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Sab18082018

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Ordinanza anti accattoanggio, il pensiero di un domese

Alla mia età si comincia a ragionare e riflettere molto più di quanto si faccia da giovani, e capita che gli oggetti su cui porsi domande siano i più disparati.

Recentemente, il nuovo corso della politica cittadina mi ha fornito un argomento poco consueto su cui interrogarmi.

Perché, mi sono domandato, vedere per strada persone, magari fisicamente menomate, che affidano la loro sopravvivenza alla generosità dei passanti, ci infastidisce tanto?

Perché, davanti ad una mano tesa, siamo assaliti da questo senso di disagio?

Perché la pubblica esposizione di simili situazioni ferisce il nostro senso del “decoro”?

L’anagrafe mi spinge ormai, più che a cercare nuove domande, a trovare risposte. Così ho frugato a fondo nel mio animo e qualcosa ho trovato.

Il fastidio, il disagio, le ferite arrivano dalla nostra coscienza.

La profonda e inconfessata consapevolezza di essere più fortunati di chi ci sta davanti e di non avere nessuna voglia, di cedere a qualcun altro anche una piccola parte della nostra fortuna in eccesso, ci pesa sull’anima.

Per giustificarci troviamo mille scuse.

Non hanno voglia di lavorare, se ne tornassero a casa loro, quello che ho me lo sono sudato, eccetera, eccetera, ecc...

Ma la nostra coscienza non si lascia ingannare, sa che a parlare è solamente il nostro egoismo e ci punisce.

Ecco perché non vogliamo davanti agli occhi qualunque cosa metta a nudo i nostri peggiori sentimenti.

Si spiega così la posizione di chi preferisce lasciar morire nei loro lontani paesi tante persone, invece di essere costretti a veder galleggiare i loro cadaveri nei nostri mari.

Si spiega anche la scelta di voler eliminare gli accattoni dalla strada, senza cercare in alcun modo di dare risposte al disagio sociale che li ha creati e che in realtà colpisce loro prima di chiunque altro.

Ciò che importa è solo non vederli, per non essere costretti a risvegliare il nostro lato più umano e farci i conti.

Giordano Bruno

Ciss Cusio, lettera aperta di Augusto Quaretta

Lettera Aperta - Continua il confronto in tema di sanità locale e mi viene da pensare che sarà così fino a quando non verranno operate scelte chiare e precise in vista del nuovo ospedale e fino a quando non sarà trasparente la sorte degli ospedali esistenti che forse meriterebbero più attenzione e considerazione.

La mia recente e personale esperienza in una struttura privata del territorio, nella fattispecie L'Eremo di Miazzina, mi spinge a qualche riflessione e ad avere più di una perplessità su ciò che accade in alcune realtà. E mi porta a chiedere a chi ha ruoli e titoli per occuparsi di queste cose, se non varrebbe la pena di investire di più e meglio nella sanità pubblica e di rivedere gli accordi di collaborazione con certi “privati”?

Una piccola e doverosa premessa per spiegare ciò che scriverò; da qualche anno sono tutore di R.D. una persona che ammetto non essere certamente un soggetto facile da gestire, seguito e costantemente monitorato dal servizio di psichiatria; i suoi problemi lo rendono “particolare e vivace”, ma ne pericoloso ne violento. E questo sono pronto testimoniarlo di fronte a chiunque, confortato credo dalle tantissime persone che lo conoscono. Può essere considerato ostile una persona che invade di fiori e pianticelle il reparto di Otorino a Domodossola dove è stato ricoverato per qualche settimana, esclamando a più riprese “qui si che mi vogliono bene!” ?! Detto questo, il fatto di non essere un familiare o parente mi consente di avere un limitato coinvolgimento emotivo e quindi di poter contare su una certa imparzialità e oggettività nell'osservare la situazione e le cose che riguardano R.D.

Al mio assistito è stata riscontrata una grave patologia di carattere oncologico che ha richiesto un periodo di ricovero specialistico e un trattamento di radioterapia presso l'ospedale di Verbania, rendendo necessaria anche un'adeguata degenza presso una struttura d'appoggio, individuata nell'Eremo di Miazzina che ho avuto modo di frequentare personalmente per alcune settimane.

Diventa difficile e complicato raccontare episodi e situazioni che ho riscontrato e illustrato in dettaglio alla direzione generale dell'ASL VCO tramite lettera (qui allegata) inviata anche alla direzione sanitaria dell'Eremo; sarà cura dell'ASL tramite la commissione di vigilanza o di altri organismi competenti a valutare se sono un visionario o se effettivamente c'è qualcosa che non va. Voglio essere però chiaro: si tratta di circostanze che non possono essere etichettate come esempio di “malasanità” ma, se riscontrati, sono riconducibili piuttosto a livelli e standard di assistenza, a mio avviso, non adeguati.

A scanso di equivoci desidero anche sottolineare che ho nulla da rimproverare al personale medico, paramedico o infermieristico dell'Eremo che secondo me è evidentemente sotto-organico e sottoposto a insopportabili carichi di lavoro! Ad esempio è giusto che in alcuni casi e reparti ci sia un rapporto di 1 a 40, dove una e l'infermiera di turno e 40 sono gli ospiti da seguire?!

Altra cosa che intendo affermare è che ci sono privati e privati; sempre nel VCO esistono realtà private e convenzionate che operano e lavorano assai bene. Generalizzare sarebbe ingiusto e ingeneroso!

D'altra parte da Domodossola a Verbania, passando per Omegna, devo dire di aver apprezzato la presa in carico del paziente da parte di medici e infermieri ospedalieri. Certamente non ovunque sono rose e fiori, ma la domanda nasce spontanea e la ribadisco? Siamo certi che non varrebbe la pena di credere in maniera diversa nella capacità della nostra sanità pubblica di rispondere ai bisogni delle persone?? Perché tagliare laddove sarebbe invece opportuno e possibile riqualificare??

Non mi scandalizza affatto il pensiero che una società o un gruppo privato posa fare business con la sanità e l'assistenza; ma lo faccia secondo criteri e principi di attenzione e rispetto della dignità altrui ! Auspicherei maggiori controlli e verifiche presso chi si convenziona con il pubblico; ed è giusto riconoscere i meriti di chi lavora bene e rimproverare le mancanze a chi forse è più impegnato a inseguire i numeri piuttosto che a mettere al centro del suo operato il paziente.

Purtroppo sia tra gli addetti ai lavori di vari reparti degli ospedali del VCO, tra amici, conoscenti e persone non conosciute, ho raccolto numerose segnalazioni di disagio che coinvolgono in qualche modo l'Eremo; spesso parenti e familiari non trovano la forza, il coraggio e la capacità di dare voce a queste segnalazioni, consapevoli del fatto che il più delle volte il ricovero dei propri congiunti, è una scelta obbligata di cui non si può fare a meno... Ma quei posti definiti anche di “sollievo”, rischiano di creare ansia e frustrazione sia ai pazienti che alle famiglie...

E lo ripeterò fino alla nausea: i problemi non riguardano direttamente il personale, ma i vertici, le direzioni e la proprietà di queste strutture che invito ad una profonda riflessione.

Attendo le valutazioni dell'ASL VCO e ancora oggi aspetto che mi chiami qualcuno della direzione sanitaria dell'Eremo da dove di fatto R.D. è stato allontanato (per non dire scaricato!) costringendoci a trovare una soluzione alternativa nel giro di 12 ore anche per evitare l'interruzione del ciclo di radioterapia!!

Direzione sanitaria che mai mi ha contattato (pur essendo stato io sempre reperibile!!) per condividere scelte e decisioni.

Non ho paura di confrontarmi in qualsiasi momento con chiunque in qualsiasi sede.

Augusto Quaretta

vicepresidente CISS Cusio

 

Eremo, Vannini replica alle accuse di Quaretta

Testamento biologico Verbania. Lettera aperta di un gruppo di cittadini

LETTERA APERTA DI UN GRUPPO DI CITTADINI VERBANESI IN DIFESA DELLA VITA.

Siamo un gruppo di cittadini verbanesi, molti dei quali impegnati nel sociale, di provenienza politica variegata ma uniti dalla preoccupazione rispetto all'introduzione a Verbania di un registro del testamento biologico.
Quella che viene messa in discussione è l’indisponibilità della vita umana, principio cardine del diritto naturale, sicuramente alla base della morale cattolica e di altre religioni, ma riconosciuto da laicissimi cultori del diritto e insigni filosofi. Ricordiamo come l'ex Presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ebbe a riconoscere come il nostro ordinamento giuridico sia ispirato, nel suo complesso, al principio di “indisponibilità della vita” (Repubblica 19/03/2007).
L’agnostico Immanuel Kant scrisse: “L’uomo non può disporre di sé stesso, poiché non è una cosa […] egli è una persona, il che differisce da una proprietà, perciò egli non è una cosa, di cui possa rivendicare il possesso, perché è impossibile essere assieme una cosa e una persona, facendo coincidere il proprietario con la proprietà. In base a ciò l’uomo non può disporre di sé stesso” (Lezioni di etica, Laterza, Roma-Bari, 1971, p.189).
Questi aspetti erano già stati colti, millenni fa, da Aristotele, per il quale il suicida, ovvero colui che più di tutti calpesta ed umilia il principio di indisponibilità della vita, è una persona che commetteben due ingiustizie. La prima contro sé stesso, in quanto il suicidio rappresenta un affronto alla ragione e all’inclinazione naturale ad amare se stessi. La seconda contro la comunità entro la quale è cresciuto, e verso la quale è legato da un vincolo di riconoscenza e di mutuo aiuto (Cfr. Etica nicomachea, III, 116 a).
Spostiamo l'attenzione sui temi che dovrebbero essere al centro dell'interesse della politica e dell'impegno civile, cioè le reali priorità del paziente: assistenza sanitaria, efficienza delle strutture ospedaliere e alleanza terapeutica. Quanti malati, quanti familiari lasciati soli a decidere le cure necessarie per distinguere tra eutanasia e accanimento terapeutico. Quanti casi di accanimento terapeutico, in cui a un certo punto il medico e i familiari, riconoscendo che quella vita sarebbe dovuta terminare naturalmente tempo prima, si pentono per le terapie inutili messe in atto. Quanta difficoltà non soltanto nel trovare ma nel sapere che c'è bisogno di un medico che ti affianchi in scelte che sono diverse da caso a caso e non si possono affrontare da soli. Quali sono le motivazioni che stanno veramente alla base della rivendicazione del diritto di porre fine alla propria vita? Dove sussiste una consolidata alleanza terapeutica supportata da terapie all’avanguardia, la richiesta di morte riguarda quasi esclusivamente persone che vivono uno stato di depressione. Noi diffidiamo da chi, strumentalizzando il dolore di chi soffre veramente, tenta di farci credere che le urgenze del sistema sanitario italiano siano il testamento biologico o la richiesta di morire. La vera sfida è quella di garantire a ciascun paziente un’assistenza adatta tanto sul piano terapeutico quanto su quello umano. Solo così si potrà arrestare il diffondersi di disperate richieste di morte,
tutelando la dignità di ciascun paziente e allontanandolo dalla tentazione di violare l’indisponibilità della vita e dall’illusione che la morte, a certe condizioni, possa essere una via d’uscita. Un grande interrogativo morale che sorge spontaneo è relativo allo stato in cui si redigono le dichiarazioni anticipate di trattamento. Infatti coloro che le scrivono da sani, non essendo in punto di morte, non si rendono conto di ciò che stanno decidendo. Quando si sta per morire ci si sente più attaccati alla vita. L’eutanasia è la tentazione dei sani. E’ emblematica la storia di Sylvie
Ménard, allieva di Umberto Veronesi, in passato responsabile di un reparto dell’Istituto di tumori di Milano ed in prima linea nella battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia. In seguito all’insorgere di un cancro, però cambiò del tutto la sua volontà :”Adesso che per me la morte non è più un
concetto virtuale non ho nessuna voglia di andarmene(…). Anche se concluderò la mia vita in un letto con le ossa che rischiano di sbriciolarsi, io ora voglio vivere fino in fondo la mia esistenza”. Disse inoltre “Da sana l’avrei sottoscritto (Il testamento biologico, ndr), ora l’avrei voluto stracciare”. Immaginiamo che situazione terribile quella di chi non fosse più in grado di comunicare il cambiamento di volontà Quando invece il soggetto è già affetto dalla patologia, si va incontro ad un’altra difficoltà, in quanto da malati si è fortemente condizionati dalla sofferenza e dalla paura e non si può scegliere lucidamente il proprio bene. Ezekiel Emanuel, bioeticista di Harvard, pubblicò sulla rivista Jama del 2000 le sue ricerche su 988 malati terminali. Di questi solo il 10% era inizialmente favorevole all’eutanasia per se stesso. Dopo qualche mese la metà di tale 10% aveva già cambiato idea e alla fine dell’indagine, solo uno dei 988 malati terminali era morto per suicidio assistito. E questo non era tra quelli che inizialmente desideravano l’eutanasia: ecco un altro che, seppure in negativo, aveva cambiato volontà. Sarebbe lodevole una legge che tutelasse davvero la vita nel momento della sua fine, promuovendo le cure palliative e il sostegno alle famiglie dei malati. E’ necessario recuperare il
rispetto della dignità della persona, che rimane tale anche in situazioni di così grande precarietà, quando non è più in grado né di intendere né di volere. Non cadiamo nell’inganno del finto pietismo e non facciamo il gioco di una società che fa di tutto per abbandonare a se stessi e alla morte i
malati, perché non vuole farsi carico dei più deboli. Torniamo a conferire dignità e valore al malato: nessuno, quando si sente amato e voluto, chiede di morire.

Silvana Barisani Francesca Belli Anna Bonisoli Giorgio Borghini Annalisa Borghesi Liliana Borgis Rosanna Brambilla Stefania Brambilla
Lucio Brusorio Leonora Ceronetti Sara Cogliati Damiano Colombo Marco Colombo Laura Cristofari Mariangela Fontana Luca Gnecco
Romano Malavasi Marco Malinverno Adelaide Mantegari Daniele Maulini Walter Mosini Francesco Picotti Andrea Pisano Luigina Platè
Paolo Ricci Marisa Scordo Silvano Spotti Manuela Vanetti Maria Vilardi Fabio Volpe

Lettera aperta sul tema dei migranti

LETTERA APERTA  SUL TEMA DEI MIGRANTI

Vorremmo proporre una riflessione, prendendo spunto da una frase che ormai viene ripetuta come un ritornello dai seguaci di Matteo Salvini, detto "il Capitano": si ai profughi "veri", no ai "clandestini".
Di primo acchito, questa affermazione farebbe pensare a un cambio di approccio da parte dei leghisti, che nel corso di questi anni ci hanno abituati a campagne esasperanti contro gli stranieri in generale e contro alcune categorie in particolare (nomadi, romeni, islamici, ecc.).
Ma se si vuole andare a fondo alla questione, è necessario dire che, nel caso dei richiedenti asilo o profughi, questa frase si scontra contro una montagna di implicazioni.
Prendiamo ad esempio il caso degli sbarchi sulle coste del sud Italia, che vede protagonisti stranieri generalmente originari dei paesi sub sahariani che, per giungere in Europa, passano dalla Libia.
Poichè il diritto d'asilo è un diritto individuale, la sua effettiva necessità va valutata singolarmente. Ogni straniero che fa richiesta deve essere ascoltato e, se si vuol fare seriamente questo lavoro, per ognuno occorre stabilire se è meritevole di protezione.
Stando ai numeri forniti dal Ministero degli Interni, nel 2014 il 60% dei richiedenti hanno ottenuto almeno una forma di protezione internazionale. Nel primo semestre del 2015 questa percentuale si attestava intorno al 50% (fonte: Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2015 - ANCI, Caritas Migrantes, SPRAR).
Questo vuol dire che decine di migliaia di persone hanno visto riconosciuto il loro diritto a non essere rispedite nei loro paesi, dove rischierebbero violenze e persecuzioni.
Per i novelli "moderati", però, non conta che a tante persone venga riconosciuta la necessità di protezione, no, loro si scagliano contro la restante parte di stranieri che si vedono negare questo diritto, perchè per Lega Nord, Fratelli d'Italia e camerati vari, il fatto stesso di essere "clandestini" fa di questi uomini dei potenziali criminali...
Ma cosa propongono in concreto per risolvere questo problema?
Alcuni spregevoli personaggi vorrebbero sparare e affondare i barconi in mare. Fosse per Bonanno, poi, occorrerebbe posizionare del filo spinato elettrificato lungo i confini comunali! In passato, il ministro degli Interni Maroni aveva usato un metodo meno cruento, ma altrettanto disumano: il respingimento collettivo. Nel 2009, senza alcuna seria valutazione sulla provenienza, circa 200 stranieri somali ed eritrei, tra cui bambini e donne in stato di gravidanza, furono respinti verso la Libia. Per questa decisione l'Italia fu condannata dalla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo.
Altri preferiscono genericamente fomentare panico tra la gente, agitando lo spauracchio dell'invasione, che addirittura sarebbe orchestrata dall'ISIS.
Qualcuno più raffinato propone di intervenire in Nord Africa, allestendo campi di accoglienza, soccorso e riconoscimento. Ma tutto questo si scontra pesantemente con la realtà dei fatti: la Libia è lontana dall'avere un governo stabile ed è in mano a numerose fazioni l'un contro l'altra armata e, come si diceva in apertura, è proprio questo territorio che è diventato il corridoio preferenziale per poter raggiungere la frontiera della Fortezza Europa.
Chi propone strategie difensive (blocco delle frontiere, respingimenti, ecc.) sa benissimo che il risultato non sarà una diminuzione del flusso migratorio, ma un peggioramento delle condizioni di vita. Moriranno più persone durante traversate sempre più a rischio, e molte altre saranno costrette alla clandestinità, divenendo meno controllabili e facili prede della criminalità organizzata (che non abbiamo avuto bisogno di importare, essendone noi in Italia già ben forniti). L'abolizione del reato di clandestinità, insieme con una seria -e non demagogica- politica comunitaria permetterebbe di regolare i flussi migratori, di intervenire, laddove possibile, con accordi internazionali volti a migliorare le condizioni di vita in loco, soprattutto per i migranti economici. Ma per fare questo servono politici che usino - bene - la testa, e non che rincorrano slogan populisti.LETTERA SOTTOSCRITTA DA:
Francesco Altomonte, Annalisa Bargiga, Ronnie Bonomelli, Chiara Cantarelli, Sara Carboni, Catherine Caruso, Stefano Delzoppo, Massimo di Bari, Teresa Doria, Sebastiano Mandica, Giuseppe Marras, Andrea Moroni, Giuliana Murgia, Gloria Nucera, Giovanni Pannone, Alessio Pitasi, Elisa Rao, Davide Trincherini

Sicurezza, Borghi interviene nel dibattito apertosi in Ossola sui controlli lungo l'asse del Sempione

Caro direttore,

ho letto con attenzione l'editoriale puntuto con il quale Renato Balducci ha espresso alcune considerazioni circa l'esigenza di far seguire i fatti alle parole in materia di emergenza terrorismo. E' un'affermazione che condivido, e vorrei in proposito inserirmi nel dibattito per illustrare come stiamo facendo la nostra parte su questo versante con alcuni fatti già consolidati, e altri che si stanno concretizzando. Sperando, in tal modo, di contribuire a far sì che la realtà non venga obnubilata da esigenze di natura politica o da posizioni parasindacali, che talvolta portano a descrivere come imminente dapprima, e come sventata poi, una situazione che non esiste come il nuovamente richiamato rischio di perdita del commissariato di PS di Domodossola, tema mai esistito se non nelle istanze sollevate da uno dei dodici (12!!!) sindacati di pubblica sicurezza o da qualche movimento politico d'opposizione.
In questi giorni, in queste ore la sensibilità dei cittadini in materia di sicurezza è, comprensibilmente, particolarmente spiccata. E in tale direzione, vorrei fornire due elementi oggettivi della realtà del VCO. Il primo: il nostro territorio provinciale è tra quelli nei quali particolarmente elevato è il rapporto tra popolazione complessiva e uomini e donne addette alla sicurezza. Ogni giorno operano tra di noi 268 agenti di Pubblica Sicurezza, 241 esponenti dell'Arma dei Carabinieri, 249 componenti della Guardia di Finanza, 39 agenti del Corpo Forestale dello Stato, per rimanere alle competenze statali, ai quali si aggiungono diverse decine di agenti dei vari corpi di polizia locale e gli operatori amministrativi di prefettura, questura e comandi provinciali vari. Circa un migliaio di persone, complessivamente, che danno un rapporto, quindi, di un operatore ogni 150 cittadini, che assicura una presenza e una capillarità inesistente in altre parti d'Italia, con un coordinamento presso il Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza che si riunisce presso la Prefettura di Verbania con regolarità, spesso su istanza e indicazione dei Sindaci che raccolgono istanze e segnalazioni delle nostre comunità locali.
Un dispiegamento di forze e un lavoro che consente di collocare ogni anno il Verbano Cusio Ossola tra le province con i minori tassi di criminalità d'Italia, nonostante la presenza di valichi internazionali con tutto ciò che essi comportano in termini di flusso di merci e di persone.
Balducci ha ragione nel sostenere che negli ultimi 10 anni gli organici e le dotazioni delle forze di sicurezza sono state ridotte all'osso. E' anche per questo, ed è la seconda considerazione che vorrei fare, che dalla legge di stabilità 2014 (governo Letta) si è invertito il trend, ritornando ad aumentare i capitoli di spesa per pubblica sicurezza; trend che si è confermato con la legge di stabilità 2015 (governo Renzi), e che verrà ulteriormente rafforzato e rilancia nei prossimi giorni in sede di legge di stabilità 2016 che ci accingiamo ad esaminare alla Camera, al fine di assicurare alle nostre forze di polizia e di sicurezza mezzi e strumenti per fare fronte agli impegnativi compiti che il nuovo scenario internazionale porta con sè.
Nell'esprimere il più vivo ringraziamento a tutti gli agenti di pubblica sicurezza e ai militari preposti al controllo del territorio, che quotidianamente sono impegnati al servizio della cittadinanza, desidero ringraziarla per l'attenzione mostrata alla problematica e per lo spazio che riterrà di destinare a queste considerazioni.
Con viva cordialità
 
on. Enrico Borghi
 

Aviosuperficie Masera, lettera appello di Italia Nostra

Aviosuperficie Masera di seguito lettera appello del presidente provinciale di "Italia Nostra ". Caro Amico,
 discendente da stirpe ossolana da generazioni devo amaramente ammettere che alcuni epigoni dell’antica popolazione locale sono fortemente degenerati. Sull’argomento ho scritto così tanti articoli  che potrei farne un libro. Ora, costoro, affetti da ruspa mania, contro ogni logica elementare, tornano pervicacemente alla carica.
Addirittura, la Provincia, presieduta dal Prof.  Stefano Costa, anche sindaco di Baceno e molto altro, che tappa le buche delle strade con la sabbia poiché non ha i soldi per l’asfalto e neppure per spalare la neve, investe buona parte di cinquantamila euro per uno “studio di fattibilità” in vista dell’ ampliamento  dell’aviosuperficie di Masera. Non so più se ridere o piangere. Nel 2000 quest’area è stata sommersa da due metri d’acqua del Toce, esondato pur disponendo di un amplissimo alveo. Ora questi poco assennati amministratori vorrebbero restringere fortemente l’area di esondazione, incanalando il Toce entro altissimi argini, almeno cinque metri. Se riduci la base di un contenitore devi recuperarla in altezza se vuoi mantenere inalterata la capacità. Lo capisce anche un ragazzino della prima media. Questi signori no.
Vogliono farne un’area commerciale, dicono. Forse per far arrivare le aragoste fresche per qualche notabile “Speciale”, coi più veloci aeroplanini anziché col lento elicottero. Ho provato in tutti i modi di far pubblicare le foto da me riprese in corso di alluvione del 2000, le uniche in circolazione. Nessun giornale ha osato farlo.
 

Italo Orsi

" La marcia degli uomini scalzi", per il capogruppo Pd di Verbania un momento di riflessione sul tema dei migranti

Oggi non è il giorno in cui si pone l’accento sulle ricette facili di cui sentiamo parlare da tempo, quella della risoluzione dei conflitti armati con altri conflitti armati. Neanche quello della xenofobia dilagante che arriva a distinguere i clandestini dai rifugiati.

Oggi è il giorno in cui si parla di accoglienza, quella vera, quella di comunità che si attivano per fare la differenza, per cogliere le tracce di umanità nelle proprie viscere ed offrire spazi, occasioni, condivisioni a chi quella umanità la preserva scappando da luoghi abitati da disperazione, paura, violenza.

Un tema che Verbania e la Provincia del VCO conoscono e bene, come ricorda il consigliere PD Nicolò Scalfi (Profughi a Verbania, una risposta di comunità). Una quotidianità di impegno, confronto, fatiche, prospettive e progetti in cui i Consorzi dei Servizi Sociali, i Comuni, la Prefettura, le cooperative e le associazioni del Territorio della Provincia si ritrovano a tessere quella che è a tutti gli effetti l’inizio della nuova società Europea.

Questa estate il tema ha tenuto banco in ogni dove agitando gli interlocutori vari su punti di vista davvero diversi. E non di rado il degrado della democrazia stanca ha trovato parole sconce per esprimere lati oscuri della nostra umanità.

Questo in Europa ha raggiunto una sporcizia politica di cui, purtroppo, il governo in carica di quello splendido Paese che è l’Ungheria ha saputo rappresentare il peggio, ben sintetizzabile con l’atto criminale compiuto da parte della giornalista che non si è preoccupata di prendere a calci donne, uomini e bambini che cercavano di scappare dalla polizia ungherese.

Eppure in questa estate drammatica che si chiude con dati inquietanti per il 2015 (oltre 250.000 migranti di cui più di 3.500 i decessi stimati) hanno mosso i primi passi degli Stati Uniti di Europa che nelle premesse scritte a Ventotene convincono e possono ancora convincere.

I migranti sono cittadini dell’Europa, perché essa stessa nasce come il grande Paese delle persone libere e che credono nella libertà, non solo quella del mercato e dei profitti, ma soprattutto quella delle persone e della loro mobilità.

Bene hanno fatto quindi il governo italiano e quello tedesco a condurre questa nuova fase. Non è disciplina di partito quella che mi fa plaudire all’impegno del Premier Renzi, che dichiara che l’Italia non farà passi indietro nella Storia per racimolare qualche voto in più. E’ un riconoscimento concreto di chi non ha mai accettato di credere che anche una sola vita contasse niente. Questo sentimento anima da sempre il partito democratico e il centro sinistra e il nostro segretario è stato serio e chiaro nel riconfermare il messaggio.

Bene ha fatto anche la Merkel a prendere in mano le sorti di questo passaggio epocale. Dalla terribile immagine della cancelliera che fa piangere una bambina profuga riparata qualche anno prima in Germania con la famiglia e timorosa di venire cacciata a cui, si ricorderà, rispose con una fredda valutazione politica - “non abbiamo posto per tutti” – alla leader europea accogliente che si fa i selfie con i profughi e guida un nuovo corso. Potere dei media dirà qualcuno. Possibile, ma le dichiarazioni e gli impegni concreti si susseguono senza vacillamenti e contraddizioni.                                                                                                Ed il popolo tedesco ha dimostrato che la sostanza c’è tutta con l’assistenza e l’accoglienza, la stessa organizzata dal popolo ungherese che ha smentito il proprio premier attivandosi a favore dei profughi. Così fanno i popoli delle diverse nazioni prendendo l’iniziativa anche di fronte a posizioni avverse dei propri governi.

Oggi la marcia dei piedi nudi, così come l’impegno di ogni giorno delle nostre comunità, parlano del popolo italiano.

O forse oggi finisce l’era dei diversi popoli perché di un popolo solo abbiamo bisogno e di quello dobbiamo incominciare a parlare. Il popolo europeo.

Davide Lo Duca

Capogruppo PD Verbania

Sos Ossola: lettera aperta al Dg Asl Vco e ai Sindaci dell'Ossola

Lettera Aperta - Dal 17 agosto non sarà più possibile prenotarsi per le viste per il rilascio o rinnovo delle patenti speciali presso il distretto di Domodossola in via Scapaccino. Lo si potrà fare solo presso gli uffici di Verbania, e probabilmente bisognerà farlo di persona, visto che al momento della prenotazione vengono rilasciati dei documenti da compilare e riconsegnare al momento della visita. Un altro servizio che viene tolto dall’Ossola anche se la ASL fa sapere che le viste mediche per questo rilascio si faranno ancora a Domodossola. Intanto la ASL VCO ha comunicato che dal 1 settembre non farà più il certificato per il rinnovo patenti con visita medica. Un servizio che faceva incassare all’ASL VCO 32 euro a visita e che ora sarà gestito solo dalle autoscuole. Accorciare le code Lei allunga la fila degli unenti dell'OsoolaPresidente gruppo FB SOS Ossla già presidente USSL 56 Ossola Bernardino Gallo

Tagli ai servizi sociali, un ossimoro tipicamente italiano

Lettera aperta - Da anni si taglia su ciò che è essenziale e socialmente utile, e che siano costretti, per varie ragioni, a farlo proprio i servizi sociali la dice lunga. Un ossimoro tipicamente italiano e tipicamente tipico di un governo, di più governi, che badano solo al proprio interesse e imboniscono le masse di un mare di parole a cui, purtroppo, ancora in troppi credono. Sino a che il problema non toccherà loro. L'assistenza domiciliare agli anziani è fondamentale. Loro sono la nostra storia, il nostro passato e ciò che ci consentirà di costruire, forse, un futuro che giorno dopo giorno sembra sempre meno migliore di quanto i nostri vecchi avessero sperato per noi. La signorina "OS" (Debora, Monia, Rita)che veniva ogni settimana a fare il bagno al mio papà era come un raggio di sole nella mia famiglia, sollevata da un'incombenza che può sembrare ridicola ma che aveva una pesantezza emotiva davvero frustrante. Mentre lei lavorava io le preparavo il caffè che beveva di corsa perché dopo di noi altri la attendevano. E ognuno di noi pagava, e paga, una quota in base al reddito, non si tratta di un servizio gratuito come potrebbe sembrare. E quanto lo stato risparmia con la mancata "ospedalizzazione" o ricovero che dir si voglia di un anziano in struttura? Una cifra incalcolabile, così come è incalcolabile il peso per le famiglie che se lo assumono, e anche, ma lo si scopre solo quando non ci sono più, il bene e i valori che i nostri nonnini ci lasciano in eredità dalla convivenza a volte forzata. Questo non lo dice nessuno, perché non conviene. Così come nessuno parla del diritto ad una vita, e ad una fine di vita, decorosa, circondati dagli affetti e non dalla sterilità di una struttura magari efficiente ma priva di quel calore, di quel caos, di quella vita che c'è in ogni famiglia. Quindi, sorge spontaneo un grazie, naturalmente ironico e tristissimo, a quei signori, politici di ogni tipo, nazionali e locali, che lasciano affondare una struttura che è un punto di riferimento per ogni famiglia bisognosa di cure. L'augurio è uno solo, che a breve abbiano anche loro bisogno di un simile tipo di aiuto, che non abbiano le possibilità economiche per permettersene uno privato, che provino sulla loro pelle cosa significa sentirsi abbandonati dalle istituzioni che proprio i nostri vecchietti hanno contribuito a creare e che ora si rivoltano loro contro. Con l'avanzare dell'età ho imparato anch'io a contare solo su me stessa e sulla mia famiglia e a diventare un po' "vendicativa"...giusto un po'. Silvia Offria - Ornavasso

Ematologa ospedale Castelli prossima alla pensione, l'Asl: 'Sarà sostituita appena avremo l'autorizzazione della Regione'

Di seguito la risposta dell'URP dell' Asl Vco alla lettera che segnalava il prossimo pensionamento dell'ematologa dell'ospedale Castelli e la necessità di un sostituto.
 
In riferimento alla Sua richiesta di informazioni relativamente alla condizione operativa che si viene a determinare a seguito del pensionamento della D.ssa Annalisa Luraschi a far data dal  1 agosto 2015, pur comprendendo le preoccupazioni e i possibili disagi a seguito dell’assenza della Dottoressa suddetta, si conferma che la Direzione Generale, appena in possesso dell’autorizzazione della Regione Piemonte procederà alla sostituzione.
 
L’Azienda Sanitaria per dar corso con rapidità alla sostituzione utilizzerà la disponibilità della graduatoria vigente di Dirigente Medico di Oncologia.
 
Non vi è nessuna intenzione da parte di questa Azienda di far venir meno la continuità assistenziale a pazienti complessi quali quelli seguiti dal Reparto di Oncologia.
 
Certi di aver chiarito la situazione, l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblici (n. verde 800-307114 ) rimane comunque a disposizione per eventuali ulteriori necessità.
 
Cordiali saluti.
 
     IL DIRETTORE SOC AFFARI GENERALI - URP
                        D.ssa Anna Rosa Bellotti
 
Il Responsabile del Procedimento URP
          Massimo Nobili

 

Paziente lancia appello all'Asl. " Ematologa Castelli verso la pensione. L'azienda sanitaria trovi un sostituto"

Paziente lancia appello all'Asl. " Ematologa Castelli verso la pensione. L'azienda sanitaria trovi un sostituto"

Con questa mia lettera vorrei porre l’attenzione su un problema molto grave che sta interessando l’ospedale Castelli di Verbania Pallanza.

Il 30 giugno prossimo la Dottoressa che segue la parte Ematologica del Reparto di Oncologia andrà in pensione (decisione comunicata all’ASL da parecchi mesi) lasciando il suo posto vacante così come i suoi pazienti.

A tutt’oggi dopo due incontri che ho avuto con la Direzione Sanitaria, l’Azienda non è ancora in grado di fornire informazioni sul destino dei pazienti ematologici, nessuno è stato nominato come successore e l’ipotesi più probabile che mi è stata caldeggiata è che i pazienti dovranno rivolgersi all’Ospedale Maggiore di Novara. Mandare un ematologo a Pallanza è troppo complicato?!?

Io sono una paziente affetta da Policitemia Vera, seguita mensilmente da 13 anni dalla Dottoressa e ,in caso di terapie salvavita, con grande professionalità dal personale del Reparto di Oncologia.

Sento discutere di tante problematiche relative al nostro Ospedale ma nessuno solleva questo gravissimo problema, forse i pazienti “ematologici” sono di serie B?

Faccio un appello alle Istituzioni e a chiunque possa in qualche modo aiutare me e tutti i pazienti che stanno vagando alla ricerca di risposte.
In un momento in cui a Verbania è tutto rosa facciamo qualcosa di ROSA anche per chi ha bisogno di assistenza e di continuare a sorridere.

Resto a disposizione per fornire qualsiasi tipo di informazione. ( Lettera firmata )

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