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Mar31032020

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Raccolta differenziata di carta e cartone: cala il Piemonte

Mentre il Paese registra nel 2014 un tasso di crescita nella raccolta differenziata di carta e cartone del 4%, il Piemonte segna un calo che sfiora il 3%, con oltre 7.000 tonnellate raccolte in meno rispetto al 2013. È quanto emerge dal XX Rapporto Annuale Comieco, il Consorzio Nazionale per il recupero e riciclo di imballaggi a base cellulosica. In un anno il Piemonte ha raccolto 268.000 tonnellate di carta e cartone: significa 60 kg per ogni abitante. Nonostante il calo, tutte le 8 province sono al di sopra del dato medio del pro capite nazionale di 52 kg. In termini di valori assoluti, la provincia di Torino con 138mila tonnellate (60,3 kg/ab) copre oltre la metà del volume complessivo raccolto nella regione. Tra i segnali incoraggianti in crescita la provincia di Vercelli che si aggiudica la miglior performance pro capite (74,4 kg/ab). Le altre realtà provinciali si posizionano tutte in un intervallo abbastanza ristretto che va dai 53,5 kg procapite di Asti ai 63,6 kg/ab di Cuneo: la provincia di Biella registra un pro capite di 54,2 kg/abitante; seguono in ordine crescente le province di Alessandria con 57,4 kg/abitante, Novara con 59 Kg per abitante, Verbania con 63,5 kg/abitante. Chiarisce Ignazio Capuano, Presidente di ComiecoIl calo nella raccolta di carta e cartone del Piemonte si inserisce in un quadro generale di contrazione dei rifiuti emerso negli ultimi anni. Fra le iniziative promosse sul territorio, per continuare a mantenere alta l’attenzione sull’importanza di separare in casa e fuori casa i rifiuti in cellulosa, abbiamo organizzato a Torino, proprio nel 2014, le Cartoniadi, una competizione fra quartieri a colpi di carta e cartone, che ha portato un incremento della raccolta comunale di carta e cartone del 9%. Mentre, dal punto di vista dei corrispettivi economici riconosciuti ai comuni in convenzione, Comieco ha versato quasi 8 milioni di euro, a dimostrazione del fatto che fare la raccolta differenziata fa bene all’ambiente ma anche alle casse comunali”. A livello nazionale, nel 2014 la raccolta di carta e cartone ha registrato un aumento del +4% per un totale di oltre 3,1 milioni di tonnellate: 120 mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente e un pro capite che sfiora i 52 kg/abitante (nel 2013 era di 48 kg/abitante). Guardando nel dettaglio l’intero Paese, le variazioni sono tutte in positivo per le tre macro aree: +1,6% per il Nord, +4,7% per il Centro e il Sud con +10,6%

Nuove regole su insalate e macedonie pronte

Nuove regole per le insalate in busta già lavate e pronte da consumare, spesso ingrediente principale di spuntini consumati in pausa pranzo nei luoghi di lavoro. DaL 13 agosto, insieme agli altri prodotti di '4a gamma' come le verdure pronte da cuocere o le macedonie in vasetto, scatta l'obbligo della conservazione in frigorifero ad un massimo di 8 gradi, riportando informazioni chiare sulle etichette relative a ingredienti, istruzioni per l'uso, modalità di conservazione e limite massimo per il consumo. Per i prodotti in giacenza è previsto lo smaltimento fino ad esaurimento delle scorte. Un pacchetto di norme che secondo il presidente di Aiipa-Confindustria 4/a Gamma costituisce un "punto di svolta" per una "ulteriore crescita in senso qualitativo" del comparto e per garantire "informazioni ai consumatori". Un parere condiviso in linea teorica dall'Unione Nazionale Consumatori, che chiede "controlli a tappeto" alle istituzioni competenti e si rivolge direttamente ai consumatori affinché segnalino eventuali irregolarità utilizzando un apposito indirizzo e-mail per farlo (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.). L'Unc teme infatti la non corretta attuazione della nuova normativa nonostante gli esercizi commerciali abbiano avuto "un anno - spiegano all'Unc - per adeguare i loro frigoriferi alle nuove disposizioni". Il decreto attuativo della legge 77/2011 è datato infatti 20 giugno 2014 e in mancanza di apparecchi adeguati, i prodotti rischiano di sparire dagli scaffali di alcuni negozi o supermercati. La legge poi non lo dice, ma la conservazione deve avvenire "al di sopra dei 4 gradi". Un altro rischio è il prezzo, di per sé già elevato, che potrebbe ulteriormente salire. Secondo Agostino Macrì dell'Unione Consumatori, questi prodotti "si sono affermati sul mercato per la loro comodità e praticità anche se, ovviamente, queste qualità si pagano". A suo avviso le nuove disposizioni sono un "passo avanti in materia di sicurezza alimentare e verso la trasparenza e la corretta informazione del consumatore", che potrebbe però comportare un aumento dei costi, a carico del consumatore finale. Tra le nuove disposizioni figura anche il limite massimo del 40% di "ingredienti di origine vegetale non freschi o secchi" ammessi sul totale del prodotto finito. Sulla confezione dovranno poi essere riportate "in un punto evidente" per poter essere "facilmente visibili e chiaramente leggibili", la tipologia del prodotto e le diciture 'lavato e pronto per il consumo', oppure 'lavato e pronto da cuocere'. Altre indicazioni obbligatorie riguardano le istruzioni per l'uso e le disposizioni sulla conservazione 'a temperatura inferiore agli 8°C', condizione che normalmente si verifica nei frigoriferi domestici. Infine il limite di utilizzo, che deve essere 'entro due giorni dall'apertura della confezione e comunque non oltre la data di scadenza'. Quanto ad eventuali confezioni non pienamente conformi è previsto lo smaltimento delle giacenze con una data ultima che l'Unione Consumatori stima nel 20 agosto, calcolando 5/7 giorni di durata dei tali prodotti.(ANSA).

1° trimestre 2015: vittime sul lavoro in aumento rispetto al 2014

Ogni giorno nel nostro Paese muoiono in media almeno 2 lavoratori. E’ questa una delle rilevazioni più drammatiche che giungono dal bilancio trimestrale delle vittime sul lavoro registrate nel primo trimestre del 2015 con 206 infortuni mortali verificatisi in tutto il Paese. Un’istantanea scoraggiante quella elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – sulla base di dati Inail – che pone innanzi ad un ancora più sconfortante confronto con il primo trimestre del 2014 e in cui si contavano 20 vittime in meno. Così il fenomeno delle morti bianche si aggrava con 142 infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro e 64 in itinere. E con un incremento delle morti bianche verificatesi in occasione di lavoro nel primo trimestre 2015 pari al 4,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014. Intanto a contare il maggior numero di vittime proprio in occasione di lavoro è sempre la Lombardia (21) infortuni mortali, seguita dal Veneto (17) dal Lazio (13). Seguono: Toscana ed Emilia Romagna (11), Puglia (10), Campania e Piemonte (9), Abruzzo e Sicilia (7). Per quanto riguarda, invece, il rischio di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa il dato più sconfortante giunge dall’Abruzzo con un’incidenza di 14,3 contro una media nazionale di 6, seguito dall’Umbria (13,9) e dalla Basilicata (11,1). Sopra la media nazionale stanno anche il Veneto, la Toscana, la Puglia, le Marche, il Trentino Alto Adige e la Liguria. Il 13,4 per cento degli incidenti mortali si è verificato nel settore delle attività manifatturiere, l’11,3 per cento in quello delle costruzioni, il 9,9 nel trasporto e magazzinaggio, il 7,7 per cento nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione autoveicoli e motocicli. La fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 45 e i 54 anni con 48 vittime su 142. Le donne che hanno perso la vita nei primi tre mesi dell’anno in occasione di lavoro sono state 7. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 19 pari all’13,4 per cento del totale.  A livello provinciale la capitale a guidare la triste classifica con 10 morti bianche, seguita da Milano (8), Treviso (6), Perugia e Bari (5), Benevento, Varese, Cuneo e Ravenna (4).

Nasce “Poste Insieme Onlus” la Fondazione di Poste Italiane per il sociale

La creazione della prima Casa famiglia protetta per madri detenute e un programma strutturato di prevenzione e contrasto alla dispersione scolastica sono le due iniziative che daranno il via alle attività di Poste Insieme Onlus. La Fondazione, presieduta dalla Presidente di Poste Italiane Luisa Todini, nasce per promuovere e sviluppare politiche di inclusione e solidarietà in materia di assistenza sociale e socio-sanitaria, beneficenza, istruzione, sport dilettantistico e tutela dei diritti civili dei soggetti svantaggiati La Fondazione promuoverà inoltre reti di volontariato aziendale tra i dipendenti del Gruppo Poste Italiane, e sarà lo strumento attraverso il quale l’Azienda potrà tradurre in attività di ampio respiro, a livello nazionale e territoriale, la sua vocazione alla responsabilità sociale e la vicinanza alle esigenze dei cittadini. “Per dare inizio al nostro lavoro – ha spiegato la Presidente – la Fondazione ha individuato due contesti dove esclusione e svantaggio troppo spesso impediscono la sostanziale tutela dei diritti, seppure formalmente garantita. Da un’analisi e un confronto con istituzioni e soggetti del no profit abbiamo deciso di concorrere – dando così concreta attuazione alla legge 62/2011 che ne ha stabilito l’istituzione – alla nascita della prima casa famiglia protetta in Italia espressamente dedicata all’accoglienza dei bambini di madri detenute, costretti a vivere senza alcuna colpa nella restrizione degli spazi carcerari. Il diritto all’istruzione e la volontà di contrastare e prevenire la dispersione e l’abbandono scolastico – ha proseguito la Presidente Todini – saranno invece al centro della seconda iniziativa d’esordio della Fondazione. Con il progetto “Mentoring” effettueremo infatti un programma strutturato di interventi di sostegno partendo dai territori in cui l’indice di dispersione scolastica è più consistente, quali la Campania, la Calabria e la Puglia”. In entrambe le iniziative, raccogliendo una sensibilità molto diffusa in Azienda, prevediamo di coinvolgere in attività di volontariato i dipendenti di Poste Italiane: questa caratteristica portante della Fondazione rappresenta un valore aggiunto anche in termini di sostenibilità futura dei progetti. La Fondazione, per la cui gestione non sono previsti oneri, potrà realizzare le proprie attività in via diretta, promuovendo iniziative e progetti propri o in collaborazione, associazione o partecipazione con altre istituzioni.Poste Insieme Onlus potrà inoltre finanziare specifici progetti di utilità e solidarietà sociale proposti da altri soggetti pubblici o privati purché coerenti con le finalità statutarie della Fondazione e i programmi operativi.

Regione: la proposta di Legambiente per il nuovo piano antismog

“Al Piemonte serve subito un nuovo e coraggioso piano antismog”. E’ questo l’appello fatto daLegambiente all’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggianel corso dell’iniziativa “Cambiamo aria” organizzata questa mattina dall’associazione ambientalista al Circolo dei Lettori di Torino. Oltre all’assessore regionale hanno preso parte all’iniziativa il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, l’assessore all’Ambiente del Comune di Torino Enzo Lavolta, Franco Pistono, assessore all’Ambiente di Vercelli, Claudio Lombardi, assessore all'Ambiente di Alessandria, Maria Bagnadentro, assessore all'Ambiente di Asti, Marco Pagani, presidente della Commissione Ambiente del Comune di Novara, Angelo Robotto, direttore dell’Arpa Piemonte, Fabio Zanchettaper la Rete Mobilità Nuova e Dario Manuetti, presidente de La Città Possibile. In tutto il Piemonte i livelli di inquinamento continuano ad essere alti, ben oltre i limiti consentiti per legge. Analizzando i dati relativi ai primi 100 giorni dell’anno emerge che Torino, Asti e Alessandria hanno già consumato il “bonus” dei 35 superamentidella soglia massima giornaliera consentita per il PM10. Preoccupanti anche i livelli medi raggiunti dalle polveri PM2,5 che superano i 25μg/m3 ad Alessandria, Asti, Vercelli, Torino, Ivrea, Borgaro, Chieri e Settimo Torinese. Ma oltre i limiti nei primi 100 giorni dell’anno sono anche i valori medi del biossido di azoto a Torino, Novara, Vercelli, Biella, Alessandria e Asti. Da non sottovalutare nei prossimi mesi estivi anche il problema ozono: nell’estate 2014 per l’O3 si sono registrati valori oltre i limiti a Torino e Vercelli. “Maggio può sembrare un mese irrituale per parlare di smog ma per superare l’ ”emergenza” permanente in cui si ricade ogni inverno, occorre partire per tempo e con la mente lucida –ha dichiarato Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. C’è poi da sottolineare che lo smog non è un problema confinabile ai soli mesi invernali: in piena estate il nemico numero uno per anziani, bambini e cardiopatici è l’ozono troposferico, gas fortemente ossidante e tossico che può portare a diverse patologie cardio-respiratorie. Crediamo che chi ha responsabilità politiche –ha continuato Dovana- debba dare soluzioni concrete per abbandonare o ridurre drasticamente l’uso dell’auto di proprietà, ancora la principale responsabile delle concentrazioni di inquinanti nell’aria. Ma è fondamentale che si incida anche in campo energetico, del verde urbano e dell’agricoltura. Perché ciò avvenga in tutto il Piemonte in modo strutturale e coordinato, facendo un passo avanti rispetto alle politiche emergenziali o alle iniziative spot messe in atto dai diversi comuni, è indispensabile aggiornare il piano regionale sulla qualità dell'aria, vecchio ormai di ben 14 anni”. L’associazione ambientalista ha accolto con favore la volontà espressa dall’assessore regionale Valmaggia di voler arrivare ad avere entro qualche mese il nuovo Piano di risanamento della qualità dell’aria e ha deciso di presentare alla Regione e ai comuni piemontesi le proprie proposte antismog “concrete ed efficaci a partire dalle città”. Per Legambiente il nuovo Piano dovrà fissare obiettivi ambiziosi ma anche indicare gli strumenti concreti per raggiungerli: “Non c'è bisogno di nuove analisi, né di enunciazioni di principio, ma sono urgenti misure immediatamente praticabili. Per questo la prima indicazione che ci sentiamo di dare alla Regione è il principio della concretezza con cui deve essere scritto il piano”. Oltre alla concretezza Legambiente raccomanda alla Giunta Chiamparino di seguire in fase di stesura del nuovo Piano antismog un percorso di integrazione con le altre politiche e pianificazioni delle diverse direzioni regionali, in particolar modo con il settore dei trasporti, delle infrastrutture, dell'urbanistica e delle politiche industriali. Sarà inoltre fondamentale attivare strumenti di controllo sull’efficacia del Piano che siano efficaci sia per la stessa Regione, sia per le Amministrazioni comunali. Per Legambiente la programmazione regionale, così come la pianificazione delle azioni previste nei vari comuni, sarà più efficace se costruita tramite un percorso partecipato, in cui i portatori di interesse siano consultati attraverso un confronto attivo e continuativo nel tempo. “Per questo proponiamo alla Regione Piemonte di attivare un tavolo permanente sul tema della qualità dell'aria, di cui facciano parte le città con più di 20.000 abitanti, i comuni a loro limitrofi e quelli in cui si evidenzia il superamento di uno o più valori limite aumentati del margine di tolleranza; l'Arpa e le Associazioni ambientaliste e impegnate sui temi della mobilità sostenibile”. L’associazione ha poi indicato quelli che dovrebbero essere i campi d’azione principali delle politiche antismog dei prossimi anni. Per Legambiente la vera sfida per combattere lo smog si gioca nelle città, a partire dalla fonte principale: i trasporti e la mobilità urbana. La riduzione del parco auto circolante deve essere l'obiettivo principale da porsi: “Per muoversi in modo sostenibile dentro le città è indispensabile progettare i nuovi spazi urbani e riadattare quelli esistenti in modo che siano facilitati gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Devono replicarsi in modo capillare le zone 30 nelle aree residenziali (concepite con le caratteristiche europee), estendendo inoltre il limite dei 30 km orari in tutto il territorio cittadino ad eccezione delle grandi vie di scorrimento. Vanno previste delle congestion charge zone al fine di limitare il traffico veicolare privato e reperire risorse economiche da destinare al trasporto pubblico. Vanno aumentati i posteggi per le biciclette, soprattutto nei luoghi di interscambio con i mezzi di trasporti utilizzati dai pendolari, così come vanno costruiti e resi appetibili i posteggi di interscambio alle porte della città”. Per reperire le risorse necessarie, il piano regionale dovrebbe inserire l'obbligo di destinare alla mobilità ciclabile almeno il 15% dei proventi delle multe destinati alla sicurezza stradale (del 50% previsto per legge e deliberato dai Comuni) e almeno il 10% dei proventi delle sanzioni ad interventi di moderazione del traffico. Le amministrazioni comunali dovrebbero inoltre essere obbligate dal piano regionale ad aggiornare costantemente i propri Pums (Piani urbani della mobilità sostenibile). “Nel chiedere uno sforzo ai cittadini affinché cambino le loro abitudini di spostamento –si sottolinea nel documento di Legambiente- è indispensabile un incremento dell'offerta dei mezzi pubblici, che hanno visto in questi anni una sostanziale riduzione in termini di risorse e di offerta, sia a livello urbano che extraurbano. Non c'è bisogno di grandi opere molto impattanti per il territorio, molto costose e dalla dubbia utilità, è necessario invece tornare ad investire sul trasporto pubblico per i pendolari, a partire da quello ferroviario, utilizzato quotidianamente da migliaia di persone. In Piemonte dal 2010 ad oggi sono stati effettuati tagli complessivi del 7,5% al servizio e sono state soppresse ben 14 linee; la conseguenza è che ci sono 33 mila persone in meno ogni giorno sui treni piemontesi. Anche in periodo di crisi economica il problema non è l'assenza di risorse ma la loro allocazione: l'investimento regionale per il trasporto ferroviario regionale è pari allo 0,4% del bilancio, mentre dovrebbe essere almeno del 5% e mentre continua ad essere carente l'offerta dei mezzi pubblici si continua ad investire in grandi opere, strade e autostrade. Questa tendenza va assolutamente invertita”. Anche il settore energetico e di gestione del calore secondo Legambiente può dare un contributo significativo alla riduzione dell'inquinamento in Piemonte: “L'energia solare e le altre fonti energetiche rinnovabili che non prevedono la combustione possono sostituire gli impianti esistenti di produzione energetica o di calore attualmente esistenti, contribuendo al miglioramento della qualità dell'aria. Altrettanto sforzo va poi fatto nella direzione della rigenerazione urbana, per far sì che i tantissimi edifici attualmente poco performanti dal punto di vista dell'efficienza energetica vengano riqualificati, così che venga diminuito il loro fabbisogno energetico per il consumo di energia elettrica e per il riscaldamento/raffrescamento”. Per Legambiente il Piano dovrebbe inoltre prevedere misure e azioni specifiche per tutelare e potenziare il verde in città, collegando tra loro le aree verdi, in modo tale che si realizzi una vera e propria maglia ecologica urbana connessa alle aree agricole periurbane. Altrettanta attenzione dovrà essere data inoltre al tema dell'agricoltura e a quali misure mettere in campo affinché anche questo settore, spesso trascurato da questo punto di vista, sia più sostenibile. Un esempio è la vecchia pratica agricola dell’abbruciamento delle stoppie del riso, e più in generale dei residui vegetali, che non andrebbe più consentita laddove vengono superati i limiti di inquinamento previsti per legge. Questa vecchia abitudine dovrebbe essere definitivamente archiviata a favore dell’interramento delle stoppie, pratica ormai messa in atto dalla maggior parte delle aziende risicole con benefici sia ambientali che agronomici; mentre i residui vegetali possono utilmente essere compostati a livello domestico o in appositi centri di raccolta.

10 consigli per limitare gli inconvenienti in viaggio

Pronti a partire per le tante agognate vacanze? Attenzione, perché qualche disattenzione o inconveniente potrebbero rovinare il periodo di riposo. CartOrange, la più grande azienda italiana di consulenti di viaggio, ha stilato un vademecum con i suggerimenti utili per evitare sorprese durante il viaggio. «Ogni giorno i nostri 400 Consulenti per Viaggiare organizzano viaggi su misura per i clienti: oltre ad ascoltare le loro esigenze e costruire il viaggio dei loro sogni, cercano di aiutarli dando anche suggerimenti di ordine pratico per partire tranquilli» afferma l’ad di CartOrange, Gianpaolo Romano. Grazie all’esperienza maturata in oltre 15 anni di attività e alle domande più frequenti dei viaggiatori, ecco quindi un decalogo su cosa mettere in valigia e su come comportarsi in certe occasioni.

Uno degli incubi più ricorrenti dei viaggiatori è quello di arrivare a destinazione e di ritrovarsi senza valigia. Cosa fare in caso di perdita del bagaglio? «Consigliamo di inserire un "kit abbigliamento di emergenza" nel bagaglio a mano – dicono i consulenti di CartOrange -. Se si viaggia in coppia, per esempio, il suggerimento è non fare ognuno la propria valigia ma mischiare i capi di lui e di lei, in modo da avere comunque qualcosa da mettersi nel malaugurato caso che una delle due valige non arrivi. Non dimenticare inoltre di inserire sempre la targhetta sul proprio bagaglio con indicata la destinazione».

Un'altra preoccupazione è legata al denaro. «Il nostro suggerimento è di non portare una sola carta, ma di dotarsi di un bancomat, una carta prepagata e una carta di credito (legata al conto) a testa. Consigliamo di ritirare i soldi nella valuta locale direttamente in loco, prelevando dagli sportelli delle banche, ma suggeriamo di portare anche un po’ di contanti. Per quanto riguarda la carta di credito verificate che sia di un buon circuito internazionale e che abbia i numeri in rilievo per un eventuale noleggio auto» affermano i consulenti.

Attenzione anche al telefono: «Informatevi sulle tariffe e le condizioni dell’uso all’estero del vostro operatore. Valutate anche l’acquisto di una Sim dello Stato in cui vi trovate, farà risparmiare soldi a voi e a chi vi chiama» scrivono nel vademecum.

Un’altra “area d’ansia” riguarda i documenti. «Ai nostri clienti suggeriamo anzitutto di controllare per tempo la validità e poi di fare sempre delle fotocopie dei documenti più importanti, conservando una copia nel bagaglio a mano e una copia nel bagaglio da stiva» aggiungono.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, si consiglia di vestirsi sempre in modo comodo e caldo durante i voli, soprattutto quelli lunghi, visto che la temperatura in cabina è sempre molto bassa, per evitare la disidratazione che la pressurizzazione dell’aria comporta.

A livello di organizzazione, meglio non rischiare di perdere voli o coincidenze. «Cercate sempre di arrivare con largo anticipo rispetto all’orario del check in – suggeriscono i consulenti -. L’inconveniente dell’ultimo minuto può capitare ed è quindi meglio avere un buon margine».

Per quanto riguarda i medicinali, il suggerimento è portare con sé tutti i farmaci di prima necessità che potrebbero servire in caso di emergenza.

Non dimenticate poi di portare con voi una lista di contatti utili del Paese ospitante nel caso in vacanza vi capitasse un'emergenza di qualsiasi tipo. Lasciate ai vostri parenti ed amici non solo i contatti personali, ma anche i recapiti delle strutture dove alloggerete.

Fondamentale è comunque l’assicurazione. Prima di partire fate le opportune assicurazioni e ricordatevi che i consulenti CartOrange sono disponibili con un’assistenza durante il viaggio.

Importante è poi il rispetto degli usi e costumi locali: «Meglio informarsi prima, alcune abitudini sono molto lontane dalla nostra cultura. Per apprezzare al meglio un Paese, è opportuno anche informarsi sulla loro storia: con i Viaggi nel Tempo di CartOrange si propongono delle lezioni preparatorie per scoprire al meglio il Paese che si visita» aggiungono.

Infine, ecco alcune cose che è meglio avere sempre con sé: «Non dimenticate una presa elettrica internazionale, che occupa poco spazio in valigia ed è sempre bene avere – consigliano da CartOrange -. Per chi porta occhiali, meglio portare sempre un secondo paio di emergenza: un piccolo inconveniente potrebbe rovinare la vacanza. Meglio avere anche un abito elegante per eventuali e impreviste occasioni in strutture alberghiere internazionali di alto livello. Infine, se siete in viaggio di nozze, portate una copia delle pubblicazioni. Viene richiesta a volte da hotel o fornitori di servizi per l'applicazione di sconti o promozioni agli sposi».

Non resta che partire con il sorriso sulle labbra e tanta voglia di scoprire il mondo.

CartOrange - Viaggi su misura (www.cartorange.com) è la più grande azienda di Consulenti per Viaggiare®, attiva in Italia da oltre dieci anni con più di 400 professionisti e svariate filiali sul territorio nazionale. Con il progetto Viaggi nel Tempo CartOrange aggiunge una dimensione nuova al viaggio: gli itinerari sono pianificati da storici e archeologi che curano lezioni preparatorie per i partecipanti e poi li accompagnano sul posto di persona o con un e-book dedicato.

Psicologa, la richiesta tra giovani è favorita pure da sesso online

Se sempre più uomini chiedono al chirurgo un intervento per l'allungamento e l'ingrandimento del pene, come confermano i dati della Società italiana di chirurgia genitale maschile, è anche perchè gli uomini si sentono ''sempre più insicuri al cospetto di una figura femminile che, al contrario, si dimostra più libera e sicura di sè''. A far luce sulle motivazioni alla base del trend in crescita per questo particolare tipo di intervento chirurgico è la psicologa e psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell'Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap). ''C'è una grande insicurezza degli uomini rispetto alla donna perché oggi la donna è cambiata: non è più - spiega la psicologa - una donna che fa sentire l'uomo potente dal punto di vista sessuale. La donna oggi sceglie, esprime, pretende la sua parte di gratificazione sessuale, mentre le donne prima consideravano il diritto alla propria sessualità non così esplicito e chiaro''. Oggi, insomma, le donne ''fanno i confronti, possono avere rapporti con più uomini e quindi questo alza l'ansia da prestazione degli uomini nel confronto con altri pari. E' quindi ovvio che il senso di inadeguatezza anche per quanto riguarda la corposità fisiologica del proprio pene è un elemento di ansia che può portare un uomo a sentirsi inadeguato e a richiedere l'intervento di allungamento dell'organo''. Un tipo di intervento sempre più diffuso soprattutto tra i giovani: ''questo perché - sottolinea l'esperta - i giovani hanno più rapporti promiscui e quindi hanno un'attività sessuale più varia con più persone. I giovani, avendo la possibilità di conoscere più partner sessuali, sono più assoggettati al giudizio della donna''. Ma un ruolo ha anche la Rete: ''La diffusione su larga scala del sesso su Internet, con filmati hard a portata di mano, mette ancora più in difficoltà i ragazzi perché è più facile un confronto che può farli sentire inadeguati''. Altro fattore è la frequentazione massiccia delle palestre. Cosa significa? ''Significa che la possibilità di confronto dei ragazzi con i propri coetanei è più diffusa''. Insomma, conclude la psicologa, ''meno si hanno situazioni in cui c'è la possibilità di confronto e meno si mette in risalto questa sensazione di non essere adeguati''.(ANSA).

Quasi un miliardo di dispositivi Android a rischio: agli hacker basta conoscere numero telefono

È potenzialmente la nuova frontiera dei pericoli informatici sullo smartphone, quello che gli esperti di settore hanno definito "il Santo Gral" dei cyberattacchi, ovvero: violare dispositivi senza che la vittima faccia nulla, né un clic, né il download di un programma maligno, ma semplicemente inviando un messaggio al telefono da "infettare". È la nuova minaccia scoperta da una società di ricerca che sfrutta una vulnerabilità di Android e che mette a rischio quasi un miliardo di dispositivi. La falla nel sistema operativo mobile di Google è stata scoperta da un esperto della società di sicurezza informatica Zimperium, Joshua Drake, che la illustrerà nel dettaglio fra pochi giorni alla conferenza Black Hat di Las Vegas. La vulnerabilità è molto grave, anticipa Drake sul blog aziendale, perché fornisce agli hacker molti strumenti per violare dispositivi e fra questi il più grave è quello di riuscirci con l'invio di un semplice messaggio multimediale (Mms). Ai criminali non serve nient'altro che il numero di telefono delle vittime, facilmente reperibile. La minaccia è stata già ribattezzata l"Heartbleed" (la falla che l'anno scorso mise espose milioni di pc nel mondo) degli smartphone. L'obiettivo per attacchi di questo tipo, scrive l'esperto, può essere chiunque: dai capi di governo agli ufficiali di Stato, dai top manager ai responsabili informatici di aziende. Ma anche semplici utenti, le cui informazioni sensibili - ad esempio quelle mediche - sono sempre più nel mirino dei cyber-criminali. La società Redspin ha certificato che dal 2009 a fine 2014 sono stati violati quasi 41 milioni di dati sanitari. "Se 'Heartbleed' dall'era dei pc fa venire i brividi, questo è molto peggio", rimarca Drake. La vulnerabilità, spiega l'esperto, si chiama "Stagefright" e permette agli hacker - con un banale Mms - di entrare in possesso dei dati che l'utente custodisce sul dispositivo e di attivarne innumerevoli funzioni, anche il microfono e la registrazione audio. La minaccia è subdola perché la vittima non solo non deve cliccare da nessuna parte, ma non deve nemmeno aprire o visualizzare il messaggio: è sufficiente il solo invio per infettare lo smartphone. L'Mms può essere rimosso dall'hacker prima ancora che il destinatario ne veda la notifica. La falla, aggiunge Drake, riguarda il 95% dei dispositivi Android (smartphone e tablet), circa 950 milioni. Al momento non ci sono prove che sia stata concretamente sfruttata, ma il bacino di utenti potenzialmente a rischio non è da sottovalutare considerando che Android di Google è il sistema operativo "mobile" installato su oltre l'80% degli smartphone in circolazione nel mondo. "Stagefright" riguarda tutte le versioni di Android dalla 2.2 in poi. Prima di essere divulgata, la minaccia è stata segnalata a Google che si è attivata e ha reso disponibili delle "patch" che però produttori e operatori partner devono implementare sui vari modelli che supportano Android. Potrebbe volerci del tempo prima che tutti vengano adeguatamente aggiornati.(ANSA).

Un bimbo a settimana muore soffocato, 80% casi colpa cibo

Il pericolo, più che dai giocattoli inadatti come di solito si pensa, arriva invece dal cibo: in Italia, ogni settimana, un bambino (oltre 50 in un anno) muore soffocato per aver ingoiato oggetti pericolosi e nell'80% dei casi si tratta, appunto, di incidenti legati agli alimenti. La cosa più grave è che queste morti potrebbero essere prevenute se chi è accanto al piccolo in quegli istanti fosse in grado di mettere in atto le opportune manovre salvavita di disostruzione delle vie aree. Ma pochi le conoscono, ed è per questo che il ministero della Salute ha organizzato per il prossimo 23 aprile la prima Giornata nazionale sulle manovre di disostruzione in età pediatrica. Manovre semplici che possono salvare una vita: "Avere cognizione di cosa fare in questi casi - ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, presentando l'iniziativa - fa veramente la differenza. A volte bastano 30 secondi di distrazione perché si verifichi una tragedia; informarsi è quindi fondamentale". Lo stesso messaggio arriva anche da Lorella Cuccarini, socio-fondatore e testimonial dell'Associazione '30 ore per la vita Onlus' (sul cui sito è disponibile un video informativo sull'argomento): "Conoscere queste manovre salvavita è fondamentale ed è necessario - ha sottolineato - per essere cittadini responsabili". Proprio per diffondere la conoscenze di questi gesti facili ma 'vitali', il 23 aprile all'Auditorium di Roma il Ministero, insieme all'Associazione '30 ore per la vita', ha in programma una manifestazione durante la quale i cittadini potranno apprendere queste manovre, oltre ad una serie di informazioni, e iniziative come questa, ha detto Lorenzin, seguiranno in tutta Italia. Il fenomeno è infatti allarmante, come si evince dai numeri: ''Nel Registro europeo per gli incidenti da soffocamento nei bambini - ha rilevato lo statistico Dario Gregori della Scuola di Medicina dell'Università di Padova, responsabile del Registro, ''sono in totale 25mila dal 2004 ad oggi i casi di questo tipo descritti, e in Italia nel decennio 2003-2013 si sono avute 5868 ospedalizzazioni per incidenti alle vie aree superiori''. Quanto all'età, il 67% degli incidenti avviene in bimbi tra 0-3 anni e il 25% tra i 3-14 anni. Più a rischio i maschi, coinvolti nel 57% degli incidenti da soffocamento (contro il 42% delle femmine). Tuttavia, avverte, ''meno del 4% degli incidenti si deve ai giocattoli, sulle cui confezioni ci sono dei 'warning' sulle età per l'uso, mentre l'80% è legato al cibo. Ciò anche perchè in Italia non sono previste 'allerta' sulle confezioni come accade negli altri Paesi''. In Usa ad esempio, afferma, ''sulle confezioni di hot dog, noccioline o alcuni dolci, è indicato che possono causare soffocamento nei bimbi piccoli''. Oltre all'informazione, dunque, ''lo step successivo e necessario - è l'appello dell'esperto - è una regolamentazione con 'allerta' ad hoc sugli alimenti rispetto ai bambini''. Un'indicazione utile per i genitori, dal momento che il 58% degli incidenti, afferma Gregori, ''avviene proprio con la loro supervisione; ciò indica che molto spesso i genitori stessi non sanno identificare il pericolo e prevenirlo''. Insomma, ''fino a pochi anni fa, le morti di bimbi per soffocamento erano definite delle 'tragiche casualità', ma oggi - ha concluso Marco Squicciarini, medico esperto in manovre di disostruzione pediatrica - tale 'casualità' si può prevenire, basta la conoscenza''.

Anas presenta il Piano per l’esodo estivo 2015

In occasione delI’Esodo Estivo 2015, Anas Spa ha elaborato il Piano di interventi e assistenza ai propri clienti, in collaborazione con i Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e degli Interni, Prefetture, Polizia Stradale, Enti Locali, Carabinieri, Protezione Civile, Centro di Coordinamento Nazionale Viabilità Italia e le concessionarie autostradali.

I nostri clienti – ha sottolineato oggi il presidente di Anas Gianni Vittorio Armani, in occasione della presentazione del Piano presso il Centro di Coordinamento Nazionale Viabilità Italia del Ministero dell’Interno – hanno bisogno di mobilità in sicurezza e senza difficoltà, di informazioni sull’andamento del traffico, di soluzioni per le emergenze nel più breve tempo possibile. Proprio per cercare di dare risposte concrete con azioni efficienti, Anas metterà in campo, durante il periodo dell’esodo estivo, 2.500 addetti su tutto il territorio per la sorveglianza, il pronto intervento, il coordinamento tecnico, l’infomobilità e la comunicazione  ai clienti. Tra queste azioni – ha aggiunto il presidente Armani – Anas ha attuato una drastica riduzione dei cantieri inamovibili sull’intera rete italiana e ha messo in campo ogni sforzo per la riapertura prima dell’esodo estivo, il 25 luglio, del Viadotto Italia sulla autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria: un’arteria primaria per gli spostamenti Nord-Sud dove per la prima volta, quest’anno, sarà attivo un solo cantiere”.

In particolare il Piano presentato oggi dal Presidente Armani prevede una serie di azioni specifiche:

1) Monitoraggio 24 ore su 24 del traffico sulla rete stradale nazionale e in particolare su alcuni tratti critici:

·         A3 Salerno-Reggio Calabria: tratto tra il km 153 ed il km 159 (Viadotto Italia);

·         Sicilia: Autostrada A19 Palermo-Catania; Autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo;

·         Friuli Venezia Giulia: Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 verso i valichi di confine;

·         Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis): Umbria, Toscana, Emilia Romagna;

·         Direttrici SS1 Aurelia; SS16 Adriatica; SS131 ‘Carlo Felice’; SS36 del Lago di Como e dello Spluga; SS45 di Val Trebbia; SS106 Jonica e SS18 Tirrena Inferiore.

Il monitoraggio e l’assistenza per il pronto intervento verranno coordinati dalla Sala Operativa Nazionale e dalle 20 Sale Operative Compartimentali. Si prevede l’utilizzo:

·         di circa 2.500 addetti su tutto il territorio per la sorveglianza, il pronto intervento, il coordinamento tecnico, l’infomobilità e la comunicazione ;

·         oltre 1.000 automezzi;

·         1800 telecamere;

·         300 pannelli a messaggio variabile

2) Individuazione, sulla rete stradale e autostradale di competenza, dei cantieri inamovibili, che sono così individuati:

·         16 sui raccordi autostradali (1 sulla ‘Chieti-Pescara’; 1 ‘Firenze-Siena’; 1 ‘Bettolle-Perugia’; 1 raccordo di Reggio Calabria; 12 ‘Sicignano-Potenza’);

·         9 sulle autostrade, di cui: 1 sull’autostrada A3 ‘Salerno-Reggio Calabria’; 1 cantiere sul Grande Raccordo Anulare di Roma con interessamento della sola corsia di emergenza e di marcia lenta; 7 sulle autostrade siciliane;

·         162 sulle strade statali delle diverse regioni (lo scorso anno erano stati 186).

Da sottolineare che sull’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria sarà presente un solo cantiere inamovibile per 6 km tra lo svincolo Laino Borgo e lo svincolo Mormanno, e ciò costituirà un importante contributo alla fluidità e alla scorrevolezza del traffico.

3) Individuazione calendario del traffico con i “giorni critici”

Anas prevede, in direzione sud, traffico molto intenso (giorni da bollino rosso): il 25 e il 26 luglio, dal 31 luglio al 2 agosto e il weekend dal 7 al 9 agosto. Particolarmente critica la mattina dell’8 agosto: si prevede bollino nero.

Per il contro esodo, in direzione nord, i giorni da bollino rosso sono il 22 e 23 agosto, il 29 e 30 agosto, la mattina del 5 settembre e il pomeriggio del 6.

4) Piano di interventi per l’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria

Il prossimo 24 luglio sarà aperto un nuovo tratto della A3 che comprende anche la Galleria Fossino e, il giorno successivo, il 25 luglio, si riaprirà al traffico (con doppio senso di marcia) il Viadotto Italia. In particolare, il piano operativo Anas prevede che nei giorni di ‘bollino nero’ dell’esodo, in caso di forte congestione di traffico, il Viadotto Italia venga utilizzato in direzione sud con un unico senso di marcia su due corsie, mentre il traffico in direzione nord sarà deviato sul percorso alternativo Laino Borgo/Mormanno. Stessa soluzione sarà adottata eventualmente nel contro esodo, in direzione nord.

Inoltre, è stato esteso ulteriormente il controllo della velocità media e istantanea con il sistema “Vergilius”, già attivo dal km 2,500 al km 52, fino al km 108.

Lungo la Salerno Reggio Calabria saranno operativi:

·         300 addetti;

·         85 mezzi operativi;

·         48 pannelli a Messaggio Variabile con informazioni statiche e dinamiche sul traffico;

·         5 presidi multi operativi (soccorso meccanico, sanitario e Vigili del Fuoco)

·         5 Info Point per le informazioni sulla viabilità

5) Piano di interventi per il viadotto Himera sulla Autostrada A19 Palermo-Catania

Il 10 aprile 2015 un movimento franoso ha interessato il viadotto “Himera 1” dell’Autostrada A19 Palermo – Catania, a seguito del quale Anas ha disposto la chiusura al transito del tratto tra lo svincolo di Scillato (km 56,800) e lo svincolo di Tremonzelli (km 73,000).

Il 20 luglio scorso l’azienda ha avviato l’iter per l’affidamento dei lavori sul viadotto che saranno consegnati entro la prima metà di agosto. Gli interventi, per un costo di  9,3 milioni di euro, approvati dal Commissario delegato per l'emergenza Himera, Marco Guardabassi, prevedono:

·         la demolizione / decostruzione della carreggiata in direzione Catania;

·         l’adeguamento della strada provinciale 24 alle condizioni necessarie per la circolazione del traffico veicolare autostradale;

·         la realizzazione della rampa di innesto in autostrada. 

Intanto Anas ha individuato e predisposto dei percorsi alternativi per il traffico dei mezzi leggeri

e dei mezzi pesanti, consultabili sul sito di Anas all’indirizzo   www.stradeanas.it/index.php?/content/index/arg/percorsi_alternativi_a19

6) La comunicazione ai clienti

Sono stati potenziati una serie di strumenti per una informazione precisa e tempestiva:

·         Il sito internet www.stradeanas.it;

·         Il servizio VAI (Viabilità Anas Integrata) disponibile gratuitamente sia per Smartphone, sia per piattaforma Apple (iPhone e iPad) e per Android in “Apple store” e in “Google play”. Si tratta di una piattaforma informativa che  può contare su oltre 1000 stazioni di rilevamento sulla rete Anas, 200 telecamere fisse e 1100 telecamere mobili;

·         La pagina Anas su Facebook e l’account @stradeanas su Twitter;

·         Il canale istituzionale CCISS Viaggiare Informati del MIT al quale Anas partecipa attivamente con risorse dedicate e dati sul traffico.

·         Collegamenti Isoradio/Ondaverde.

  • Il Numero Unico 841.148 del Servizio Clienti Anas.

  • Il Contact Center Anas Numero Verde A3 800.290.092800.290.092 (attivo 24h/24h).

  • Le partnership con Isoradio e Repubblica.it, con spazi informativi dedicati alla viabilità sulla rete Anas.

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Verso un progetto condiviso per il recupero ed il rilancio dei Castelli di Cannero

Nel 2019 ricorreranno i cinquecento anni dell'inaugurazione dei castelli di Cannero. La fortezza oggi è al centro di un importante progetto di messa in sicurezza, di recupero e di valorizzazione. I Comuni di Cannobio e di Cannero e la Fondazione Castelli di Cannero rappresentata dall’architetto Salvatore Simonetti, coordinatore del progetto, mercoledi’ 15 aprile a Palazzo “Parasi” nel cuore del borgo di Cannobio nel corso della rassegna “Parasincontra”, hanno illustrato alla comunità locale il progetto di recupero dei castelli le prossime fasi d’intervento , condivise con la Soprintendenza e le ammnistrazioni locali. Presenti numerosi cannobiesi e canneresi con i rispettivi sindaci, Giandomenico Albertella e Federico Carmine. “Ringrazio la proprietà per la sensibilità e l’interesse dimostrato riguardo ai castelli – ha detto Albertella – ringrazio l’architetto Simonetti ed il dottor Vitaliano Borromeo per quanto stanno realizzando in sinergia con i territori, la storia e la popolazione. E’ una bella serata. Operare su un edificio dal carattere di “rudere nell’acqua” è un’esperienza unica ed importante, occorre avere rispetto e non porre in essere interventi invasivi . I Castelli potranno diventare “il museo di se stessi ” coniugando una fruibilità pubblica e privata” . La Rocca Vitaliana vedrà dunque concludersi ,nei prossimi mesi, la fase di messa in sicurezza e l’avvio della fase di sviluppo progettuale del masterplan, approvato dalla Soprintendenza, volto a recuperare e proteggere l’edificio. In un prima parte si interverrà sulla fortezza dell’isola maggiore dell’arcipelago della malpaga. L’isola della prigioni sarà oggetto di un intervento successivo. La delicatezza e l’importanza dell’evento richiederà maestranze, tecniche ed attenzioni particolari (come restauratori a fune per evitare impalcature). “E’ un’occasione importante, ci crediamo”, commenta Federico Carmine Sindaco di Cannero Riviera “organizzeremo presto, con Cannobio, presumibilmente in autunno un nuovo appuntamento”. E’ stato mostrato un tuor virtuale dell’edificio oltre che a dettagliati studi posti in essere per rispettare l’edificio oggetto dell’investimento privato. “ Per intervenire sui castelli di Cannero si deve coscientemente partire da questo binomio rovina/natura: non solo la memoria fisica quale segno di pietra ma soprattutto un’immagine “la cui contemplazione non equivale a fare un viaggio nella storia ma a fare esperienza del tempo, del “tempo puro” (Marc Augé *). E’ da questa frase di Marc Augé – dice l’arch. Simonetti - che vorrei partire per evidenziare la metodologia d’intervento che ci proponiamo di seguire nell’affrontare il tema complesso del “restauro” dei Castelli di Cannero. Cannero rappresenta la rovina per eccellenza. La presenza, o “invasione”, della natura decreta dunque la morte della sua funzione. Allo stesso tempo a quella natura, intesa come “perpetuo rinnovamento e confortante sentimento di una totalità che trascende i destini individuali”, le rovine aggiungono qualcosa che non appartiene più alla storia, ma che resta temporale. Il paesaggio delle rovine, che dunque non riproduce integralmente alcun passato e allude intellettualmente a una molteplicità di passati, conferisce alla natura un segno temporale e la natura, a sua volta, finisce con il destoricizzarlo traendolo verso l’atemporale. Il “tempo puro” è questo tempo senza storia, di cui solo l’individuo può prendere coscienza e di cui lo spettacolo delle rovine può offrirgli una fugace intuizione. Un tempo senza storia dunque. Se la premessa è questa – continua l’arch. Simonetti - un progetto di restauro per i castelli di Cannero deve necessariamente superare una impostazione esclusivamente finalizzata al recupero di una testimonianza costruita con tutte le declinazioni possibili che una tale azione oggi può comportare. Il progetto deve confrontarsi anche sul senso più generale della permanenza di quell’immagine, di quel binomio “rovina/natura”, di un paesaggio mentale appunto (nel senso di coscienza del paesaggio) capace di garantire ancora quella “fugace intuizione”. “Fatta questa doverosa premessa – continua Simonetti - stiamo operando con linee guida, confrontate e condivise passo dopo passo , con la soprintendenza , che ha approvato il masterplan dell’intervento, e con le ammnistrazioni locali. Una parte dell’edificio del castello sarà adibita a residenza privata come già avviene in altre proprietà dei Borromeo e l’altra parte sarà fruibile a piccoli gruppi di visitatori”. “Vogliamo creare qualche cosa di nuovo nel contesto delle proprietà Borromeo, non un museo di vecchia concezione nè una location di divertimento, ma un accurato progetto di attento recupero”, ha concluso Simonetti: “Sarà ripristinato l’antico accesso dal lato lombardo del castello. Il mastio sarà sede importante di un nuovo concetto di “museo”. L’isola delle prigioni vedrà un intervento successivo. E ribadisco , nessuno immagini pontili o strutture invasive”. Le associazioni ambientaliste presenti alla serata ed attente al destino della fortezza cinquecentesca si sono dichiarate all’unisono soddisfatte del modo di procedere e delle linee guida progettuali trattate da Simonetti con passione e dettaglio.

Il Vergante verso l'unità pastorale missionaria

Continua il lavoro di revisione proposto dal Vescovo e dal XXI Sinodo diocesano per far fronte alle nuove sfide dell’evangelizzazione e alla progressiva riduzione dei sacerdoti. Ad essere interessate in queste settimane sono le 16 comunità parrocchiali del Vergante: Ghevio e Pisano, Nebbiuno, Tapigliano-Fosseno e Colazza, Massino Visconti, Brovello e Carpugnino, Gignese, Vezzo e Nocco, Lesa, Villa Lesa, Solcio, Calogna-Comnago e Belgirate. Sono quattro i punti proposti dal vescovo Franco Giulio Brambilla con una lettera, letta ai fedeli, lo scorso fine settimana, durante le celebrazioni festive. La prima novità, in vista della futura Unità pastorale missionaria del Vergante (che sarà l’insieme delle 16 parrocchie sopraddette), è la costituzione di cinque unioni di parrocchie di piccole dimensioni, con alla testa per ognuna un sacerdote responsabile e un economo, a cui spetterà il compito di coordinare i consigli parrocchiali degli affari economici (caep, in sigla) di tutte le 16 parrocchie. La seconda novità diviene, di conseguenza, la rimodulazione dei compiti dei sacerdoti presenti. Come terzo punto c’è l’avvio dell’équipe pastorale dei laici collaboratori, che affiancherà i sacerdoti nel loro apostolato; questa équipe, costituita “ad experimentum”, sarà già in vista dell’ufficializzazione dell’Unità pastorale Missionaria del Vergante. Infine, viene confermata dal nostro vescovo l’alternanza, di domenica, fra la messa, presieduta da un sacerdote, e la liturgia festiva della parola, guidata invece da un laico o da un consacrato (già avviata nello scorso mese marzo), nei luoghi dove il prete non può essere presente per la concomitanza delle altre celebrazioni festive.

LE CINQUE UNIONI DI PARROCCHIE NELL’UNITÀ PASTORALE MISSIONARIA DEL VERGANTE

Come suggerito dal XXI Sinodo diocesano in corso, vengono costituite cinque “Unioni di parrocchie” di piccole dimensioni: Ghevio e Pisano, la prima; Nebbiuno, Tapigliano-Fosseno e Colazza, la seconda; Massino Visconti, Brovello e Carpugnino, la terza; Gignese, Vezzo e Nocco, la quarta; Lesa, Villa Lesa, Solcio, Calogna-Comnago e Belgirate, la quinta. Scrive, infatti, il XXI Sinodo: «Nella nostra diocesi vi sono molte piccole parrocchie che, se da una parte conservano un forte senso di appartenenza, nello stesso tempo faticano a vivere in modo significativo gli elementi essenziali per l’esperienza di una comunità cristiana. Si stabilisce una nuova forma di aggregazione tra queste parrocchie: secondo il giudizio dell’Ordinario e sentiti i Consigli Pastorali, le parrocchie di piccole dimensioni (intorno ai trecento abitanti) e con scarse risorse pastorali siano unite tra loro come “Unione di Parrocchie”, nella persona di un unico parroco. Verrà indicata una Parrocchia di riferimento, dove abiterà il parroco e, con adeguati strumenti di partecipazione, si renderà efficace la collaborazione pastorale con le altre parrocchie». (XXI Sinodo, n. 29) Ciascuna di queste unioni, riunita attorno ad un unico parroco, scrive il vescovo Franco Giulio Brambilla nella lettera letta domenica scorsa, curerà «i gesti essenziali della fede (Parola di Dio, Eucaristia, Iniziazione alla fede dei bambini, Matrimoni, Cura degli anziani)», mentre «l’“Unità Pastorale Missionaria” di tutto il Vergante diventerà lo spazio comune per vivere la missione delle comunità cristiane di annunciare il Vangelo con maggior forza per raggiungere ogni condizione umana (giovani, famiglie, scuola, poveri, ecc.)».

LA RIMODULAZIONE DELLE RESPONSABILITÀ DEI SACERDOTI

L’unione di queste 16 parrocchie nasce anche da due fatti contingenti: le dimissioni in questi giorni del parroco di Solcio, don Michele Ingegnoli, classe 1930, per motivi di salute e la morte di don Alessandro Bottigella, parroco di Tapigliano-Fosseno, mancato improvvisamente negli ultimi giorni dello scorso mese di dicembre. Il Vescovo ha così disposto che, a partire dal prossimo 1° agosto, vengano “rimodulate” le responsabilità dei cinque sacerdoti, presenti nella zona pastorale dell’Unità pastorale missionaria del Vergante, alla guida delle cinque unioni di parrocchie, che sono state ora create. Nello specifico, don Arnaldo Giulini sarà responsabile delle parrocchie di Ghevio e Pisano. Don Maurizio Medina, delle parrocchie di Nebbiuno, Tapigliano-Fosseno e Colazza. Don Emilio Micotti, delle parrocchie di Massino Visconti, Brovello e Carpugnino. Don Albert Tafou, delle parrocchie di Gignese, Nocco e Vezzo. Don Massimo Galbiati delle parrocchie di Lesa, Villalesa, Solcio, Calogna-Comnago e Belgirate. «Questi cinque sacerdoti, - sottolinea il vescovo - pur con la responsabilità sulle parrocchie a loro affidate, sono chiamati a programmare la pastorale lavorando insieme».

L’AVVIO DELL’ÉQUIPE DEI LAICI COLLABORATORI

Infatti, ai sacerdoti si affiancherà, «un’équipe pastorale dei laici collaboratori, che – scrive Brambilla nella sua lettera - può già da ora essere costituita ad experimentum e diventerà ufficiale con la definitiva approvazione della vostra Unità Pastorale Missionaria, secondo le scelte del Sinodo diocesano in corso». Inoltre, «il prossimo anno dovrà essere dedicato anzitutto a far crescere questa collaborazione pastorale comune e a trovare soluzioni che tolgano ai sacerdoti l’ansia delle questioni amministrative ed economiche che sono un peso gravoso, aggiunto alla fatica pastorale». Infatti, i sacerdoti, «devono solo vigilare sulla gestione cristiana dei beni della Chiesa, mentre per tutte le questioni tecniche e burocratiche, i vari CAEP di ciascuna “Unione di parrocchie” potranno essere coordinati da un Economo, in collaborazione con il parroco dell’Unione, come nel modello già partito felicemente nella vicina Stresa».

L’ALTERNANZA DOMENICALE FRA MESSA E LITURGIA FESTIVA DELLA

PAROLA

Infine, viene confermata l’alternanza, di domenica, fra la messa, presieduta da un sacerdote, e la liturgia festiva della parola, guidata invece da un laico o da un consacrato (già avviata nello scorso mese marzo), nei luoghi dove il prete non può essere presente per la concomitanza delle altre celebrazioni festive. Tuttavia, conclude mons. Brambilla, «ora sarà opportuno rivedere ancora qualche orario delle celebrazioni, soprattutto nelle parrocchie lungo il lago».

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL VESCOVO:

Ai fedeli delle parrocchie di: Ghevio e Pisano, Nebbiuno, Tapigliano-Fosseno e Colazza, Massino Visconti, Brovello e Carpugnino, Gignese, Vezzo e Nocco, Lesa, Villa Lesa, Solcio, Calogna-Comnago e Belgirate.

Lo scorso anno le parrocchie del Vergante hanno vissuto il cambio di responsabilità per due sacerdoti di alcune vostre comunità. Dopo qualche mese di cammino si è resa necessaria una verifica del percorso fatto, delle fatiche sperimentate e dei nuovi orizzonti che si aprono davanti a noi. Tutti ormai conosciamo le difficoltà che la nostra Diocesi sta affrontando anche per il sempre minor numero di sacerdoti nel ministero attivo (da gennaio a oggi sono deceduti ben dieci preti e vi sono state solo due nuove ordinazioni). In questi giorni il parroco di Solcio, don Michele Ingegnoli, mi ha chiesto di essere sollevato dalla responsabilità della parrocchia per motivi di salute. A lui va il grazie riconoscente mio e della diocesi e certamente quello della comunità di Solcio che troverà il modo migliore per esprimergli la sua riconoscenza nelle prossime settimane. Non possiamo dimenticare inoltre il carissimo don Alessandro Bottigella, parroco di Tapigliano-Fosseno, che negli ultimi giorni dello scorso mese di dicembre è mancato improvvisamente. Proprio per questo, dallo scorso mese di marzo è stato introdotto nella vostra zona un nuovo orario per la celebrazione delle SS. Messe festive e/o per le Celebrazioni festive della Parola quando il sacerdote non può essere presente. Ora sarà opportuno rivedere ancora qualche orario delle celebrazioni, soprattutto nelle parrocchie lungo il lago. Con questa lettera desidero comunicarvi come abbiamo pensato di “rimodulare” le responsabilità dei cinque sacerdoti della vostra zona pastorale, a partire dal 1 agosto 2015:

- don Arnaldo Giulini responsabile delle parrocchie di Ghevio e Pisano;

- don Maurizio Medina responsabile delle parrocchie di Nebbiuno, Tapigliano-Fosseno e Colazza;

- don Emilio Micotti responsabile delle parrocchie di Massino Visconti, Brovello e Carpugnino;

- don Albert Tafou responsabile delle parrocchie di Gignese, Nocco e Vezzo;

- don Massimo Galbiati responsabile delle parrocchie di Lesa, Villalesa, Solcio, Calogna-Comnago e Belgirate.

Questi cinque sacerdoti, pur con la responsabilità sulle parrocchie a loro affidate, sono chiamati a programmare la pastorale lavorando insieme con l’Équipe pastorale dei laici collaboratori, che può già da ora essere costituita ad experimentum e diventerà ufficiale con la definitiva approvazione della vostra Unità Pastorale Missionaria, secondo le scelte del Sinodo diocesano in corso. Come dice il testo del Sinodo, le cinque “Unioni di parrocchie” di piccole dimensioni (riunite attorno ad un unico parroco) cureranno i gesti essenziali della fede (parola di Dio, Eucaristia, iniziazione alla fede dei bambini, matrimoni, cura degli anziani), mentre l’“Unità Pastorale Missionaria” di tutto il Vergante diventerà lo spazio comune per vivere la missione delle comunità cristiane di annunciare il Vangelo con maggior forza per raggiungere ogni condizione umana (giovani, famiglie, scuola, poveri, ecc.). Il vostro Vescovo vi prega con insistente affetto di aiutare i vostri preti a essere soprattutto ministri del Vangelo e capaci di attenzione alle persone, alleggerendo il carico di lavoro e di fatiche che rischia di disperderli in tante occupazioni che non costruiscono la vita cristiana e ecclesiale. Per questo l’Équipe pastorale dei laici collaboratori sarà decisiva per portare insieme la gioia di annunciare il Vangelo. Il prossimo anno dovrà essere dedicato anzitutto a far crescere questa collaborazione pastorale comune e a trovare soluzioni che tolgano ai sacerdoti l’ansia delle questioni amministrative ed economiche che sono un peso gravoso, aggiunto alla fatica pastorale. Essi devono solo vigilare sulla gestione cristiana dei beni della Chiesa, mentre per tutte le questioni tecniche e burocratiche, i vari CAEP di ciascuna “Unione di parrocchie” potranno essere coordinati da un Economo, in collaborazione con il parroco dell’Unione, come nel modello già partito felicemente nella vicina Stresa. Affido queste riflessioni a tutti coloro a cui sta cuore la presenza della vita cristiana nel Vergante certo che le accoglierete con un vero senso ecclesiale per aiutare la nostra Chiesa a essere più bella e attraente, capace di “annunciare a tutti la gioia del Vangelo”. Vi benedico tutti nel Signore Gesù. +Franco Giulio Brambilla

Bullismo: vittima uno su tre, cresce numero bulli in rosa Fonte: Skuola.net per conto Polizia Postale

Su 15.268 ragazzi intervistati dal portale Skuola.net per la campagna educativa itinerante condotta in tutta Italia "Una vita da social" della Polizia Postale e delle Comunicazioni 1 su 3 si è dichiarato vittima di episodi di bullismo o di cyberbullismo. La fascia d'età più esposta si conferma quella compresa tra i 14 ed i 17 anni, dove i "bullizzati" sono quasi 2 su 5. Questi sono alcuni dati della ricerca svolta dal portale "Skuola.net" per conto della Polizia di Stato, che certifica anche la crescita di bulli in rosa: 1 vittima su 3 denuncia la presenza femminile tra gli aggressori. Dalla ricerca emerge anche che i bulli agiscono soprattutto in gruppo (nel 72% dei casi) e tendono a preferire vittime dello stesso sesso. A dispetto delle notizie di cronaca degli ultimi tempi, il bullismo continua a svilupparsi soprattutto offline: l'87% delle vittime è stato infatti preso di mira esclusivamente o prevalentemente nella vita reale. Episodi di bullismo online colpiscono invece in misura maggiore rispetto alla media le femmine rispetto ai maschi, ma anche gli intervistati nella fascia d'età compresa tra gli 11 ed i 13 anni. Dai dati emerge una certa difficoltà per le vittime a parlare degli atti di bullismo subiti: 1 su 3 non ne parla con nessuno. Il motivo è soprattutto la vergogna (30%) seguito dall'esigenza provata di farsi giustizia da soli (24%), anche se sono soprattutto i maschi ad ammettere di essersi "vendicati" nei confronti del bullo. Fra i 14 ed i 17 anni cresce la percentuale di vittime nel silenzio, mentre tra gli 11 ed i 13 anni si registra una maggiore propensione a confidarsi con gli adulti di riferimento (genitori, professori, etc). In media il 42% delle vittime di bullismo si confida con i genitori. Neanche chi ha assistito ad atti di bullismo ama parlarne. Uno su 4 è rimasto in silenzio. Il motivo di questa "omertà", confessa il 44%, è (ANSA).

La Polizia di Stato mette in allerta gli utenti della Rete

Le numerose segnalazioni che giungono dagli internauti su questo nuovo virus che imperversa ormai da un po’ di tempo sul web, ha indotto la Polizia di Stato ad aumentare le misure di prevenzione attraverso ogni strumento utile a garantire la sicurezza di chi naviga in Rete.

In tale contesto, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha concluso, proprio in queste ultime ore, un’operazione che ha permesso di sgominare un’organizzazione criminale per associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo informatico, estorsione on line e riciclaggio degli illeciti proventi realizzati mediante la diffusione del virus “Cryptolocker”, di cui sono rimaste vittima privati cittadini ma anche aziende, private e pubbliche.

Lo scenario è il seguente: l’ignaro utente riceve sulla propria casella di posta elettronica un messaggio che fornisce indicazioni su presunte spedizioni a suo favore oppure contenente un link relativo ad un acquisto effettuato on line a anche da altri servizi.

Cliccando sul link oppure aprendo l’allegato (solitamente un documento pdf), viene iniettato il virus che immediatamente cripta il contenuto delle memorie dei computer, anche di quelli eventualmente collegati in rete.

A questo punto si realizza il ricatto dei criminali informatici che richiedono agli utenti, per riaprire i file e rientrare in possesso dei propri documenti, il pagamento di una somma di alcune centinaia di euro in bitcoin* a fronte del quale ricevere via e-mail un programma per la decriptazione.

E’ importante non cedere al ricatto, anche perché non è certo che dopo il pagamento vengano restituiti i file criptati!

Tenere sempre aggiornato il software del proprio computer, munirsi di un buon antivirus, fare sempre un backup, ovvero una copia dei propri file, ma soprattutto fare attenzione alle mail che ci arrivano, specialmente se non attese, evitando di cliccare sui link o di aprire gli allegati, sono i consigli più importanti da seguire per impedire l’infezione del Cryptolocker.

Per maggiori informazioni e assicurare un contatto diretto e continuativo con il cittadino, si può fare riferimento anche al Commissariato di P.S. On-line, per tutti coloro che frequentano la rete, caratterizzato da innovativi sistemi di interattività con l’utente, reperibile all’url: www.commissariatodips.it.

Il portale è stato appena integrato con apposita “app” scaricabile gratuitamente dal proprio smartphone o dall’ipad per consentire di venire incontro alle crescenti richieste di assistenza e di aiuto degli utenti della Rete, in tempo reale, e di conoscere sempre di più il mondo del web, i suoi rischi e le sue opportunità.

Tre milioni italiani con un tumore, un quarto già guarito

Sono sempre di più le persone in Italia che hanno ricevuto una diagnosi di tumore, tanto che quest'anno si toccherà la cifra di tre milioni, con un aumento del 20% in 5 anni, ma a differenza di un passato non troppo lontano la notizia di un cancro non equivale più a una condanna a morte. Un quarto di questi, spiega il rapporto Airtum presentato oggi a Roma, ha vissuto già abbastanza a lungo con la malattia da dirsi guariti. Il rapporto è stato stilato sulla base dei 45 registri dei tumori italiani, che coprono il 53% della popolazione, da cui poi sono stati estrapolati i dati per la popolazione generale, e per la prima volta ha calcolato anche quanti anni dopo la diagnosi sono necessari per potersi dire guariti. Per i tumori alla mammella, ad esempio, la cifra è pari a 20 anni, e quindi anche se secondo le proiezioni oltre il 50% delle 600mila donne che oggi hanno questo cancro guariranno al momento ad aver 'tagliato il traguardo' è solo il 16%. Molto più basso il tempo necessario per guarire da un tumore al testicolo o della tiroide, meno di 5 anni, mentre per il 'big killer' degli uomini, quello della prostata, il periodo è 20 anni, mentre la percentuale di quelli che guariranno è del 40%. Ancora migliore del dato dei guariti è quello sui cosiddetti 'lungosopravviventi', quelli cioè che hanno la diagnosi da più di cinque anni, che sono il 60% del totale. I numeri sono confortanti, ha sottolineato Francesco De Lorenzo, presidente della federazione delle associazioni di volontariato in Oncologia (Favo), ma lo scenario che delineano non è privo di problemi. ''Questa è la conferenza che ci consente di dire che abbiamo superato lo stigma 'cancro uguale morte' - ha sottolineato - è ora di fare battaglie affinchè le persone guarite possano contrarre un mutuo, fare un'assicurazione, trovare un lavoro. Serve una battaglia sociale, per garantire ai malati guariti innanzitutto il diritto alla riabilitazione''. Per riuscire ad aumentare la sopravvivenza, ha sottolineato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, occorre puntare decisamente sulla prevenzione, ''che non deve essere più una parolaccia ma un mantra'' e sulla diagnosi precoce per diminuire il numero di nuovi casi. A chi scopre di avere il cancro poi, serve un rapido accesso ai nuovi farmaci, anche se il loro costo è elevatissimo. ''Un sistema come il nostro - ha spiegato - deve essere in grado di garantire a tutti l'accesso a questi farmaci in modo universalistico che o ti guariscono o ti aumentano in modo eccezionale l'aspettativa di vita''. A incidere sulla speranza di guarigione, hanno sottolineato gli esperti dell'Airtum, che ha realizzato il rapporto su 50 tipi di cancro insieme al Cro di Aviano, alla Regione Veneto e all'Iss, sono oltre al tipo di tumore anche l'età alla diagnosi, con il 35% dei pazienti che ha più di 75 anni, mentre la distribuzione dei sessi è più alta per le donne, 45 a 55%. (ANSA).

Airc: da 50 anni con coraggio, contro il cancro

L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e la Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro pubblicano il Bilancio Sociale relativo all’esercizio 2014. 97 milioni di euro sono stati destinati al finanziamento di 575 progetti di ricerca e 143 unità operative - che afferiscono alle 14 grandi progettualità sostenute dai proventi del 5 per mille - affidati a circa 5.000 ricercatori impegnati a lavorare con continuità a progetti fondamentali per la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro. Un risultato straordinario, conseguito grazie al contributo essenziale di 4 milioni e mezzo di sostenitori e 20 mila volontari, che fa di AIRC e FIRC il primo polo privato di finanziamento delle ricerca sul cancro in Italia. In occasione del Cinquantesimo di AIRC viene così superata la cifra totale di un miliardo di euro destinati al finanziamento della ricerca oncologica nel nostro Paese. Un traguardo eccezionale reso possibile da migliaia di ricercatori e di sostenitori che, insieme, hanno contribuito a raggiungere importanti risultati per la cura del cancro, come testimoniano i dati secondo i quali negli ultimi vent’anni il tasso di mortalità è diminuito del 18% per gli uomini e del 10% per le donne. I numeri relativi all’incidenza sottolineano però che, nonostante le buone notizie, la guardia non va ancora abbassata: in Italia, infatti, ogni giorno vengono diagnosticati 1.000 nuovi casi di cancro e circa 2.900.000 persone (quasi il 5% dellapopolazione) convivono con una precedente diagnosi di tumore. “Noi ricercatori sappiamo di avere la grande responsabilità di dover restituire a chi ci sostiene risultati concreti contro la malattia – afferma Salvatore Pece, ricercatore e volto del Bilancio Sociale 2014 – I traguardi degli ultimi anni ci portano a credere che la vittoria di Davide contro Golia non sia solo una bella favola”. Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico AIRC, sottolinea il ruolo fondamentale di “motore” della ricerca oncologica svolto da AIRC e FIRC negli ultimi 50 anni “Oggi più che mai AIRC e FIRC sono fondamentali per il nostro Paese: da Nord a Sud la migliore ricerca oncologica può contare infatti su un sostegno solido, continuo e basato sulla valutazione del merito – prosegue Colnaghi - Oggi, così come nei primi anni del suo operato, la forza di AIRC consiste nel contribuire allo sviluppo della ricerca sul cancro, adattando le proprie strutture ai cambiamenti che lei stessa aveva indotto: è così che dai primi network di ricercatori, incoraggiati dalla lungimirante guida del Presidente Guido Venosta, si è arrivati alla grande rete attuale, con migliaia di scienziati selezionati attraverso un processo codificato e degno delle migliori istituzioni internazionali”. In rappresentanza di tutti gli studi finanziati da AIRC e FIRC, il Bilancio Sociale 2014 presenta anche una selezione di ricerche particolarmente significative che hanno destato interesse scientifico a livello internazionale come ad esempio i risultati ottenuti da Gabriella Sozzi e Ugo Pastorino dell’IRCCS Fondazione Istituto Nazionale Tumori di Milano per l’individuazione del tumore al polmone con un semplice prelievo del sangue fino a due anni prima della diagnosi ottenuta usando la sola TAC spirale. Il test è basato sull’analisi di microRNA circolanti nel sangue. I risultati sono stati pubblicati su autorevoli riviste internazionali, fra cui il Journal of Clinical Oncology, e recentemente presentati all’Annual Meeting della American Association for Cancer Research di Philadelphia. In occasione della pubblicazione del Bilancio Sociale, AIRC e FIRC hanno scelto di rendere protagonisti i veri volti della ricerca, con il loro coraggio, il loro impegno, la loro passione, le loro storie. Come ad esempio Andrea, che a 13 anni è stato curato dal cancro: “E’ solo grazie alla ricerca se da bambino ho sconfitto la malattia e ho potuto ricominciare a sognare e a giocare a pallone”. Insieme alla volontaria Sara, al ricercatore Salvatore e alla socia Annalisa, è uno dei quattro volti scelti per testimoniare l’impegno collettivo contro il cancro. A loro il compito di aprire i quattro capitoli del Bilancio Sociale: le loro storie sono anche on line su bilanciosociale.airc.it, versione digitale del documento che, in piena trasparenza, mette a disposizione in modo chiaro i principali risultati dell’attività 2014 di AIRC e FIRC.

Edilizia in Piemonte: situazione ancora difficile ma meno pessimismo

«Dopo semestri di forte peggioramento intravediamo alcuni segnali meno negativi ma non possiamo ancora parlare di una vera e propria ripresaha dichiarato il Presidente di Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero, commentando i dati elaborati del Centro Studi dellAnce Piemonte per il semestre di previsione gennaio giugno 2015». «Come rilevato anche da altri istituti di ricerca e centri studi, si rilevano segnali positivi dovuti principalmente alla riduzione del prezzo del petrolio, al tasso di cambio più favorevole e allimmissione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea - continua Provvisiero Persistono però ancora delle problematiche che impediscono al settore delle costruzioni di ripartire, mi riferisco in particolare al problema dellaccesso al credito da parte delle imprese e alle forti riduzioni della spesa in infrastrutture, quando occorrerebbero misure finalizzate ad una effettiva accelerazione nellutilizzo delle risorse disponibili e in grado di dare continuità agli stanziamenti per la realizzazione di interventi pubblici utili ad incrementare la competitività dei territori». «Per i prossimi sei mesi le imprese intervistate hanno una visione leggermente meno negativa rispetto alle precedenti indagini, in particolare in riferimento al fatturato, alloccupazione e alle intenzioni di investimento che, rispetto a sei mesi fa, aumentano ha specificato Filippo Monge, Presidente del Centro Studi dellAnce Piemonte Rimaniamo però su livelli ancora molto distanti dai valori positivi e risulta fondamentale rilevare landamento dei prossimi mesi per avere una conferma dellinversione di tendenza». «Ci sono ancora molti aspetti che necessitano interventi mirati, come i ritardi nei pagamenti che non peggiorano e confermano quanto registrato sei mesi fa ma che continuano mediamente a superare i cinque mesi conclude Monge». Dai dati elaborati per i prossimi sei mesi emerge un contenimento del pessimismo, anche se i valori registrati non sono ancora positivi:

  • il 9,4% delle imprese prevede un incremento del fatturato contro il 90,6% che prevede una riduzione o non segnala variazioni; sei mesi fa le percentuali erano rispettivamente il 6,2% e il 93,8%;

  • le previsioni relative alloccupazione migliorano leggermente: il 3,4% delle imprese interviste intende aumentare il personale mentre il 39,7% ne prevede una riduzione; le difficoltà di reperimento di personale generico e qualificato si riducono;

  • la quota di imprese che intende effettuare investimenti aumenta rispetto al secondo semestre 2014 e interessa il 16,5% delle imprese del campione (sei mesi fa la percentuale era l11,4%);

  • i tempi medi di pagamento dei committenti pubblici confermano il dato della scorsa indagine (133,4 giorni).

I DATI

Previsioni fatturato

Il 9,4% delle imprese prevede laumento del fatturato (a prezzi costanti) nei prossimi sei mesi; il 53,7% una riduzione mentre il 36,9% non segnala nessuna variazione significativa rispetto ai volumi del semestre precedente.

Il saldo (-44,3), calcolato come differenza fra percentuale di ottimisti e pessimisti, risulta meno negativo rispetto a sei mesi fa (-57,6).

Portafoglio ordini

Lattuale portafoglio ordini delle aziende impegna in media 8,5 mesi di attività, dato in linea quello registrato nella scorsa indagine (8,4 mesi). I lavori privati assicurano in media 5 mesi di lavoro e i lavori pubblici 3,5 mentre nellindagine precedente sono stati registrati rispettivamente 4,7 e 3,7 mesi.

Investimenti

Il 16,5% delle imprese ha in programma investimenti per i prossimi sei mesi: nel 6,2% dei casi si tratta esclusivamente di investimenti immobiliarimentre nel restante 10,3% dei casi sono previsti solo o anche investimenti non immobiliari. Le intenzioni dinvestimento riguardano una quota di aziende superiore rispetto a sei mesi fa (11,4%), per un incremento sia della quota degli investimenti immobiliari(6,2% contro 3,8% del secondo semestre 2014) sia della componente solo o anche non immobiliare(10,3%; sei mesi fa era 7,6%).

Occupazione, manodopera e personale

Il 3,4% delle imprese intende aumentare il personale contro il 39,7% che ne prevede la riduzione; il saldo è pari a -36,3, meno negativo rispetto a sei mesi fa era -40,9.

Anche le intenzioni di ricorso a manodopera esterna migliorano rispetto alla scorsa indagine. Laumento è previsto dal 6,8% delle imprese e la riduzione dal 40,6%, con un saldo pari a -33,8 (sei mesi fa era -46).

Le difficoltà di reperimento di personale qualificato e generico si riducono. Il problema riguarda il 5,6% delle aziende per la manodopera qualificata e l1,4% per quella generica. Sei mesi fa le percentuali erano rispettivamente 9,4% e 1,9%.

Tempi medi di pagamento e costo del credito bancario a breve

Nel secondo semestre 2014 i tempi medi di pagamento dei committenti che operano in ambito pubblico e privato sono stati in media 107,8 giorni, inferiori rispetto al semestre precedente (108,8 giorni); i tempi medi di pagamento dei committenti pubblici confermano il dato della scorsa indagine (133,4).

Gli indicatori relativi alle dilazioni pattuite dalle imprese con i fornitori sono rispettivamente pari a: 77,1 giorni con i fornitori, 58,4 con i fornitori con posa in opera e 54,7 giorni con i noleggiatori a caldo. Nel semestre precedente i valori erano rispettivamente 73,9, 51,5 e 52,6 giorni.

Nel corso del secondo semestre del 2014 il costo effettivo del credito bancario è risultato pari al 5,4%.

Ecomafia 2015: in Piemonte 469 infrazioni, 631 denunciati, 2 arresti e 106 sequestri. Legambiente: “Tenere alta l’attenzione”

Il 2014 riporta un bilancio davvero pesante per i crimini contro l’ambiente: 29.293 reati accertati in Italia, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, per un fatturato criminale che è cresciuto di 7 miliardi di euro rispetto all’anno precedente ed è tornato ai livelli pre-crisi, raggiungendo la ragguardevole cifra di 22 miliardi. Numeri e storie di corrotti, clan e inquinatori, illustrate oggi a Roma da Legambiente per la presentazione del rapporto Ecomafia 2015. Alla crescita dell’economia ecomafiosa contribuisce in modo eclatante il settore dell’agroalimentare, con un fatturato che ha superato i 4,3 miliardi di euro. Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti (+26%), ed anche gli illeciti nel ciclo del cemento (+4,3%). Cresce anche l’incidenza criminale nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Puglia, Sicilia, Campania e Calabria), dove si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni. Ma le ecomafie non sono prerogativa del Sud Italia e, anzi, da molti anni sono ormai fortemente insediate nell'economia del Nord del Paese. Per quanto riguarda il Piemonte il bilancio è di 469 infrazioni di natura ambientale, 631 persone denunciate, 2 arresti e 106 sequestri. Continuano a primeggiare i settori ormai tradizionali della criminalità ambientale regionale: il ciclo dei rifiuti (172 infrazioni accertate) ed il ciclo del cemento (130). Per quanto riguarda quest’ultimo settore nel 2014 la provincia di Asti fa registrare il primato negativo scavalcando la provincia di Torino che, in ogni caso, resta il territorio in cui si trova il numero complessivo più elevato di infrazioni ambientali (113). Sono 2, invece, le persone arrestate in regione, entrambe per crimini legati al racket degli animali. A mettere in evidenza come la criminalità organizzata in Piemonte si concentri sui settori più redditizi, ovvero sul ciclo del cemento e dei rifiuti, sono le più importanti inchieste degli ultimi anni. Se il giudizio in appello del processo Minotauro, pronunciato lo scorso 28 maggio, ha confermato il radicamento della ‘ndrangheta nel ciclo del cemento e nelle relazioni con la politica attraverso il voto di scambio, gli esiti dell’operazione San Michele hanno fatto scendere l’ombra della criminalità organizzata anche nel settore dei rifiuti speciali. Fino a qualche anno fa, infatti, sembrava non emergere un ruolo diretto dei clan nel settore, ma solamente di singoli imprenditori spregiudicati che provavano ad abbattere i costi di smaltimento, abbandonando sostanze pericolose ai bordi delle strade, interrandoli sotto campi coltivati o cave dismesse o dirottandoli verso il traffico illecito internazionale. L’operazione San Michele ha invece fatto emergere, a carico di un soggetto originario della provincia di Catanzaro e residente in provincia di Novara, l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa per aver utilizzato una cava a Chiusa di San Michele in Valsusa per stoccare e smaltire irregolarmente oltre 50.000 metri cubi di rifiuti speciali. Un’attenzione particolare per Legambiente va anche posta al ruolo delle grandi opere quali Tav e Terzo Valico e alle possibilità d’infiltrazione della ‘ndrangheta. Per l’associazione è necessario intensificare i controlli sui cantieri delle opere pubbliche, attraverso la costruzione di commissioni di controllo specifiche che siano in grado e che abbiano i poteri per vigilare sulle gestione degli appalti e sulla realizzazione dei lavori, ma anche riducendo, ripensando e valutando bene l’elenco delle opere strategiche per la collettività. Per Legambiente occorre vietare i subappalti nei cantieri ed è inoltre da abolire l’anomalo istituto del general contractor per evitare che la direzione lavori sia in carico alla stessa stazione appaltante. E’ preoccupante verificare che, nonostante la crisi, le ecomafie non subiscano flessioni –dichiaraFabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. La recente introduzione, dopo 21 anni di battaglie da parte della nostra associazione, degli ecoreati nel codice penale dà sicuramente uno strumento repressivo in più per contrastare in modo efficace ecomafie ed ecocriminalità, ma la vera lotta alla criminalità si batte sul campo della prevenzione: occorre che tutti, dai cittadini alle istituzioni continuino a tenere alta l’attenzione a partire dai settori di maggior interesse economico,  quali la gestione e lo smaltimento dei rifiuti, le escavazioni, le nuove costruzioni e le grandi opere. Anche per questo siamo convinti che l’imminente nascita della commissione regionale antimafia, da noi sollecitata da diversi anni, sia una buona notizia e vogliamo confermare alla Regione Piemonte la nostra disponibilità a collaborare”.

Unicef: 14 milioni di bambini colpiti dal conflitto in Siria e in Iraq

Secondo l’UNICEF circa 14 milioni di bambini nella regione soffrono a causa del conflitto in Siria e in Iraq. Con l’inizio del quinto anno di conflitto in Siria, la situazione di più di 5,6 milioni di bambini all’interno del paese rimane ancora più disperata. Di questi, 2 milioni di bambini vivono nelle aree del paese maggiormente tagliate fuori dall’assistenza umanitaria a causa dei combattimenti o di altri fattori. Circa 2,6 milioni di bambini siriani non vanno a scuola. Almeno 2 milioni di bambini siriani vivono come rifugiati in Libano, Turchia, Giordania e altri paesi. A questi si aggiungono 3,6 milioni di bambini rifugiati che vivono nelle comunità ospitanti, che sono già in difficoltà per conto loro a causa di servizi sanitari e scolastici già al collasso. Intanto, la crisi sempre più grave in Iraq ha costretto più di 2,8 milioni di bambini a lasciare le proprie case, molti altri sono intrappolati in aree controllate da gruppi armati. Per i bambini più piccoli, questa crisi è l’unica realtà che abbiano mai conosciuto. Per gli adolescenti che si affacciano ai loro anni di formazione, le violenze e le sofferenze non hanno solamente rovinato il loro passato, ma anche cambiato profondamente il loro futuro,” ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Con l’ingresso della crisi nel quinto anno, questa generazione di giovani è ancora in pericolo di perdersi nel ciclo delle violenze – trasmettendo alla prossima generazione quello che loro hanno sofferto”. Nonostante gli sconvolgimenti causati dal conflitto, i bambini e i giovani continuano a dimostrare un coraggio e una determinazione incredibili. In una serie di nuovi ritratti  sullo speciale sito web www.childrenofsyria.info  l’UNICEF racconta le storie di giovani e bambini come quella della sedicenne Alaa, scappata dalla propria casa nella città di Homs che sta continuando i suoi studi e insegna ad altri bambini, e di Cristina, 10 anni, che vive in un rifugio nel nord dell’Iraq e aiuta i bambini più piccoli a studiare. Nonostante i danni subiti, il male che hanno dovuto sopportare e l’apparente impossibilità degli adulti di mettere fine a questo terribile conflitto, i bambini colpiti dalla crisi hanno ancora il coraggio e  la determinazione di costruirsi una vita migliore”,  ha dichiarato Lake. L’UNICEF ha urgente bisogno di investimenti di lungo termine per i bisogni dei bambini e degli adolescenti, per dare loro gli strumenti e le motivazioni per costruirsi un futuro più stabile. Gli investimenti, secondo l’UNICEF, dovrebbero includere:

-          Opportunità per corsi di recupero, corsi di formazione professionale e attività ricreative per gli adolescenti. Sono circa 5 milioni i ragazzi siriani tra i 12 e i 18 anni che hanno bisogno di aiuto.

-          Opportunità di apprendimento formale e informale per i bambini colpiti dal conflitto e sistemi certificati che li aiutano a continuare a studiare.

-          Servizi per i bambini vulnerabili, compresi quelli che sono sopravvissuti alle violenze, che garantiscano sostegno psicologico e assistenza.

-          Rafforzamento dei sistemi educativi e sanitari, e di assistenza alle comunità ospitanti, per tutti i bambini colpiti dal conflitto in diversi modi.

Come UNICEF Italia, grazie ai donatori italiani, abbiamo raccolto oltre 3.619.000 euro per i bambini siriani. Ma il nostro impegno non si ferma: dobbiamo garantire a questi bambini la possibilità di vivere il loro futuro e di superare le difficoltà del presente: non possiamo abbandonarli. Il nostro appello è rivolto a tutti agli italiani per chiedere di continuare a sostenere l’UNICEF”, ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia.

La Regione Piemonte avvia il riordino dell’assistenza ai pazienti psichiatrici

La Regione Piemonte riordina il settore dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, “un impegno irrinunciabile – dice l’assessore alla sanità Antonio Saitta – sia perchè rientra nei programmi operativi imposti dal tavolo ex Massicci, sia perché da troppo tempo in Piemonte non si riusciva a disciplinare l’intera filiera dei servizi residenziali psichiatrici presenti sul territori, definendone i requisiti autorizzativi e di accreditamento, i criteri di accesso, il regime tariffario e la funzione di vigilanza e controllo. Non pensiamo di risparmiare, ma di spendere meglio i soldi pubblici”. Attualmente in Piemonte sono presenti tre tipologie di strutture residenziali riservate ad accogliere i pazienti adulti affetti da patologie psichiatriche: i gruppi appartamento, le comunità alloggio e le comunità protette (di tipo A e B). Una delibera del 2009 accreditava le comunità protette e le comunità alloggio, rinviando la previsione di modalità autorizzative e di accreditamento per i Gruppi Appartamento, che quindi ad oggi non sono erano mai stati accreditati. Da un’ultima rilevazione e dall’analisi dei piani di attività (al dicembre 2014) la situazione risulta: - Gruppi Appartamento: il numero di strutture è pari a 355, con 1.365 posti letto e 440.184 giornate erogate; - Comunità Alloggio: il numero di strutture accreditate è pari a 21 con 208 posti letto e 111.691 giornate erogate; - Comunità Protette: il numero di strutture accreditate è pari a 64 (di cui 54 di tipologia B e 10 di tipologia A) con un totale di 1.263 posti letto e 250.896 giornate erogate. “Su questo settore - aggiunge Saitta - c’è una forte attenzione da parte della Conte dei Conti e la Giunta Chiamparino si era impegnata fin dall’insediamento a fare chiarezza e rimettere ordine. Del resto è un settore che impegno ogni anno 200 milioni di euro del fondo sanitario ed io sento forte la necessità di capire come vengono spese le risorse pubbliche. Per questo partiamo facendo una fotografia dell’esistente, che ad oggi manca, garantendo il mantenimento dello status quo fino a fine anno, ma dal 2016 entreranno in vigore le nuove regole”. “Questa riforma era necessaria e doverosa - spiega l’assessore alle politiche sociali Augusto Ferrari – contiene un processo di accompagnamento proprio grazie alla fase transitoria fino a tutto il 2015 soprattutto per consentire ai gruppi di appartamento di accreditarsi continuando a lavorare alle attuali condizioni. Nessuna mannaia quindi, ma nuove regole certe e chiare dal prossimo anno, dopo il necessario confronto con i Comuni e gli Enti gestori dei servizi socio assistenziali. Ci sarà un ulteriore provvedimento di Giunta specifico sui gruppi appartamento e sui temi della compartecipazione successivo ad un momento di confronto e di approfondimento con i Comuni e i Consorzi dei servizi socio-assistenziali.” In Piemonte risulta un numero di posti di assistenza psichiatrica anche superiore ai parametri nazionali (l’indicatore di fabbisogno fissato nel “Progetto obiettivo tutela salute mentale” definiva un rapporto ottimale di 1 posto di assistenza residenziale ogni 5.000 abitanti, oggi si rileva una dotazione esistente media di 3,2 posti ogni 5.000 abitanti). Saitta ha sottolineato che sul territorio “risulta anche la presenza di alcune RSA che accolgono utenti con patologie psichiatriche nonostante siano dedicate ad accogliere altre tipologie di pazienti”. Il riordino prevede l’individuazione di tre tipologie di strutture residenziali psichiatriche sulla base dell’intensità terapeutico riabilitativa dei programmi attuati e dei livelli di intensità assistenziale: struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere intensivo; struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere estensivo; struttura residenziale psichiatrica per interventi socio riabilitativi, con differenti livelli di intensità assistenziale, articolata in tre sotto tipologie, con personale sociosanitario presente nelle 24 ore, nelle 12 ore, per fasce orarie. Le prime due sono strutture sanitarie, la terza tipologia è di natura sociosanitaria. Le Comunità Protette di tipo A e B confluiranno nelle prime due tipologie, mentre i gruppi appartamento e le comunità alloggio nella, invece, in quella socio sanitaria Per le Comunità Protette, inoltre, viene rivisto il sistema di classificazione dell’utenza, adeguandolo ai nuovi bisogni, attraverso un sistema che considera il livello di intensità assistenziale e di intensità terapeutico riabilitativa necessaria, prevedendone tre livelli. Coerentemente, viene aggiornato il sistema dei requisiti specifici di accreditamento ed il sistema tariffario. Nel caso dei Gruppi Appartamento, invece, vengono definiti i sistemi autorizzativi e di accreditamento fino ad oggi mancanti e le tariffe.

Arona: 10° Festival Organistico Internazionale

L'Associazione culturale “Sonata Organi” presenta il programma del Festival Organistico Internazionale di Arona 2015, che quest’anno celebrerà il suo decimo anniversario. Questa edizione, la cui direzione artistica è affidata al maestro Christian Tarabbia, sarà una festa dell’associazione per il proprio decennale e per il trentesimo anniversario della costruzione del prezioso organo Bardelli dell’Orto e Lanzini conservato nella chiesa collegiata di Santa Maria, punto cardine del festival aronese. Per celebrare questi due importanti anniversari, l’associazione Sonata Organi in collaborazione con la Parrocchia di Arona vuole sostenere e aiutare a raccogliere i fondi necessari per realizzare i lavori di manutenzione straordinaria dell’organo della collegiata, che in questi mesi sarà sottoposto a un intervento di pulitura, di restauro di alcune parti e di nuova intonazione delle canne, in modo da poterlo apprezzare nel pieno delle sue sonorità per gli appuntamenti del festival organistico. Il festival avrà cinque appuntamenti a cadenza settimanale e ad ingresso gratuito ogni sabato dal 13 giugno all’11 luglio presso la collegiata di Santa Maria di Arona, con inizio alle 21.15.

Programma del decimo Festival Organistico Internazionale di Arona

- Sabato 13 giugno Il decimo festival organistico internazionale di Arona si aprirà con un concerto del maestro aronese Paolo Crivellaro, in passato organista titolare dell'organo della collegiata di Arona, attualmente docente di organo presso l'Università delle Arti di Berlino e concertista di fama mondiale.

Il concerto vedrà anche la partecipazione del coro “Le voci del Mesma” diretto dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina.

- Sabato 20 giugno. Secondo appuntamento con l’organista spagnolo Arnau Reynes Florit, docente presso l’Università delle Baleari, titolare della basilica di San Francisco a Palma de Mallorca e ispettore per i Beni Culturali spagnoli degli organi storici delle isole Baleari.

- Sabato 27 giugno. Protagonista del terzo concerto sarà l'organista slovacco Jan Vladimir Michalko, insegnante presso numerosi centri universitari in Slovacchia e responsabile dei maggiori organi storici del suo paese.

- Sabato 4 luglio. Il quarto appuntamento vedrà l'esibizione dell'organista sudcoreana Jee Young Park, un'artista che dopo essersi brillantemente formata nella sua nazione d'origine si è poi spostata in Germania per perfezionarsi con alcuni tra i migliori docenti e che attualmente ricopre l'incarico di organista in Norvegia.

- Sabato 11 luglio. Il festival si chiuderà con un concerto tenuto dal direttore artistico di Sonata Organi Christian Tarabbia. 

Per ogni informazione sui programmi, le date, gli strumenti coinvolti e sull’attività di Sonata Organi è possibile anche consultare il sito internet dell’associazione www.sonataorgani.it

Ricordiamo che le offerte raccolte in occasione della 10° edizione del Festival Organistico Internazionale saranno devolute per il restauro dell’organo della collegiata di Arona, in caso di elargizione di un contributo è possibile chiedere in parrocchia la ricevuta per la deducibilità ai fini fiscali: in questo caso l’offerta deve essere “tracciabile” tramite assegno o bonifico bancario, intestato a Parrocchia Natività di Maria Vergine – Arona, Banca UBI

IBAN: IT91A0690645130000000034453 

Nel mese di aprile si svolgerà un concerto a sostegno dei lavori di restauro, seguiranno successivamente ulteriori dettagli.

L’organo

L'organo della Chiesa Collegiata di Santa Maria in Arona è l'opera prima costruita dagli organari aronesi Bardelli, Dell'Orto e Lanzini negli anni 1984-1985. Lo strumento, inserito in un mobile del tardo settecento, conta 39 registri distribuiti su tre tastiere e pedaliera per un totale di 2528 canne. Particolarità di spicco è l'utilizzo esclusivo di somieri a vento a borsini, interamente costruiti in mogano massiccio. Questi sei somieri sono il primo impiego in Italia, in un organo di nuova costruzione, dai tempi in cui furono accantonati gli strumenti a trasmissione meccanica. Le finiture della consolle sono in noce nazionale ed ulivo, mentre le tastiere sono placcate in ebano ed avorio. La pedaliera è costruita in base ad un modello settecentesco. Il sistema trasmissivo è integralmente meccanico a tasti sospesi. Tutti i registri della famiglia dei principali sono in stagno all'80%; i registri di legno sono realizzati con essenze di pero, rovere e mogano. 

Sonata Organi”

L’Associazione senza scopo di lucro “Sonata Organi” fondata nel dicembre 2005 vuole diffondere la cultura, attraverso la realizzazione di iniziative musicali, con particolare attenzione ai giovani e alla musica d’organo. Desidera valorizzare il prezioso strumento ospitato presso la chiesa di Santa Maria ad Arona e gli organi storici dislocati sul territorio novarese. L’associazione “Sonata Organi” è aperta a tutti coloro che ne condividono lo spirito e gli ideali.

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