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Sab24082019

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Droga: allarme consumi ragazzi, prima eroina a 14 anni

Riprendono a crescere i consumi giovanili di droga, non solo l'uso occasionale ma anche quello frequente. Ma la notizia che colpisce di più è che l'eroina, sostanza che si credeva in declino presso le giovani generazioni, è invece in auge e il suo consumo, sebbene non iniettato ma fumato, avviene per la prima volta intorno ai 14 anni, prima ancora dell'approccio agli spinelli. A lanciare l'allarme è l'indagine Espad-Italia 2013 dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, di prossima pubblicazione, che ogni anno 'fotografa' le abitudini degli studenti in fatto di droga. Circa 45mila i ragazzi coinvolti nello studio, appartenenti a 516 scuole secondarie superiori su tutto il territorio nazionale. CANNABIS - Dopo un andamento tendenzialmente in discesa fino al 2006, si osserva una ripresa dei consumi tra il 2012 ed il 2013. I giovani che l'hanno sperimentata almeno una volta nella vita sono 3 su 10, il consumo nell'ultimo anno riguarda il 25%, nei 30 giorni precedenti alla ricerca il 16% e, fra questi, 1 su 5 (poco più di 75.000 ragazzi) consuma cannabis quasi quotidianamente (20 o più volte al mese). La maggior parte dei giovani la fuma occasionalmente, non più di 10 volte durante l'anno (61%), mentre il 27% la consuma più assiduamente, 20 o più volte durante l'anno. L'84% non ha usato anche altre sostanze illegali, preferendo utilizzare quelle legali: il 62% ha fumato quotidianamente, l'11% ha bevuto alcolici quasi tutti i giorni e il 14% ha utilizzato psicofarmaci senza ricetta. COCAINA - Dopo anni di crescita fino al 2007 si è assistito a un graduale declino fino al 2012 per riprendere nell'ultimo anno e raggiungere il 4,1% per quanto riguarda la sperimentazione e il 2,8% il consumo nell'anno. Nel complesso, pur diminuendo il contingente dei giovanissimi che si avvicina alla cocaina, si allarga invece quello di chi la utilizza assiduamente: nel 2013 si raggiunge la prevalenza massima, pari allo 0,8%. E' nelle regioni settentrionali, eccetto Liguria ed Emilia-Romagna, e in Campania che si registrano le prevalenze inferiori alla media nazionale: nel corso degli anni le regioni del nord hanno ceduto il primato a quelle meridionali e adriatiche. Nel Centro le prevalenze si sono mantenute superiori alla media nazionale. EROINA - Sono circa 36 mila gli studenti che nel corso della vita hanno provato eroina o altri oppiacei (l'1,5%) e poco più di 28 mila l'hanno utilizzata nell'ultimo anno (1,2%). Quasi 23 mila studenti l'hanno utilizzata nell'ultimo mese (1%) e per poco di 15 mila ragazzi (0,7%) il consumo è stato frequente. E' dal 2009 che si assiste a una leggera ripresa dei consumi, specialmente di quelli frequenti, che proprio nel 2013 raggiungono la quota massima. Si sta inoltre abbassando l'età del primo approccio: se nel 2009 avveniva mediamente a 15 anni, oggi si è spostata a 14 anni. Ciò potrebbe dipendere, secondo i ricercatori, dalle nuove modalità di assunzione dell'eroina, fumata anziché iniettata. DROGHE SINTETICHE - Sono il 4% gli studenti che le hanno provate almeno una volta e poco meno del 3% nell'ultimo anno. Se amfetamine ed ecstasy sono consumate all'incirca dallo stesso numero di giovani, spesso scambiandole l'una con l'altra, così come per Lsd e funghi allucinogeni, più raramente provano il Ghb (droga 'dello stupro') e la Ketamina, sperimentati dall'1% e dal 2%. La maggior parte ( 60%) fa un uso occasionale di queste sostanze, anche se quasi 1 consumatore su 3 le ha utilizzate 20 volte o anche più durante l'anno. ALCOL - Sono pochi i ragazzi che non hanno bevuto durante l'anno (11%), anche tra i 15-17enni, per i quali sarebbe vietata sia la somministrazione che la vendita di alcolici. Ben il 5% degli studenti beve alcolici quasi tutti i giorni, preferendo la birra. Il binge drinking (5 o più bicchieri uno di seguito all'altro in un paio d'ore) riguarda il 35% dei ragazzi almeno una volta nell'ultimo mese, circa 820 mila studenti, e di questi il 14% l'ha fatto 6 o più volte nell'ultimo mese. PSICOFARMACI - E' l'ultima tendenza: l'uso di psicofarmaci non prescritti dal medico. Ne ha fatto uso il 17% degli studenti almeno una volta nella vita e il 9% durante l'anno, soprattutto quelli per dormire. L'uso concomitante di psicofarmaci e droghe, oltre che di alcol, è però una delle nuove tendenze: mixare le sostanze per potenziarne gli effetti o per superare la fase down, conseguente all'utilizzo delle droghe. Nel consumo di psicofarmaci le ragazze hanno conquistato il primato, con prevalenze che risultano di gran lunga superiori a quelle dei coetanei (12% contro il 6%).

Uno strumento in più a supporto della giustizia e della sicurezza dei cittadini: Banca Dati DNA

Una banca dati del DNA è un database governativo che contiene i profili genetici di individui pregiudicati per reati penali, o fermati in flagranza di reato, cui possono essere paragonati i profili genetici ricavati da una scena del crimine. Lo scopo è quello di identificare il responsabile del crimine. La letteratura gialla e noir ha tramandato, attraverso decenni di indagini poliziesche di ogni sorta, quella che sembra una verità acquisita: "il delitto perfetto non esiste". La realtà può essere a volte differente, ma è un dato di fatto che oggi nella maggior parte dei reati violenti (omicidio, stupro, rapina) vengono lasciate sulla scena del crimine tracce biologiche dalle quali, grazie alle banche dati DNA, è possibile risalire al profilo genetico del colpevole, se già schedato. Nei Paesi che la adottano, l'uso della Banca dati del DNA ha permesso di giungere a risultati notevoli: nel Regno Unito alla risoluzione del 70% dei casi in cui tracce biologiche sono state rinvenute sul luogo del crimine. In Spagna, grazie a tale strumento, dal 2009 sono stati assicurati alla giustizia gli autori di circa 7500 reati tra cui oltre 450 omicidi, 580 stupri e 50 atti di terrorismo. In Germania, la banca dati del DNA, ha portato alla soluzione di 18 mila delitti in sei anni, fra i quali 371 omicidi e 870 crimini a sfondo sessuale. L'Italia ha aderito al Trattato di Prüm, un accordo firmato nella città omonima da alcuni paesi membri dell'Unione Europea il 27 maggio 2005, con specifico riferimento all'istituzione di una banca dati del DNA. Questo istituto permette la comparazione di profili genetici ricavati da una scena del crimine per identificarne il responsabile. Come già accennato in questa banca dati vengono inseriti i profili genetici di persone pregiudicate o colte in flagranza di reato. Possono essere inoltre inseriti nella banca dati i profili genetici di resti umani non identificati e, previo assenso degli stessi, i profili dei familiari di persone scomparse, allo scopo di giungere all'identificazione dei resti di queste persone. Notazione importante: i profili genetici che entrano a far parte della banca dati nazionale del DNA offrono informazioni sulla sola identità dei soggetti analizzati, e non permettono di risalire allo stato di salute presente e futuro delle persone. È perfettamente garantita, quindi la privacy dei cittadini e sono del tutto infondate gli allarmismi sulle "schedature di massa" che, talvolta, si leggono sul web. Come affermano gli esperti del settore, le tecnologie per lo studio del DNA garantiscono con precisione l'attribuzione di un profilo genetico ad uno specifico individuo. Ovviamente queste analisi devono essere condotte da personale specializzato e occorre che l'interpretazione dei dati raccolti sia svolta da professionisti che conoscano i limiti e i margini di errore di questa tecnologia. Un riscontro trovato in una banca dati equivale ad un nome, e quindi ad una persona, in maniera inequivocabile, per inchiodare senz'altro, ma anche scagionare chi è innocente. Uno strumento in più con il quale sicurezza e privacy dei cittadini possono essere meglio garantite e tutelate. Per chi desideri saperne di più è in homepage sul canale youtube di Palazzo Chigi un video informativo visibile al link http://www.youtube.com/palazzochigi

Internet: 'Una vita da social', campagna Ps sicurezza online

Un progetto dedicato ai più giovani, per far capire i rischi che si nascondono nella rete Internet e nei social network; una campagna per spiegare le regole con cui navigare sicuri online, evitare violazioni della privacy, difendersi da cyberbulli e adescatori: è "Una vita da Social", la nuova iniziativa della Polizia presenta oggi a Roma e destinata a toccare trenta città italiane. Il progetto - che per la prima volta vede assieme la Polizia e una serie di aziende e soggetti che operano su Internet (da Facebook a Google, Microsoft e Youtube, da Fastweb a Telecom, Vodafone, Wind e Tre, da Libero a Poste e Virgilio, da Norton a Skuola.net) - coinvolgerà oltre 150 mila studenti ed è stato realizzato in collaborazione con il ministero dell'Istruzione. L'obiettivo è uno solo: rendere Internet sempre più sicura dopo i gravi episodi di cronaca culminati con il suicidio di alcuni adolescenti, ed arginare il fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse all'utilizzo della rete e dei social network. Grazie ad un tir, trasformato in un'aula didattica multimediale, gli operatori della polizia postale incontreranno studenti, genitori ed insegnanti per sensibilizzarli, con un linguaggio adatto proprio ai più giovani, sui temi della sicurezza on line, evidenziando sia le opportunità del web sia i rischi. Ci sarà anche la pagina Facebook 'Una vita da social', gestita dagli agenti della Postale, dove verranno pubblicati gli appuntamenti, le attività e i contributi ricevuti in tutte le tappe toccate dal tir e dove i giovani potranno postare direttamente le loro impressioni dopo ogni appuntamento. "Il web è il mondo dove i giovani si relazionano, ed è un sistema completamente nuovo che nasconde diverse insidie, in quanto intangibile e invisibile - ha detto il capo della Polizia Alessandro Pansa - .Questo progetto dunque è pensato e voluto per i più giovani, perché vogliamo che internet possa essere vissuto da tutti, a partire dai banchi di scuola, come un'opportunità e non come un pericolo". Pansa ha poi sottolineato che la polizia, in questo campo, "ha un'esperienza enorme" e questo deve far sì che gli agenti diventino "punto di riferimento" per i più giovani "in caso di difficoltà e dubbi". "Per la prima volta - ha detto il direttore delle specialità della Polizia, Santi Giuffrè - la polizia scende in campo assieme alle aziende che operano nel web, animati dalla volontà di diffondere il concetto di sicurezza. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per entrare appieno nel mondo dei giovani".

Ligabue, i concerti del ''Mondovisione Tour''

Dopo il Festival di Sanremo, sarà il “Mondovisione Tour – Piccole città 2014” a dare il via, il 27 marzo a Correggio(RE), ai concerti di Ligabue. Prima di approdare negli stadi, il Liga si esibirà in 11 palasport con capienza massima 2000 persone: lo spettacolo e l'atmosfera saranno, quindi, quelli dei suoi primissimi concerti, basati su unaproduzione potenteed essenzialeeastrettissimo contatto col pubblico. “Mondovisione Tour - Stadi 2014”, invece, proporrà, a partire dal 30 maggio uno spettacolo caratterizzato da unpalco fortemente innovativoin quello che si preannunciaun autentico Rock Show! «Ho proprio voglia di portarlo in giro questo “Mondovisione”– afferma Ligabue –per cui comincio da qui, da Correggio - con un concerto nel palasport in cui ho cantato più di vent’anni fa – per poi suonare in altri piccoli palazzetti in altre piccole città. Per poi passare agli stadi. E poi andare in Europa e nel mondo. A presto!» Queste le date di “Mondovisione Tour – piccole città 2014”:il27 marzoal Palasport Dorando Pietri diCorreggio(RE); il29 marzoal Palasport diFossano(CN); il31 marzoal Palaruggi diImola(BO); il2 aprileal Palasport diSalsomaggioreTerme(PR); il4 aprileal Palasport diLatisana(UD); il6 aprileal Playhall diRiccione(RN); l’8 aprileal Palasport Bernardo Speca diSan Benedetto del Tronto(AP); il10 aprileal Palasport diColle Val D’Elsa(SI); il12 aprileal Palasport Paternesi diFoligno(PG); il14 aprileal PalaFrosinone diFrosinone; il16 aprileal Pala Basento diPotenza. I biglietti per i concerti del“Mondovisione Tour – Piccole Città 2014”potranno essere acquistatiesclusivamente presso la biglietteria predisposta all’interno del truck “Liga-Village” che stazionerà nelle città che ospiteranno gli eventi, 3 giorni prima rispetto alla data del concerto stesso(modalità, luoghi e orari precisi verranno pubblicati suwww.ligachannel.come suwww.fepgroup.it). Per questa occasione, infatti,gli organizzatori Riservarossa e F&P Grouphanno preferito non utilizzare i canali di vendita online, ma tornare, per una volta, ad effettuare la vendita direttamente sul posto, volendo raggiungere proprio il pubblico che solitamente resta fuori dal circuito dei concerti di questa portata. Queste le date di “Mondovisione Tour - stadi 2014”:il30e il31 maggioallo Stadio Olimpico diRoma; il6e il7 giugnoallo Stadio San Siro diMilano; l’11e il12 giugnoallo Stadio Massimino diCatania; il12luglioallo Stadio Euganeo diPadova; il16 luglio allo Stadio Artemio Franchi diFirenze; il19 luglioallo Stadio Adriatico di Pescara; il23 luglioallo Stadio Arechi diSalerno. I biglietti sono disponibili suwww.ticketone.ite nei punti vendita e prevendite abituali (per l’elenco consultare il sito www.fepgroup.it). “Mondovisione Tour – Piccole città 2014” e“Mondovisione Tour - stadi 2014”sonoprodotti e organizzati da RiservarossaeF&P Group. RTL 102.5è la radio media partner ufficiale. Dopo “Il sale della terra” e “Tu sei lei”,“Per sempre” è il terzo singolo estratto dal decimo album di inediti di Ligabue, “Mondovisione”(Zoo Aperto/Warner Music), ancora al 1° posto della classifica Top of the music Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana, certificato cinque volte platino e album più venduto del 2013 (dati e certificazioni Fimi/Gfk Retail and Technology Italia). Il video di “Per sempre”,prodotto daEventidigitali Filmsin collaborazione conCinecittà Studios S.p.A.e diretto dal regista Cosimo Alemà,è online su tutti i canali web di Ligabue.

Di Mauro Caldera

Saldi: gdf a tutela dei consumatori

Il Comando Provinciale di Novara, a tutela del consumatore e per prevenire il diffondersi di pratiche commerciali in contrasto al principio della libera e leale concorrenza, avvalendosi delle dipendenti Compagnie di Novara e Borgomanero, svolgerà in tutto il territorio della Provincia novarese controlli mirati nei confronti degli esercizi commerciali. In particolare verrà monitorato il rispetto delle regole dei cosiddetti “saldi” di fine stagione. Alcuni di questi obblighi riguardano l’esposizione dei prezzi dei prodotti in vendita e, nel caso di saldi, si ricorda, deve essere riportato il prezzo da scontare, la percentuale di sconto ed il prezzo finale; a nulla vale l’uso di un eventuale cartello riportante scritte del tipo “vetrina in allestimento” o similari. Nel caso di esercizi convenzionati con una società che emette carte di credito, i titolari dei negozi sono tenuti ad accettarle per i pagamenti anche nel periodo dei saldi, senza maggiorazioni. In tema di garanzie sui prodotti, si ricorda che è necessario richiedere e conservare sempre lo scontrino fiscale d’acquisto che garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce, a patto che questa sia difettosa, anche se il venditore dichiari che i capi in saldo non si possono cambiare. L’ operazione “SALDI SICURI” continuerà per tutto il periodo dei saldi. I consigli per i saldi

Sono partiti i saldi invernali! Seppur prevediamo una contrazione degli acquisti (dato il periodo di crisi che sta colpendo ormai da tempo le famiglie italiane) per molti sarà caccia all’affare. Ecco allora qualche consiglio utile per acquistare in modo consapevole e conveniente evitando di prendere il tradizionale “bidone”:

– Non farsi prendere dalla frenesia dell’acquisto e dal volere comprare a tutti i costi;

– È bene preferire i saldi di articoli venduti in pochissimi numeri e taglie, che sono quelli più seri e, generalmente, i più convenienti, trattandosi di merce residua di cui il negoziante ha interesse a disfarsi (per esempio, pochi numeri dello stesso tipo di scarpe);

– diffidare di chi apre un saldo dopo una vendita promozionale;

– per i capi di abbigliamento accertarsi che la composizione eventualmente dichiarata nel cartellino d’accompagnamento corrisponda a quella dell’etichetta vera e propria del prodotto;

– non comprare capi d’abbigliamento che non hanno l’etichetta di composizione e preferire quelli che hanno anche l’etichetta di manutenzione, ovvero le istruzioni per il lavaggio o pulitura, che è un riscontro affidabile di quella di composizione;

– preferire i prodotti di marca nota, che nel settore dell’abbigliamento danno più affidamento, ma fare attenzione alla veridicità del marchio esposto, perché vi sono marchi che imitano nelle fattezze o in qualche elemento quelli più noti;

– controllare sempre le taglie quando si tratta di un capo d’abbigliamento a due pezzi, se è venduto a prezzi stracciati e se  non è ammessa la prova di indossabilità, poiché potrebbero essere due taglie diverse. Inoltre, è utile sapere che i negozianti:

– sono responsabili del difetto del prodotto ai sensi dell’articolo 132 del Codice del consumo (D. Lvo n. 206/2005), che sia in saldo o che non lo sia;

– sono tenuti a sostituire il prodotto o rimborsare il prezzo ai sensi dell’articolo 130 dello stesso Codice, se c’è difetto grave e non riparabile;

– possono modificare l’operazione di cassa anche nei giorni successivi, in quanto il registratore ha il tasto per evidenziare sullo scontrino “eventuali rimborsi per restituzione di vendite”, come ha previsto l’articolo 8 del decreto ministeriale 30 marzo 1992 e una successiva circolare del ministero delle Finanze del 5 giugno 1992.

Contrariamente a quanto pensano molti consumatori, va invece precisato che i saldi non riguardano necessariamente tutta la merce del negozio, ma quella a saldo deve essere tenuta separata e ben individuabile rispetto a quella di prezzo normale. In questo caso, oltre al prezzo di vendita va indicata la percentuale di sconto, ma nessuna norma prevede un minimo di sconto, che è completamente libero e può essere anche “sottocosto” senza osservare le relative regole.

Cyberbullismo, rischia un adolescente su cinque

Sulla scia della sempre maggiore diffusione di smartphone e altri dispositivi connessi in rete dilaga anche il cyberbullismo, con un quinto dei ragazzi potenzialmente esposto. Lo confermano i dati di diversi studi che stanno cercando di dare una dimensione del fenomeno. Una ricerca della Polizia Postale su un campione di ragazzi delle scuole medie ha stimato nel 20% la percentuale di adolescenti contattati da un potenziale molestatore. Secondo uno studio di Ipsos per Save The Children, invece, 4 adolescenti su 10 hanno assistito a un episodio di bullismo digitale. Molto spesso sono gli stessi ragazzi a mettersi nelle mani di molestatori e bulli, come testimoniato anche da recenti fatti di cronaca. Lo confermano i dati dello studio 'Adolescenti e stili di vita' presentato dalla Societa' Italiana di Pediatria (Sip), secondo cui il 59% degli adolescenti 'parla' a sconosciuti sui social, e una buona percentuale di questi non considera pericoloso far seguire un incontro all''amicizia'. L'indagine evidenzia, ad esempio, che per il 56% dei ragazzi intervistati dare l'amicizia su Facebook ad uno sconosciuto non e' pericoloso, per il 35% non e' pericoloso scambiarsi il numero di telefono e per il 26% non lo e' neanche accettare un incontro. Il 59% dei ragazzi, inoltre, ha dichiarato di aver dato l'amicizia Facebook ad uno sconosciuto; il 22% di avergli detto la scuola che frequenta; il 29% di aver scambiato il numero di telefono; il 18% (22% delle femmine) di avergli inviato una propria foto; il 20% di aver accettato un incontro al quale e' andato insieme ad amici e il 9% di aver accettato un incontro al quale e' andato da solo. Per quanto riguarda il 'sexting', la ricezione e l'invio di immagini e video sessuali via web o cellulare, secondo il Rapporto 2012 di Telefono Azzurro e Eurispes, in Italia almeno un adolescente su quattro ne ha ricevute e il 12,3% inviate.

Telethon: raccolti 30milioni e 500mila euro

Una maratona di solidarietà grazie alla generosità degli Italiani: con una puntata speciale de L’Eredità si è conclusa ieri la staffetta televisiva sulle reti Rai che ha permesso di raccogliere 30.500.000 euro: fondi che saranno destinati a sostenere la ricerca Telethon sulle malattie genetiche rare. Protagonisti di questa edizione, insieme a tanti personaggi del mondo della televisione, del cinema, della musica e dello sport sono state le famiglie, i bambini e i ricercatori che con l’appello “Io Esisto”, hanno fatto sentire la loro voce ricordando l’importanza della ricerca scientifica su malattie spesso dimenticate. Al fianco di Telethon e della ricerca italiana anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha inviato un proprio video messaggio agli Italiani. La maratona si è conclusa sulle reti Rai ma è ancora possibile fino al 18 dicembredonare 2 euro per ciascun sms inviato al 45506 da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3, Poste - Mobile, CoopVoce, Tiscali e Nòverca; 2 euro per ciascuna chiamata fatta sempre al 45506 da rete fissa (Teletu, Twt e Clouditalia) e di 5 o 10 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali. Non solo donazioni telefoniche ma anche tanti fondi che sono stati raccolti attraverso il sito www.telethon.it, la distribuzione nelle piazze italiane dei cuori di cioccolato presso i banchetti allestiti da centinaia di volontari e le numerose iniziative delle aziende partner. “Telethon esiste grazie agli Italiani che ogni giorno scelgono di sostenerci – ha commentato Luca di Montezemolo, presidente Telethon - Grazie a loro è stato possibile raggiungere in questi anni importanti risultati. Con la straordinaria solidarietà dimostrata nel corso di questa settimana hanno confermato di credere nella ricerca e di voler dare il proprio contributo. A tutti loro, alla Rai che ci ha permesso di realizzare questa importante maratona, ai nostri partner, ai nostri ricercatori, alle famiglie, il nostro ringraziamento e l’impegno a sostenere con sempre maggiore forza la ricerca di eccellenza per trovare nuove terapie di cura”. Una maratona, in cui la Rai ha messo a disposizione tutte le sue strutture permettendo al pubblico di ascoltare le testimonianze delle famiglie e dei ricercatori attraverso la televisione, la radio e il web.
Il 13 dicembre è stata la serata del charity show “Io Esisto”: lo stesso nome scelto per la campagna di raccolta fondi Telethon 2013 per ribadire ancora una volta il grido dei bambini e delle persone colpite da malattie rare. Con loro i ricercatori che nei laboratori conducono la sfida quotidiana per arrivare a nuove cure. Il charity show non è stato solo un momento di sensibilizzazione ma anche di grande spettacolo a partire dalla conduzione che ha visto per la prima volta insieme in un unico programma Fabrizio Frizzi con Antonella Clerici, Mara Venier, Carlo Conti e Flavio Insinna. Con loro Arianna Ciampoli e la speciale piccola conduttrice, Emilia. Si sono alternati sul palco grandi artisti italiani e internazionali come l’attore Ben Stiller, le cantanti Elisa e Alessandra Amoroso. Momenti di comicità con Gabriele Cirilli e Nino Frassica. Ha commosso e divertito il pubblico l’incontro tra il piccolo Tommaso e il suo idolo, il campione di Formula 1 e pilota della Ferrari, Fernando Alonso. Molte le storie di persone hanno lanciato un messaggio di grande speranza: tra loro Luca Galimberti, il giovane papà che ha scalato a braccia il Monte Rosa e che in studio era accompagnato dal suo piccolo “aiutante”, il figlio Lorenzo. Hanno partecipato alla serata anche i ricercatori Telethon protagonisti di una grande scoperta che ha permesso di arrivare alla cura per alcune malattie genetiche rare: un risultato, tutto italiano, targato Telethon. I ricercatori hanno raccontato l’emozione di questo successo insieme alle famiglie dei primi bambini curati. Molti i partner che hanno contribuito alla raccolta fondi per Telethon: Bnl Gruppo BNP Paribas, Uildm - Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, Simply, Auchan,Ferrarelle, Avis - Associazione volontari italiani sangue, AamS - Amministrazione autonoma deimonopoli di Stato, NTV - Nuovo Trasporto Viaggiatori, Procter & Gamble, Nicky e CartaSi. I risultati raggiunti non sarebbero stati possibili senza il grande sostegno della RAI. Si può sostenere la ricerca Telethon tutto l’anno attraverso le modalità indicate sul sito www.telethon.it

Incidenza sempre maggiore delle malattie rare

Una malattia è definita rara quando colpisce meno di 5 persone su 10.000. Una percentuale che farebbe pensare ad una bassa incidenza delle malattie rare nella vita delle persone. Invece, considerando che in Europa sono presenti tra le 6 mila e le 8 mila malattie rare, nel nostro continente sono circa 40 milioni i cittadini colpiti da una forma di malattia rara, la maggior parte dei quali bambini. Le malattie rare sono spesso genetiche, o causate da virus, infezioni, a anche da cause ambientali. La giornata dedicata alle malattie rare è l'occasione per l'Unione europea di ribadire tutte le buone pratiche messe in campo per cercare di trovare una cura, diagnosticare o semplicemente provare ad alleviare la sofferenza dei malati e delle loro famiglie.

Non è sempre facile riconoscere una malattia rara. Il Dottor House è solamente un personaggio televisivo, non tutti i medici sono in grado di diagnosticare una malattia rara alla prima visita. Questo perché le malattie sono migliaia, ognuna con sintomi diversi. Proprio per questo l'Unione europea aiuta i medici a condividere le proprie esperienze e conoscenze, ad esempio grazie alla creazione di ORPHANET, una base dati che contiene la descrizione di 5686 malattie rare. Facilitare l'interazione e lo scambio tra medici per favorire la diagnosi efficace di una malattia rara è anche tra gli obiettivi dello “European References Network” (reti europee di riferimento)e della direttiva sui diritti dei pazienti.

Le malattie rare sono una sfida troppo grande per i singoli stati. Per questo la Commissione europea insieme a partner UE e internazionali ha dato vita nel 2011 al Consorzio Internazionale per la Ricerca sulle Malattie Rare, con l'obiettivo di scoprire oltre 200 nuove terapie per malattie rare entro il 2020 e di riuscire a diagnosticarne il più possibile. Inoltre L'UE ha raccomandato agli Stati membri di preparare e attuare piani per la lotta alle malattie rare entro la fine del 2013. Attualmente 16 paesi hanno presentato i loro piani nazionali.

L'Unione europea è impegnata nella ricerca fin dal 2007 con investimenti che superano i 620 milioni di Euro e oltre 120 progetti di cooperazione avviati, per esempio attraverso l'erogazione di borse di studio che permettono ai ricercatori di portare avanti il proprio lavoro: è il caso ad esempio della studiosa Marina Cavazzana-Calvo, un’esperta di terapia genetica che sta attualmente lavorando sulle malattie legate all'immunodeficienza. L'investimento dell'Unione prosegue e guarda al futuro, grazie al programma Orizzonte 2020. Oltre 30 progetti sono stati finanziati grazie al secondo Programma “Salute” nel periodo 2008-2013, e vista la centralità dell'argomento, l'investimento proseguirà anche nel periodo 2014-2020 grazie al terzo Programma “Salute”.

Oltre alla ricerca è importante sostenere la vita quotidiana dei pazienti affetti da malattie rare. Proprio per questo l'Unione finanzia EURORDIS, un'organizzazione non governativa che riunisce circa 614 associazioni europee impegnate nella cura e nel supporto ai pazienti e alle loro famiglie.

 

UNICEF: appello per i bambini colpiti dal tifone Haiyan

L'UNICEF chiede 34 milioni di dollari per aiutare i quattro milioni di bambini delle Filippine colpiti dal tifone Haiyan. L'appello rappresenta una prima stima dei bisogni necessari su 6 mesi per aiutare i bambini e le loro famiglie. Si stima che circa 100.000 bambini sotto i cinque anni e 60.000 donne in gravidanza o in allattamento siano sfollati a causa del tifone e che circa 2,8 milioni di bambini in età prescolare e scolare hanno dovuto abbandonare la propria casa. Nell’area più colpita della Regione 8, Visayas Orientale, si stima siano stati colpiti più di 3.000 scuole e 2.400 centri diurni. Molte delle regioni colpite dal tifone Haiyan sono senza elettricità, acqua potabile, cibo e medicine."Ogni giorno che passa, migliaia di bambini sono sempre più deboli e vulnerabili alle malattie", ha detto Tomoo Hozumi, rappresentante UNICEF nelle Filippine. " Il collasso dei sistemi idrici e dei servizi igienico-sanitari, la distruzione di case e scuole mettono a grave rischio i bambini, che hanno bisogno di aiuto urgente”. In particolare l’acqua potabile è essenziale per proteggere i bambini da malattie che, associate con la malnutrizione, possono essere mortali. Alcuni aiuti sono già stati distribuiti, tra cui bagni chimici a Tacloban. Un camion con rifornimenti igienici (tra cui: saponi, detergenti e articoli per l'igiene personale), materiali didattici e ricreativi sta giungendo nella zona.

La risposta dell’UNICEF: presente nel paese con uno staff di 90 operatori, l’UNICEF:

  • sta distribuendo 10.000 confezioni di compresse per purificare l'acqua, 3.000 kit igienici e due unità mobili per il trattamento dell’acqua.

  • dalla Supply Division di Copenhagen sta inviando più di 20 generatori per l’alimentazione degli impianti per il trattamento dell'acqua. Sono stati inviati oltre 1.200 kit per testare la qualità dell'acqua. L'UNICEF ha acquistato 10.000 kit per l’igiene e per la potabilizzare l’acqua e, a livello locale, ulteriori 10.500 kit per famiglie, così come tavolette per depurare 6,3 milioni di litri d'acqua

  • sta distribuendo 30 kit sanitari di emergenza, ognuno utile per 1.000 persone per tre mesi e sta inoltre inviando acido folico e antibiotici per adulti e bambini.

  • allestirà centri di alimentazione terapeutica per il trattamento della malnutrizione acuta grave dei bambini. Sta facendo arrivare cibo terapeutico (pasta di arachidi) pronto all’uso e 1,35 milioni di micronutrienti in polvere.

  • ha consegnato 1.860 teloni di plastica rinforzata e 72 tende che possono essere utilizzate per scuole e spazi sicuri; contribuirà a istituire programmi di recupero psico-sociali.  

  • lavora con le autorità locali per individuare e registrare i bambini che possono essere rimasti separati dalle loro famiglie durante il tifone.

IKEA Foundation ha donato per questa emergenza 2 milioni di euro, che verranno utilizzati in particolare per la fornitura di generatori e impianti per il trattamento dell’acqua in modo da garantire l'accesso all'acqua potabile per i bambini e le famiglie nelle aree colpite e per la distribuzione di kit per l'acqua e per l'igiene per evitare il rischio di focolai di malattie.

Emergenza Filippine, donazioni tramite:

-Per l’emergenza UNICEF e WFP Italia hanno lanciato un numero solidale 45590 per donare 1 euro da rete mobile e 2 euro da rete fissa.

-bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia, specificando la causale “Emergenza Filippine”;
- carta di credito online sul sito www-unicef.it, oppure telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000;
- bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051, specificando la causale “Emergenza Filippine"
-presso il Comitato UNICEF della tua città (elenco sul sito www.unicef.it).

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa UNICEF Italia, tel.: 06/47809233-346; cell.:335/7275877 e 3337716763; e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.,

 

Duccio Forzano: intervista al regista del Festival di Sanremo

E' l'attualità degli spettacoli. Il Festival di Sanremo, benchè conclusosi sabato scorso, continua ad occupare a pieno titolo le pagine di quotidiani, settimanali, siti e programmi tv. Se è vero il motto secondo cui ''...in bene o in male...purchè se ne parli...'', la kermesse canora più blasonata (e pure criticata) della Penisola è arogmento ''principe'' prima, durante e dopo l'evento stesso. Tralasciando polemiche, gossip e strascichi social-.politici, vogliamo proporvi anche noi uno ''stralcio'' sanremese. Un'intervista ''dietro le quinte'' a chi del ''dietro le quinte'' è deus ex machina: Duccio Forzano. Mauro Caldera ha incontrato ed intervistato il regista di questa edizione del festival e di tanti programmi che hanno fatto la storia della tv italiana. Un faccia a faccia che racconta la storia di una persona, ancor prima che di un professionista, che si è costruito con fatica sudore, ma soprattutto passione, il proprio ruolo nel mondo del lavoro.

E' appena terminata questa edizione del Festival: quando si inizia a parlare di quella successiva? Ci sarà un tuo ritorno?

“L’anno prossimo escluderei: sono talmente provato, ma felice, perché questo mestiere non riesco a chiamarlo lavoro e perché è la mia passione. Tutte le mattine, mi alzo e ringrazio chi mi dà la possibilità di fare un lavoro (se possiamo chiamarlo così) che mi piace. Sanremo, artisticamente viene concepito a dicembre; a giugno, quando i giochi sono fatti a livello di cast e di regia si passa allo studio della scenografia e dei concetti da sviluppare: quest’anno, per esempio, sono stati raccontati i 60 anni della televisione e il tema della bellezza. Non a caso, gli ospiti intervenuti sono quelli che hanno fatto la televisione: Franca Valeri, le gemelle Kessler, Renzo Arbore e Raffaella Carrà, ma non tutti riescono a cogliere questa cosa perché non è esplicita. Si lavora attivamente durante l’estate per creare i bozzetti della scenografia e per fare in modo che entro la fine di agosto tutti i bozzetti esecutivi siano pronti per andare in produzione. Nel frattempo si lavora al progetto luci e al progetto camere. In contemporanea si strutturano le scalette si passa alla ricerca degli ospiti, fino ai mesi di ottobre-novembre, periodo in cui le canzoni sono scelte e vengono poi cantate e suonate a Roma in uno studio per farci un idea di ascolto. Ai primi di gennaio arriva a Sanremo la Squadra scenografica e fotografica per il montaggio delle fondamenta dello spettacolo A metà gennaio arriva sul posto il regista che “guarda ingrassare il suo cavallo”, curandolo in tutti i particolari in attesa che arrivi il conduttore e trovi il suo progetto realizzato nel migliore dei modi per animarlo di contenuti”.

Durante questo percorso, riesci a ricordare un momento in cui ti sei divertito e uno invece in cui ti sei divertito meno?

“Mi diverto sempre: mai un momento di noia. Sono un privilegiato perché nella mia vita ho veramente lavorato con passione. La mia prima regia è stata a 36 anni e adesso ne ho 54. Ho fatto i mestieri più disparati: il marmista, il cameriere…faccio prima a dire quello che non ho fatto! So cosa vuol dire guadagnarsi il pane dovendo alzarsi la mattina prestissimo e fare una cosa che non ti piace: il peso è solo quello. Dobbiamo lavorare tutti e avere la fortuna di fare un mestiere che diventa la tua passione non è da tutti”.

Una tua parola chiave è “Passione”: cosa cerchi di trasmettere?

“Faccio per poter dare qualcosa a qualcuno. Cerco di far passare entusiasmo energia e passione in quello che racconto. Cerco sempre di dar il migliore spazio a chi sta al di là delle telecamere: quando il protagonista racconta qualcosa, mi piace che il suo messaggio arrivi a casa. Ho imparato e sono migliorato da quando faccio Che tempo che fa, un programma fatto di parole. La cosa più difficile è (come dice Fazio) raccontare le parole. Raccontare un numero o un balletto, anche se non sei bravissimo, ti richiede solo la capacità di documentarlo; raccontare due persone che parlano e far arrivare a casa il concetto è cosa più complessa”..

C’è stata la puntata dell’educazione: un momento dedicato al Maestro Manzi, in cui sono stati tratti i suggerimenti e la base della conoscenza semplificata. Il tuo è un lavoro che (in un certo senso) educa, informa e trasmette. In Italia, il mondo della scuola è in crisi e avrebbe forse bisogno di nuovi stimoli: non hai mai pensato di renderla dinamica e interattiva, parlando di tecnologia e multimedialità attraverso un percorso di conoscenza sulla macchina dello spettacolo e della “regia culturale”?

“In maniera molto minimale l’ho già fatto e quando posso lo faccio. Un paio d’anni fa, all’Università Cattolica di Milano ho cercato di insegnare a un master, le basi di regia. La cosa migliore, oltre che studiare la tecnica o come funziona una macchina è provarla, e sperimentare direttamente. L’esperienza sul campo, alla fine (come dicevano mio nonno e mio padre) è lavorare per apprendere. Da autodidatta (ho cominciato a lavorare molto presto per problemi di famiglia e non ho avuto il tempo di studiare), quando ho deciso di intraprendere un certo tipo di strada ho iniziato a studiare per conto mio. Quando potevo andavo a lavorare in studi di postproduzione e produzione televisiva. Studiavo i manuali, mi documentavo sul funzionamento delle telecamere e delle centraline di montaggio e quando avevo la possibilità sperimentavo e univo la parte teorica (fredda e noiosa) di questo mestiere all’esperienza sul campo. Mi piacerebbe lavorare nel mondo della scuola, se solo ne avessi la possibilità e si potessero incastrare i mille impegni: è nei miei pensieri Ora sono talmente pieno di voglia di fare questo mestiere che non riesco a smettere: finché riesco e ne avrò l’opportunità voglio continuare. Nei miei studi, a Roma e a Milano, gravitano ragazzi che conosco anche attraverso i network di Face book e Twitter. Qualcuno mi dice che vorrebbe fare il regista e spesso dico di venire da me per parlarne. Mi capitano anche persone che dopo tre di lavoro scappano. Fare il regista non vuol dire salire subito sul camion regia per assumere il ruolo: c’è un percorso da fare che io ho fatto e pretendo da chiunque voglia fare questo mestiere vicino a me che lo faccia da zero, da capo. Sono partito lavando la macchina al mio capo e non sono arrivato in uno studio con una telecamera in mano: per toccare la mia prima telecamera professionale ho dovuto sudare parecchio. Il mio “maestro” mi diceva che non potevo toccarla perché non ero neanche capace di accenderla. Avevo la mia telecamerina che usavo per portargli i lavori che lui guardava e valutava; quanti lavori mi ha buttato via perché erano schifezze! Gli dicevo che se avessi avuto una telecamera più bella avrei fatto un lavoro di maggiore qualità. Mi disse una cosa che mi è rimasta impressa “Non è il mezzo…è la tua capacità”. Puoi fare una cosa bellissima con un mezzo pessimo, perchè è il contenuto, è l’inquadratura: è il senso di quello che fai. Un bel giorno ha visto un mio lavoro e finalmente mi ha detto che era una bella cosa e da quel momento mi ha concesso l’uso della telecamera”.

Avessi una bacchetta magica, in questo momento, cosa realizzeresti?

“Vorrei assicurare un futuro alle mie due figlie ed essere certo che se un domani, dovessi avere un qualsiasi problema, loro siano protette e in grado di vivere una vita più serena di quella che ho avuto io”.

Intervista di Mauro Caldera

 

Agriturismo: in 10 anni +57%

L'agriturismo, realtà tipicamente italiana, gode di buona salute ed anche se gli ultimi due anni hanno fatto registrare una tenuta, il decennio 2003-2012 ha segnato una vera e propria esplosione per il settore: le aziende agrituristiche hanno registrato un aumento del 57,3%, da 13 mila ad oltre 20,5 mila, gli alloggi del 57% (da 10,8 a 16,9 mila) e gli agroristori del 63,8% (da circa 6 a 10 mila). I dati arrivano dall'ultimo Report dell'Istat sull'agriturismo. Nel 2012 le aziende agricole autorizzate all'esercizio dell'agriturismo sono complessivamente 20.474, 61 in più (+0,3%) rispetto all'anno precedente. Nel corso del 2012, le nuove aziende autorizzate all'attività agrituristica sono state 1.286, quelle cessate 1.225; rispetto al 2011, sono aumentate sia le nuove autorizzazioni (+97 unità) sia le cessazioni (+476 unità). Le 1.286 autorizzazioni rilasciate (+97 rispetto al 2011) risultano più numerose in Abruzzo (162 unità) e in Lombardia (115 unità); seguono Toscana con 103 e Umbria con 101 unità. Tra le 1.225 aziende cessate, 772 sono localizzate nel Mezzogiorno, 273 nel Nord e 180 nel Centro. Il più alto numero di cessazioni si rileva in Campania con 450 casi, pari al 36,7% del totale nazionale. * In Toscana il maggior numero di agriturismi gestiti da donne - Più di un'azienda agrituristica su tre è a conduzione femminile; la maggiore concentrazione si rileva in Toscana, con 1.707 aziende, pari al 40,8% del totale regionale e al 23,5% del totale nazionale. Segue l'Umbria con 583 unità. Tuttavia, nel complesso, gli agriturismi gestiti dalle donne, nel 2012, sono in leggero calo (-0,1%) a fronte di una contenuta crescita (+0,5%) di quelli a gestione maschile; a livello territoriale, si rileva un aumento al Nord (+2,9%) e al Centro (+2%); nel Mezzogiorno si riscontra un calo (-8,7%). L'incidenza più bassa di agriturismi a conduzione femminile si registra in Alto Adige, dove le donne gestiscono solo il 12,5% del totale provinciale. * Aumentano i posti letto e diminuiscono le piazzole di sosta - Le aziende autorizzate all'alloggio sono 16.906 (+0,9% rispetto al 2011) e rappresentano l'82,6% del totale nazionale degli agriturismi; queste aziende dispongono di 217.946 posti letto (+3,4%) e di 8.363 piazzole di sosta per l'agricampeggio (-8,2%). Tra le aziende autorizzate, 4.102 (circa un quarto del totale) offrono solo l'alloggio, 7.346 (43,5%) abbinano l'ospitalità alla ristorazione, 2.697 (16%) associano l'ospitalità con la degustazione e 10.208 (60,4%) arricchiscono l'offerta di alloggio con altre attività (equitazione, escursionismo, sport, corsi, ecc.). Il Centro-sud si conferma l'asse dell'ospitalità agrituristica, con il 59,1% del totale nazionale degli alloggi autorizzati e il 64,6% dei posti letto. Le piazzole di sosta per l'agricampeggio sono 8.363 (-8,2%), distribuite in 19 regioni (sono assenti in Valle d'Aosta e Alto Adige). Il 56,2% delle piazzole si trova nel Mezzogiorno ove, rispetto al 2011, si rileva un calo del 14,9%. * La ristorazione in campagna - Le aziende autorizzate alla ristorazione sono 10.144 (+1,1% rispetto al 2011) e costituiscono il 49,5% degli agriturismi italiani. Gli agriristori risultano in crescita nel Centro (+8,8%) e nel Nord (+3,6%), nel Mezzogiorno si riscontra un calo rilevante (-7,9%). * La degustazione - consiste nell'assaggio di prodotti alimentari senza assumere le caratteristiche proprie di un pasto. Le aziende espressamente autorizzate alla degustazione, pari a 3.449 unità, registrano un consistente calo (-11% rispetto al 2011) e costituiscono il 16,8% degli agriturismi in complesso; nel Nord le aziende crescono del 9%, mentre segnano una contrazione nel Centro e nel Mezzogiorno, rispettivamente -26,3% e -10%. * Oltre alloggio e ristoro: le altre attività agrituristiche - nel 2012 si contano 11.982 aziende (+1,7% rispetto al 2011) autorizzate all'esercizio di altre attività agrituristiche: equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, fattorie didattiche, corsi, sport e varie che costituiscono il 58,5% degli agriturismi italiani. L'escursionismo e l'impiego di mountain bike sono praticati, rispettivamente, in 3.324 e 2.785 aziende. L'edizione 2012 dell'indagine rileva anche 1.251 agriturismi che svolgono l'attività di fattoria didattica. Queste ultime vogliono avvicinare l'agricoltore, con la sua azienda agricola e i suoi prodotti, ad un pubblico di adulti e bambini.

Prevenzione del rischio valanghe di Arpa Piemonte

La prevenzione del rischio valanghe spazia dalla valutazione all’informazione attraverso la pubblicazione del Bollettino Valanghe da dicembre a maggio, tre volte a settimana, aumentandone la frequenza in caso di pericolo elevato, all’analisi del rischio in territorio antropizzato dettagliata nel Bollettino per il Sistema di Allertamento, emesso giornalmente ai sensi della DGR 30 luglio 2007 n. 46-6578 e diffuso alle autorità con funzioni di protezione civile.

“Occuparsi di prevenzione del rischio valanghe significa svolgere un complesso e ampio corollario di attività molto diversificate, spesso ambientate in montagna, rivolte a soggetti pubblici che gestiscono il territorio montano e a privati che lo vivono o lo frequentano nel tempo libero” sottolinea il Direttore Generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto.

Il Bollettino Valanghe viene redatto attraverso l'adozione di metodologie e standard condivisi con le regioni alpine aderenti all'AINEVA (Associazione interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alla Neve e alle Valanghe) e richiede un lavoro quotidiano di raccolta, validazione e interpretazione di dati di innevamento, l’esecuzione di analisi stratigrafiche del manto nevoso e dei test di stabilità. Arpa Piemonte svolge quest’attività attraverso la gestione e il coordinamento di una rete di stazioni di rilevamento nivo-meteorologiche automatiche, manuali e con la collaborazione del personale specializzato di Enti di gestione dei parchi, Guardia di Finanza, Guide Alpine e Soccorso Alpino.

L’attività di prevenzione viene completata da studi sugli incidenti da valanga e studi statistici sull’innevamento stagionale, annualmente pubblicati sui Rendiconti Nivometrici.

Arpa, inoltre, gestisce e cura l'aggiornamento della base dati su cui è fondato il Sistema Informativo Valanghe regionale. Nel Sistema Informativo confluiscono informazioni cartografiche e di tipo tabellare-descrittivo, documenti storici e d'archivio, raccolti nell'ambito della realizzazione di Carte di Localizzazione Probabile delle Valanghe e di carte tematiche specifiche, attraverso studio fotointerpretativo di immagini aeree, rilevamenti di terreno e reperimento di informazioni storiche e testimonianze orali.

Arpa contribuisce infine alle attività di formazione professionale dei componenti le Commissioni Locali Valanghe, previste dalla L.R. n. 16/1999 e istituite dalle Comunità Montane, e per gli operatori della sicurezza da valanghe nei comprensori sciistici, secondo moduli formativi definiti dall'AINEVA.

Al via la campagna di vaccinazione anti-influenzale

In Piemonte la macchina organizzativa per la campagna di vaccinazione 2013-2014 è avviata e, nei prossimi giorni, i medici di famiglia e i servizi di vaccinazione inizieranno la distribuzione del vaccino antinfluenzale. L'influenza è una malattia respiratoria acuta dovuta alla infezione da virus influenzali che si manifesta con febbre oltre i 38°C, mal di gola, tosse, secrezioni nasali abbondanti.È una malattia stagionale che rappresenta ancora un importante problema di salute a causa dell’alto numero di persone colpite e per le possibili complicanze nei soggetti a rischio. E’ importante proteggersi contro l’influenza e prendere per tempo le precauzioni necessarie. Lo scorso anno in Piemonte, tra la metà di ottobre e la fine di aprile, l’influenza ha colpito oltre 600.000 persone, soprattutto bambini. L’influenza fa anche aumentare gli accessi al Pronto Soccorso, i ricoveri in ospedale ed è un’importante causa di assenza dal lavoro. Per questo è importante prevenire, attraverso la vaccinazione, le conseguenze più gravi dell’influenza. L’offerta è gratuita e si rivolge alle persone con più di 64 anni di età e a coloro che soffrono di malattie croniche che, in caso di influenza, possono dar luogo a gravi complicazioni. Le modalità organizzative variano nelle diverse Aziende sanitarie regionali. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito della Regione Piemonte (www.regione.piemonte.it/sanita.it) oppure possono essere richieste direttamente ai medici di medicina generale, ai pediatri di famiglia o ai servizi vaccinali delle ASL. Oltre alla vaccinazione ricordiamo le misure più efficaci per prevenire le infezioni respiratorie: lavare frequentemente le mani, coprire bocca e naso quando si starnutisce e tossisce, non fumare, rimanere in casa nei primi giorni di malattia fino alla scomparsa dei sintomi. Inoltre: evitare il super lavoro e non privarsi del sonno, mangiare in modo sano e regolare (abbondando con frutta e verdura) e praticare attività fisica costante.

Bonus bebè per i nati nel 2013, dal 24 febbraio le domande

Da lunedì prossimo 24 febbraio è possibile presentare domanda per ottenere il bonus bebè 2013. Anche per quest’anno la Regione Piemonte mette a disposizione delle famiglie il bonus utile per l’acquisto di prodotti per l’igiene e per l’alimentazione della prima infanzia: il valore del bonus è di 250 euro per ogni nuovo nato.  I genitori aventi diritto possono presentare,dal 24 febbraio la documentazione agli sportelli della propria ASL (Ufficio “Scelta e revoca del medico/pediatra" o altro ufficio individuato dall’ASL stessa) per i bambini nati dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013. Tutta la documentazione, per la quale sarà rilasciata apposita ricevuta, dovrà essereconsegnata entro e non oltre il 30 agosto 2014. Le Aziende sanitarie locali non ritireranno documentazione incompleta. I genitori aventi diritto riceveranno una lettera inviata dalla Regione con l’indicazione del numero e della data del mandato di pagamento. Il genitore avente diritto, munito di documento di identità, codice fiscale e comunicazione ricevuta dalla Regione Piemonte, si potrà recare presso qualsiasi sportello UNICREDIT, ubicato sul territorio piemontese, per incassare in contanti la somma di 250 euro. Il bonus bebè verrà erogato tramite liquidazione per cassa, presso sportello bancario, direttamente al genitore avente diritto, ossia al genitore che ha presentato i documenti per ottenere il bonus.

Chi ne ha diritto:

  1. Ogni bambino, nato dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013 residente in Piemonte la cui famiglia abbia un reddito ISEE non superiore a 38.000 euro;

  2. i minori in tutela, nati del 2013, in affidamento familiare o in comunità alloggio e in affidamento pre-adottivo;

  3. i bambini adottati che hanno compiuto 3 anni entro il 31.12.2013 e la cui pratica di adozione si è conclusa nell'anno 2013. Anche in questo caso, la famiglia adottiva deve avere un reddito ISEE non superiore ai 38.000 euro. La pratica di adozione si ritiene conclusa quando il minore, dopo il deposito della sentenza di adozione, ha assunto il cognome della famiglia adottiva e risulta iscritto sullo stato di famiglia dei genitori adottivi come "figlio".

 

Osservatorioinfluenza.it è on line

E' on line Osservatorioinfluenza.it, uno strumento alla portata di tutti, per conoscere l’influenza sotto ogni aspetto, le regole da seguire per prevenirla, cosa vuol dire vaccinarsi, come, quando e perché ricorrere a questo mezzo di tutela della salute per tutti, soprattutto per le categorie a rischio indicate dal Ministero della Salute.“Il Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) stima che nella UE ogni anno i decessi siano circa 40.000 tra i soggetti over 65 anni” rende noto Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano. “Alla luce di questi dati la vaccinazione antinfluenzale diventa fondamentale per ridurre il rischio di malattia, di ospedalizzazione e persino di morte. Suggerisco di vaccinarsi contro l’influenza entro novembre (quando nel Nord Italia viene isolato il virus) per evitare il picco previsto tra gennaio e febbraio anche perché il mix di virus in arrivo quest’inverno comprende un virus B nuovo rispetto a quelli circolanti in precedenza che potrebbe infettare una popolazione più numerosa. I vaccini influenzali sono sicuri, per questo la vaccinazione è una protezione per noi stessi e per chi ci sta vicino” conclude Pregliasco.“IL SSN offre gratuitamente la vaccinazione alle categorie a rischio (anziani over 65 anni, soggetti con malattie croniche dell’apparato respiratorio, malattie cardiache e del sangue, metaboliche, endocrine (diabete), compresi i bambini, donne in gravidanza), non solo per scongiurare l’influenza ma per evitare complicazioni ben più gravi” – ricorda Aurelio Sessa, medico di Medicina Generale, Presidente SIMG (Società Italiana Medicina Generale) Lombardia. “Per le categorie a rischio la vaccinazione può essere effettuata presso le strutture sanitarie pubbliche o dal proprio medico di Medicina generale. Tutti gli altri che desiderano vaccinarsi contro l’influenza possono acquistare il vaccino in farmacia e recarsi allo studio del proprio medico di famiglia nel caso in cui non siano in grado di iniettarselo da soli. E’ bene ricordare che la protezione indotta dal vaccino inizia entro due settimane dall’inoculazione, dura sei/sette mesi per poi declinare. Per questo motivo, oltre che per la variazione dei ceppi in circolazione, è necessario ripetere la vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni autunno” spiega Sessa. “Oltre il 90% dei decessi riconducibili all’influenza si verifica in soggetti sopra i 65 anni” chiarisce Giorgio Annoni, professore di Medicina interna e geriatria, Direttore della Scuola di specializzazione in Geriatria dell’Università Milano-Bicocca, “per questo tale popolazione viene messa al primo posto quale target della vaccinazione. Con il passare degli anni si assiste ad una graduale riduzione della capacità di difesa del sistema immunitario che si traduce in un’aumentata suscettibilità all’influenza e alle sue complicazioni gravi, a partire dalla polmonite. L’utilità della vaccinazione è così importante che le Autorità sanitarie pensano di estendere l’offerta anche ai soggetti di età superiore ai 50 anni. Sarebbe raccomandabile anche la vaccinazione dei conviventi abituali di un grande anziano” – afferma Annoni. “L’esecuzione della vaccinazione contro l’influenza è raccomandata nei bambini che presentano condizioni cliniche che comportano un aumento del rischio di complicazioni. Questo non vuol dire che vi siano controindicazioni a vaccinare i bambini ‘sani’ di età superiore a 6 mesi” spiega Roberto Marinello, pediatria di famiglia a Milano. “Per i bambini, la vaccinazione antinfluenzale va ripetuta (2a dose) fino ai 9 anni di età, se non fatta in precedenza. I bambini, da sei mesi in poi, in tutte le età, necessitano solo di una dose, se vaccinati l’anno precedente” conclude Marinello. Tutti questi esperti: virologo, medico di Medicina generale, geriatria e pediatria costituiscono la squadra ‘speciale’ che ha preparato Osservatorioinfluenza.it e che sarà a disposizione per rispondere a qualsiasi quesito verrà loro rivolto on line. Ma Osservatorioinfluenza.it è tanto altro ancora: storia del virus (quest’anno ricorre l’80° anniversario da quando alcuni studiosi britannici nel 1933 ‘isolarono’ il primo virus dell’influenza), curiosità, modi e suggerimenti sulla prevenzione, notizie da tutto il mondo, monitoraggio costante sullo sviluppo dell’epidemia 2013 e molto di più.

28 febbraio, Giornata delle Malattie Rare

Il 28 Febbraio 2014 si celebra la settima Giornata delle Malattie Rare. In tutto il mondo organizzazioni di pazienti uniranno le forze per promuovere la sensibilizzazione sulle malattie rare e su chi è affetto da queste patologie cronicamente debilitanti, a volte potenzialmente letali. Quest'anno l'attenzione della Giornata delle Malattie Rare si focalizza sul tema dell'Assistenza con lo slogan: Uniti per una assistenza migliore!La Giornata delle Malattie Rare, nata come evento europeo nel 2008, è progressivamente diventato un evento mondiale, con 70 paesi partecipanti nel 2013. Pensata e voluta dai pazienti e dai loro familiari, è coordinata a livello internazionale da EURORDIS European Organization for Rare Disease, mentre a livello nazionale da UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare Onlus. Dal 2008, migliaia di eventi hanno avuto luogo in tutto il mondo, raggiungendo centinaia di migliaia di persone, creando attenzione sul problema e contribuendo al progresso della politiche sulle malattie rare. E' un momento di riflessione politica e sociale molto forte che ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo dei Piani nazionali per le malattie rare nei Paesi comunitari. Unitisi è più forti: in una Giornata così importante per i malati rari, moltissimi gli eventi organizzati in tutta Italia nella settimana che va dal 23 febbraio al 2 marzo 2014, che coinvolgono le piazze, i luoghi di cura, le Università, i luoghi della ricerca, dello sport e del tempo libero, i teatri e tanti spazi delle città italiane per sensibilizzare e informare il pubblico sul tema delle malattie rare quale priorità di sanità pubblica. Tutti il programma degli eventi sarà disponibile sul sito www.uniamo.org, mentre il programma mondiale si trova sul sito www.rarediseaseday.org dove è presente anche una pagina dedicata all'Italia Per la prima volta in rete: gli enti UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare Onlus, il Centro Nazionale Malattie Rare dell'Istituto Superiore di Sanità, il Vicariato di Roma, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Policlinico universitario “Agostino Gemelli” e Fondazione Telethon programmano insieme nella Capitale una serie di eventi pubblici - a cui si è aggiunto anche il Policlinico Umberto I - ma con valenza e risonanza nazionale, per sensibilizzare l'opinione pubblica e i decisori sul fatto che è necessario, nonché doveroso, uno sforzo comune e un cambiamento organizzativo per poter dare un'assistenza migliore e più attenta ai malati rari e delle loro famiglie. Si affiancano anche Farmindustria, grazie a cui è possibile produrre il materiale divulgativo che verrà distribuito a tutti gli eventi su tutto il territorio nazionale, la Lega di Pallavolo Maschile Serie A1 e A2 che patrocina e appoggia la Giornata e la Camera dei Deputati che accoglierà una delegazione di rappresentanti del mondo associativo, socio-sanitario e della ricerca. Unirsi, infatti, è il modo più efficiente ed efficace per affrontare le malattie rare come dimostrano le buone pratiche attuate in molti Paesi. Unire le conoscenze e le risorse di tutti gli attori del sistema, medici, ricercatori, operatori sanitari e sociali, aziende farmaceutiche e Istituzioni, porta a risultati di grande impatto non solo per la scoperta di nuove cure, ma anche per il vivere quotidiano spesso molto faticoso sia per i pazienti che per la famiglia che li assiste. Prendersi cura di persone affette da una malattia rara, data la complessità delle diverse patologie, presenta sfide continue dove è importante porre il paziente al centro di tutte le politiche socio-assistenziali basate su azioni condivise, sistematizzate e inserite nella rete dei servizi. Le sfaccettature delle singole malattie sono tante, alcuni pazienti possono essere tratti farmacologicamente, mentre altri non hanno alcun trattamento disponibile. C'è chi è abbastanza indipendente, altri necessitano di assistenza continua, a volte anche con il supporto di ausili, ma l'obiettivo è creare un sistema che, indipendentemente dalle specifiche di una singola patologia, affronti e risolva i bisogni comuni. Rompere l'isolamento di chi vive con una malattia rara con eventi di sensibilizzazione è fondamentale. I malati rari e le loro famiglie devono sapere che possono contare su un movimento mondiale che si mobilità per la ricerca di cure e forme di assistenza sempre migliori. La rete che si sta creando sulle malattie rare permette di avere sempre più facilmente accesso a informazioni sulla propria patologia e avere punti di riferimento sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Prevenzione Incendi Boschivi: in Piemonte la tecnica Fuoco prescritto

Già sperimentata in Francia, in Portogallo e in Australia, la tecnica del “Fuoco Prescritto”, adottata in via sperimentale ormai da diversi anni in alcune regioni d’Italia, presto diventerà prassi anche in Piemonte. Proprio alla pratica e alle caratteristiche del Fuoco prescritto è stato dedicato il Convegno-dimostrazione “Il fuoco prescritto per la prevenzione degli incendi boschivi”, organizzato dalla Regione Piemonte, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, il Corpo Volontari Antincendi boschivi del Piemonte e  l’Università di Torino Dipartimento DISAFA,  svoltosi questa mattina a Ceva presso la Scuola nazionale del Corpo Forestale dello Stato.Le emergenze incendi verificatesi negli anni hanno posto la necessità di adottare specifiche misure di salvaguardia degli ambienti naturali dal fuoco e di pensare a provvedimenti di carattere preventivo e di potenziamento dei sistemi di allarme e difesa nonché di miglioramento dell'efficienza delle strutture preposte alla prevenzione e alla lotta degli incendi boschivi. La proposta di legge regionale sugli incendi boschivi, presto oggetto di discussione in Consiglio, riserva infatti un ruolo strategico alla tecnica del Fuoco prescritto, quale strumento di prevenzione incendi boschivi, materia su cui negli ultimi anni la Regione Piemonte ha investito in termini di risorse umane e finanziarie, considerando più strategico ed economico investire sulla prevenzione che sui costi della lotta attiva. Solo nel 2012, sono stati 166 gli incendi che hanno colpito il Piemonte, per un totale di 1379,3087di ettari di superficie percorsa dal fuoco. Da gennaio a settembre 2013 si sono verificati 127 incendi e sono stati percorsi dal fuoco  342, 10 ettari di superficie boscata e 237,40 ettari di superficie non boscata. L’applicazione esperta, consapevole e autorizzata del fuoco su superfici pianificate, in precise realtà ambientali e in corrispondenza di condizioni meteorologiche predefinite (in questo consiste il Fuoco prescritto), permetterà di comprendere i meccanismi della combustione, studiare le diverse tipologie di incendio e le tecniche di protezione ed estinzione cercando così di individuare il comportamento più idoneo da adottare. Ad entrare in azione quando i boschi delle montagne e delle colline piemontesi sono colpiti dalle fiamme sono i volontari del Corpo Aib - Antincendi boschivi del Piemonte, affiancati e coordinati dal Corpo forestale dello Stato e dai Vigili del Fuoco, anch’essi coinvolti nelle fasi di sorveglianza del territorio, avvistamento dei focolai ed estinzione del fuoco. Si tratta di una organizzazione unica in Italia, per competenza territoriale ed organizzazione: 3986 sono i volontari Aib operativi, 1767 i volontari di supporto, 242 squadre, 485 i mezzi a disposizione e 50 i comandi di distaccamento.   “Un’efficace pianificazione delle risorse del territorio - ha sottolineato l’assessore alla Protezione Civile, Roberto Ravello-  non può essere basata solo sul rafforzamento del dispositivo di estinzione degli incendi boschivi, ma occorre migliorare ed intensificare le attività di organizzazione e di prevenzione introducendo strumenti innovativi. E di strumento metodologicamente innovativo parla infatti il nuovo disegno di legge sugli Incendi boschivi che conferisce alla tecnica del “fuoco prescritto” un ruolo determinante, in quanto competitivo dal punto di vista economico  ed efficace in termini di impatto  ecologico. Numerosissimi sono gli esperti e gli osservatori francesi e svizzeri che hanno richiesto di partecipare alle due giornate di  convegno  a Ceva, stiamo pertanto valutando la possibilità di stipulare dei protocolli d’intesa che prevedano pratiche di mutuo soccorso e intervento congiunto, in modo da rafforzare i rapporti di cooperazione transfrontaliera  tra i Paesi in materia di servizi antincendio e di soccorso tecnico urgente”."Il Corpo Forestale dello Stato segue con attenzione la problematica del fuoco prescritto come metodologia di prevenzione degli incendi, anche in base all'attuale normativa regionale piemontese che gli attribuisce la direzione operativa di questa attività - ha sottolineato Mario Bignami del Corpo forestale dello stato - Comando Regionale - Il convegno di oggi è l'occasione per localizzare sul territorio piemontese le esperienze nazionali e di altri paesi, tenendo conto della necessità di adottare nel tempo metodi di prevenzione degli incendi boschivi che riducano l'impiego del mezzo aereo, ormai molto costoso. Il confronto tra approccio scientifico e attività applicativa previsto nelle due giornate del convegno sarà un buon punto di partenza per valutare i molti aspetti di questo metodo di prevenzione e svolgere poi interventi di elevata qualità ambientale. " “La Regione Piemonte - ha dichiarato Sergio Pirone, ispettore generale AIB Piemonte  - con il contributo di tutte le componenti operative, in primis quello dei Volontari del Corpo Antincendi Boschivi del Piemonte, ha ottenuto risultati ragguardevoli nella riduzione delle superfici boscate colpite dagli incendi. Le tecniche del Fuoco Prescritto che in questi giorni si confronteranno a livello internazionale, utilizzate in ambiti scientificamente e tecnicamente corretti, daranno ai volontari AIB un ulteriore strumento per il miglioramento della prevenzione degli incendi boschivi”.

Unicef: “La condizione dell'infanzia nel mondo in numeri”

“Ogni bambino conta”: è quanto sottolinea l’UNICEF, che presenta il suo nuovo rapporto La condizione dell'infanzia nel mondo in numeri: Ogni bambino conta. “Nel mondosono 2,2 miliardi i bambini e gli adolescenti, che rappresentano il 31% della popolazione mondiale; contarli li rende visibili, e identificarli permette di rispondere alle loro necessità e promuovere i loro diritti attraverso maggiori impegni e innovazioni”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera. Il rapporto più importante dell’UNICEF rileva che:

  • circa 90 milioni di bambini sarebbero morti prima dei 5 anni se il tasso di mortalità infantile fosse rimasto ai livelli del 1990. In gran parte, questo risultato dipende dai progressi nel campo delle vaccinazioni, della salute, dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico sanitari.

  • Dal 1990 il miglioramento della nutrizione ha ridotto del 37% il ritardo della crescita (malnutrizione cronica).

  • L’iscrizione alla scuola primaria è aumentata anche nei paesi meno sviluppati. Nel 1990 solo il 53% dei bambini in questi paesi era ammesso a scuola; dal 2011 il tasso ha raggiunto l’81%.

Le statistiche del rapporto mostrano le gravi violazioni sui diritti dei bambini:

  • Nel 2012, 6,6 milioni di bambini sotto i 5 anni – 18.000 ogni giorno –sono morti per cause prevenibili.

  • Il 15% dei bambini lavoratori svolge un lavoro che viola il diritto alla protezione da sfruttamento economico, all’istruzione e al gioco.

  • L’11% delle giovani donne si è sposato prima di aver compiuto 15 anni, correndo seri rischi per la salute, l’istruzione e la protezione.

I dati rilevano anche divari e ineguaglianze, mostrando come i traguardi dello sviluppo non siano distribuiti uniformemente:

  • i bambini più poveri del mondo hanno tre probabilità in meno di quelli più ricchi di essere assistiti da un operatore qualificato alla nascita.

  • In Niger, il 39% delle famiglie rurali ha accesso all’acqua potabile rispetto al 100% delle famiglie urbane.

  • In Ciad, per ogni 100 ragazzi che frequentano la scuola secondaria, le ragazze sono 44 – sono così escluse dall’istruzione e dalla protezione e servizi che potrebbero ricevere a scuola.

“I dati hanno un’importanza cruciale perché rendono possibile le azioni necessarie per salvare e migliorare la vita di milioni di bambini, soprattutto quelli più poveri” ha dichiarato Tessa Wardlaw, Responsabile UNICEF della Sezione Dati e Analisi. “Possono essere fatti ulteriori progressi solo se sapremo quali sono i bambini più trascurati, in quali aree i bambini e le bambine non frequentano la scuola, dove dilagano le malattie o dove mancano strutture igienico-sanitarie di base”.

Da quando, nel 1989, è stata firmata la Convezione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e in prossimità della scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel 2015, sono stati realizzati importanti progressi, ma i dati rilevano anche le mancanze e le diseguaglianze, mostrando come i traguardi dello sviluppo non siano distribuiti omogeneamente.

Inoltre, le innovazioni nella raccolta dati, nell’analisi e nella diffusione rendono possibile disaggregare i dati in base ad alcuni indicatori, come: posizione geografica, benessere, sesso, etnia e disabilità, per includere nelle statistiche anche i bambini che sono stati esclusi o trascurati.

Il rapporto richiede maggiori investimenti nelle innovazioni , in modo da correggere gli errori dell’esclusione.

“Per superare le esclusioni si comincia utilizzando dati inclusivi. Per migliorare l’acquisizione, la disponibilità e l’affidabilità dei dati sulle deprivazioni che i bambini e le loro famiglie devono affrontare, gli strumenti di raccolta e analisi devono essere costantemente migliorati – e ne vengono sviluppati di nuovi. Ciò richiederà investimenti e impegni, sottolinea il rapporto. Molte delle informazioni che abbiamo sulla situazione dei bambini sono il risultato di indagini realizzate a domicilio, in particolare le Indagini Campione a Indicatori Multiple (MICS). Definite e supportate dall’UNICEF, le MICS sono condotte dalle autorità statistiche nazionali e raccolgono dati disaggregati su una gamma di argomenti che riguardano la sopravvivenza dei bambini, lo sviluppo, i diritti e i comportamenti. A oggi, le indagini MICS sono state condotte in più di 100 paesi. Le ultime indagini sono state realizzate attraverso interviste che sono state completate in più di 650.000 famiglie di 50 paesi. “Sono passati trent’anni da quando con La condizione dell'infanzia nel mondo l’UNICEF ha iniziato a pubblicarestatistiche a livello globale e nazionale, per fotografare la condizione dei bambini nel mondo” – ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera – “Con il lancio di un’edizione del rapporto dedicata ai dati, l’UNICEF invita i decision-makers e l’opinione pubblica generale a guardare e utilizzare queste statistiche (www.data.unicef.org) per realizzare un cambiamento positivo per i bambini. Da soli, i dati non possono cambiare il mondo. Ma rendono possibile il cambiamento, identificando i bisogni, sostenendo i diritti e misurando i progressi. Con questo Rapporto diamo anche il via al 25° anniversario della Convezione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che celebreremo il prossimo 20 novembre”.

Scuola: ogni anno in 700mila non tornano tra banchi

A settembre è iniziata la scuola, ma non per tutti i ragazzi che dovrebbero andarci: ogni anno circa 700mila, in pratica 2 su 10, non tornano tra i banchi o lo fanno in modo tanto precario da non avere alcuna possibilità di successo formativo. Per indagare a fondo l'impatto economico e sociale della dispersione scolastica e proporre soluzioni ottimali parte quest'anno una ricerca che vede come capofila la onlus intervita, con l'associazione Bruno Trentin della Cgil e la Fondazione Giovanni Agnelli. Lo scenario di partenza è già noto. Con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi l'Italia, secondo i dati Istat ed Eurostat, è in fondo alla classifica europea: un gap pesante con il resto dell'Europa, dove in media l'abbandono scolastico è del 14,1%. Nei paesi di pari sviluppo socio-economico la media è molto più bassa: in Germania è 10,5%, in Francia 11,6%, nel Regno Unito 13,5%. Il dato aumenta al Sud Italia, dove è al 22,3%, mentre al Centro-Nord di attesta intorno al 16%. Rispetto al 2000, quando erano il 25,3%, i cosiddetti early school leavers sono diminuiti, con un primo passo avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo Europa 2020 del 10%. Un dato su cui è prudente il sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria: "C'è un lento miglioramento dei dati sulla dispersione, assolutamente insufficiente, che deriva dallo sforzo immane delle scuole pubbliche". "Il danno alle possibilità di sviluppo e il fallimento formativo sono stati finalmente messi in relazione con strumenti molto più fini che in passato", ha aggiunto intervenendo alla presentazione degli obietti della ricerca. "Colpisce soprattutto - per Valeria Fedeli, vice presidente del Senato - che al Sud quasi un ragazzo o una ragazza su 4 abbandonino la scuola: in un circuito esponenziale che unisce dispersione scolastica e disoccupazione giovanile con la criminalità. Con un danno per la società che perde capitale umano". La ricerca che parte il prossimo mese e i cui risultati saranno presentati tra un anno, ha come aree di riferimento le province di Milano, Roma, Napoli e Palermo. Il fine è identificare la tipologia e il numero di ragazzi che lasciano i banchi di scuola e i tipi di intervento e la loro efficacia. Intervita ha già lanciato lo scorso anno un progetto pilota con Frequenza 200, duecento come il numero dei giorni di lezione che la scuola deve garantire per legge, che prevede attività di un centro diurno operativo 5 pomeriggi a settimana. Il network coinvolge 800 insegnanti e dirigenti scolastici, 2.500 famiglie e gli operatori sociali in attività educative.

''Figure d'esilio'', nel Giorno della Memoria. La prefazione

Nel Giorno della Memoria, ecco la prefazione al volume "Figure d'esilio" di Carlo Mosono (Edizioni Mme Webb), pubblicato a Domodossola nel 2013. "Figure d'esilio" è una preziosa cronaca della vita di quanti, dopo la caduta della Repubblica partigiana, nell'ottobre 1944, per sottrarsi a possibili rastrellamenti e rappresaglie da parte delle forze nazifasciste che riprendevano il controllo della valle, trovarono rifugio nei campi profughi allestiti dall'esercito svizzero. In quei campi, le vite dei nostri nonni e genitori si intersecarono con quelle di tanti ebrei italiani, tra cui diversi letterati e intellettuali, sfuggiti alla deportazione nei Lager nazisti.. Che non devono essere dimenticate.
PREFAZIONE
Da sessantotto anni, il diario d’esilio di Carlo Mosoni giaceva come un relitto sul fondo del mare. Era adagiato a pochi metri di profondità, quindi visibile dalla superficie, ma avvolto in un sordo silenzio mai violato, e nessuno aveva ancora avuto modo di immergersi e di esplorarlo come meritava. Oggi, grazie allo sforzo congiunto di Giancarlo Mosoni e dell’editore Mme Webb, possiamo finalmente celebrare l’esplorazione e il recupero di ciò che poteva sembrare una carcassa del passato e che, invece, celava tesori e vite umane. Carlo Mosoni, internato nel campo di Zweidlen (presso Zurigo) ad aprile del 1944 e in procinto di essere trasferito verso un altro campo per rifugiati, ebbe un’idea affascinante e romantica: chiedere ai più vicini compagni di internamento di scrivere una testimonianza, un ricordo del periodo trascorso assieme, sul suo quaderno. Il quaderno raccoglie infatti i saluti di commiato, gli addii e gli arrivederci di coloro che vedevano partire l’amico Carlo, ogni qualvolta veniva destinato a un campo diverso. Percorrere fino in fondo le pagine del manoscritto ha richiesto una lunga, appassionante e sorprendente immersione; non tanto per la trascrizione, che si è comunque rivelata meno agevole di quanto potessi immaginare, vista la riluttanza di certe calligrafie a lasciarsi interpretare. Purtroppo, qualche firma non ha ceduto all’occhio scrutatore di chi si è cimentato in una vera, ardua opera di decrittazione. L’avventura più avvincente è partita invece dalle firme autografe che siamo riusciti a decifrare. Internet è stato il primo banco di prova, e in alcuni casi si è rivelato molto generoso. Per Guido Lopez, ad esempio: primo tra i compagni di Zweidlen a lasciare un saluto sul quaderno, divenne intellettuale di grande spessore nel dopoguerra, lasciando romanzi (un premio Bagutta nel 1948), saggi, articoli e una celebre guida di Milano che è giunta a quasi venti ristampe. E non solo, ma ci torneremo.
Stesso discorso per Balilla Pinchetti, prolifico poeta e letterato valtellinese, e per Giuseppe Bolaffio ed Enrico Morpurgo, presenti anch’essi sul web anche se in misura minore. Non è stato così per quel Carlo Petrini che vergò una testimonianza delicata e toccante nel campo di Magliaso: riportò addirittura l’indirizzo di casa a Milano, completo di numero civico, ma rintracciarlo mi è stato impossibile. A nulla è servito disturbare a casa tutti i Petrini presenti sull’elenco telefonico di Milano. Le strade della Storia, tuttavia, sono infinite e non dispero che un giorno il caro Petrini si faccia vivo, magari per contestare l’invasione della sua privacy da parte di un curatore editoriale troppo ficcanaso. Sono andato a cercare fino in Israele per rintracciare Renato Jarach, altro compagno di internamento a Magliaso. Grazie alla collaborazione della gentile Ester Moscati della Comunità Ebraica di Milano, ho poi saputo che stavo cercando la persona sbagliata nel posto sbagliato. La signora Ester mi ha messo quindi in contatto con un altro membro della Comunità, quasi omonimo del nostro Renato, che mi ha fornito un’indicazione molto utile ma dagli esiti sconvolgenti: è ancora vivo, quel Renato che trascorse qualche mese insieme a Carlo Mosoni nel campo profughi di Magliaso, ma le sue reminiscenze sono svanite quasi nel nulla. Il nostro Renato rivive suo malgrado il caparbio flashback di un’unica, infinita giornata estiva di una serena famiglia ebrea nella cara villa sulle alture di Bellagio; un ricordo su cui la guerra, la paura e le persecuzioni razziali, nulla hanno potuto. Ma c’è un altro Renato tra le figure d’esilio di Magliaso: Renato Della Zoppa, lunigianese di Filattiera. Rivelatosi vano ogni tentativo di rintracciarne il nome in rete, non mi rimaneva che chiamare un numero utile, quello della Pro Loco della località in provincia di Massa-Carrara, per scoprire due cose molto interessanti: primo, in Lunigiana non si parla con l’accento toscano; secondo, la gente del posto è ancora affezionata alla sua Storia, e non esita a farsi in quattro per aiutare un illustre sconosciuto che chiama da Domodossola riguardo a un loro compaesano di tanto tempo fa. Straordinario e commovente è stato l’aiuto offerto dai signori Manuela Balestracci, Matteo Leoncini e Paolo Della Zoppa, che, con inaspettato affetto per quel Renato che nel 1944 aveva ventiquattr’anni e non ha più parenti in vita se non oltralpe, hanno visitato famiglie e intervistato persone per racimolare le informazioni che mi servivano. L’avventuroso signor Renato può riposare in pace, là dove una vita degna di Rocambole lo ha condotto, se ha avuto modo di vedere quanto la sua terra di origine gli sia ancora così vicina. La memoria ricongiunge i vivi e i morti, salda i legami famigliari e unisce i popoli. E se c’è un popolo che abbia fatto della memoria un patrimonio e possa impartirci lezioni sul suo immenso valore, quello è il popolo ebraico. È infatti grazie all’attiva collaborazione della Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano che sono risalito all’identità dell’ultima, attraente figura d’esilio di questo quaderno: quella Rosita Levi che donò, come regalo di nozze a Carlo Mosoni e Virginia Viganò, una poesia. Ogni ricerca in rete è stata infruttuosa e frustrante. Certo, avrei potuto intuire che la nostra poetessa e Rosita Levi-Pisetzky, autrice di trattati imponenti in materia di costume, pietre miliari per gli studiosi della moda in Italia e nel mondo, fossero la stessa persona. Ma chi era Rosita Levi-Pisetzky? Nessun cenno biografico presente sul web, nemmeno una nota a pie’ di pagina sui suoi libri più importanti. Un rompicapo finché non mi sono deciso a contattare il CDEC. La signora Marina Marmiroli Hassan ha preso subito a cuore la mia richiesta e, con l’aiuto dei suoi collaboratori, ha riunito e fatto rivivere due identità separate in una sola persona. Rosita Levi, che offriva poesie in dono agli sposi in campo profughi (presumibilmente nel campo di Roveredo Grigioni, ancora ignara dell’arresto da parte dei nazisti della sorella Dorotea detta Dora, che avrebbe trovato la morte nel Lager di Bolzano-Gries a poche settimane dalla Liberazione), era proprio la stessa persona che, nata Pisetzky, gli autori di libri sulla moda definivano “l’eccelsa, l’inimitabile, l’intramontabile” (da Angela Bianchini, Tuttolibri del 26 gennaio 1985). “Se ne è andata in punta di piedi, con tutta l’eleganza che talvolta (così di rado) la morte concede quando arriva tardi, a lavori compiuti. Un suo piccolo libro di poesie aveva per titolo: Fuori del tempo. In realtà, Rosita Levi Pisetzky non viveva affatto fuori del tempo suo – o nostro. Se mai, oltre.” Così scriveva, sulla rivista “Il portavoce dell’Adei-WIZO”, nel marzo 1985, Guido Lopez. E il cerchio si è chiuso. Erano giovani, avevano abbandonato tutto e non potevano sapere se sarebbero tornati a casa, né cosa o chi avrebbero trovato al loro ritorno. Ma sapevano ancora guardare al domani e coniugare i pensieri al futuro.

 

Influenza stagionale: consigli della Società Pediatria Preventiva e Sociale

L’estate si è da poco conclusa: creme solari, costumi e occhiali da sole stanno lentamente lasciando il posto a pantaloni lunghi, maglioni e sciarpe. Complice l’abbassamento delle temperature, la prossima stagione influenzale 2013-2014 e le malattie da raffreddamento si preparano dunque a fare la propria comparsa e a mettere a letto molte persone, tra grandi e piccoli. Per la prevenzione ed il controllo dell’influenza stagionale, anche quest’anno il Ministero della Salute ha emanato la Circolare annuale con le raccomandazioni e le indicazioni: il Dicastero che fa capo all’On. Beatrice Lorenzin prevede di vaccinare il 75% degli ultrasessantacinquenni e dei gruppi a rischio di tutte le età, come obiettivo minimo perseguibile, e il 95% come obiettivo ottimale. “L’influenza - dichiara il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS - è una delle più comuni malattie nel mondo e, al tempo stesso, rappresenta una potenziale minaccia di pandemia. E’ un grave problema che affligge la Sanità Pubblica a causa della ubiquità, contagiosità e variabilità antigenica dei virus influenzali, oltre all’esistenza di serbatoi animali e delle possibili gravi complicanze. Siamo convinti che la vaccinazione antinfluenzale rappresenti il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Tengo inoltre a sottolineare l’efficacia dei vaccini antinfluenzali: la loro composizione viene infatti aggiornata ogni anno”. I dati forniti dal sistema di rilevazione INFLUNET, attivo dal 1999, mostrano un’incidenza media di periodo pari a 3,5 casi per 1.000 per settimana, per tutta la popolazione e rilevano, per le settimane di picco dell’epidemia influenzale, incidenze variabili da 5 a 14 casi per 1.000. “Rapportando tali dati alla popolazione italiana – spiega Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell'Università del Piemonte Orientale presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria Maggiore della Carità di Novara e vicepresidente SIPPS - si stima che ogni anno vengano colpiti, in media, da sindromi simil influenzali (ILI) circa 5 milioni di soggetti (con circa 8 milioni di soggetti colpiti negli anni di picco). I bambini e adolescenti fino ai 14 anni contraggono di più e per primi l’infezione contribuendo maggiormente alla diffusione della epidemia; i soggetti >65 anni sono quelli che pagano il maggior prezzo in termini di mortalità per le complicanze ad essa dovute”. Le raccomandazioni emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’aggiornamento della composizione del vaccino antinfluenzale per la stagione 2013/2014 per l’emisfero settentrionale, sono il risultato dei dati di sorveglianza virologica forniti da tutti i Centri Nazionali di riferimento (NIC), afferenti alla rete internazionale dell’OMS, attualmente composta da oltre 130 laboratori. I virus che dovranno essere contenuti nel vaccino nella prossima stagione sono:

·         A/California/7/2009 (H1N1)pdm09-like virus (presente anche nel vaccino 2012-2013)

·         A(H3N2) virus antigenically like the cell-propagated prototype virus A/Victoria/361/2011 (presente anche nel vaccino 2012-2013)

·         B/Massachusetts/2/2012 (B/Yamagata lineage), nuova variante

Il vaccino antinfluenzale è indicato nel periodo che va da metà ottobre a fine dicembre, per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni. Tuttavia, la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrono un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano la malattia e ai soggetti che hanno un’età superiore ai 65 anni. La protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l’inoculazione e prosegue per un periodo di sei-otto mesi, per poi declinare. Per questo motivo è necessario rivaccinarsi ogni anno. I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi: non possono, dunque, essere responsabili di infezioni da virus influenzali. “La vaccinazione - conclude Luciano Nicolosi, Responsabile Gruppo di Lavoro Vaccini e Vaccinazioni SIPPS - oltre ad una protezione soggettiva garantisce la salvaguardia di quanti sono a contatto con il vaccinato (“protezione di gregge”), impedendo in tal modo la diffusione del contagio ai conviventi e contatti. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale auspica che tale vaccinazione, praticabile a partire dal 6° mese di vita, possa essere attivamente offerta a tutti i soggetti in età pediatrica a  rischio di conseguenze gravi, perché portatori di patologie croniche, in particolare dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio, come indicato nella Circolare del Ministero della Salute”.

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