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Mer03062020

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Troppo alcol fa 'sballare' anche il cuore dei ragazzi

Il "binge drinking" del weekend mette a rischio il cuore dei giovanissimi: tanto alcol tutto insieme aumenta il pericolo di aritmie cardiache fino ma otto volte e bastano tre bicchieri di whiskey, cinque drink o una bottiglia di vino per rischiare grosso. L'alcol di troppo può provocare svenimenti o cardiopalmo e se viene associato a sostanze stupefacenti la probabilità di eventi cardiaci gravi, fino alla morte improvvisa, cresce di tre volte. L'allarme arriva dagli esperti riuniti per il Meeting Internazionale su Fibrillazione Atriale e Infarto, appena concluso a Bologna: secondo i cardiologi molti incidenti del sabato sera sarebbero causati proprio dagli effetti cardiaci del troppo alcol, perché le aritmie possono provocare svenimenti pericolosissimi se ci si trova alla guida. La probabilità di danni seri cresce esponenzialmente se, come spesso accade, all'alcol si aggiungono sostanze stupefacenti come cocaina, ecstasy o le nuove "pillole" di droghe sintetiche che vanno per la maggiore fra i giovani: in questi casi il pericolo di effetti cardiaci anche letali aumenta di tre volte. "L'abitudine a bere molto tutto insieme, il cosiddetto binge drinking amato dai giovanissimi durante il weekend, è molto rischiosa per il cuore - osserva Alessandro Capucci, Presidente del Congresso e Ordinario di Malattie dell'Apparato Cardiovascolare all'Università Politecnica delle Marche in Ancona - L'ingestione acuta di alcol infatti aumenta la quantità di catecolamine in circolo: queste sostanze fanno da innesco alla comparsa di aritmie, la più frequente delle quali è la fibrillazione atriale acuta. In un cuore debilitato gli sbalzi del ritmo possono perfino portare a morte improvvisa, ma anche in un giovane sano hanno effetti pericolosi: oltre al cardiopalmo, infatti, le aritmie possono provocare una sincope, ovvero uno svenimento. I ragazzi, spiega Capucci, fanno uso di droghe stimolanti sul sistema nervoso centrale, dalla cocaina all'ecstasy, fino alle tantissime sostanze ignote utilizzate per confezionare le pillole dello sballo. Ma il rischio che i cardologi e' anche a piu' lunga scadenza: a distanza di trent'anni è infatti probabile che il cuore non sia più quello di una volta e, complici fattori di rischio come un po' di ipertensione o ipercolesterolemia, la probabilità di andare incontro a una fibrillazione atriale dopo una grossa bevuta è molto più elevata che da giovani. Senza contare che il binge drinking può portare negli anni allo sviluppo di un vero e proprio alcolismo cronico: in questo caso le conseguenze negative per il cuore sono ancora più gravi, perché si altera la funzionalità cardiaca e cresce a dismisura la probabilità di morte improvvisa" conclude Capucci.

Università: Skuola.net, ecco gli atenei di serie A e di B

Università di serie A e di serie B: secondo il presidente del consiglio Matteo Renzi sono ormai una realtà impossibile da negare. Ma quando è il momento per gli studenti di scegliere l'ateneo da frequentare, come fare a indirizzarsi su un'università eccellente? Una delle possibilità è quella di guardare le classifiche che ogni anno danno una panoramica sugli atenei italiani: tra tutte, quella compilata dal Censis è particolarmente autorevole. Si riferisce all'anno 2014 e divide le università italiane tra Mega, Grandi, Medie, Piccole e Politecnici. Per ognuna di queste categorie, viene stilata una classifica degli atenei sulla base del punteggio ottenuto nell'offerta di servizi, borse, strutture, web e internazionalizzazione. Ecco l'analisi di Skuola.net.

- GLI ATENEI MEGA: Tra gli atenei di grandi dimensioni, svettano tra tutti l'Università di Bologna, di Padova e di Firenze, rispettivamente in prima, seconda e terza posizione. Seguono Torino, Pisa e Bari. Al di sotto di questi atenei troviamo Roma La Sapienza e l'Università di Palermo, che superano la statale di Milano. Ultime posizioni per l'Università di Catania e la Federico II di Napoli.

- GLI ATENEI GRANDI: A guadagnarsi il podio tra gli atenei tra i 20mila e i 40mila iscritti sono, in ordine di classifica, le università di Perugia, di Pavia e del Salento. Seguono l'Università della Calabria, di Parma e di Verona, quest'ultima a pari merito con Genova. Occupano la metà classifica Tor Vergata di Roma, l'Università di Cagliari e Milano Bicocca, seguite da Roma Tre, l'Università di Salerno e di Messina. Le ultime tre posizioni sono occupate dall'Università de L'Aquila, di Chieti e Pescara, e di nuovo da Napoli con la II università.

 

- GLI ATENEI MEDI: Censis definisce atenei medi le università che hanno tra i 10mila e i 20mila iscritti. Tra le 15 università prese ad esame, spiccano l'Università di Siena, di Trento e di Trieste. Sotto al podio troviamo invece Modena e Reggio Emilia, l'ateneo di Sassari e di Macerata. Occupano le posizioni di metà classifica l'Università delle Marche e l'Università di Udine a pari merito in settima posizione, seguite da Brescia, Ferrara e Urbino. E poi veniamo alle ultime 4 posizioni: dopo la Cà Foscari di Venezia e l'Università di Bergamo, purtroppo troviamo le due napoletane l'Orientale e Parthenope.

- GLI ATENEI PICCOLI: Tra gli atenei piccoli, sotto ai 10mila iscritti, batte tutti l'Università di Camerino. L'università marchigiana supera così l'Università di Teramo e l'Università della Basilicata, che si trovano in seconda e terza posizione. L'Università della Tuscia arriva quarta, mentre quinte a pari merito arrivano Piemonte Orientale e Foggia. Seguono poi l'Università di Catanzaro, di Cassino e del Molise. A fondo classifica, invece, si piazzano l'Università dell'Insubria, di Reggio Calabria e, infine,l'Università del Sannio.

  • I POLITECNICI: Anche i politecnici sono stati "classificati" dal Censis. In prima posizione si colloca il Politecnico di Milano, in seconda troviamo il vicino Politecnico di Torino. Si guadagna il podio anche il Politecnico di Venezia IUAV. Si posiziona quarto e ultimo il Politecnico di Bari.

Natale: Tombola e giochi società 'toccasana' per la mente

Tombola, Risiko, Monopoli, Cluedo e altri giochi da tavolo non solo allietano le giornate natalizie ma producono effetti positivi sul cervello dei partecipanti. Tutte queste attività ludiche, che comunemente sono inserite nei programmi delle Festività in famiglia, fanno bene alla mente e stimolano molte aree cerebrali, migliorando abilità cognitive, come la concentrazione. Il gioco, in tutte le sue forme, è infatti ''un potente mental training'', afferma il presidente dell'associazione di neuropsicologi Assomensana, Giuseppe Alfredo Iannoccari. Il Natale, dunque, costituisce un'occasione unica per far crescere ancora il proprio cervello tramite i giochi di società, che si differenziano da quelli "in solitario", come i cruciverba, per un valore in più: la presenza di altre persone. I giochi da tavolo, compresi quelli con le carte, ma con più di due giocatori, afferma l'esperto, ''arricchiscono le reti neurali, ovvero i legami tra le cellule, e stimolano i neuroni a prendere contatti tra loro, accrescendo importanti 'riserve' del cervello. Un recente studio, condotto al Max Planck Institute di Berlino, ha messo in evidenza come il gioco aumenta le capacità di pianificazione, memoria, attenzione e ragionamento''. E proprio la gettonatissima tombola natalizia è particolarmente benefica perché apporta vantaggi cognitivi: i risultati mentali ottenuti con le 'cartelle' sono dovuti alla necessità di mantenere la concentrazione per non perdere i numeri, come sostiene una ricerca effettuata in Inghilterra da Julie Winston, all'Università di Southampton. Tutti questi giochi richiedono cioè di mantenere la concentrazione per un periodo prolungato, spiega Iannoccari, ''ed essendo la concentrazione una dei pilastri fondamentali per il buon funzionamento cognitivo, è opportuno che sia in grado di restare attiva il più a lungo possibile, per circa 50 minuti, mentre tale abilità purtroppo tende ad essere annichilita dalla frammentarietà e dalla velocità del mondo moderno''. Non da ultimo, i giochi di società promuovono un aspetto fondamentale per la salute mentale: la socializzazione tra le persone.(ANSA).

Cassa integrazione Piemonte, dati in miglioramento

Secondo il rapporto elaborato dall’Osservatorio Cisl regionale, negli ultimi tre mesi del 2014, c'è stata in regione una inversione di tendenza sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto allo stesso periodo del 2013 Con 24 milioni di ore autorizzate in totale, il IV trimestre 2014 fa segnare in Piemonte un deciso miglioramento sia rispetto al III trimestre 2014 che al IV trimestre 2013 (entrambi con circa 40 milioni di ore autorizzate in totale), e risulta decisamente il trimestre con le richieste più contenute del 2014. La diminuzione complessiva per la sola industria, rispetto al III trimestre 2014, è di ben il 44% (meno di 20 milioni di ore autorizzate nel IV trimestre).

Mentre crescono, rispetto al III trimestre 2014, le autorizzazioni per la cassa ordinaria (8,8 milioni di ore, + 27,7%), diminuiscono fortemente quelle per la cassa straordinaria (13 milioni,

-57%). Stabili le autorizzazioni per la cassa in deroga (2,3 milioni di ore).

“A livello provinciale – spiega il segretario regionale Cisl, Alessio Ferraris – si osservano andamenti differenziati: rispetto al III trimestre 2014: risultano stabili le autorizzazioni ad Alessandria (con comunque un deciso miglioramento rispetto ai primi due trimestri) ed Asti; sensibili miglioramenti si notano a Biella e Cuneo, come anche a Novara (dove però a diminuire sono solo le autorizzazioni per l’industria); anche a Torino vi è un forte miglioramento (va però contestualizzato rispetto al dato del III trimestre che era “drogato” dalla presenza delle autorizzazioni per la cassa straordinaria della ex-Fiat); in costante miglioramento risultano i dati di Verbania e Vercelli. Mentre permangono forti difficoltà nel metalmeccanico e nell’editoria/stampa, si nota qualche miglioramento nel tessile e nel chimico/gomma/plastica. Anche edilizia e commercio, pur rimanendo su livelli molto alti, sembrano delineare una tendenza alla riduzione delle autorizzazioni”.

Andamento mensile

Il dato delle autorizzazioni mensili di dicembre 2014 in Piemonte è veramente positivo, 5,5 milioni di ore autorizzate in totale, di cui 4,1 milioni nell’industria. Nelle serie mensili, dalla primavera del 2009, si sono registrati numeri di ore autorizzate (di poco) inferiori solo in alcuni mesi di agosto. Questa tendenza alla riduzione prosegue ormai da settembre, quando le ore autorizzate avevano sfiorato i 13 milioni. Il calo è dovuto essenzialmente alla forte riduzione delle autorizzazioni per la cassa straordinaria (2 milioni di ore, contro i 4,5 milioni di novembre e i 7,5 milioni di settembre). Rispetto a Novembre l’unico dato in crescita è quello delle autorizzazioni per la cassa in deroga (da 260 a 830 mila ore), aumento che riguarda tutti i settori (industria, edilizia, commercio e artigianato). Sostanzialmente stabili le autorizzazioni per la cassa ordinaria. Il dato della riduzione delle ore autorizzate complessive risulta omogeneo nelle varie province (in lieve controtendenza solo Cuneo, comunque su livelli di autorizzazioni piuttosto bassi). Nel 2014 le ore autorizzate di cassa in Piemonte sono state in totale 124 milioni, con una diminuzione di circa 12 milioni rispetto al 2013 (-8,8%). Nella sola industria le autorizzazioni (101,5 milioni di ore) sono diminuite rispetto al 2013 di 8 milioni di ore, pari al 7,6%. È da notare che la diminuzione riscontrata è quasi interamente dovuta alle minori autorizzazioni di cassa in deroga (da 20 a 11 milioni di ore), mentre il calo delle autorizzazioni per la cassa ordinaria (35 milioni di ore, con una diminuzione di 16,5 milioni di ore rispetto al 2013) è compensato dall’aumento di quelle per la cassa straordinaria (77,8 milioni di ore, con un aumento di 15,5 milioni di ore). Nel complesso risultano, sempre rispetto al 2013, sostanzialmente stabili le autorizzazioni per l’edilizia (9,4 milioni di ore) e per il commercio (11 milioni di ore), mentre sono in forte riduzione (in linea con la diminuzione della cassa in deroga) quelle per l’artigianato A livello provinciale l’andamento rispetto al 2013 è piuttosto diversificato: riduzioni decisamente sopra la media regionale si riscontrano per le province di Asti (-29%), Cuneo (-25%) Alessandria (-17%), Vercelli (-15%) mentre meno positivi sono i dati di Torino (-4,6%), Verbania (-1,4%) e Novara (stabile). A Biella si risconta un calo totale in linea con la media regionale, ma il dato della sola industria fa segnare una crescita del 4,8%.

Italia dei treni spaccata: calano servizi e passeggeri, e aumentano costi biglietti

Un'Italia spaccata in due che, come in tante altre situazioni, viaggia a velocità diverse: è il Paese del trasporto ferroviario. Se da un lato ci sono Frecciarossa e Italo in crescita, dall'altro abbiamo Intercity e treni regionali dove regnano i tagli, il calo dei servizi con sempre più ritardi sulle linee e la diminuzione dei passeggeri, a fronte però di un aumento del costo dei biglietti. La fotografia la scatta il nuovo rapporto 'Pendolaria 2014' di Legambiente, dedicato in particolare a chi ogni giorno viaggia per diversi motivi. I pendolari - spiega Legambiente - sono quasi tre milioni: gente che meriterebbe "ben altra attenzione da parte del governo Renzi e delle regioni". Secondo l'associazione infatti "non sono le grandi opere dello Sblocca Italia la risposta alla crisi ma investimenti nelle città e nei treni pendolari". Esempi che offrono l'idea di quanto succede - avverte il report - sono per esempio la Sicilia dove "dal 2002 ci sono stati solo tagli e nessun treno nuovo", oppure "Piemonte e Campania" in cui si è visto "un crollo dei pendolari". Eppure viene fatto presente che dove "si investe i passeggeri crescono", come in Trentino Alto Adige, Toscana e Puglia. L'Italia dei treni 'lenti' regionali si muove tra "tagli (meno 21% in Abruzzo, meno 16% in Calabria), ritardi e disservizi, e con quasi 1200 km di rete ferroviaria 'storica' ormai chiusi". Intanto i passeggeri delle linee regionali sono sempre di meno: se ne 'perdono' in media 90 mila al giorno. In Campania per esempio "dal 2010 ad oggi sono stati effettuati tagli complessivi del 19% al servizio con punte di meno 50% su alcune linee; la conseguenza è che ci sono 150 mila persone in meno sui treni campani". Anche in Piemonte a causa di meno servizi e della cancellazione di "ben 14 linee" ci sono 33 mila passeggeri in meno in 4 anni. Pesa anche il sostegno al trasporto e l'aumento del costo dei biglietti: tra il 2009 e il 2012 mentre i passeggeri aumentavano del 17% le risorse statali per il trasporto regionale su gomma e ferro si riducevano del 25%. Nel 2014 l'aumento dei biglietti in Calabria è stato del 20% a fronte di un "servizio carente". Tra gli altri aumenti: Piemonte (47%), Abruzzo (25%), Lazio (15%) con un "servizio inadeguato", Liguria (41%, in 4 anni). Al contrario le Frecce e Italo vanno bene: tra Roma e Milano l'offerta è aumentata in 7 anni del 450% e nel 2014 i passeggeri crescono dell'8%". "La situazione che i pendolari stanno vivendo - afferma il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini - deriva dai tagli al trasporto pubblico e dall'assenza di controlli. Responsabili sono il ministero delle Infrastrutture, il vero assente, e le regioni. Investimenti e attenzioni oggi si devono spostare nelle aree urbane". Per Vincenzo Soprano, Ad Trenitalia, "le gare sono l'unica soluzione, e la competizione è la chiave per lo sviluppo". (ANSA).

Emergenza Ebola: l'aggiornamento di Medici con l'Africa Cuamm

Basta dire Pujehun e strappi un sorriso, adesso, in Sierra Leone. “The first” dice la gente e talvolta ti saluta alzando la mano in segno di vittoria; “Se ce l’avete fatta voi, ce la facciamo anche noi”. Il pericolo “Ebola” non è finito, è sempre in agguato ma sta calando. La gente non vede l’ora di riprendere la vita normale. Da qualche giorno i mercati durante il fine settimana posticipano la chiusura alle 18 e a fine marzo riprenderanno finalmente anche le scuole. All’ospedale di Pujehun stanno aumentando le complicanze ostetriche che vengono trattate (da 26 in dicembre a 46 in gennaio), segno che il sistema di ambulanze per il trasferimento delle donne dai centri sanitari periferici, ha ripreso a funzionare e cresce. La gente ha meno paura e viene con più facilità. Mantenere aperto l’ospedale mettendolo in sicurezza è stata sicuramente la scelta che andava fatta e i risultati sono buoni. Più che le tante parole o meeting contano i fatti. La gente e le istituzioni lo sanno. E ti chiedono aiuto, anche in altre aree e ospedali. A inizio anno avevo visitato Lunsar: ospedale a nord ovest del Paese, a circa due ore di macchina da Freetown, gestito dal Fatebenefratelli, chiuso da agosto dopo che aveva perso, uccisi dall’Ebola, il dottor Brother Manuel, spagnolo, e sette membri dello staff locale. Brother Micheal, l’amministratore dell’ospedale, oltre agli ambulatori, vuole riaprire ora anche i servizi chirurgico-ostetrici e di ricovero. Un nostro chirurgo è già partito e a breve arriverà anche l’internista, affiancati da un medico dello Spallanzani. I bisogni della popolazione sono urgenti e gravi: 500.000 persone, 22.000 gravidanze attese e 3.300 parti complicati che ad oggi non hanno risposta. Se ci pensi non dormi di notte! E da questi parti l’Ebola continua a far paura. Nell’ultimo mese infatti, solo nel distretto di Port Loko, dove c’è l’ospedale, ci sono stati 112 casi, molti meno di un mese fa ma ancora tanti! Non siamo specialisti di Ebola, ma aiutare un ospedale a riprendere fiato e sostenere i nostri colleghi locali, fianco a fianco, a servizio della gente, lo sappiamo e dobbiamo fare. L’ospedale assomiglia a un fortino. A presidiare l’ingresso una pattuglia di operatori locali capitanati da un dottore americano. Fanno la guardia e controllano tutti. 24 ore su 24. Sono armati di tuta, elmetto, occhiali, mascherina, guanti, stivali e pistole infrarosse per la temperatura. Il virus non deve entrare in ospedale..... e così non entrano nemmeno i pazienti e l’ospedale è vuoto. La sfida è impegnativa e difficile: alzare il livello di sicurezza interna dell’ospedale e ridurre le difese all’ingresso, favorendo l’accessibilità della gente e dare finalmente cura alle mamme, ai bambini, ai papà finora senza risposte. Servono dedizione ed esperienza, passione e lucidità, vicinanza e attenzione, coraggio e concentrazione. Accompagnateci con la preghiera.
don Dante Carraro
direttore Medici con l’Africa Cuamm
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Causale Emergenza Ebola

c/c postale 17101353 intestato a Medici con l’Africa Cuamm
IBAN: IT 91H0501812101000000 107890 per bonifico bancario presso Banca Popolare Etica, PD
www.mediciconlafrica.org per informazioni e donazioni online

Tumori seno: in arrivo nuove armi contro forme più aggressive

Sono in arrivo nuove armi contro le forme più aggressive di tumore al seno: innovativi nanofarmaci si sono infatti dimostrati efficaci nel trattamento del tumore del seno in stadio iniziale ad alto rischio, migliorando fino al 9% la risposta terapeutica. "Tale risposta, la cosiddetta risposta patologia completa, è un parametro molto importante - afferma Francesco Cognetti, presidente della Fondazione 'Insieme contro il Cancro' - perché consiste nell'assenza di tumore invasivo sia nel seno che nei linfonodi ed è strettamente legato all'esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza". I risultati vengono dallo studio GeparSepto di fase III, presentato al più importante congresso mondiale sul tumore del seno, il San Antonio Breast Cancer Symposium, recentemente svoltosi a San Antonio (USA). Il trial indipendente, ha coinvolto più di 1.200 donne: il 38% delle pazienti trattate con un nanofarmaco basato sul principio attivo nab-paclitaxel prima della chirurgia ha raggiunto la risposta patologica completa, rispetto al 29% di coloro che hanno ricevuto un trattamento tradizionale. Si tratta, sottolinea Cognetti, di un ''farmaco innovativo che coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata, paclitaxel, con la tecnologia d'avanguardia basata sulle nanoparticelle. È già impiegato con successo nel trattamento del carcinoma mammario metastatico nei casi in cui la terapia di prima linea non risulti più efficace". Nel nostro Paese vivono più di 522mila donne con tumore del seno e nel 2014 sono stimati 48mila nuovi casi. Le percentuali di guarigione sono in costante crescita: oggi l'87% delle pazienti sono vive a cinque anni dalla diagnosi, ma alcune forme di questa neoplasia sono particolarmente aggressive. In particolare, rileva Cognetti, ''è stata dimostrata la superiore efficacia del nanofarmaco in una delle forme più aggressive, quella 'triplo negativa', che comprende il 15% di tutti i casi di cancro al seno". (ANSA)

Farmaci: aumenta consumo ma spesso italiani li usano male

Gli italiani consumano sempre più farmaci ma in molti casi li utilizzano male, con un grande spreco in termini di risorse per il Sistema sanitario nazionale. E' l'istantanea che emerge dal Rapporto Osmed dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), relativo all'uso dei farmaci nei primi mesi nove mesi del 2014, presentato oggi dal direttore generale Aifa Luca Pani alla presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Il primo dato riguarda appunto i consumi, che nel 2014 aumentano sia pure lievemente, con i farmaci per il sistema cardiovascolare che si confermano i più utilizzati. In totale, sono stati acquistati infatti 1,3 milioni di confezioni. Il maggior utilizzo si registra nel Centro-Sud, con il Lazio che si colloca al primo posto per dosi medie giornaliere per mille abitanti (1.184), seguito da Calabria, Puglia e Sardegna. Bolzano, Liguria e Veneto fanno invece registrare i valori più bassi. Gli italiani, sottolinea Pani, ''hanno acquistato in media, tra gennaio e settembre 2014, 23 confezioni di medicinali e i farmaci più utilizzati sono stati, ancora una volta, quelli del sistema cardiovascolare. La spesa pubblica, invece, vede al primo posto gli antitumorali''. Ma acquistare più medicinali non vuol dire sempre utilizzarli al meglio. Un'eccezione i realtà c'è, e riguarda gli antibiotici: i cittadini si sono dimostrati 'virtuosi' e ne hanno ridotto il consumo. Un aspetto importante, ha ricordato Lorenzin, ''per contrastare il problema della resistenza a questi medicinali''. Ma sacche di ''inappropriatezza'' si evidenziano in molti ambiti: ''Un uso inadeguato - ha avvertito Pani - si evidenzia, ad esempio, nel caso di alcuni farmaci antidiabetici, per l'ulcera e per l'esofagite. Sono usati tanto, ma in modo scorretto fino ad un caso su due''. Altro esempio di cattivo uso riguarda poi gli antidepressivi, il cui consumo si segnala in aumento: in media sarebbe necessario un trattamento della durata di almeno 6 mesi ma, avverte Pani, ''quasi il 50% dei pazienti sospende la cura nei primi 3 mesi di terapia ed il 70% nei primi 6 mesi, mentre solo il 39% segue correttamente la terapia''. Bassissimo il rispetto delle cure anche per i farmaci contro i disturbi delle vie respiratorie come la Bpco: solo il 13% dei pazienti segue adeguatamente la terapia prescritta. Dal Rapporto emergono anche altri elementi, a partire dal peso economico che ricade sulle spalle dei cittadini. Nel 2014 è infatti cresciuta la spesa a carico degli italiani per i ticket sanitari: l'incremento, rispetto al 2013, è stato pari al +4,4%. Ed è aumentata anche la spesa farmaceutica nazionale totale (che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche), che è stata pari a 19,9 miliardi di euro, il 75,6% dei quali rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma se la crisi accresce i timori legati al portafoglio, sul fronte ticket una rassicurazione è giunta oggi proprio dal ministro della Salute: ''L'aumento dei ticket al momento non è in questione, neanche nel Patto della salute, e non è in questione - ha affermato Lorenzin - neppure nel rapporto che stiamo facendo insieme al ministero dell'Economia per riequilibrare i ticket al fine di aiutare le fasce di popolazione più svantaggiate''.

Bullismo: fenomeno in crescita

Lombardia, Veneto e Lazio sono le regioni dalle quali sono giunte nel biennio 2013-2014 il maggior numero di segnalazioni di episodi di bullismo al Centro nazionale di ascolto di Telefono Azzurro. Dalla Lombardia è giunto infatti il 12.4% delle segnalazioni, dal Veneto il 10,2% e dal Lazio il 7,2%. Ma è la provincia di Roma quella più colpita da questa piaga, con 9 casi su 10. Il fenomeno, secondo l'esperienza di Telefono Azzurro, è in crescita: in base ai dati raccolti, nel biennio 2013-2014, a fronte di un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, le situazioni di bullismo e cyberbullismo riferite sono state 485, ovvero il 14,6% del totale. Analizzando l'andamento annuale degli interventi dell'associazione che riguardano questi episodi, è possibile osservare come il trend sia in aumento, soprattutto negli ultimi anni: si è passati dall'8,4% del 2012, al 13.1% del 2013, per arrivare al 16,5% di quest'anno. I bambini e gli adolescenti coinvolti sono principalmente di sesso femminile (nel 56,3% dei casi) e di età compresa tra gli 11 e i 14 anni (nel 40,6% dei casi), anche se è presente un'alta percentuale di adolescenti (35,7%). In particolare, per quanto riguarda il bullismo al femminile, si nota che la quasi totalità di bambine e ragazze è stata coinvolta con ruolo di vittima (98,3%), mentre solo l'1,7% è stato testimone o autore, con una prevalenza lievemente diversa rispetto ai maschi, testimoni o autori nel 4,1% dei casi. La maggior parte delle bambine coinvolte è di età compresa tra gli 11 e i 14 anni (63%) e il 9,1% è di nazionalità straniera (il 10,2% il dato complessivo degli stranieri). Il bullismo, sottolinea Telefono Azzurro, è un dramma della solitudine, per questo l'ascolto e la tempestività di intervento hanno un'importanza cruciale per aiutare in modo concreto le vittime prima che sia troppo tardi. I ragazzi che subiscono ripetute forme di prevaricazione e sopruso, fisiche o psicologiche, da parte di coetanei, raramente confessano le angherie subite a qualche figura adulta, genitori o educatori. In questo modo, senza la possibilità di condividere con qualcuno paure e difficoltà, la pressione psicologica di trovarsi al centro di una condizione di malessere provocata dalla cattiveria degli altri diventa insopportabile. E troppo spesso può portare a conseguenze drammatiche. Il fenomeno, in particolare, ha trovato in Internet e nei social network un terreno molto fertile per affondare le sue radici e crescere in maniera incontrollata e invisibile. Da una ricerca europea condotta in Italia da Telefono Azzurro, infatti, emerge che i casi di cyberbullismo rappresentano il 28,7% del totale e sono in aumento. Questo perché i luoghi di incontro e scambio dei giovani sono sempre più virtuali: telefono, e-mail, chat, social network e sms sono sempre più spesso usati per minacciare o intimidire qualcuno. Inoltre, la pervasività e la persistenza degli atti di bullismo online, uniti alla possibilità di anonimato e alla distanza fisica ed empatica creata dallo schermo, rendono ancora più preoccupante il fenomeno. Immagini e video non autorizzati, ad esempio, diventano facilmente di dominio pubblico: secondo la ricerca di Telefono Azzurro, infatti, un adolescente su 3 ha trovato online proprie foto non autorizzate, 1 su 5 ha trovato proprie foto imbarazzanti, più di 1 su 7 ha trovato online propri video non autorizzati e più di 1 su 10 ha trovato propri video imbarazzanti.

Facebook dichiara guerra alle news false, saranno segnalate

Tesi complottistiche, avvistamenti di creature mitologiche, morti annunciate di persone vive e vegete, ricchi premi e cotillon da vincere con un semplice click. Nel flusso di notizie che scorre su Facebook, imbattersi in una bufala è piuttosto comune. O forse lo è stato. Il social network ha infatti dichiarato guerra alle notizie false che, promette, da oggi avranno meno visibilità. E in rete si discute sull'efficacia e i possibili effetti collaterali. Di recente la società di Mark Zuckerberg ha introdotto la possibilità di additare le bufale, aggiungendo una voce ad hoc nel menu che consente di segnalare spam, contenuti porno e incitamenti alla violenza. L'opportunità è stata subito colta dagli utenti: ''I post che contengono truffe o notizie volutamente fuorvianti sono segnalati due volte e mezzo di più rispetto ai link ad altre notizie'', spiega il social. Ora, sulla base di queste indicazioni, Facebook ridurrà la diffusione di notizie false, e contrassegnerà i post che sono stati ripetutamente segnalati per mettere in guardia tutti gli utenti. Nel mirino ci sono truffe e bufale del tipo ''clicca per vincere una fornitura a vita di caffè'', oppure ''uomo avvista dinosauro a passeggio nello Utah''. A queste si aggiungono gli annunci della scomparsa di persone famose ancora in vita, che spesso rimbalzano sui social prima di trovare una smentita, e le notizie che prendono spunto dall'attualità. Sulla scia della strage di Charlie Hebdo, ad esempio, non sono mancate le tesi complottistiche e si è arrivati a titolare su Peppa Pig messa al bando nel Regno Unito perché i maiali possono risultare offensivi per i musulmani. La satira, in cui potrebbe rientrare il titolo su Peppa Pig, non dovrebbe però correre rischi. ''Nella fase di test abbiamo visto che le persone tendono a non segnalare contenuti satirici. Questo tipo di contenuti non dovrebbe essere colpito'', spiega Facebook, aggiungendo che i post segnalati come falsi non verranno rimossi. In rete tuttavia non manca chi esprime perplessità sull'efficacia e i possibili effetti collaterali, in primis il rischio che le notizie vengano segnalate come false perché qualcuno non è d'accordo sul loro contenuto. Se sull'efficacia si può discutere, la strategia di Facebook sembra chiara: migliorare la qualità delle notizie mostrate, non per alte aspirazioni ma per affari. Gli utenti non apprezzano le bufale, così come non amano lo spam, le inserzioni pubblicitarie e i suggerimenti di giochi di tendenza. Se si annoiano o si sentono frustrati, accedono meno al social network, con conseguenti ricadute sul business. Sempre in quest'ottica, ad agosto Facebook aveva deciso di penalizzare in termini di visibilità le notizie 'acchiappa-click', cioè quei post con titoli accattivanti del tipo ''Non crederai mai quali sono le star che hanno litigato sul Red Carpet. Clicca qui e scoprirai chi è la donna per cui hanno discusso...''. Notizie create per generare traffico sui siti, ma che, una volta cliccato, non offrono le informazioni promesse.

Società Italiana Pediatria: consigli ai genitori in vista delle feste natalizie

Il Natale è ormai alle porte. La feste preferita dai bambini sta per arrivare. I piccoli sono pronti a stropicciarsi gli occhi di fronte ai regali scartati e tanto desiderati. A dispetto della crisi e degli scenari che traspaiono ogni giorno dalle pagine dei giornali, il Natale è e deve essere anche la Festa del rinnovamento e della famiglia, grande o piccola che sia, e un momento di serenità per tutti. Una volta superata la frenesia degli ultimi giorni e chiusa la porta di casa per ritrovarsi con i propri cari sarebbe giusto prenderci cura del bene più prezioso: la salute, intesa non soltanto come condizione fisica ma anche come benessere psico-emotivo. Senza dimenticare che le vacanze, brevi o lunghe che siano, sono il momento dedicato al riposo, alla distrazione ma anche l’occasione in cui le famiglie si ritrovano e i bambini, che di solito apprendono per imitazione, si trovano di fronte al modello comportamentale loro proposto dai genitori. “La SIPPS – spiega il Presidente, Dott. Giuseppe Di Mauro - attraverso il suo gruppo di lavoro sulla genitorialità nel contesto del progetto di salute globale “Regaliamo futuro” ha raccolto i consigli di maggiore utilità e rilevanza per le famiglie in un originale decalogo e ne ha focalizzato le parole chiave. Noi pediatri lo abbiamo fatto nella piena consapevolezza e con l’auspicio che le festività natalizie, oltre a lasciare un bel ricordo, possano essere vissute all’insegna della serenità e del recupero di tanti valori di cui la nostra società ha oggi particolare bisogno per guardare con fiducia al nuovo anno”. “Questa iniziativa – ha aggiunto il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPS - si è tradotta in un manifesto distribuito in occasione del Congresso nazionale SIPPS, che si è svolto a Verona dal 27 al 29 novembre scorsi, ed è la prima di una serie di pubblicazioni analoghe attraverso le quali la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale intende offrire ai pediatri italiani strumenti semplici ed efficaci per dialogare con i genitori”.

DECALOGO

B come... Bambino e baldoria: le feste devono essere a misura di bambino. È giusto che ci siano i momenti esuberanti, di gioco e distrazione, ma nel rispetto delle esigenze dei piccoli, che, per esempio, hanno il proprio bisogno fisiologico di sonno e non devono essere esposti a stimoli sonori dannosi  

U come... Umore: lo stato d’animo dei genitori influenza quello dell’intero nucleo familiare. Purtroppo le cronache dei giornali evidenziano come le vacanze diventino un pretesto di sfogo di conflitti e tensioni. È invece fondamentale che i genitori evitino di discutere di fronte ai propri bambini e colgano le vacanze come un momento di convivialità e di unione rispettosa di tutti i componenti della famiglia. 

O come… Organizzazione del tempo: per i bambini è fondamentale diversificare le attività.  Per quelli che vanno a scuola, poi, incombe sempre l’onere dei compiti: un giusto assetto delle giornate consente di sbrigare con gradualità anche gli impegni meno piacevoli, apprezzando così tutti i momenti ed evitando l’acquisizione di abitudini difficili e non meno faticose da correggere.

N come… Natale: il clima natalizio di oggi è ben diverso da quello di un tempo e viene sempre più anticipato dalle logiche commerciali e consumistiche. Il Natale, però, dovrebbe essere la festa della fratellanza e della condivisione. Insegnare ai bambini il rispetto degli altri e dare loro esempio attraverso un gesto di solidarietà può essere un modo semplice ed efficace per trasmettere loro il significato più profondo di questi giorni di vacanza.

E come… Eccessi: evitiamoli o meglio teniamoli sotto controllo. Molti bambini ogni anno giungono in pronto soccorso per la classica “indigestione”, che lascia sempre un cattivo ricordo. Gli eccessi, inoltre, riguardano tutti gli aspetti dell’alimentazione (sale, grassi, calorie) e della quotidianità e per gli adolescenti sconfinano nei comportamenti a rischio, come per esempio l’abuso di alcolici e la sessualità.

F come… Frutta (e verdura): sulle tavole imbandite diamo un giusto risalto alla frutta, che apporta sempre un tocco di colore e allegria, e, pur nel rispetto delle tradizioni regionali, cerchiamo di non far mancare ai bambini un giusto apporto di fibre, vitamine e sali minerali. Inutile ripetere che spetta ai genitori dare il buon esempio e che dopo un ricco pranzo si potrebbe pensare a una cena più leggera e, perché no, vegetariana.

E come…Equilibrio: lo abbiamo in parte già detto, ma il tema è troppo importante per essere liquidato in poche parole. Qualche trasgressione è giustamente lecita, ma non dimentichiamo che l’organismo del bambino, ancor più di quello adulto, ha bisogno di regolarità. Al bando, quindi, la monotonia e i sovraccarichi di ogni genere: cerchiamo di trovare e mantenere sempre una giusta mediazione.

S come…Sicurezza: scegliamo giocattoli a norma e dunque certificati dal marchio CE e prestiamo attenzione al loro corretto utilizzo. La sicurezza riguarda poi anche la pratica di sport, che impone il rispetto di norme basilari (comportamentali, gradualità, eventuale appoggio a un istruttore) e l’utilizzo di opportune dotazioni protettive, e alcune abitudini purtroppo ogni anno funestate da incidenti, come quella dei fuochi di fine anno. La sicurezza investe naturalmente la casa, dalla revisione di caldaie e stufe ai pericoli per i più piccoli di fornelli, scale, prodotti per la casa e ogni altro genere di insidia domestica.

T come…Televisione (e videogiochi): bambini e ragazzi si incantano davanti a cartoni animati, computer e videogiochi, senza poi contare quelli che ormai hanno sempre lo smartphone sotto le dita. Le attività sedentarie non devono però andare a scapito di quelle dinamiche: un paio d’ore trascorse ogni giorno all’aria aperta e il ritrovo con i coetanei possono essere una semplice strategia perché non diventino schiavi del divano e del mondo virtuale.

E come…Etichette: non mancano ogni anno episodi di adulterazioni alimentari ma anche di intossicazioni, per esempio da alimenti scaduti o mal conservati. È bene quindi leggere sempre con attenzione le etichette anche per trasferire questa buona abitudine ai bambini, rendendoli consapevoli di ciò che mangiano, a partire per esempio dalle calorie. Da non trascurare, ovviamente, le etichette dei farmaci, al fine di promuoverne l’utilizzo corretto e di invogliare a chiedere sempre consiglio al pediatra in caso di dubbio.

In Italia un bimbo su 5 è sovrappeso

Lieve diminuzione dell'obesita' in Italia, nel 2014, ma i bambini che pesano troppo sono ancora una emergenza di salute. Un bimbo di 8-9 anni su 5 è sovrappeso, uno su 10 obeso e il 2,2% è severamente obeso. Dati in leggero calo rispetto al 2008 (in cui erano rispettivamente il 23,2% e il 12,0%), ma che rimangono ancora elevati. A fotografare la salute nei bambini italiani il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE promosso e finanziato dal Ministero della Salute/CCM, coordinato dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità e condotto in collaborazione con tutte le regioni italiane e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Ancora una volta a favorire i chili di troppo sono le cattive abitudini alimentari e i comportamenti sedentari dei bambini. In particolare l'8% dei bambini salta la prima colazione, il 31% fa una colazione non adeguata (sbilanciata in termini di carboidrati e proteine) e il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante. Il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non mangiano quotidianamente frutta e/o verdura e il 41% afferma che consumano abitualmente bevande zuccherate e/o gassate. Invariate rispetto al passato anche gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà. Nel 2014, infatti, il 16% dei bambini non ha svolto attività fisica il giorno precedente l'indagine, il 18% pratica sport per non più di un'ora a settimana, il 42% ha nella propria camera la TV, il 35% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Scarsa, inoltre, la percezione del fenomeno da parte delle madri che nel 38% dei casi non ritiene che il proprio figlio sia in accesso ponderale o che mangi troppo (29% del campione). Per quanto riguarda infine il ruolo della scuola e l'alimentazione, il 74% delle scuole possiede una mensa, il 55% prevede la distribuzione per la merenda di metà mattina di alimenti salutari (frutta, yogurt), il 54% promuove lo svolgimento di attività motoria extracurricolare. Solo una scuola su 3, infine, ha coinvolto i genitori in iniziative favorenti una sana alimentazione e in quelle riguardanti l'attività motoria. (ANSA)

Edilizia: dimezzati i posti di lavoro in Piemonte

Ieri mattina, davanti al Lingotto Fiere di Torino – in occasione del salone delle costruzioni Restructura – si è svolto un presidio regionale dei sindacati degli edili, Fillea Cgil - Filca Cisl - Feneal Uil Piemonte, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale del settore delle costruzioni. Per quanto riguarda il Piemonte, il settore edile e dell'indotto è in crisi nera: negli ultimi sei anni, dall'inizio della crisi nel 2008, in questa regione si sono persi oltre 40.000 posti di lavoro. Il trend oggi è negativo, con una previsione di perdita per il 2014 pari ad un ulteriore 15%. In pratica, dal 2008, si è perso il 50% degli addetti del settore e dell’indotto. Se consideriamo i dati del 2013 riguardanti il Piemonte, gli investimenti sia privati che pubblici per abitazioni sono calati di oltre il 15%, con punte anche del 30%, mentre gli investimenti per infrastrutture sono ulteriormente calati del 40%: questi dati fanno ben comprendere anche la diminuzione dell’occupazione e delle ore lavorate, confermate dai dati delle casse integrazioni e dalle ore registrate nelle casse edili. È come se in Piemonte – dicono i segretari regionali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, Lucio Reggiori, Piero Donnola e Giuseppe Manta – negli ultimi due anni, avessero chiuso 5 stabilimenti delle dimensioni della Fiat di Mirafiori. Nella sola provincia di Torino, si sono persi posti di lavoro pari agli occupati della Fiat di Mirafiori, oltre 6.000 lavoratori, ed hanno chiuso centinaia di medie e piccole aziende, molte delle quali per fallimento (i dati del contatore Cerved - Il Sole 24 Ore, lo confermano). Praticamente, oggi l’edilizia ed il suo indotto sono drasticamente dimezzati, è un disastro anche per l’economia piemontese, visto che il settore non può svolgere quella funzione anti-ciclica propria per favorire la ripresa”. Attualmente c’è pochissimo lavoro, spesso acquisito a prezzi stracciati da imprese irregolari che aprono e chiudono in poco tempo, con forme di nero, grigio, elusione, concorrenza sleale che caccia dal mercato le imprese corrette, con comportamenti illeciti, sub affidamenti a catena, uso di pseudo lavoratori autonomi, senza formazione, qualità del prodotto, tutela del lavoro: basti pensare al crescente numero delle partite IVA o pseudo lavoratori autonomi che si aggira attorno alle 30.000 unità. Il problema è la difficoltà a “fare sistema” e in alcuni casi a utilizzare le sinergie da parte delle aziende del territorio per l’aggiudicazione dei lavori. Oggi esistono nel settore gravi problemi di irregolarità, illegalità e di mancata sicurezza sul lavoro che devono essere affrontati in sinergia tra tutti i soggetti interessati. In questo panorama sconfortante esistono comunque dei punti di forza: ci sono aziende con elevate professionalità, con volontà e capacità di reazione abbastanza buone, lavoratori professionalizzati in gran parte ancora dipendenti delle aziende, sistema della bilateralità che tiene ed interviene nelle materie di propria competenza. Il sindacato ha da tempo avanzato proposte per uscire dalla crisi: si potrebbe ulteriormente allentare o togliere il patto di stabilità, finalizzato al pagamento delle imprese per i lavori effettuati, ben oltre il  decreto di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, per evitare ulteriori situazioni fallimentari. Inoltre occorrerebbe dare inizio ai lavori già appaltati, ma che sono fermi per il blocco dei finanziamenti o per il patto di stabilità, a partire dalla elaborazione e predisposizione di un vero piano delle opere a livello regionale e provinciale, frutto dei tavoli aperti o che si apriranno e dei patti già realizzati.

Si potrebbero creare molti posti di lavoro, con la manutenzione e la messa in sicurezza delle scuole (oltre al recente decreto), degli edifici pubblici, si potrebbe concretizzare una serie di aperture di piccoli cantieri per centinaia di occupati, evitando situazioni di rischio e maggiori successivi costi. Per non parlare del piano di riassetto idrogeologico e manutenzione del territorio, a partire da una regione come il Piemonte che ha un vasta area montana, oggetto delle varie alluvioni nelle scorse settimane e negli ultimi quindici anni, con conseguenze ben visibili ancora oggi e situazioni di rischio non scongiurate,  come esondazioni e movimenti franosi. Con un patrimonio stimato di oltre 100.000 alloggi vuoti in Piemonte, non sarebbe utile mettere in moto scelte politiche che portino all’utilizzo di questo patrimonio, attraverso le ristrutturazioni o le agevolazioni fiscali  e/o contributi all’affitto ? Infine, sarebbe necessaria una nuova proposta per l’utilizzo delle aree edificate ed oggi dismesse, come le molte aree industriali o artigianali, anche attraverso la rigenerazione o il cambio di destinazione d’uso.

L’impegno comune di Fillea Filca Feneal –  concludono i segretari regionali, Reggiori, Donnola e Manta – è di lavorare perché questa prospettiva prenda piede, per invertire la curva dell’occupazione e arrivare a 20 mila posto di lavoro a regime nella riqualificazione e manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio piemontese, che possono arrivare addirittura a 30 mila, considerando tutto l’indotto della filiera delle costruzioni”.   

Emergenza Ebola: un filo di luce in fondo al tunnel

Comunicato - Un filo di luce in fondo al tunnel. Finalmente la conferma che l’uragano Ebola sta rallentando. Non è finito e non si deve assolutamente abbassare la guardia, ma qualche segnale positivo sta giungendo. Pujehun, il distretto in cui siamo impegnati, è il primo del Paese a non avere nuovi casi da più di 40 giorni. Le istituzioni e le autorità locali cominciano a renderlo noto con evidente soddisfazione. La gente vive ancora la paura ma con un po’ di sollievo in più. Tutti sappiamo che il maggior merito va alla "buona sorte", ma sicuramente hanno contribuito anche il buon lavoro di squadra e le azioni intraprese. Siamo timorosi nel raccontare i buoni risultati perché il rischio continua ad essere elevato. E viene dall’esterno, dai distretti vicini in cui il virus persiste e da lì potrebbero arrivare nuovi casi. L’epidemia cammina con le persone. E cresce. In questi giorni ha oltrepassato la soglia dei 10.000 casi, quasi 2.000 in più rispetto alla Liberia. L’azione di sorveglianza deve quindi continuare ed essere molto rigorosa e sistematica. E poi si devono mantenere aperti e rafforzare i servizi "normali", le sale operatorie, i reparti, le visite alle gravide, le vaccinazioni, i servizi di ambulanza: tutto debolissimo già prima dell'Ebola. È una sfida da brivido ma la vogliamo affrontare, insieme. E crescono le richieste di aiuto! Vi raccontavo del Nord-Ovest del Paese. Lunsar, Port Loko, Makeni: ospedali chiusi per le perdite e la paura. Il primo di questi vuole riaprire e ha bisogno di personale medico: invieremo a breve un chirurgo e un internista. Non abbiamo risorse ma non possiamo tirarci indietro. Quelle arriveranno. E poi il distretto di Kono, nel Nord-Est. Vi riporto una pagina del mio diario di viaggio prima del rientro in Italia. "2 gennaio del nuovo anno. Sveglia alle 5,30, un caffè rapido e si parte. Da Pujehun 6 ore di Toyota, pista a prova di colonna cervico-lombare: destinazione Koidu, capitale del distretto di Kono, 320.000 abitanti. 200 casi di Ebola solo negli ultimi 3 mesi, fra i peggiori del Paese. Si racconta che sia il posto con più diamanti al mondo. E te ne accorgi subito quando arrivi. Una immensa muraglia, a ridosso della cittadina, alta trenta-quaranta metri fatta di pietre, quelle scartate, lunga tre, forse quattro, chilometri che protegge all’interno il tesoro, i grandi "buchi", quelli delle pietre che contano. Al tempo di Ebola tutto è rallentato o chiuso, ad eccezione dei grandi affari, specie esteri. Verso mezzogiorno visitiamo l’ospedale. Un centinaio di posti letto, luogo modesto, tenuto in ordine, verande e reparti puliti. Pochissimo personale: due medici locali, di cui uno con il compito di direttore, e un po di staff. Le mamme, sfidando la paura, continuano a venire, partoriscono e al bisogno si fa anche il cesareo, in qualche modo e con seri rischi. L’Ebola è un nemico strano. C’è quella dei 'centri di trattamento', delle zone rosse, le "high risk area" altamente infettive, quelle in cui sei a contatto diretto con gli ammalati. Qui sai bene dov’è il virus. E c’è l’Ebola della 'normalità' quella che ti colpisce di spalle, che non ti aspetti, che cammina vicino a te e non lo sai. Sono i rischi di quando lavori in un reparto o in una sala operatoria 'normale', di un ospedale 'normale', di quelli che incontri in tante zone rurali della Sierra Leone e dell’Africa in genere. Basta un caso sospetto non identificato, sfuggito all’ingresso dell’ospedale (area del triage, che a Koidu ora è gestita dalla Croce Rossa) e ti ritrovi il virus in casa senza saperlo, come un terrorista, e ti uccide! Nell’ultimo trimestre dieci operatori sanitari locali sono caduti in questo modo in ospedale. Con Enzo che mi accompagnava, abbiamo sostato, in preghiera. L’ospedale adesso arranca e fa fatica, più del solito. Ha bisogno di aiuto, specie in maternità e pediatria. La matron, 120 chili di peso e di passione per la propria gente, prima di andar via, salutandoci con un bel sorriso africano, ci fissa e ci invita: "we are waiting for you, soon!". Non siamo specialisti di Ebola. Siamo, come talvolta ci dicono, 'bush-doctors', medici da campo. Aiutare un ospedale rurale a riprendere con coraggio la vita quotidiana, assistere mamme e bambini a fianco dei colleghi locali, anche e soprattutto quando il rischio è maggiore, questo lo sappiamo e dobbiamo fare. È la nostra vita, il nostro lavoro. Quella richiesta è rivolta proprio a noi! E ci interroga!".
Faremo un passo alla volta. Ma sentiamo una spinta viscerale ad essere vicini a colleghi, gente e amici che ci sono diventati cari. Un abbraccio dal Sud Sudan. don Dante Carraro,
direttore Medici con l'Africa Cuamm
Come puoi aiutare:• Con 10 euro assicuri materiale informativo e di sensibilizzazione alla popolazione locale• Con 20 euro garantisci il trasferimento del paziente sospetto dalle unità periferiche all’ospedale• Con 30 euro copri i costi di analisi e test di controllo• Con 100 euro assicuri i kit completi di protezione individuale: guanti, occhiali, camice, maschera, copri scarpe o stivali, copricapo Causale Emergenza Ebola

• c/c postale 17101353 intestato a Medici con l’Africa Cuamm
• IBAN: IT 91H0501812101000000 107890 per bonifico bancario presso Banca Popolare Etica, PD
• www.mediciconlafrica.org per informazioni e donazioni online

Piemonte virtuoso contro lo spreco alimentare

Nell’Unione Europea ogni persona butta via oltre 179 chili di alimenti ogni anno. Uno spreco che ha delle conseguenze ambientali etiche e sociali, soprattutto in tempi di crisi, e contro cui la Regione Piemonte combatte da anni, attraverso varie iniziative realizzate dal settore “Tutela dei cittadini e dei consumatori”. Tra le tante azioni, spicca il progetto “Una buona occasione” (contribuisci anche tu a ridurre gli sprechi alimentari), messo a punto in collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, che quest’anno si è aggiudicato il primo premio della seconda edizione di “Vivere a spreco zero”, l’Oscar della lotta allo spreco alimentare in Italia, che vede in gara enti pubblici, imprese e terzo settore. La cerimonia di consegna dei premi avverrà lunedì 24 novembre a Bologna, alla presenza del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti (vedi comunicato allegato). “Una buona occasione” si propone di agire sia nella fase della distribuzione commerciale, favorendo lo smaltimento mediante offerte promozionali dei prodotti in scadenza, sia sul comportamento dei consumatori, spingendoli ad adottare abitudini utili a evitare di dover gettare il cibo. Ad esempio, una delle cause più importanti delle eccedenze alimentari risiede nel modo sbagliato con cui vengono interpretate e utilizzate le date di scadenza: è stato verificato con un’indagine statistica (su un campione di 1200 famiglie) quanto effettivamente si sappia sul significato da attribuire a “da consumarsi entro” e a “da consumarsi preferibilmente entro”. Ne è emerso un quadro sconfortante. Il primo obiettivo che ci si è posti dunque è quello di fare chiarezza, contribuendo così a sfatare il mito della scadenza come discrimine assoluto tra ciò che prima è buono e dopo improvvisamente non lo è più. Ciò è stato perseguito soprattutto attraverso la creazione di un sito (www.unabuonaoccasione.it), dove si possono trovare risposte al vasto bisogno di conoscenze registrato sulle modalità di conservazione del cibo e dove di fronte ad un dubbio (si può congelare un uovo? È vero che è pericoloso consumare il riso bollito il giorno successivo a quello di preparazione) si può anche entrare in contatto con gli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per porre domande su come assumere i comportamenti più corretti in materia di alimentazione. Nel tempo, infine, sono state realizzate campagne promozionali, presi accordi con la distribuzione per l’offerta di sconti su prodotti in via di scadenza, organizzato un concorso per le scuole e offerto momenti di confronto pubblico sul tema, per sensibilizzare le persone a vivere, appunto, “a spreco zero”.

Calano i fumatori adulti, meno infarti e ricoveri

In dieci anni sono diminuiti i fumatori, ma le 'bionde' continuano ad attirare soprattutto i giovanissimi, a partire dagli 11-12 anni di età, come ha avvertito oggi il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E' il bilancio del ministero in occasione del decennale dall'entrata in vigore della legge Sirchia che ha sancito lo stop al fumo nei luoghi pubblici. Tra gli effetti positivi anche la diminuzione di infarti e ricoveri. Diminuzione del 18% della prevalenza dei fumatori (dal 23,8% del 2003 al 19,5% del 2014 secondo i dati Istat), riduzione dei ricoveri per infarto del 5% ogni anno e diminuzione del 25% delle vendite dei prodotti del tabacco: sono infatti questi i dati, incoraggianti, diffusi dal ministero. I risultati positivi ottenuti dall'entrata in vigore della Legge 3/2003, sottolinea il dicastero, ''sono stati resi possibili anche per l'ottima accettazione della legge da parte degli italiani (il 95% la ritiene utile e il 90% pensa che sia rispettata) e per l'azione di supporto alla sua applicazione e di monitoraggio svolta dal Ministero e dal Corpo dei Carabinieri per la Salute''. Ad oggi i Nas hanno compiuto oltre 35.800 controlli in tutta Italia, presso diverse tipologie di locali, e solo il 5,8% di tali ispezioni ha portato a contestare un'infrazione; di queste solo il 2% sono state relative a presenza di persone che fumavano dove non consentito, mentre il 3,8% ha riguardato la mancata o non corretta apposizione dei cartelli di divieto. Tuttavia molti Paesi hanno fatto più e meglio del nostro e nella classifica dei paesi più impegnati nella lotta al tabagismo siamo scesi dall'ottavo posto nel 2007 al quindicesimo nel 2013. L'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'ambito del Piano d'azione globale per la prevenzione della Malattie croniche, ha fissato l'obiettivo della riduzione di un ulteriore 30% della prevalenza dei fumatori entro il 2025: per raggiungerlo l'Italia dovrà impegnarsi di più, sottolinea il Ministero, spiegando che "e' stata ampliata la tutela dei giovani attraverso la legge che ha vietato il fumo anche negli spazi esterni degli istituti scolastici e l'innalzamento ai minori di 18 anni del divieto di vendita dei prodotti del tabacco, ma c'e' bisogno di una maggiore consapevolezza dei danni del fumo e di un'azione più incisiva e coordinata da parte di tutti gli attori coinvolti, come, ad esempio, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell'Economia". Seguendo le indicazioni della Convenzione OMS per il Controllo del Tabacco (approvata nel 2005 e diventata legge in Italia nel 2008), potrebbe, ad esempio, essere perseguito un aumento costante dei prezzi delle sigarette ed essere consentita la destinazione diretta di una piccola parte delle tasse sul tabacco ad azioni di prevenzione. (ANSA).

Convenzione dei diritti dell'infanzia: rapporto Unicef 

Ogni giorno i diritti di milioni di bambini vengono violati, basti pensare che nel mondo il 20% più povero dei bambini ha il doppio delle probabilità di morire prima dei cinque anni del 20% più ricco, quasi un bambino su quattro nei paesi meno sviluppati è coinvolto nel lavoro minorile e milioni di bambini subiscono sistematicamente discriminazioni, violenze fisiche e sessuali, abuso e incuria. Di seguito alcuni dei principali dati contenuti nel nuovo rapporto UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo – Immaginare il futuro: l’innovazione per tutti i bambini”  lanciato oggi in occasione del 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza:

·         Nel mondo il 20% più ricco di donne ha 2,7 più probabilità del 20% di donne più povere di ricevere assistenza al momento del parto. In Asia meridionale, le donne più ricche hanno quasi quattro volte più probabilità rispetto a quelle più povere.

·         In tutto il mondo, il 79% dei bambini più ricchi sotto i cinque anni sono stati registrati alla nascita, ma solo il 51% dei più poveri gode del diritto ad avere un'identità ufficiale. E mentre l'80% dei bambini che vivono in città è registrato, questo è vero solo per il 51% di coloro che vivono in campagna.

·         Quasi nove bambini su dieci che appartengono al 20% più ricco delle famiglie nei paesi meno sviluppati del mondo frequentano la scuola primaria – rispetto a solo circa sei bambini su dieci delle famiglie più povere. Il divario può essere drammatico anche nei paesi a medio reddito. In Nigeria, per esempio, il 94% dei bambini delle famiglie più ricche ha frequentato la scuola, contro il 34% dei bambini delle famiglie più povere.

·         Indipendentemente dalla ricchezza, le bambine continuano ad avere meno opportunità di studiare. Per ogni 100 ragazzi iscritti alla scuola primaria in Africa occidentale e centrale, solo 90 bambine lo sono. L'esclusione peggiora nella scuola secondaria, dove per ogni 100 ragazzi sono iscritte solo 76 ragazze.

·         Le adolescenti hanno più probabilità di sposarsi o convivere a 19 anni rispetto ai maschi della stessa età, e meno probabilità rispetto ai ragazzi di avere una buona consapevolezza sui rischi del virus HIV. In Asia meridionale, i ragazzi hanno quasi il doppio delle probabilità delle ragazze di sapere come proteggersi.

·         Quasi tre quarti (o circa 1,8 miliardi) dei 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo che ancora non hanno accesso a servizi igienici vive in aree rurali. I dati provenienti da India, Bangladesh e Nepal, per esempio, mostrano pochi progressi tra il 1995 e il 2008 nel migliore copertura servizi igienico-sanitari tra i più poveri il 40% delle famiglie.

È necessario un intervento urgente per evitare che milioni di bambini vengano esclusi dai vantaggi dell'innovazione, dichiara l'UNICEF nel nuovo rapporto: l’organizzazione, la connettività e la collaborazione possono alimentare nuove reti globali impiegando l'innovazione per raggiungere tutti i bambini.Il rapporto La condizione dell’infanzia nel mondo – Immaginare il futuro: l’innovazione per tutti i bambini richiede a governi, professionisti dello sviluppo, imprese, attivisti e comunità di lavorare insieme perché le nuove idee possano sfidare alcuni dei problemi più urgenti che affrontano i bambini – e per trovare nuovi modi di ampliare le innovazioni migliori e più promettenti.Il rapporto è una raccolta di contributi esterni su innovazioni all'avanguardia presentate su una piattaforma interattiva che ospita le innovazioni in tutti i paesi del mondo e invita gli innovatori a mettere le proprie idee “sulla mappa”. “L’ingiustizia è vecchia quanto l'umanità, ma lo è anche l'innovazione, che ha sempre guidato il cammino dell'umanità", ha detto il Direttore Esecutivo dell'UNICEF Anthony Lake. "Nel nostro mondo sempre più connesso, le soluzioni locali possono avere un impatto globale – a favore dei bambini in tutti i paesi che ancora devono affrontare disuguaglianze e ingiustizie ogni giorno. “Perché l'innovazione favorisca ogni bambino, dobbiamo essere più innovativi – ripensare il nostro modo di promuovere e accendere nuove idee per risolvere i nostri problemi più antichi", ha detto Lake. "Le migliori soluzioni ai nostri problemi più difficili non verranno esclusivamente dall'alto verso il basso o dalla base in su, o da un gruppo di nazioni all’altro. Verranno da nuove reti per la soluzione di problemi e dalle comunità innovative attraverso confini e settori trasversali per raggiungere i più difficili da raggiungere – e arriveranno da giovani, adolescenti e bambini stessi. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel 1989. Da allora, sono stati registrati enormi progressi nel promuovere i diritti dei bambini – con una forte riduzione del numero di bambini che muoiono prima dei cinque anni e un maggiore accesso a istruzione e acqua pulita. L’ultima edizione del Rapporto dell’UNICEF sostiene che le innovazioni, come i sali per la reidratazione orale o alimenti terapeutici pronti per l'uso hanno contribuito a guidare un cambiamento radicale nella vita di milioni di bambini negli ultimi 25 anni – e che prodotti, processi e partnership più innovativi sono fondamentali per realizzare i diritti dei bambini più difficili da raggiungere. Il rapporto completamente digitale include contenuti multimediali e interattivi e invita i lettori a condividere le proprie idee e le innovazioni, mettendo in evidenza le innovazioni eccezionali provenienti da varie nazioni che stanno già migliorando la vita nei paesi di tutto il mondo, tra cui:

·         Orecchio solare: il primo ricarica batterie per apparecchi acustici del mondo, sviluppato per soddisfare le esigenze delle comunità che non hanno accesso regolare all’energia elettrica; può essere caricato tramite energia solare, luce domestica, o spina del telefono cellulare. (Tendekayi Katsiga, Deaftronics, Botswana / Zimbabwe).

·         Nuovi modi per coinvolgere i giovani della Liberia nel bel mezzo della crisi di Ebola attraverso U-report, un sistema basato su telefonia mobile sviluppato con i giovani, che aiuta a esaminare quali sono le questioni più importanti per loro. (UNICEF, Liberia).

·         Scuole galleggianti che garantiscono per tutto l’anno l’istruzione ai bambini che vivono in zone a rischio di inondazione in Bangladesh. (Mohammed Rezwan, fondatore direttore esecutivo della ONG Shidhulai Swanirvar Sangstha).

·         Vibrasor: un dispositivo inventato da due adolescenti in Colombia, per aiutare le persone con disabilità uditive a navigare in modo sicuro attraverso le aree urbane trafficate (Isamar Cartagena, Katherine Fernandez).

·         Quattro adolescenti hanno inventato un generatore alimentato a urina come nuova soluzione e aiutare coloro che non hanno regolare accesso all'elettricità in Nigeria, (Nigeria).
          “Ci sono tanti giovani inventori nel mondo  – anche negli angoli più remoti  – che si sono impegnati a cambiare il mondo per i bambini", dice Bisman Deu, un ragazzo di 16 anni di Chandigarh (India), la cui invenzione di un materiale da costruzione a base di rifiuti di riso è presente nel rapporto UNICEF. “Ogni nazione ha problemi diversi e ogni persona ha soluzioni diverse", ha detto Deu. "Abbiamo bisogno di scambiare le nostre esperienze,  di camminare insieme come una comunità globale per l’innovazione e mantenere la produzione di idee che possono fare la differenza”. L'UNICEF sottolinea la priorità dell'innovazione attraverso la sua rete di oltre 190 paesi, la creazione di centri in tutto il mondo, tra cui in Afghanistan, Cile, Kosovo, Uganda, Zambia e promuovere nuovi modi di pensare, lavorare e collaborare con i partner e per coltivare i talenti locali.

Sicurezza stradale: 2014 chiude con meno incidenti (-6%)

Meno incidenti sulle strade e di conseguenza anche un calo del numero dei morti e dei feriti. Secondo i dati diffusi dalla Polizia stradale il 2014 chiude con un calo del 6% degli incidenti sulle strade rispetto all'anno precedente. Rilevate però 1,8 milioni di infrazioni del codice della strada e tagliati oltre 2 milioni di punti. Nel 2014 gli incidenti stradali rilevati da Polizia Stradale e Carabinieri sono stati 73.688 (dati aggiornati al 21 dicembre), 4.671 in meno rispetto al 2013. Dello stesso segno anche le conseguenze degli incidenti: -3,6% i morti e -6% i feriti. Con 4.254.070 pattuglie di vigilanza, Polizia Stradale e Carabinieri hanno accertato 1.849.219 infrazioni al codice della strada. Ritirate 60.830 patenti e 61.641 carte di circolazione; 2.047.081 i punti complessivamente decurtati. Nel bilancio sulla sicurezza stradale nel 2014 sono state rilevate ancora, grazie all'utilizzo sistematico del 'Tutor', 426.960 violazioni dei limiti di velocità, con un aumento di quasi l'1% rispetto al 2013. In aumento anche i controlli sulle strade statali con il sistema Vergilius. I conducenti controllati con etilometri, alcool test e drug test sono stati lo scorso anno 1.569.003, di cui 26.471 sanzionati per guida in stato di ebbrezza alcolica e 1.890 denunciati per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Nelle notti dei fine settimana Polizia Stradale ed Arma dei Carabinieri hanno sequestrato nel 2014 815 veicoli per guida in stato di ebbrezza alcolica e per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Sono stati anche potenziati i servizi di controllo nel settore del trasporto professionale con 4.170 servizi effettuati da 31.636 operatori di polizia che hanno controllato 69.484 veicoli pesanti di cui 12.717 (pari al 18,3%) stranieri, con l'accertamento di 44.881 infrazioni, per 463 patenti e 1.101 carte di circolazione ritirate. Infine nel 2014 ai normali controlli sono stati affiancati dispositivi specifici secondo il modello delle 'Operazioni ad Alto Impatto', su materie particolarmente avvertite nella sensibilità collettiva. Le "operazioni" realizzate - complessivamente 25 - hanno riguardato controlli di legalità nel settore dell'autotrasporto (principalmente di persone, di animali vivi e di trasporti eccezionali), controlli della copertura assicurativa e degli pneumatici dei veicoli nonché controlli dell'attività di autodemolizione. (ANSA).

Giornata Mondiale del diabete anche nel Vco

Nella Giornata Mondiale del Diabete 2014, Associazioni fra persone con diabete e Società Scientifiche fanno chiarezza: il diabete in sé non è un costo per la collettività. Lo diventa se le persone non ricevono dalla Regione i supporti necessari per combatterlo. Proiettando i dati regionali, si può stimare che nella provincia di Verbania--‐Cusio--‐Ossola 10.100 persone (il 6,2% della popolazione) abbiano il diabete. Diabete Italia, espressione delle Associazioni fra persone con diabete e delle Società Scientifiche della Diabetologia, coordina la Giornata Mondiale del Diabete e preme affinché le Regioni si mettano a fianco degli sforzi fatti ogni giorno dalle persone con diabete, ottenendo così risparmi 'veri' e non riduzioni solo contabili. «Le persone con diabete devono avere i mezzi per gestire al meglio il loro diabete: informazioni sulla loro condizione, assistenza specialistica, farmaci e presidi», spiega Claudio Bonamin Coordinatore Regionale della Giornata Mondiale del Diabete 2014, «la maggioranza delle persone con diabete combatte ogni giorno per prevenire malattie e condizioni potenzialmente gravissime per le famiglie e costosissime per la comunità». Se il diabete è ignorato, sottovalutato o gestito male, se la persona non è correttamente istruita e motivata, avrà spesso la glicemia alta e questo sul lungo termine potrà portare a dei danni. L’iperglicemia, infatti, danneggia arterie e capillari, moltiplicando il rischio di ictus, ischemie e infarti e provocando col tempo seri danni ai reni, alla vista e ai piedi. Se la persona con diabete è in grado di sedersi al posto di guida e di 'pilotare' la propria glicemia: misurarla, mangiare meno pane e pasta e dolci, più frutta e verdura e fare esercizio fisico, potrà prevenire queste complicanze e ridurrà anche il rischio legato ad altre condizioni che spesso si accompagnano al diabete. I Piemontesi con diabete finora in grande maggioranza hanno fatto così, tanto è vero che – se i casi di diabete sono aumentati in questi anni – il numero di persone finite in ospedale a causa del diabete si è ridotto nella nostra regione del 62% fra il 2001 e il 2010. Il diabete quindi costa sempre meno alla collettività grazie al lavoro delle persone con diabete, dei Team diabetologici, ai sistemi per misurare la glicemia e ai farmaci. «La gestione integrata in Piemonte funziona e questo è un punto di forza. La sfida ora è dire 'No' alla gara indetta dalla Regione per l'acquisto delle 'strisce'. L'autocontrollo della glicemia fa parte della terapia e ogni persona deve ricevere lo strumento scelto per lui dal medico», afferma Claudio Bonamin, vicepresidente della AGD Piemonte--‐Valle d’Aosta,, «è provato che affidare tutti i pazienti al miglior offerente non porta nessun risparmio per la Regione che potrebbe invece contrattare meglio i prezzi di rimborso delle 'strisce'». La Giornata Mondiale del Diabete cade il 14 novembre ma la gran parte degli eventi si tengono sabato 15 e domenica 16 novembre. In 500 città in tutte le province d’Italia, compresa quella di Verbania, si terranno incontri di informazione, sarà possibile valutare gratuitamente il proprio rischio di sviluppare il diabete e parlare con persone e con medici che da tempo vivono e affrontano il problema. Per informazioni sugli eventi www.giornatadeldiabete.it/piazze

Piemonte: un bambino su 4 è schermo dipendente

Circa un bambino su quattro (il 23%) residente in Piemonte passa oltre 3 ore e mezza del suo tempo davanti a uno schermo, sia esso del pc, di un tablet o di uno smartphone a fronte di una media del 22,7% rilevata in Italia e del 9,3% rilevata in Inghilterra, Germania, Russia e Francia. È il dato che emerge da una ricercacommissionata da Duracell per comprendere le abitudini di gioco delle famiglie di oggi. Secondo quanto rilevato l’89,4% degli intervistati nella regione Piemonte (quasi 9 famiglie su 10), ammette di giocare sempre più sui dispositivi dotati di video a discapito di altre attività più tradizionali. La ricerca, condotta da Censuswide, ha rilevato la forte crescita dei nuovi giochi digitali ma, a fianco a questa tendenza, ha anche evidenziato il desiderio da parte delle famiglie piemontesi di trovare un’alternativa a questo tipo di attività. Così, nonostante i giochi su schermo siano i protagonisti indiscussi dei pomeriggi in casa, il 56% delle famiglie intervistate in Piemonte si dichiara disponibile ad accogliere un’alternativa diversa dal gioco digitale e a trascorrere più tempo all’aria aperta. Dai dati emersi si riscontra un grande bisogno di condividere più tempo con i figli, infatti il 24% dei genitori vorrebbe leggere più favole ai propri bambini, mentre ad altri piacerebbe poter coinvolgere i figli in attività culturali, come visitare musei (18%) o giocare con giochi educativi (14%). Ma quali sono le alternative ai giochi digitali preferite proprio dai bambini piemontesi? Tra i giochi attivi riscontrano ancora un grande successo le attività all’aria aperta, come l’andare in bicicletta (60%) seguite tuttavia da un importante 54,5% che invece preferisce preparare dolci con i genitori. Le costruzioni sono sempre tra i giochi più apprezzati (67%) ma rimangono alte in classifica anche attività come il disegno (42%). Ma nelle case piemontesi esistono ancora dei luoghi digital free, non contaminati dalla presenza di tablet e dispositivi? I primi tre luoghi sacri “non digitali” sono rappresentati dalla vasca da bagno (56%), dai servizi igienici (56%) e dal letto (41%), mentre la tavola è per il 32% delle famiglie il luogo in cui i device dovrebbero essere sempre off limits. A commento di questo studio, lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli afferma: “I risultati della ricerca ci portano ad affrontare un fenomeno nuovo, ma non inaspettato. I giochi digitali rappresentano una valida alternativa, se utilizzati per periodi limitati di tempo. Le due dimensioni possono e devono coesistere. Il gioco attivo implica un’attività reale e concreta, attraverso la quale i bambini comprendono come far funzionare le cose e che da una loro azione può scaturire un effetto concreto. Il gioco attivo non è solo un passatempo, serve proprio per potenziare le loro capacità innate, che sono immense”. Duracell, numero uno al mondo nel settore delle batterie a lunga durata che alimentano i giochi di milioni di bambini, da sempre accompagna le famiglie nel gioco attivo con i propri figli. Nel gioco attivo estro e fantasia sono le parole d’ordine: dai razzi spaziali con luci e suoni per i piccoli astronauti, alle macchine da cucire per realizzare esclusivi guardaroba, per finire con gli strumenti musicali che stimolano la creatività e l’ingegno

Turismo: Ebola e crisi spaventano viaggiatori italiani

L'effetto Ebola che il mondo del turismo attendeva da tempo con apprensione sembra essere arrivato: la propensione al viaggio degli italiani ad ottobre infatti crolla ai minimi e la motivazione, oltre che nella crisi economica che da tempo spinge i connazionali a tagliare sulle vacanze, è legata alla paura di contrarre il virus viaggiando in aereo. Emerge dalla rilevazione mensile di Confturismo-Confcommercio in collaborazione con l'Istituto Piepoli. L'indice di fiducia del viaggiatore italiano si attesta a ottobre a 55 su 100 - in diminuzione di un punto rispetto a settembre e ai livelli minimi da maggio - e per la prima volta scende nell'area di "insufficienza". La crisi ha ormai da mesi un forte impatto sulla propensione al viaggio degli italiani e secondo le ultime rilevazioni 1 italiano su 2 si dice pessimista sulla situazione economica. Ma tra i timori che esercitano un'influenza negativa sulle prospettive di viaggio all'estero cresce pesantemente Ebola, tanto che 2 connazionali su 5 prevedono di viaggiare meno in aereo per questo motivo. Al contempo fanno meno paura la crisi dovuta alla guerra in Ucraina e i timori legati a una nuova guerra mondiale. Le città d'arte sono in cima ai desideri nel trimestre novembre 2014-gennaio 2015 e oltre un italiano su due, di quelli che faranno una vacanza nel prossimo trimestre, vuole andare per monumenti, mostre e musei. La montagna è invece preferita da quasi 1 italiano su 3. In forte crescita la vacanza eno-gastronomica: 1 italiano su 3 pensa per il prossimo autunno ad una vacanza di questo genere. Scende a 3,7 notti la durata media della vacanza pianificata per i prossimi 3 mesi, dato tutto sommato compatibile con la stagionalità e con il mix delle destinazioni preferite per il periodo, che vede di fatto prevalere gli "short break", anche se cominciano ad avere un peso statistico rilevabile le vacanze invernali in montagna. Non mancano le destinazioni esotiche e di lungo raggio. Quanto alle mete: 3 italiani su 4 preferiscono trascorrere nei prossimi mesi le loro vacanze in Italia e le destinazioni preferite in Italia sono la Toscana e le mete montane-sciistiche del Trentino e Alto Adige, della Lombardia e del Piemonte. Soprattutto la clientela più matura preferisce restare in Italia (il 79% per chi ha più di 55 anni d'età), mostrando una propensione maggiore alle destinazioni di corto raggio. Per quanto riguarda l'estero, la Spagna è prima a livello europeo, mentre per quanto riguarda il resto del mondo in cima alle preferenze di viaggio ci sono gli Stati Uniti, seguiti a poca distanza dall'Australia, ma anche i Caraibi, il Giappone, il nord Africa e la Turchia si distinguono. Oltre il 50% degli italiani viaggerà in coppia nel prossimo autunno, mentre scendono lievemente i viaggi in famiglia o con gli amici.

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