Oggi dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo, prendere atto di come si sia modificato il mercato, il tessuto industriale, individuare le potenzialità e le risorse a disposizione e da li ripartire. Oltre alle problematiche energetiche e burocratiche, l’ industria chimica richiede la presenza di servizi quali laboratori, centri ricerca ed un legame stretto con la scuola e la formazione professionale, servizi che aiutino la ricerca universitaria e quella industriale ad integrarsi, tutte attività collaterali importanti con potenzialità concrete di sviluppo da cogliere. Occorre inoltre considerare che il tessuto delle imprese nazionali, prevalentemente piccole e medie imprese, impongono la necessità di fare rete,creare una filiera che parta dalla chimica di base fino al prodotto finito, condividere le conoscenze; questo per potere essere competitive con un mercato europeo e mondiale dove la concorrenza è fatta da colossi industriali che certamente non fanno sconti a nessuno pur di conquistarsi fette di mercato. Le condizioni nel VCO c’ erano in passato e potenzialmente continuano a esserci anche oggi, ma perché possano realmente concretizzarsi occorre una volontà politica nazionale forte, che dia la direzione e ricrei le basi per un nuovo sviluppo produttivo. Le parti sociali, sindacali e datoriali, hanno chiari i problemi e le possibili soluzioni e non perdono occasione per portarli all’ attenzione del paese dando la piena disponibilità a lavorare uniti se c’è un progetto serio ma serve una politica che se ne faccia carico, raccolga le istanze degli attori economici e sociali prendendosi l’ impegno di attuare un serio piano industriale per il rilancio di un settore strategico come quello della chimica che per la nostra provincia è un’ opportunità da non sottovalutare.

La musica fa bene al cervello

La musica fa bene al cervello. Soprattutto se si impara a suonare uno strumento nei primi anni di vita: stando a una ricerca canadese pubblicata sul Journal of Neurosciences, studiare musica migliora le connessioni cerebrali, contribuisce a un miglior sviluppo del cervello e rende più abili in compiti che richiedono destrezza nei movimenti.Per lo studio sono stati esaminati 36 musicisti adulti, sottoponendoli a un test motorio mentre il loro cervello veniva analizzato con una speciale tecnica di risonanza magnetica, l'imaging con tensore di diffusione, che permette di valutare le connessioni nervose con ottimo dettaglio e nella loro tridimensionalità. Metà dei partecipanti aveva iniziato a studiare musica prima degli otto anni, l'altra metà solo in seguito, ma tutti vi si erano applicati per lo stesso numero di anni; tutti i dati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti sottoponendo agli stessi test persone che non avevano mai studiato musica sul serio. Ebbene, pare proprio che studiare le note faccia bene: chi aveva iniziato prima dei sette anni mostrava infatti una maggiore abilità motoria e in questi soggetti, peraltro, era più abbondante la sostanza bianca nel corpo calloso, il fascio di fibre che connette le regioni motorie dei due emisferi. «Quanto prima i soggetti avevano iniziato ad applicarsi allo studio della musica, tanto più risultavano abbondanti le connessioni cerebrali – hanno spiegato gli autori –. Con i test di risonanza inoltre non abbiamo visto differenze fra chi non era un musicista e chi aveva iniziato a studiare uno strumento dopo l'infanzia: evidentemente lo sviluppo cerebrale viene potenziato se e solo se si comincia presto». Secondo i ricercatori fra i sei e gli otto anni ci sarebbe infatti una vera e propria «finestra sensibile», durante la quale un «allenamento musicale» riesce a interagire con il normale sviluppo cerebrale modificandolo in positivo, producendo cambiamenti a lungo termine con effetti vantaggiosi sulle abilità motorie. «Imparare a suonare uno strumento richiede un buon coordinamento fra le mani e gli stimoli visivi e uditivi – dice Virginia Penhune, psicologa della Concordia University di Montreal e coordinatrice dello studio –. Probabilmente iniziare intorno a sette anni necessita della “costruzione” di una struttura cerebrale adeguata, ottenuta potenziando le connessioni fra aree motorie e sensoriali del cervello in un'età in cui l'anatomia è ancora sensibile ai possibili cambiamenti di struttura, in cui c'è una maggiore “malleabilità” del sistema». I test effettuati non avevano per oggetto competenze motorie strettamente connesse alla pratica di uno strumento, per cui gli studiosi suggeriscono che i benefici dello studio precoce delle note non si esauriscano nell'abilità a suonare. «Tuttavia – riprende Penhune – le migliori capacità motorie e di coordinamento acquisite con una pratica musicale fin dalla più tenera età non implicano automaticamente che basti iniziare a suonare presto per diventare ottimi musicisti o “geni” in senso lato: le performance di uno strumentista hanno a che vedere con le abilità tecniche, ma anche con la capacità comunicativa, lo stile, l'entusiasmo. Tutti parametri che non abbiamo misurato: iniziare presto a studiare musica in altri termini può aiutarci a far esprimere il genio, ma probabilmente non ci renderà un genio in assenza di altre, più impalpabili qualità».

Geografi propongono "rivoluzione", in Italia 35/40 regioni

Un'Italia senza le attuali province e regioni, ma con 35/40 nuove aree ''autosufficienti'' che ''funzionano'' grazie ai loro sistemi metropolitani e alle infrastrutture a disposizione. Con quali pro? ''Risparmi'' nella gestione del territorio e ''semplificazione'' nell'erogazione dei servizi. E' la proposta di riordino territoriale del paese a cui sta lavorando la Società geografica italiana ''in accordo con il Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie'': è stato infatti istituito, fanno sapere i geografi, un tavolo di lavoro con il dicastero a cui fa capo Graziano Delrio per discutere ''la riforma del titolo V della Carta fondamentale, che prevede l'abolizione delle 110 Province e un riordino istituzionale funzionale per migliorare i servizi diminuendo la spesa pubblica'', e per valutare la proposta di ''neoregionalismo'' fatta dalla Società. Le conclusioni a cui giungerà il gruppo saranno ''prese in considerazione dal ministro''. Le 35/40 nuove regioni, spiega in una nota il presidente della Società geografica italiana, Sergio Conti, ''sarebbero il risultato di un'aggregazione intercomunale e non di un accorpamento delle province così come previsto dal ddl costituzionale approvato nei giorni scorsi''. La nuova Italia, secondo i geografi, è ''un disegno programmatico che trascende le consolidate suddivisioni amministrative provinciali e regionali. Competitività, sostenibilità ambientale e innovazione socio-culturale rappresentano i nuovi asset strategici su cui fondare una possibile proposta''. L'obiettivo, precisano in una nota, è ''proporre un'organizzazione dell'Italia articolato in una molteplicità di centralità strategiche secondo l'individuazione di una pluralità di 'nuovi fattori di localizzazione' che sostengano un ritaglio amministrativo adeguato al territorio''. Tra questi: le funzioni urbane (i sistemi metropolitani rappresentano delle realtà imprescindibili), la delimitazione fisico-funzionale, le reti di connessione (a livello di infrastrutture). La proposta, precisa la Società geografica, ''rispetterà il più possibile la sovrapposizione con gli attuali confini amministrativi''. Inoltre, ''le deroghe dovranno essere presentate alla popolazione ed essere oggetto di consultazione''. Le nuove regioni saranno comunque ''il più possibile autosufficienti potendo beneficiare al proprio interno dell'esercizio del maggior numero possibile di funzioni. Ne deriverebbe dunque un risparmio di gestione e una semplificazione del quadro dell'erogazione di servizi''.

Domo: ‘L’uomo e l’opera’

‘Sono molto commosso, non ne sapevo nulla, oggi scopro questa mostra straordinaria, ci sono tante cose che non ricordavo più, è un momento fantastico. Avete raccontato una bella storia, mi conoscete più di quanto mi conosca io. Tornerò con gli amici per farla vedere anche a loro’. Così Léonard Gianadda dopo la visita alla mostra dedicata alla sua vita, ‘L’uomo e l’opera’, organizzata dal Cedac e allestita fino al 31 ottobre 2013 alla Fondazione Rosmini di Domodossola. L’ingegnere svizzero sabato 1 giugno era in città per ricevere la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Domodossola e per l’inaugurazione di una seconda mostra che racconta la sua attività di fotoreporter. Una gradita sorpresa per lui è stata ‘Léonard Gianadda: l’uomo e l’opera’, una ‘prima’ assoluta che narra attraverso pannelli, foto e videointerviste a Gianadda (alcune realizzate in esclusiva per l’ allestimento) la vita di questo mecenate del XXI secolo. L’organizzazione è del Centro Esposizioni d’Arte e Cultura Antoni Gaudì (Cedac) con la preziosa collaborazione della Fondazione Pierre Gianadda. Un progetto transfrontaliero sviluppato da due fari della cultura, in un momento storico nel quale proprio la cultura spesso viene penalizzata; un cammino che vorrebbe arrivare lontano. Léonard Gianadda è il padre della Fondazione Pierre Gianadda di Martigny. ‘Personalmente sono contento di contribuire a democratizzare in qualche modo l’arte, di poter offrire un museo vivo che non si rivolge soltanto ad un’élite’ ha dichiarato. ‘L’uomo e l’opera’ racconta in 6 sezioni la vita di Léonard Gianadda, ingegnere prestato all’arte, le sue amicizie illustri, i riconoscimenti ricevuti, le attività della Fondazione Annette & Léonard Gianadda che sviluppa progetti in ambito sociale e quella della Fondazione Pierre Gianadda (nata in memoria del fratello) che vanta una fama mondiale: l’offerta del museo spazia dai reperti archeologici d’epoca gallo-romana, fino alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee; unico nel suo genere poi il ‘Parco delle sculture’. L’esposizione domese è stata curata dal Direttore Artistico del Cedac Carlo Teruzzi con la realizzazione grafica di Caterina Ripamonti, il coordinamento di Caterina Mandarini e la collaborazione della Fondazione Gianadda, della Conseillére en Art Tina Fellay Sartori, del Comune di Domodossola e del Centro Internazionale di Documentazione Alpina. Gode del patrocinio della Regione Piemonte. L’allestimento si compone di 30 pannelli con foto e testi in lingua italiana e francese e di due serie di video: nella sezione ‘Documenta’ estratti di un’intervista al mecenate rilasciata alla tv svizzera; in ‘Atelier’ altri video dedicati a Léonard Gianadda come gli spot pubblicitari che lo vedono protagonista per la promozione delle mostre a Martigny. Ancora, Léonard Gianadda si racconta in un’intervista esclusiva realizzata appositamente per questa mostra e registrata nel ‘Parco delle sculture’ a Martigny. <Ciò che mi ha affascinato e mosso nella realizzazione di questa mostra é che nella vita di Léonard Gianadda incontri, rapporti umani, avvenimenti, progetti, iniziative, vengono contagiati da una irrefrenabile “voglia di vivere” – racconta Carlo Teruzzi-. Una voglia di vivere carica del dramma umano di chi sa andare sino in fondo accettando con tenacia e determinazione la sfida dell’umano, ma altrettanto foriera di un gusto e di una passione per la vita, proprie di chi sa amare senza riserve>. L’iniziativa del Cedac si affianca all’importante mostra promossa a Palazzo San Francesco, per gentile concessione della Fondazione Pierre Gianadda, dal Comune di Domodossola. ‘Léonard Gianadda. Fotoreporter degli anni ‘50’ il titolo: in esposizione le istantanee realizzate da un giovane Léonard, fotoreporter in diverse parti del mondo, dall’Europa, alle Americhe, alla Russia. L’allestimento è stato curato da Jean-Henry Papilloud e Sophia Cantinotti.

Le mostre

‘Léonard Gianadda: l’uomo e l’opera’, Fondazione A. Rosmini, via Canuto 12, Domodossola, aperta dal 3 giugno al 31 ottobre 2013, dal lunedì al sabato (orario 14/19).

‘Léonard Gianadda. Fotoreporter degli anni ‘50’, Palazzo S. Francesco, piazza Convenzione 11, Domodossola (Vb), aperta dal 3 giugno al 31 ottobre 2013, dal lunedì al sabato (orario 14/19).

Léonard Gianadda nasce il 23 agosto 1935 a Martigny, nel canton Vallese. É un ingegnere, mecenate e filantropo svizzero. Dopo gli studi compiuti al Collegio dell’Abbazia di Saint- Maurice, nel 1957 diventa fotoreporter per la TSR. Successivamente si iscrive al Politecnico Federale di Losanna e nel 1960 consegue la Laurea in Ingegneria Civile. Nel 1961 apre uno studio di ingegneria nella sua città. Nel 1978 inaugura la Fondazione Pierre Gianadda a Martigny in memoria di suo fratello Pierre, morto nel 1976 in un incidente aereo. Nel 2003 diviene membro dell’Accademia di Belle Arti dell’Istituto di Francia a Parigi. Nel 2009 crea la Fondazione Annette e Léonard Gianadda, dedicata alla realizzazione di attività sociali. Dal 1 giugno 2013 è cittadino onorario di Domodossola.

Il CEDAC, Centro Esposizioni d’Arte e Cultura “Antoni Gaudì”, é un network nato dalla sinergia tra soggetti operanti nell’ambito della cultura e delle comunicazione, al fine di promuovere e realizzare eventi capaci di valorizzare i patrimoni d’eccellenza secondo un logica di partnership mediatica. Le sue attività si caratterizzano per l’interazione tra valori culturali, sociali ed estetici e l’impiego di tecnologie e strumentazioni  ad elevato contenuto multimediale. “La bellezza é lo splendore della verità; siccome l'arte è bellezza, senza verità non c'è arte.” (Antoni Gaudì)

Clima: rapporto Centro Euromed, cruciale il fattore umano

Rischio maxi-incendi in aumento fra 2070 e 2100 rispetto al periodo 1981-2010 in Italia e nel bacino del Mediterraneo, specie nel periodo fra fine luglio e inizio agosto, quando storicamente arrivano le ondate di calore. E' quanto emerge dalle prime proiezioni con uno scenario di aumento 'medio' delle temperature (2,8 gradi), del progetto 'FUME' a cui partecipa il Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC), che sta analizzando tutte le componenti del fenomeno incendi negli ultimi 30 anni per poi formulare mappe del rischio futuro. Al lavoro sui fattori meteo e clima relativi al fenomeno 'grandi incendi' (oltre i 7mila ettari), è il gruppo CMCC di Sassari, che sottolinea come nel Mediterraneo nel 95% dei casi l'innesco sia colposo o doloso, senza trascurare altri elementi come vento forte, umidità e progressivo aumento della massa della vegetazione, legato all'esodo rurale verso città e zone costiere. ''Nei Paesi del Mediterraneo più colpiti dal fenomeno, è emerso un lieve calo negli ultimi 15 anni del numero di incendi e dell'area bruciata, dovuto essenzialmente ad un rafforzamento delle politiche di gestione e lotta'' spiega Valentina Bacciu, ricercatrice del CMCC. ''Esaminando però il dato in dettaglio, si osservano i picchi dei grandi incendi che corrispondono ad ondate di calore e periodi di siccità pronunciata, ed è questo che ci dobbiamo aspettare in futuro: un aumento degli eventi estremi'' afferma Bacciu. ''Sicuramente, se si considerano gli scenari del cambiamento climatico - spiega Michele Salis, ricercatore dell'Università di Sassari che collabora al progetto CMCC - ci sarà un incremento del numero di giornate con temperature minime sui 20 gradi e massime vicine ai 40 gradi, associate a grandi incendi, come quella del Nord della Sardegna del 23 luglio del 2009: in un giorno sono andati in fumo ventimila ettari, più del dato medio annuo di 19mila ettari della Sardegna fra 2000 e 2010''. Secondo il ricercatore ''in certe giornate ci sono condizioni tali (forte intensità del vento, bassa umidità relativa, alte temperature, spesso più focolai in diverse zone) che portano le fiamme ad avere una capacità e intensità di propagazione tali da non essere facilmente arginabili, anche con i migliori mezzi in campo. In un grande incendio in Sardegna sempre il 23 luglio ma del 2007, così come quello in Attica in Grecia il 21 agosto del 2009, le fiamme hanno divorato anche mille ettari all'ora''. Per questo occorre puntare di più sulle attività di prevenzione e mitigazione del rischio incendi. Come in Usa ''dove con la crisi ci sono forti spinte verso la riduzione del budget per la fase di emergenza a favore del potenziamento di monitoraggio e formazione'' racconta Salis. Nel caso dell'Italia ''gli incendi non sono solo estivi e ci sono anche al Nord, con fattori diversi - spiega Bacciu - e al Nord sono più comuni cause come fulmini, mentre al Sud l'innesco naturale è pari allo 0,2%'', ma ''con un circuito virtuoso di formazione si diminuisce l'insorgenza del fuoco, spesso provocato non solo volontariamente ma accidentalmente, dall'uomo''.

50 anni fa moriva il “Papa Buono”

Lunedì 3 giugno 1963. Al tramonto, Piazza San Pietro è gremita di folla, venuta per assistere alla Messa del cardinale vicario di Roma Luigi Traglia per il Papa morente. Il celebrante ha appena proclamato l’Ite Missa est quando nell’appartamento papale, fino ad allora avvolto nel buio, si accende una luce. Sono le 17,45. La gente capisce, ancora prima dell’annuncio ufficiale della Radio Vaticana, che Giovanni XXIII, il Papa buono, è morto, stroncato da un cancro allo stomaco. Quella di papa Giovanni è stata la prima morte di un Papa in diretta e la sua ultima enciclica: quella del dolore offerto per la Chiesa e per la riuscita di quel Concilio Vaticano II di cui papa Roncalli ha celebrato l’inizio e che lascia ora al suo successore come eredità preziosa. La morte di Giovanni XXIII commuove il mondo intero. Credenti e non credenti sentono di aver perso un autentico padre. Che ha saputo parlare a tutti, uomini di potere e gente umile, il linguaggio dell’amore. Per tutti Giovanni XXIII è e resterà il “Papa buono”. Ma, attenzione, questa bontà che conquista e affascina, è accompagnata da un coraggio straordinario e dalla tenacia di un uomo dalle origini contadine. Che non ha paura dei suoi anni (ne ha 77 quando viene eletto Papa) e delle resistenze di chi non ama i cambiamenti quando, con il Concilio Vaticano II, spalanca le finestre della Chiesa al vento del rinnovamento e alle speranze e alle angosce del mondo contemporaneo. Nella sua prima enciclica (Ad Petri cathedram) sintetizza il programma del suo pontificato in tre parole: verità, unità e pace. La sua ultima enciclica, la Pacem in terris, scritta a poche settimane dalla morte, può essere considerata il suo testamento spirituale, ed è una “lettera al mondo”, uno struggente appello perché gli uomini costruiscano un futuro migliore, basato sulla giustizia, la libertà, il rispetto dei diritti, l’amore. Ma le parole che meglio sintetizzano l’eredità di Giovanni XXIII sono forse quelle pronunciata da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000, durante la cerimonia di beatificazione di papa Roncalli: “Di Papa Giovanni rimane nel ricordo di tutti l'immagine di un volto sorridente e di due braccia spalancate in un abbraccio al mondo intero. Quante persone sono restate conquistate dalla semplicità del suo animo, congiunta ad un'ampia esperienza di uomini e di cose! La ventata di novità da lui portata non riguardava certamente la dottrina, ma piuttosto il modo di esporla; nuovo era lo stile nel parlare e nell'agire, nuova la carica di simpatia con cui egli avvicinava le persone comuni e i potenti della terra”. Il segreto di tutto ciò? Lo rivela lo stesso Giovanni XXIII quando nel Giornale dell’anima confida che la massima a cui ha ispirato tutta la sua vita è quella di San Gregorio Nazianzeno: “La volontà del Signore è la mia pace”… Maurizio De Paoli

Fiuggi Family Festival, il festival cinematografico dedicato alle famiglie italiane

Tutti per Uno” è il tema della sesta edizione del Fiuggi Family Festival, in programma sino al 28 luglio prossimo. L’offerta ludico-culturale, quest’anno è ricca di novità interessanti e divertenti per tutte le età, tra proiezioni ed eventi dal primo pomeriggio alla mezzanotte, open space in piazza per le famiglie con esecuzioni di musiche dal vivo e degustazioni regionali gratuite. Per quanto riguarda il cinem,a nel cartellone figurano titoli come Bianca come il Latte Rossa come il Sangue, di Giacomo Campiotti, tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro D'Avenia (il regista è tra gli ospiti attesi); Il Figlio dell'Altra, di Lorraine Lévy; L'Amore Inatteso, di Anne Giafferi; Un Giorno devi Andare, di Giorgio Diritti. Tra le retrospettive per tutte le età, i film “live action”: Il Sole Dentro, di Paolo Bianchini ( il regista sarà presente per incontrare il pubblico); Il Grande e Potente Oz, di Sam Raimi (prequel de “Il mago di Oz” di Victor Fleming) e Vita di P diretto da Ang Lee, basato sull'omonimo romanzo di Yann Martel. Per i più piccini in programma una selezione dei più recenti film d’animazione come, tra gli altri, The Croods di Chris Sanders e Kirk De Micco; e poi ancora, le avventure di Zarafa, di Rémi Bezançon e Ralph Spaccatutto, di Rich Moore. Un posto d’onore, alla presenza di cast e produzione, spetta al lavoro di Edoardo Winspeare, L'Anima Attesa, sull’eredità spirituale di don Tonino Bello, vescovo di una Chiesa ‘con il grembiule’. Tra i documentari: Bells of Europe, realizzato dal Centro Televisivo Vaticano e Rai Cinema sul futuro della Cultura in Europa. In concorso, tra gli altri film in anteprima e ancora inediti, la commedia Allez, Eddy!, di Gert Embrechts; Jappeloup, di Christian Duguay; Touch of the Light, di Jung-Chi Chang.; The Pearl, di Sirous Hassanpour. La giuria del concorso cinematografico, presieduta dal regista Fernando Muraca, è composta dal regista Stefano Alleva e l’attrice Ewa Spadlo; il regista/attore Alessandro Benvenuti; la prof.ssa Stefania Schettini Perillo (Agesc, membro del Cnu, Consiglio nazionale degli utenti); la dott.ssa Stefania Binetti, responsabile Relazioni Esterne Fondazione Alberto Sordi; il dott. Patrizio Romano e la dott.ssa Daniela Paludi, entrambi membri della presidenza dell’Associazione Far Famiglia. Al festival verranno distribuite gratuitamente a tutti i partecipanti copie del prestigioso mensile di cinema Best Movie della E-Duesse ormai tradizionale media partner ufficiale della manifestazione. Il festival quest’anno viene inaugurato dallo spettacolo teatrale dal titolo C’era una volta, realizzato interamente da bambini disabili in collaborazione con l'Unitalsi Teatro Comunale. Il 25 luglio alle 21, i giovani dello staff del Festival e il Consiglio Giovani di Fiuggi, diretti da Giorgio Astrei, porteranno in scena il Musical Pinocchio. Venerdì 26 luglio sarà caratterizzato dall’esibizione live dal titolo Da fratello a fratello di Franco Fasano (cantautore e autore, tra gli altri, di Mina e Drupi) accompagnato dal gruppo musicale White Nymphs. Ogni giorno la festa continua, con proiezioni ed eventi, ospiti e musica dalle 17 alla mezzanotte nella location principale del festival, la piazza del suggestivo borgo medievale di Fiuggi che ospiterà anche l’aperitivo delle 20, iniziativa allietata dalla diffusione esterna di colonne sonore offerta dalla radio ufficiale del festival, Radio Cinema e dalle performance musicali dei giovani dello staff. Assieme ai film e alle anteprime che caratterizzeranno ogni giorno il festival, tra il concorso internazionale, visioni a tema e retrospettive, troverà spazio nel FFF 2013 anche la… cucina nell’ambito del progetto ‘Sapori e Tradizioni’: con degustazioni gratuite per tutti i partecipanti, il festival varerà quest’anno la prima tappa dell’iniziativa - realizzata in accordo con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Frosinone - che coinvolgerà ogni anno cinque Comuni della Provincia in favore della promozione e diffusione delle loro peculiarità culturali, di tradizione e costume. E per i cultori delle passeggiate? L’FFF ha pensato anche a loro: grazie al prezioso supporto del Club Alpino Italiano ogni mattina ci si potrà avventurare nei suggestivi itinerari del ‘Il Cammino delle Abbazie, da Subiaco a Montecassino, sulle orme di San Benedetto’; un percorso a piedi in nove tappe per ripercorrere il viaggio intrapreso dal Santo Patrono d’Europa tra l’anno 525 ed il 529: tra i ‘viandanti ospiti d’onore’, mercoledì 24, Sergio Valzania (vice direttore di radio Rai) e il cantautore Davide Riondino che, tra l’altro, incontreranno i giovani in Teatro martedì 23 alle 17.30. Domenica 28 alle 10 nella piazzetta Svizzera una colazione per presentare libri di particolare interesse per la Famiglia: dalla figura del padre nel Cinema agli errori da evitare per proteggere le relazioni familiari. Al via il concorso europeo di cortometraggi sulle città termali storiche europee. A capo della giuria Alberto Contri, presidente di Pubblicità e Progresso e direttore generale della Lombardia Film Commission che aprirà ufficialmente il concorso il 28 luglio nel corso della cerimonia di chiusura del festival. La premiazione del corto vincitore sul tema “History, Culture & Natural Healing: This is What Thermal Water Flows Through” è in programma invece a luglio 2014 in un evento organizzato dal Comune di Fiuggi, Fiuggi Family Festival e EHTTA (The European Historical Thermal Town Association). Proprio in questi giorni si va confermando il programma ufficiale con tutti i titoli dell’offerta cinematografica - che resta il nucleo fondante della manifestazione ideata da Gianni Astrei - e le altre novità riguardanti gli interessi dei giovani, la televisione, il teatro, attività per i più piccini e i volti noti dello spettacolo e delle Istituzioni che incontreranno il pubblico. Anche quest’anno L’Aci di Frosinone sarà presente con il suo corso di Guida Sicura. Presieduto da Antonella Bevere Astrei e diretto da Mussi Bollini, il Fiuggi Family Festival si fregia del titolo di primo festival cinematografico esclusivamente dedicato alle famiglie italiane e gode del patrocinio, tra gli altri, del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari e del MiBAC: un festival cinematografico diverso, dove sono le famiglie a sfilare, quest’anno anche fisicamente, sul ‘red carpet’. Consolidatosi ormai come la vacanza-evento a target family più attesa dell’anno, sono già attese circa 8000 nuclei familiari provenienti da tutt’Italia e non solo. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web - www.fiuggifamilyfestival.org

 

Unicef: presentato il Rapporto “La Condizione dell’infanzia nel mondo 2013”

Lanciato in contemporanea in Vietnam e in tutto il mondo; il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera presenta il rapporto a Roma presso il Palazzo del CONI alla presenza del Presidente Giovanni Malagò, del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Cecilia Guerra, dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, del Presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli e del Capo Dipartimento del Ministero per le Pari OpportunitàPatrizia De Rose

“Secondo la stima più diffusa circa 93 milioni di bambini – 1 su 20 di quelli al di sotto dei 14 anni – convivono con una disabilità moderata o grave. Nei Paesi in via di sviluppo i bambini con disabilità sono gli ultimi tra gli ultimi, i più trascurati e vulnerabili. Si stima che circa 165 milioni di bambini sotto i cinque anni abbiano un ritardo nella crescita o siano cronicamente malnutriti, vale a dire circa il 28% dei bambini sotto i cinque anni nei Paesi a basso e medio reddito. Le conseguenze della malnutrizione cronica li rendono a rischio di disabilità; le carenze cognitive e lo scarso rendimento scolastico iniziano quando i bambini malnutriti sono molto piccoli, e diventano irreversibili quando essi superano i due anni. Tra i 250.000 e i 500.000 bambini sono a rischio di diventare ciechi per mancanza di vitamina A, che costa solo pochi centesimi. Ogni anno i bambini rappresentano circa il 20-30% di tutte le vittime di mine terrestri e residuati bellici esplosivi. Dal 1999, sono state registrate almeno 1.000 vittime minorenni ogni anno”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera nel lanciare il Rapporto La condizione dell’infanzia nel mondo 2013-Bambini e disabilità – “I bambini con disabilità e le loro comunità avranno benefici se la società si concentra su ciò che essi possono realizzare, anziché su ciò che non possono fare. Non possiamo sognare un Paese in cui ci sia giustizia sociale e inclusione se non garantiamo alle persone con disabilità, soprattutto bambini e adolescenti, la possibilità di esercitare pienamente i loro diritti”.

“Quando si vede la disabilità prima di vedere il bambino, non è un danno solo lui, ma si sottrae alla società tutto ciò che il bambino può offrire,” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake a Da Nang, in Vietnam, per il lancio internazionale del Rapporto. “La sua perdita è una perdita per la società; la sua vittoria è una vittoria per la società”.

Il Rapporto dimostra che le società possono includere i bambini con disabilità perché quando essi vi svolgono un ruolo attivo, ne beneficiano tutti. Per esempio, un’istruzione inclusiva offre opportunità ai bambini con disabilità di soddisfare le proprie ambizioni e, al contempo, allarga gli orizzonti di tutti i bambini.

Un maggiore impegno per favorire l’integrazione dei bambini con disabilità può contribuire a combattere la discriminazione che li pone ulteriormente ai margini della società.

Per molti bambini con disabilità, l’esclusione comincia già il primo giorno di vita se non vengono registrati alla nascita. Senza riconoscimento ufficiale, sono esclusi dai servizi sociali e dalla protezione legale, elementi cruciali per la loro sopravvivenza e le loro prospettive. L’emarginazione può solo aumentare con la discriminazione. “Perché i bambini con disabilità contino, devono essere contati: alla nascita, a scuola e nella vita”, ha aggiunto Lake.

Il Rapporto La condizione dell’infanzia nel mondo 2013: Bambini e disabilità afferma che i bambini con disabilità hanno minori possibilità di ricevere cure mediche o di andare a scuola. Sono tra i più vulnerabili alla violenza, agli abusi, allo sfruttamento e all’abbandono, in particolar modo se sono nascosti o istituzionalizzati – come succede a molti a causa dello stigma sociale o dei costi per crescerli.

*Si tratta delle uniche stime globali disponibili a livello internazionale, che fanno riferimenti a dati disomogenei.

Dalle analisi emerge che i bambini con disabilità sono tra le persone più emarginate al mondo. Se i bambini che vivono in condizioni di povertà hanno minori probabilità di frequentare la scuola o accedere ai centri sanitari quelli con disabilità ne hanno ancora meno.

Anche il genere è un fattore chiave di discriminazione; le bambine con disabilità hanno minori possibilità dei maschi di ricevere cibo o cure.

“La discriminazione a causa della disabilità è una forma di violenza”, afferma il rapporto, rilevando che deprivazioni molteplici portano a una maggiore esclusione per molti bambini con disabilità.

Esistono pochi dati affidabili sul numero di bambini con disabilità, su quali siano le disabilità più diffuse e su come le disabilità abbiano avuto impatto sulle loro vite. Dai risultati è emerso che sono pochi i Governi che hanno piani per allocare risorse al supporto e all’assistenza dei bambini con disabilità e alle loro famiglie.

Circa un terzo dei Paesi del mondo non hanno ancora ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Il rapporto sollecita tutti i governi a rispettare la promessa di garantire uguali diritti a tutti i cittadini – compresi i bambini più esclusi e vulnerabili.

Anche se in modo non uniforme si registrano progressi per l’inclusione dei bambini con disabilità, e La condizione dell’infanzia nel mondo 2013 stabilisce un agenda per ulteriori azioni.

Il Rapporto sollecita i Governi a ratificare e implementare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e a supportare le famiglie che vanno incontro a costi più elevati per cure mediche per i bambini con disabilità.

Tutti gli ambienti destinati ai bambini – centri per la prima infanzia, scuole, strutture sanitarie, trasporti pubblici, campi da gioco – si possono costruire in modo inclusivo per facilitare l’accesso e la partecipazione dei minorenni con disabilità. Il principio di progettazione universale – quello secondo cui i prodotti, gli ambienti urbani, i programmi e i servizi dovrebbero essere utilizzabili nella misura massima possibile da tutti, indipendentemente dal grado di abilità, dall’età o dalla condizione sociale – andrebbe applicato alla costruzione di infrastrutture pubbliche e private.

Tutti i bambini traggono beneficio dalla possibilità di interagire e di capirsi tra loro a livelli diversi di abilità e il Rapporto sottolinea l’importanza di coinvolgerli per confrontarsi con loro sui progetti e sulla valutazione dei programmi e dei servizi dedicati. “Il percorso da seguire è impegnativo,” ha concluso il Direttore dell’UNICEF Lake “Ma i bambini non accettano limiti. E nessuno di noi dovrebbe farlo”.

 

Sempre più giovanissimi anoressici e bulimici

Con il cibo hanno un rapporto ossessivo. Lo rifiutano per un'esagerata paura di ingrassare, dimagriscono e poi mangiano nuovamente, in maniera smodata: i giovanissimi sono sempre più prigionieri di anoressia e bulimia. Secondo il quaderno del ministero della Salute dedicato ai disturbi alimentari sono infatti in aumento i casi di esordio precoce di queste due patologie, che generalmente si manifestano in una fascia d'età compresa tra i 15 e i 19 anni. Al contrario, altri disturbi alimentari, come la sindrome da alimentazione incontrollata (il cosiddetto binge eating disorder)sembrano non avere età, arrivando a colpire i bambini e persino gli anziani, anche se raggiungono il picco in età adulta. Le più colpite rimangono sempre le donne (circa 8 nuovi casi all'anno ogni 100mila persone per l'anoressia, che sfiorano i 12 nuovi casi all'anno per 100mila persone nel caso della bulimia), ma il cresce il disagio anche tra gli uomini, che ormai rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15% di tutti i casi di bulimia e ben il 30-40% dei casi di sindrome da alimentazione incontrollata. Colpa soprattutto di un ideale di magrezza e di perfezione fisica diverso, più "restrittivo" che si è sviluppato negli ultimi 50 anni e che viene veicolato con diversi mezzi di comunicazione, tra i quali Internet. A lanciare l'allarme sui pericoli che dalla rete possono arrivare per chi soffre di disturbi alimentari è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che sottolinea come molte siano, ancora oggi, le informazioni distorte e fuorvianti che è possibile trovare online. "Quando si digitano le parole anoressia o bulimia è facile ancora oggi trovare siti su come aggirare il controllo delle famiglie, su come smettere di mangiare:cosi non si può più andare avanti, per questo serve un'operazione culturale molto forte" sottolinea Lorenzin, spiegando che il ministero non intende abbassare la guardia, soprattutto in termini di prevenzione. Queste patologie, pur essendo in primo luogo disturbi psichiatrici, producono complicanze fisiche anche serie, per la malnutrizione e i comportamenti impropri messi in atto per controllare il peso. Tutto ciò, nel caso ad esempio dell'anoressia nervosa, porta a una mortalità di cinque o dieci volte maggiore rispetto a chi è sano. In più spesso è difficile fare una diagnosi per tempo: molti casi arrivano agli specialisti dopo una lunga storia di malattia, quando è più difficile ottenere una guarigione.

Turismo in calo, estate a casa per gli italiani

Quella in arrivo sarà un'estate fredda. Non per il meteo, ma sul fronte del turismo: si prevede una flessione del 7% di arrivi e presenze. Sarà, secondo un'indagine Trademark Italia, una contrazione non "a macchie" come nel 2012, ma un regolare alternarsi di alti e bassi che costringerà i gestori a ridurre il personale stagionale. In soldoni, in vacanza andranno 5,4 milioni di italiani in meno, con una perdita di 2,7 miliardi di euro di ricavi.

Solo un italiano su 5 sa già dove andrà - Il piano che emerge dall'indagine è desolante: a fine estate l'Italia registrerà significative perdite di giro d'affari e di posti di lavoro. Lo studio rivela un'Italia "avvitata" su se stessa, diffidente, decisa a risparmiare, a ridurre i budget di spesa, a contrarre le giornate di vacanza e tagliare lo shopping turistico. Il dato più grave riguarda il numero delle persone che hanno già deciso dove e quando andare in vacanza: solo il 22%, mentre il 23,5% del campione prevede di partire, ma non ha ancora stabilito dove e quando. Oltre la metà degli intervistati non pensa alle vacanze - Ma c'è chi sta pensando di rinunciare o di ridurre drasticamente la durata del soggiorno. Il 54,5% risponde in modo disinteressato e nega la necessità di un periodo di riposo e 'rigenerazione'. L'indagine prevede che circa 5,4 milioni di italiani in meno rispetto al 2012 si presenteranno sul mercato delle vacanze facendo perdere all'industria del turismo 2,7 miliardi di euro di ricavi lordi. Un dato che peserà negativamente anche sull'occupazione stagionale che scenderò di 250/300mila unità.

Estate sicura, come vincere il caldo

L’estate inizia a farsi sentire. Dopo una primavera tra le più fredde e piovose da decenni a questa parte e un avvio stentato, da qualche giorno l’estate 2013 ha fatto segnare le temperature e i tassi di umidità tipici della stagione. Le temperature elevate disturbano un po’ tutti, in particolare neonati, anziani, disabili, malati cronici e persone che svolgono un’intensa attività fisica all’aperto, che possono avere problemi anche seri quando fa molto caldo. Tra i segnali di sofferenza: mal di testa, debolezza, nausea, temperatura corporea elevata, sete intensa, perdita di coscienza, confusione mentale, crampi muscolari, dolori al torace, tachicardia. Al presentarsi di tali sintomi, soprattutto quelli più gravi, distendere la persona colpita da malore in luogo fresco e ventilato, sollevare le gambe in alto rispetto al resto del corpo, far bere molta acqua e tentare di abbassare la temperatura bagnando viso e corpo con acqua fresca (non fredda). Se i sintomi persistono chiamare, in primis, il medico di famiglia o, nelle ore notturne e nei festivi, la guardia medica; in presenza di condizioni particolarmente gravi attivare il 118. Come sempre la prevenzione è importante. Fondamentale bere molta acqua (almeno 2 litri al giorno) per mantenere il proprio fisico ben idratato, evitando alcolici, caffè e bevande molto fredde e gassate. Non aspettare di aver sete per bere, soprattutto gli anziani che, col passare degli anni, tendono a diminuire le quantità di liquidi assunti. I pasti devono essere leggeri e il più possibile a base di frutta e verdura. A cibi grassi e conditi sono preferibili carni bianche e pesce. Se possibile, evitare intense attività all’esterno ed astenersi proprio di uscire nelle ore più calde, tra le 12 e le 17. In casa tenere chiuse finestre, tapparelle e tende durante il giorno, aprendole alla sera e al mattino presto per arieggiare. Quando si esce, proteggere la pelle, il capo e gli occhi dai raggi del sole. Non lasciare mai persone o animali nelle auto in sosta, anche se per poco tempo. Un impianto di aria condizionata in casa aiuta, senza però esagerare con temperature troppo basse anche riguardo ai gradi esterni: quando si esce di casa o si scende dall’auto spegnere con un po’ d’anticipo il condizionatore per abituare il fisico alla calura che si troverà fuori. La temperatura ideale in casa o nell’abitacolo dell’autovettura è attorno ai 24° C. Se la propria abitazione non dispone dell’aria condizionata, recarsi qualche ora al giorno in zone ventilate o dotate di condizionatori (ad esempio i centri commerciali). Chi assiste un anziano o una persona immobilizzata spugni o spruzzi con acqua fresca la persona assistita e misuri regolarmente la sua temperatura corporea. Chi assume farmaci che facilitano l’eliminazione dei liquidi corporei o chi è afflitto da malattie rilevanti come diabete, bronchite cronica, ipertensione, problemi cardio-circolatori o neurologici continui ad assumere i farmaci prescritti nelle dosi solite, ma, se si avvertono i sintomi di sofferenza al caldo, rivolgersi subito al medico curante che valuterà se cambiare il dosaggio giornaliero. A proposito di farmaci, particolare attenzione va posta alla loro corretta conservazione domestica. Qualora le modalità di conservazione non fossero riportate sulla confezione, è buona norma mantenere il prodotto sotto i 30° C, lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta. Quando fa molto caldo chi soffre d’ipertensione deve controllare più frequentemente la pressione arteriosa; i diabetici devono misurare più spesso la glicemia; le persone con malattie renali croniche e i dializzati devono tenere sotto controllo il peso corporeo e la pressione; e bisogna prestare maggior attenzione all’alimentazione e all’idratazione delle persone con disturbi psichici. Per prevenire le ondate di caldo più forti, è utile tenere sott’occhio le previsioni meteo su internet, sulle pagine di cronaca locale dei quotidiani o sul sito www.arpa.piemonte.it, ove è possibile consultare un aggiornato, e di facile consultazione, bollettino a tre giorni.

Maturità, arriva la stangata

Tempi duri per chi deve prendere il diploma di Maturità, soprattutto se da privatista. Oltre alla difficoltà di doversi preparare in maniera autonoma, magari alternando lo studio con il lavoro, non mancano ostacoli economici sotto forma di contributi scolastici. Sì, i famigerati contributi volontari spacciati per obbligatori colpiscono anche quelli che a scuola tornano solo per prendere l’agognato pezzo di carta: tra esami di idoneità, necessari per essere ammessi alla Maturità, e iscrizione all’esame di Stato, la richiesta può arrivare fino a 300 euro.
300 EURO PER L’ESAME PRELIMINARE E’ quanto emerge da una ricerca svolta da Skuola.net sulla scorta di quanto fatto già negli anni passati e alla luce di nuove segnalazioni giunte in redazione. Una volta che l’Ufficio Scolastico assegna al candidato la sede scolastica in cui svolgere l’esame e aver pagato le tasse erariali (12.09 euro per l’esame, 15.13 per il ritiro del diploma), ci si può trovare di fronte una richiesta di denaro imprevista. Come nel caso di uno studente lavoratore dell’Istituto Tecnico “F. Carrara” di Lucca, al quale è stata recapitata una lettera in cui si ricordava che doveva sborsare 300 euro per sostenere l’esame preliminare, come da delibera del Consiglio di Istituto del 7 Febbraio 2013 (vedi allegato).
SCUSI, MI PUÒ FARE LO SCONTO? In queste condizioni, senza la dovuta informazione, lo studente si trova a pagare senza batter ciglio a meno di non iniziare una battaglia con la scuola a colpi di epistole e incontri de visu che si trasformano in trattative sul prezzo finale: infatti le scuole non hanno il potere di stabilire il pagamento di imposte o tributi, quindi queste delibere di Consiglio hanno validità solo sull’importo, ma non sulla natura dello stesso che resta volontario.
PRATICA UN PO’ TROPPO DIFFUSA Tuttavia non si tratta di casi isolati: bastano alcune ricerche su Google con le parole chiave giuste e sui siti delle scuole compaiono circolari nelle quali si richiedono contributi, a vario titolo e con vari nomi. Tra esami preliminari e Maturità al Niccolò Braucci di Caivano (NA) servono 280 euro, 250 invece al Natta come anche al Feltrinelli di Milano. Sempre a Milano si chiedono 300 euro al Liceo Agnesi di cui 100 di cauzione (?), 250 al Vendramin Corner di Venezia e 160 al Piaget di Roma.
CANDIDATO INTERNO? PAGHI LO STESSO Tuttavia anche i maturandi frequentanti non sono esenti dal pagamento del contributo alle scuole. Si tratta di cifre chiaramente più basse: l’80% dichiara di aver corrisposto una somma che può variare dalle poche decine di euro nel caso più comune ma anche superare di slancio i 50 euro.

Vacanze Sicure 2013: risultati controlli della Polizia Stradale

L’indagine nazionale ha coinvolto 7 regioni ,da nord a sud, 41 province e quasi 7mila automobili, in 7 regioni, che rappresentano il 33% del parco circolante italiano, con 16 milioni di veicoli. Nel compartimento Piemonte e Valle d’Aosta sono stati ben 1726 i controlli realizzati dalla Polizia stradale, di cui 443 in Valle d’Aosta. Con quest’anno, in 10 anni di controlli specifici, le Forze dell’Ordine, hanno indagato tutte le regioni d’Italia con un numero complessivo di verifiche che si avvicina alle 100.000. Si tratta di un campione più che significativo che, pur non avendo valenza di rigorosità statistica, è certamente un riferimento rappresentativo, della realtà del parco circolante italiano. Percentuali molto piccole, apparentemente di scarso rilievo, quando sono traguardate all’intero parco circolante italiano, assumono proporzioni impressionanti. Ad esempio, i dati di quest’anno, indicano che il 12,1% delle 7.000 vetture controllate presenta almeno una non conformità riferita alle gomme, cioè 850 vetture. Questo dato traguardato su 37 milioni di auto, si tradurrebbe in circa 4 milioni e mezzo di vetture con irregolarità riferite ai pneumatici. “In Piemonte e Valle d’Aosta la percentuale di vetture controllate su cui è stata riscontrata almeno una non conformità relativa ai pneumatici è del 10,2% , ma se si sommano le vetture senza la prevista revisione, sono oltre il 14% le auto trovate non conformi” dice il dirigente del Compartimento dottor Giovanni Di Ballo “ I risultati dei controlli della campagna 2013, elaborati in collaborazione con il Politecnico di Torino, anche quest’anno hanno evidenziato che c’è ancora molto da fare per promuovere una circolazione sicura a partire dal pneumatico: fondamentale ma sempre più trascurato, forse a causa della crisi che riduce sempre di più la capacità di acquisto degli italiani”. Assogomma e Federpneus, sottolineano come i controlli del giugno 2013, della Polizia Stradale, abbiano fotografato un parco circolante con un’anzianità media di 7 anni e 2 mesi, quindi molto più giovane del reale parco auto italiano, che ha un’età media di 10 anni e 4 mesi, di cui il 44% con addirittura più di 10 anni (fonte ACI 2012). Il parco auto Italiano sta subendo un repentino fenomeno di invecchiamento, infatti nel 2005, l’età media era di 8 anni e 11 mesi, nel 2010 si era leggermente ridotta a 8 anni e 2 mesi, grazie agli incentivi, mentre nel 2012 l’età media si è alzata considerevolmente arrivando ai 10 anni e 4 mesi. Il calo delle vendite di auto nuove, lascia presagire un ulteriore peggioramento di questo dato per il 2013. Leggermente in calo rispetto ai controlli del 2012, nonostante le regioni indagate siano differenti, la percentuale di pneumatici lisci riscontrata al 2,7 % del campione, con però percentuali più che doppie in Calabria (5,5%), con punte a Reggio Calabria del 7%, a Teramo in Abruzzo del 6%, e a Vibo Valentia del 5,8%. In Piemonte il liscio complessivo è all’1,22% con Biella, Verbania e Vercelli allo 0%, molto virtuose e Torino all’1,32% maglia nera. La percentuale di pneumatici danneggiati visibilmente si riduce mediamente al 3% , ma con livelli tripli, rispetto al dato nazionale, a Cosenza (8,7%) e, a seguire Mantova(8%) e Reggio Calabria (6%). Nel nostro compartimento siamo al 2,49% con Novara e Biella le più virtuose senza danneggiamenti e Torino al 3,64% che supera in negativo la media nazionale. Calano le quantità di pneumatici non omologati, che si attestano a circa il 2% del campione con valori tripli a Como, fanalino di coda al 6%, Brescia al 5,4%. Novara al 4,9% con più del doppio rispetto alla media nazionale, si conferma la provincia meno virtuosa del Piemonte, mentre sono allo 0% di Vercelli e Biella. Si riduce anche il dato medio di pneumatici non conformi alla carta di circolazione con in inspiegabile picco a Trieste di oltre il 10,5%. Benissimo in Piemonte con conformità totale ad Asti, Biella, Novata e Vercelli, mentre ad Aosta un preoccupante 2,7%. Dati mediamente in leggero miglioramento, grazie alla virtuosità di alcune regioni come la Lombardia e il Piemonte dove sono state condotte negli anni numerose indagini di questo tipo: tutto ciò a dimostrazione che i controlli fanno bene alla sicurezza stradale migliorando l’attenzione degli automobilisti nei confronti delle scarpe della propria vettura. Va inoltre rilevato, che all’aumentare dell’anzianità del veicolo, segue un aumento lineare e progressivo delle percentuali di non conformità, a dimostrazione della scarsa manutenzione sui pneumatici. Infatti nelle vetture sopra i 10 anni le quantità di pneumatici lisci, danneggiati e non omogenei è doppia rispetto a quelle con età compresa tra i 5 e i 10 anni, e addirittura si quadruplica rispetto alle vetture fino a 4 anni di età. “E’ importante che ogni veicolo monti pneumatici in conformità del dettato normativo per non compromettere la sicurezza alla guida e non incorrere in sanzioni” – spiega Vittorio Rizzi, Direttore del Servizio Polizia Stradale. “Ad esempio, non tutti sanno che è sanzionabile la circolazione con pneumatici il cui battistrada abbia uno spessore inferiore a quello previsto dalla legge o che presenti tagli o incisioni. E’ necessario che la cura degli pneumatici divenga un fattore di coscienza c.d. Sociale”. Alla mancata manutenzione ordinaria dei pneumatici, si aggiunge la mancata revisione, che incide anche sul pneumatico, il cui dato è quasi raddoppiato dall’anno scorso, passando dal 2,7% al 4,62% delle auto controllate, con picchi in Friuli Venezia Giulia, in cui si raggiunge il 10,65 % delle auto controllate prive di revisione. In Piemonte quelli senza revisione, sono il 4,5% del totale dei veicoli controllati, con Verbania e Novara oltre il 4%. Val d’Aosta da bollino con un 7,90 delle vetture controllate senza la prevista revisione. “La ricerca del risparmio a tutti i costi, favorisce la crescita di soluzioni di ripiego che possono costituire un elemento di rischio per la sicurezza stradale” – dice Fabio Bertolotti, Direttore Assogomma ‐“ Questa è una delle ragioni che sta alla base dell’aumento di pneumatici non omogenei per asse che dal 3,2% passa al 5,5% con punte del 10,5 % in Abruzzo e di quasi l’8% in Calabria e Sardegna” Questo tipo di non conformità, raggiunge valori ancora più elevati, a livello provinciale: è il caso di Teramo (16,9%), Alessandria ( 15,25), Oristano ( 13,9%). Per legge, i pneumatici sullo stesso asse devono essere identici, cioè perfettamente uguali, in tutto e per tutto: marca, modello, misure e caratteristiche prestazionali. Questa prescrizione giuridica, soggetta ad ingenti sanzioni pecuniarie, nonché al ritiro della carta di circolazione, e all’invio alla revisione, ha soprattutto un fondamento tecnico basilare: salvaguardare il corretto funzionamento del veicolo e quindi la sicurezza. In fortissima crescita anche la percentuale di pneumatici invernali ancora montati nel periodo dei controlli, la seconda decade di giugno, con una quota media del l’11,38%, con punte del 22,5% in Abruzzo. A livello provinciale, maglia nera a Sondrio (27,6%), seguita a ruota da Teramo (26,5%), Pescara (26,3%) e L’Aquila (23,5%). In Valle d’Aosta sono il 19% i mezzi che sono ancora equipaggiati con gli invernali, a Cuneo il 14% e nel Verbano il 13%. Forse, gli automobilisti di queste province, non sanno che, come in inverno il miglior equipaggiamento per circolare è dotarsi di pneumatici invernali, così in estate, è meglio in termini di prestazioni e consumi, circolare con gomme estive. Un test organizzato da Assogomma e Federpneus a Bologna presso la fiera Autopromotec, a maggio di quest’anno, ha dimostrato come con temperature calde, il pneumatico estivo riduce lo spazio di frenata su asfalto asciutto fino al 25% rispetto all’omologo invernale, mentre su bagnato la differenza di spazio di frenata arriva fino al 18% rispetto all’invernale. Quest’anno per la prima volta è stata rilevata anche la percentuale di vetture che montavano un equipaggiamento misto, cioè due gomme invernali sull’asse trattivo e due estive al posteriore. Sono state circa 200 le auto controllate con tale configurazione, cioè il 2,5% del campione. In Piemonte ben 81 le auto controllate che percentualmente è il 4,70% del campione. Ben sopra la media nazionale, con un allarme su Alessandria che ne ha il 15%, Aosta e Torino il 4% e Novara al 5%. Si tratta di una configurazione sconsigliata non solo dalle case costruttrici, ma anche dalla Direttiva ministeriale del 16 gennaio 2013, che proprio nell’ambito di una regolazione della circolazione durante il periodo invernale ha sentenziato di “ impiegare un equipaggiamento omogeneo su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale». Tale equipaggiamento, sale fino al 3% ed oltre, nel caso di fuoristrada e di vetture di piccola cilindrata: un’altra pratica probabilmente all’insegna della ricerca affannosa del risparmio e/o da una errata equiparazione alle catene. “ Se è comprensibile che gli automobilisti italiani cerchino ogni sistema, per essere in regola con la legge con il minimo esborso, non è accettabile che ciò vada a discapito della loro, e soprattutto altrui incolumità” – afferma sempre Fabio Bertolotti. Una novità nei parametri dell’indagine di quest’anno, è data dall’ambito dell’indagine stessa, che si è svolta in Autostrada solo nel 31% dei casi, mentre nel 42% le auto sono state fermate su strade a una corsia. Assogomma e Federpneus consigliano sempre, e a maggior ragione in occasione delle partenze estive e di lunghi viaggi, una visita presso un Rivenditore specialista: sono oltre 5.000 in Italia i professionisti presso cui è possibile gonfiare i pneumatici ed effettuare un controllo visivo sullo stato dei pneumatici, tutto gratuitamente. E’ bene rammentare anche di ripristinare la pressione della ruota di scorta e di far controllare lo stato dei pneumatici di roulotte, carrelli appendice e camper che spesso sono stati fermi per 11 mesi, e che possono presentare oltre ad un classico sottogonfiaggio, anche deformazioni permanenti delle gomme. “Per viaggiare sicuri è indispensabile utilizzare pneumatici idonei al periodo stagionale, controllati accuratamente da rivenditori specialisti, e soprattutto opportunamente gonfiati” ‐ conclude Fabio Bertolotti ‐ “ E’ un consiglio di civiltà che tra l’altro aiuta a risparmiare benzina e a ottimizzare il consumo delle gomme”.

Cambia la storica ricetta della coca cola

In base a un annuncio ufficiale della Coca Cola, sta per cambiare la ricetta della bibita più famosa al mondo per eliminare il 4-metilimidazolo (4-MEI), sostanza giudicata pericolosa e cancerogena. Questo ingrediente era già finito nel mirino nel marzo del 2012 quando ne sono state diminuite le dosi per le vendite negli Stati Uniti. Una nuova norma in California ha abbassato la dose giornaliera ammissibile a 29 microgrammi mentre una lattina ne conteneva tra i 142 e i 146. Il più grande rischio per la Coca-Cola sarebbe stato quello di ammonimenti sulla confezione simili a quelli per il fumo con l'iscrizione: "Attenzione, questo prodotto contiene prodotti chimici riconosciuti dallo Stato della California come cause di cancro, malformazioni fetali e altri problemi legati alla riproduzione". Il 4-metilimidazolo è prodotto al momento della fabbricazione del colorante caramello E110d, utilizzando l'ammoniaca o il solfito di ammonio. E' un cancerogeno riconosciuto sugli animali che colpisce il fegato, la tiroide, il sangue e i polmoni. Nonostante ciò, la sua tossicità sull'uomo non è ancora stata dimostrata e le agenzie di sicurezza alimentare di Canada ed Europa non ne hanno ancora stabilito delle soglie di consumo. Pertanto, la Coca-Cola ha deciso di sua iniziativa di modificare completamente la sua ricetta, anche per l'Unione europea, sebbene non ne avesse alcun obbligo. L'azienda annuncia che ha "l'intenzione di estendere a tutti i Paesi l'utilizzo del caramello con un processo modificato, al fine di semplificare la nostra catena di approvvigionamento, i nostri sistemi di produzione e distribuzione. La messa in atto di questa operazione è in corso di sviluppo". Inoltre, anche se la ricetta cambierà, il gusto della bevanda rimarrà lo stesso: solo il processo di colorazione della bevanda si evolverà.

Comuni sostenibili? Al via progetto Smart City, Smart Life

Ammonta a 1.108 kWh/anno la media dei consumi di energia elettrica pro-capite in Piemonte, con un solo comune capoluogo di provincia con usi superiori alla media nazionale di 1.199,6 kWh/anno (dati Istat 2011): Biella, con 1.241kWh annui. Sul fronte del caro energia, le imprese piemontesi si trovano a pagare annualmente 2.498 euro in più rispetto ai competitor europei (Elaborazione Confartigianato su dati Terna 2011); una cifra rilevante per l’economia piemontese, considerando che i consumi elettrici del comparto industriale rappresentano il 53% dei consumi totali della regione (13.160 Gwh su un totale di 25.017 Gwh – Dati Terna). Si chiama Smart City | Smart Life il progetto di Officinae Verdi, la Energy Environment Company UniCredit – WWF, pensato per i Comuni che vogliono investire su un nuovo modello di innovazione sostenibile improntato alla generazione distribuita di energia e alla riduzione degli sprechi. Smart City | Smart Life è una proposta concreta per gli Enti Locali per realizzare, ove sostenibili, interventi di riqualificazione energetica del Comune: illuminazione pubblica ad alta efficienza, impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici, centrali termiche, cogenerazione, piattaforme a biomassa per generare elettricità e calore e valorizzare gli scarti boschivi. Grazie ad analisi e audit energetici preliminari, Officinae Verdi verifica la sostenibilità del Piano d’azione per l’energia sostenibile (PAES) comunale, consentendo così di attivare finanziamenti per lo sviluppo di rinnovabili ed efficienza energetica. “Imprese, enti pubblici e famiglie – ha dichiarato Giovanni Tordi Amministratore Delegato Officinae Verdi - possono autoprodurre energia pulita e risparmiare sensibilmente sulla bolletta energetica, anche il 50-60%, abbattendo contemporaneamente anche le emissioni di CO2. Officinae Verdi è il primo operatore in Italia che sta tracciando una road map per la “grid parity” su diverse tecnologie; stiamo cioè sviluppando soluzioni tecnologiche green che, favorendo un elevato autoconsumo di energia, si sostengono economicamente anche senza incentivi pubblici. La nostra visione è far avvicinare famiglie, imprese e Comuni all’energia pulita, abilitando investimenti con tempi di ritorno sempre più brevi, che la finanza può supportare. Le prime soluzioni in grid parity sono già in fase di realizzazione e consentiranno a famiglie e imprese di mettersi al riparo dai costanti aumenti dell’energia”. Il progetto prevede inoltre la possibilità, per i Comuni che lo ritengano utile, di attivare uno Sportello Energia Verde per fare comunicazione con i cittadini e colmare il gap di informazione che spesso rappresenta un elemento scatenante di quella crescente sindrome Nimby che investe anche le installazioni ad energia rinnovabile, promuovendo e facilitando la produzione di energia pulita e interventi per ridurre la spesa energetica di famiglie e imprese. “L’Unione Europea – ha aggiunto Tordi- ha stanziato 11 miliardi di euro (fonte OCSE) per finanziare progetti di sostenibilità urbana, affinchè le città diventino smart, riducendo le emissioni di CO2 e l’inquinamento in generale, ottimizzando le risorse energetiche, limitando la congestione del traffico, rendendo più accessibili ed efficienti i servizi pubblici. In Italia, il potenziale di recupero energetico attraverso interventi di efficienza è enorme: vale almeno 12 miliardi di euro all’annoper il settore residenziale e 8,2 miliardi di euro all’anno per le imprese, fino al 2020. Inoltre, è stato stimato che le misure pubbliche attivabili su questo segmento siano in grado di stimolare circa 60 miliardi di euro di investimenti complessivi al 2020 (Energy Efficiency Report – Politecnico di Milano), con importanti ricadute su un settore industriale in cui si vuole puntare alla leadership internazionale.Una cifra da non sottovalutare in un periodo di stagnazione dell’economia”. Al centro delle politiche previste dalla Strategia Energetica Nazionale c’è il lancio di un grande programma di promozione dell’efficienza energetica, che porti al 2020 ad una riduzione dei consumi di energia primaria del 24%, superando l’obiettivo europeo del 20%, l’abbattimento del 19% di emissioni di gas serra e un risparmio di circa 8 miliardi di euro sull’importazione di combustibili fossili.In questo contesto, gli Enti Pubblici hanno l’obbligo di procedere ogni anno alla riqualificazione energetica del 3% della superficie degli immobili di loro proprietà (Direttiva Europea sull’efficienza energetica) e possono usufruire degli incentivi messi a disposizione dal Conto termico, che coprono il40% dell’investimento sostenuto per realizzare interventi di efficienza energetica, incluse le spese per la diagnosi energetica e la certificazione. “Il consumo di energia nelle città – ha concluso Tordiè in costante aumento. Ad oggi, il 68% della popolazione europea si concentra nelle aree urbane, consumando circa il 70% dell’energia utilizzata nell’ambito comunitario, una percentuale destinata a crescere stando all’attuale trend di urbanizzazione (fonte Eurostat 2011). Invertire questa tendenza allo sviluppo distorto degli agglomerati urbani non è facile: si deve combattere con la mancanza di fondi, di intelligenza progettuale e di cultura pubblica”.

Tutta la filosofia in una stampella: dalla potenza all'atto

Nascere handicappati (il termine 'disabili' è decisamente molto più recente rispetto all'età del protagonista di questa storia) non significa avere ''una marcia in meno''. Negli anni '70, handicappato era sinonimo di ''stupido'', indipendentemente dal fatto che l'handicap nulla potesse avere a che fare con le capacità cognitive. Ci sono voluti decenni di educazione alla civiltà perchè l'handicap non venisse immediatamente visto in senso diminutivo, quando non dispregiativo. Ed ecco che, un ragazzo nato handicappato ha dimostrato di avere una marcia in più. Si chiama Renato Brignone, classe 1970, e, con la sua disabilità, ci è nato, cresciuto e ne ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica. L'handicap di Renato è la mancanza di un arto, una gamba per la precisione, che non gli ha impedito di condividere, sin da piccolo con il padre, la passione per la montagna (dal trekking allo sci). La stampella rotta è stata una costante del suo passato sportivo (comprensibile se si pensa che ha scalato il Monte Rosa sino alla capanna Margherita ed alla punta Zumstrein). La stampella rotta: ecco il problema che è diventato un'idea che è poi diventata una stampella che non si rompe. Ed è pure bella – esteticamente, per intenderci – un vero oggetto di design. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla stampella rotta. Nell'ottica del ''normodotato'', una stampella rotta per Renato, è come se un giorno sì ed uno no ci si rompesse una gamba. Ecco: in questo modo forse si capisce il perchè dell'urgenza di risolvere il problema. Fosse facile! Mica è nato scienziato!... ''solo'' disabile intelligente. E si è messo a studiare per trovare la stampella perfetta. Che poi, a questo punto, non doveva più essere solo infrangibile, maneggevole, performante (ovvero caratteristiche tecniche) ma anche piacevole alla vista. Quindi, dall'etica del riconoscimento dell'handicap quale 'mancanza' (vedete come serve il latino? Deficiente deriva da ''deficere'' che significa mancare; ma ''deficiente'' in italiano ha assunto il significato dell'insulto), alla tecnica (cioè l'ingegneria del prodotto) per concludere con l'estetica. Tutta la filosofia in una stampella: dalla potenza all'atto. Certo, non è accaduto tutto in uno schioccar di dita. Ma l'obiettivo rappresentava una sfida, anche personale. Anni di studio, di test, di disegni sino alla creazione di un oggetto ''di tendenza'', che non si rompe e che è comodo da usare. Tanto comode che le stampelle di Renato (le Tompoma) sono state selezionate per il compasso d'oro 2010: un riconoscimento che non viene attribuito a chicchessia – d'altra parte, hanno dovuto inventare un compasso per rifare ciò che Giotto disegnò a mano libera!!! E se i premi non bastassero, le Tompoma sono usate dal campione del mondo di sci nautico su una gamba (Christian Lanthaler), nonchè atleta europeo disabile 2011. Affermazioni, queste, che hanno accreditato le stampelle di Renato quali le migliori al mondo, sia per disabilità temporanee che indeterminate. Ma ciò che mi piace sottolineare è che dietro il risultato c'è sempre l'idea, la persona. ''Handicappato'', chiamavano Renato da bambino. Sì, gli mancava qualcosa dalla nascita ma se l'è costruita.

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