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Dom25082019

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Museo del Paesaggio: lettera aperta di Marco Parachini

Apprendo in queste ore che il Consiglio del Museo del Paesaggio ha approvato, all'unanimità, il nuovo Statuto dell'Ente. Se per un verso non posso che compiacermi della ritrovata concordia all'interno di un ente che si è caratterizzato negli ultimi anni per un alto livello di conflittualità interna, dall'altro non riesco a gioire per il testo statutario licenziato dal Consiglio. Come avrà potuto notare, la natura giuridica del Museo era assolutamente incerta: un Ente morale, cui partecipavano tre categorie di soci, ma dove, alla fine, l'ultima parola spettava al Comune di Verbania. D'ora innanzi, sulla base del nuovo Statuto, non sarà più così: il Museo sarà una semplice associazione, amministrata da cinque consiglieri, dei quali solo due indicati dal Comune. Converrà anche Lei che l'associazione privata sia la forma giuridica meno idonea alla gestione di un patrimonio artistico che è bene comune dell'intera collettività verbanese, senza peraltro apportare alcun vantaggio gestionale. Da tempo vado sostenendo - ma con me altri, anche di diversa parte politica - che la naturale evoluzione dell'idea che Antonio Massara aveva del suo, e nostro, Museo sia quella di una sua trasformazione in una Fondazione di Partecipazione. Per la verità non si sarebbe trattato neppure di una trasformazione: il Museo di Massara era già una Fondazione di Partecipazione ante litteram. L'aver previsto degli Enti fondatori ed aver loro affiancato gli "Amici del Museo", in una sorta di "azionariato diffuso", non era già un preconizzare la Fondazione di Partecipazione? Ho avuto modo di esprimere ad alcuni componenti il Consiglio del Museo queste mie idee. Mi è stato risposto che era una "bella suggestione" da rimandare ad un futuro prossimo, quando si rimetterà mano allo Statuto. Certo: per molti Consiglieri questo è solo uno statuto-ponte. Ma non sarà così! Senza scomodare la facile battuta sulla provvisorietà all'italiana, non credo che il Comune di Verbania possa domani, stante la normativa sul contenimento della spesa pubblica, partecipare ad una nuova Fondazione di Partecipazione. Il passaggio ad Associazione non sarà un semplice iato, ma una irriducibile cesura: ciò che oggi sarebbe ancora possibile, dopo non lo sarà più. Il fatto che il Museo diventi in questo modo "terzo" rispetto al Comune di Verbania farà inevitabilmente emergere alcune criticità, ora latenti, che da sempre hanno caratterizzato i rapporti tra i due Enti. A più riprese il Comune di Verbania, e prima di esso i Comuni di Intra e Pallaza, ha apportato al Museo beni del proprio patrimonio (solo a titolo di esempio: il recente deposito di lastre fotografiche, lo scorporo della Sala Storica Intrese ecc..). Finché il Museo era una sorta di appendice del Comune, non sussistevano problemi, ma adesso? Il Comune di Verbania concede in comodato al Museo del Paesaggio palazzo Viani Dugnani e palazzo Biumi Innocenti (quest'ultimo anche riscaldato). Vale lo stesso ragionamento per i conferimenti artistici; aggravato dal fatto che il Comune di Verbania richiede la corresponsione di un canone locativo a tutte le associazioni, comprese quelle di pubblica assistenza, che utilizzano immobili comunali. Come farà con il Museo? Mi voglia perdonare, signor Commissario Straordinario, se mi sono dilungato oltremodo, ma Lei detiene l'unica possibilità che questa Città ha per salvare il suo Museo: non ratifichi lo svilimento di un Ente in un'Associazione. Marco Parachini

Movicentro Vb: lettera aperta di Michael Immovilli

I lavori per il completamento del Movicentro di Verbania sono fermi ormai da troppo tempo; La costruzione dell’opera ha l’obbiettivo di migliorare i servizi collegati alla stazione Ferroviaria di Verbania. Con il suo completamento si realizzerebbero posti auto utili ai pendolari e ai cittadini. Finanziata con soldi pubblici nel 2008 dalla Provincia del Verbano Cusio Ossola, per un importo superiore ai 2 milioni di euro, attualmente è l’ennesima opera incompiuta, come ne abbiamo viste tante in Italia. Un consorzio di imprese da fuori provincia si aggiudicarono l’appalto per la sua realizzazione. Furono realizzati i primi lavori; oggi il cantiere è chiuso. La difficile situazione economica nella quale versa la provincia del Verbano Cusio Ossola, prospetta scenari di assoluta incertezza per il proseguimento in tempi brevi, dei lavori per la costruzione dell’opera. L’intera area ha la necessità di essere rivalutata. Se la Provincia sarà capace di terminare l’opera, il Comune di Verbania dovrà necessariamente riprendere in mano il progetto, farsene carico, e terminare i lavori. Si è parlato di recente del piano territoriale integrato (PTI), che a mio giudizio è utilizzabile come fonte di finanziamento. Si è tristemente arrivati a questo punto perché le ditte esterne si aggiudicano i lavori pubblici, con ribassi insostenibili dalle ditte del territorio. E’ necessario intervenire e far si che i lavori pubblici possano essere aggiudicati a ditte della zona, creando i presupposti perché chi partecipi alle gare lo possa fare senza dover fallire il giorno dopo. Le norme e i regolamenti per incentivare queste politiche di sviluppo vanno sostenute e applicate. E’ ora di finirla di assistere a fatti di questo tipo, che producono danni alla vivibilità della città. E’ necessario che chi si occupa di predisporre i passaggi burocratici, tenga conto che l’obbiettivo principale è quello di realizzare e sostenere una condotta che porti in tempi certi alla realizzazione delle opere. Per una stazione di Verbania più moderna e più funzionale, occorre terminare il Movicentro, opera utile e indispensabile. Michael Immovilli

 

 

Riflessione su Verbania. Lettera aperta di Marco Zacchera

Mancano sette mesi alle prossime elezioni amministrative di Verbania e credo sia ora di fare una serena riflessione sulla situazione soprattutto cercando di guardarla in prospettiva. Il quadro attuale vede a sinistra delinearsi tre forze: quella grillina, il dott. Carlo Bava che ha scelto di riunirsi strettamente a Rifondazione, Comunisti Italiani e Italia dei Valori (oltre al nucleo centrale di ex “Cittadini Con voi”) che non si sa se parteciperà o meno alle primarie del PD, il PD stesso che invece segue questa strada e ad oggi presenta due candidati dichiarati: Silvia Marchionini e Diego Brignoli. Nel centro destra l’autocandidatura dell’ex assessore Marco Parachini sostenuta da un gruppo di ex assessori e consiglieri comunali. Da definirsi ancora uno schieramento “centrale” identificabile anche in movimenti e gruppi civici, oltre alla Lega Nord che comunque non sosterrà Parachini. A destra non sono previste delle “primarie” e questo a mio avviso è un errore su cui ritorneremo in futuro. La logica degli schieramenti E’ ora intanto di ricordare alcuni motivi per i quali mi sono dimesso da sindaco sette mesi in una situazione che era diventata davvero pesante. Lettere anonime, tensioni in giunta dove era difficile tenere i rapporti proprio con lo stesso Parachini e con chi oggi lo sostiene e soprattutto perché non si volevano varare altre scelte difficili - ma per me necessarie - a livello di razionalizzazione di giunta e di consiglio. Sorvolando volutamente su ogni polemica mi sono dimesso soprattutto perché – come dichiarai - dopo 4 anni da sindaco, credevo e credo in un altro modo di vivere l’amministrazione della nostra città. Credo che sia finito infatti il tempo degli “schieramenti”. Non la pensavo così ancora pochi anni fa: la mia nomina, primo sindaco di centro-destra dopo 63 anni, era stata sicuramente “di schieramento” con una forte rottura verso il passato ma oggi credo – se guardo al futuro – che questo approccio non sia più credibile e soprattutto non sia positivo per la città. Non si tratta di un superficiale “vogliamoci tutti bene” ma nasce da un ragionamento ben più profondo di cui ho man mano preso coscienza proprio facendo il sindaco e toccando con mano una situazione che è diventata molto diversa – in ogni comune – rispetto a realtà anche recenti. Un po’ di storia. Quando sono cominciati gli attriti in giunta? Anche e soprattutto quando ho cercato di essere sempre di più “super partes” e per esempio confermato il sostegno comunale a quegli eventi vicini alla “sinistra” (es. Cineforum, Letteraltura), che qualcuno della mia maggioranza – in una comprensibile logica, appunto, “di schieramento” - auspicava venissero meno per mettere in difficoltà quelle realtà del territorio che, seppur consolidate, erano più che altro espressione dell’opposizione. E ancora di più quando ho avvallato certe scelte artistiche all’interno di TE.CU-Teatrocultura con ospiti anche vicini alla “sinistra” che io leggevo piuttosto come elementi di una visione strategica per far confluire nel CEM le realtà culturali già presenti sul territorio che si integrassero con i grandi eventi realizzati in questi anni. In questa ottica va letta la contestazione di una parte della giunta al bando Cariplo CULTURIAMO che poteva finanziare una rete culturale attorno al CEM e che non tutti hanno digerito e compreso, forse perché condizionati da personalismi, invidie e gelosie. Man mano ho lasciato perdere scelte di parte per privilegiare le competenze come per il Consorzio Socio Sanitario: Diego Brignoli (oggi candidato alle primarie PD) lavorava gratuitamente e bene alla sua presidenza e con me ha potuto continuare a farlo fino all’ultimo giorno del suo mandato tanto che - nonostante certe pressioni - non l’ho mai sostituito, mettendo poi al suo posto un’altra persona eccellente come Franco Diazzi soprattutto perché era ed è un bravo manager, non tanto per la sua collocazione politica. Altre scelte, che io dico con orgoglio non essere state di “sinistra” ma piuttosto di “destra sociale”, sono state invece minimizzate come quella di cambiare gli scaglioni delle addizionali IRPEF, la politica degli sconti IMU, la scelta di ridurla sulle case affittate o coperte da mutuo, i bonus per le famiglie, i criteri per l’assegnazione delle case popolari ecc. insieme a molte, concrete opere pubbliche già terminate o che si stanno portando a termine. Cose che un centro-destra intelligente avrebbe “venduto” bene all’esterno, ma la nostra comunicazione esterna era troppo spenta, eppure quando ho chiesto di cambiarne la linea mi è stato imposto il “no” proprio da chi dissentiva in giunta, non dimentichiamocelo. Così anziché per le cose positive la nostra maggioranza andava regolarmente sui giornali per le liti in consiglio, le iniziative folkloristiche di certi consiglieri, le nostre divisioni sapientemente enfatizzate da alcuni ex amministratori che pur erano stati sonoramente battuti alle elezioni. Manca una cultura di governo. Una drammatica mancanza nel centro-destra di una “cultura di governo” e che sembrava non capire questo aspetto mi andava sempre più stretta, come una sinistra spesso preconcetta ed ottusa, del “sempre e comunque contro”, che ha ed ha avuto la sua cristallizzazione in certi blog e che non è stata capace di capire (o non ha voluto capire) che a Palazzo di Città ci stava un sindaco man mano diverso rispetto al giorno della sua nomina proprio perché le esperienze e le circostanze fanno maturare. Quante volte non si è neppure cominciato a poter spiegare il perché di qualche scelta strategica che iniziava subito la grandinata dei “no” preconcetti e delle polemiche! Quando a marzo, aprendo il rimpasto, ho proposto alla sinistra “costruiamo qualcosa insieme” mi è stato subito risposto di no con arroganza sciocca e con preconcetto, quasi con sdegno. Peccato, perché potevano essere questi mesi utili per “annusarsi” a vicenda e per cercare di costruire a Verbania un progetto politico più composito ed innovatore, anticipando nei fatti quello che in qualche modo sta forzatamente avvenendo anche a livello centrale. Scelte condivise. Con le mie dimissioni ho cercato di far capire che bisognava avere tutti il coraggio di raffreddare le polemiche contingenti, perché il futuro della città (di TUTTE le città) impone ormai scelte condivise. Perché ora non si può immaginare che quello che non è stato possibile fare nel recente passato sia invece un primo mattone per costruire il futuro? Ne ho conferma leggendo i primi programmi dei candidati: dove sono le sostanziali differenze? Se ci sono interessi nascosti è un’altra cosa (per esempio: che cosa si vuole fare nella piana di Fondotoce? Trasparenza e dibattito su questo sono necessari) ma non può essere la pedonalizzazione di una piazza (iniziativa che tra l’altro approvo, ma poi è concretamente difficile realizzare) una decisione da spaccatura politica, semmai è una diversa visione amministrativa. Guardiamo con obiettività alla realtà: il 99% e più del bilancio comunale è bloccato, le assunzioni pure, i vincoli di bilancio estremi: dov’è la trippa da contendere? Ci sarebbe piuttosto da discutere concretamente su come organizzare meglio i servizi sociali nell’ottica di una sostanziale emergenza e di tagli obbligati, verificare se sia possibile ridurre la struttura amministrativa, quali servizi si possano eventualmente consorziare meglio o esternalizzare insieme ai comuni vicini. Serve la concretezza per prendere decisioni non facili, ma non riguardo alle “politiche di schieramento” quanto piuttosto per scelte tecniche, amministrative e gestionali. Ancora la questione CEM?! E’ allora ancora dirimente la trita e ritrita questione del CEM? Comunque, tolto il CEM, mi si vuol dire quali siano i nodi del contendere? Se – come credo – non ce ne sono di sostanziali, la scelta che la città deve fare non è più allora quella dello “schieramento” ma di identificare la miglior persona possibile che possa interpretare una diffusa necessità di convergenza, unità cittadina, solidarietà, in un necessario mix di esperienza e novità. Mi irritarono i “5 Stelle” quando offrii loro ogni collaborazione in comune - anche se non erano presenti in Consiglio - perché potessero documentarsi al meglio e con arroganza mi risposero “Non ne abbiamo bisogno, abbiamo le nostre fonti!” aggiungendo che tanto tutta la vecchia politica sarebbe stata (da loro) cancellata. La “vecchia politica” avrà fatto tanti sbagli, ma intanto Verbania è al top come qualità della vita rispetto a tante altre realtà italiane, con i conti in ordine e servizi relativamente buoni. Mi immagino spesso un candidato 5Stelle - diventato ipoteticamente sindaco - con fuori dalla porta dell’ufficio (la mia è restata sempre aperta, ogni giorno, per 4 anni) la quotidiana umanità dolente che è la realtà concreta di ogni giorno vissuto a Palazzo di Città: altro che slogan visto che servono piuttosto soluzioni rapide per chi è senza alloggio, senza lavoro, con il figlio drogato in casa o semplicemente disperato. Serve insomma un sindaco “umano”, disponibile e non chiuso in sé stesso od arrogante. Mettere stretti paletti “politici” in queste cose è superato ed assurdo, fuori dalla realtà. Ecco perché io chiedo ad ogni possibile candidato a sindaco: “Ragionate insieme, valutate ciò che unisce e non divide, vedete se riuscite a mettervi d’accordo così che - se non prima almeno dopo le elezioni - vincitori e vinti collaborino comunque insieme e non usino più preconcetti e divisioni. E’ un delitto dire che in giunta si dovrebbe riuscire a far coesistere opinioni politiche diverse? Un sogno Sarebbe stupendo un’intesa generale per avere un candidato già eletto al primo turno: liste diverse e di diversa estrazione politica potrebbero appoggiarlo in una gestione il più possibile condivisa e comune della città. Credetemi, serve proprio questo perché l’emergenza è vera e non è di facciata. Non c’è più tempo né ci sono più margini per dividersi perché bisogna fare scelte difficili, strategiche, quelle che sono immediatamente criticate tanto sono facilmente criticabili, ma sono e saranno di necessità. Per attuarle occorre un largo appoggio politico perché l’opinione pubblica capisca e sia portata a capirle, è troppo facile dar corda a chi fa demagogia senza confrontarsi con la realtà quotidiana. Per questo conta anche il carattere, la predisposizione, la semplicità, la sobrietà, il tratto di un sindaco (o di una sindaco!) e non la logica dell’ esclusione, tanto meno di rivalsa. Chi scrive per decenni ha duramente polemizzato in consiglio comunale e sulla protesta ha costruito la propria visibilità personale, ma oggi onestà è il sostenere con forza che non è più quella stagione, che ciascuno deve saper fare un piccolo passo indietro per il bene collettivo ed io con le mie dimissioni – che pur mi sono costate tantissimo a livello personale, credetemi – ho voluto (e vorrei) dare una mano a costruire una Verbania più unita, più vicina alla gente, più solidale, più comunità. Il mio sogno sarebbe di essere almeno seguito in questo ragionamento, anche se davvero non mi illudo di essere compreso… Marco Zacchera

Vb: quale futuro per il centro destra cittadino? Lettera aperta

A sette mesi dalla fine anticipata del mandato amministrativo e nell’approssimarsi delle elezioni è giunto il momento di prendere posizione sul futuro del centro-destra in città. Chi scrive ha fatto parte, con lealtà e sostenendola appieno, della maggioranza che ha guidato Verbania dal 2009 al 2013 e che si propone per il prossimo quinquennio. I risultati ottenuti, messi in secondo piano dalle improvvide dimissioni dell’ex sindaco, si stanno concretizzando in questi mesi e richiedono un sostegno e una continuità. Tra coloro che maggiormente hanno contribuito a traghettare il Comune in un periodo difficilissimo, di crisi e di tagli per tutti gli enti locali, c’è Marco Parachini, la cui candidatura è già stata caldeggiata da più parti. Quella di Parachini è una candidatura incentrata sulla competenza, sull’esperienza, sulla capacità e sulla correttezza; cioè sulla persona come valore aggiunto. Le cronache che in questi giorni ci giungono da Roma raccontano di laceranti liti, convulse riunioni, frenetiche manovre. Tra la battaglia congressuale del Pd condotta a suon di tessere e il braccio di ferro falchi-colombe tutto interno al Pdl, la politica nazionale restituisce a tutti noi un’immagine negativa, distorta. Ma, soprattutto, è lontana anni luce dalla realtà quotidiana, dai cittadini e dai loro problemi, da noi. Per noi che viviamo la politica locale come impegno personale, nell’interesse della cosa pubblica e a contatto con i nostri concittadini, candidarci e schierarci non è difficile. Siamo pronti a metterci di nuovo in discussione e a ripartire da queste basi, che prescindono dalle bandiere e dai simboli di partito e che si fondano sul valore delle persone. Ci riconosciamo nel centro-destra, a esso apparteniamo e non intendiamo abbandonarlo. Anzi, crediamo che l’impegno civico, in questa fase convulsa del nostro Paese, sia il mattone su cui ricostruire un progetto a lungo termine. Per queste ragioni appoggiamo la candidatura di Parachini, disponibili a sostenerlo con una lista civica di centro-destra che sia aperta, senza preclusioni ideologiche, al di fuori delle logiche di partito, a chiunque si voglia impegnare seriamente e, soprattutto, voglia condividere con noi la filosofia di un rinnovato rigore, della correttezza, della trasparenza, di un’azione amministrativa da rinvigorire e portare a termine. Adriana Balzarini Maria Canale Andrea Canali Daniele Capra Andrea Carazzoni Lidia Carazzoni Damiano Colombo Carla Cozza Attalla Farah Matteo Marcovicchio Stefano Marinoni Rocco Sergio

Sel Cusio: lettera aperta alla ditta Alessi

Egr. Sig. Alessi, ci permetta di rubarLe solo qualche minuto per condividere con Lei alcune riflessioni. Il progetto "Buon Lavoro" è stato uno degli esempi più fulgidi di generosità, intelligenza, capacità imprenditoriale. Volendolo definire in una sola battuta lo si potrebbe chiamare semplicemente "un atto d'amore" per il proprio lavoro, per i propri dipendenti, per la città di Omegna. Non per piaggeria, ma per genuina ammirazione, teniamo a farLe sapere che Lei ci ha reso orgogliosi, una volta in più, di essere omegnesi e riteniamo che i Suoi dipendenti possano serenamente essere definiti persone fortunate, sia per le favorevoli condizioni dell'ambiente in cui quotidianamente operano, sia per la sensibilità che, in un momento difficile, il Management ha saputo dimostrare. Come forse avrà notato, circa un anno fa abbiamo aperto la sede del nostro Partito, Sinistra Ecologia e Libertà, in Via Cavallotti, quella via che un tempo era destinata ai negozi più esclusivi della città e oggi riflette in modo drammatico e spietato il senso d'abbandono determinato dalla grave crisi economica. Grazie alla posizione "centrale" quasi ogni giorno noi raccogliamo lo sgomento  di famiglie intere che hanno perso il lavoro e, con esso, la voglia di vivere e la speranza di un futuro migliore. Ci poniamo quasi come punto d'ascolto e tentiamo di offrire almeno una parola di incoraggiamento, provando qualche volta a compiere dei piccoli miracoli con le nostre scarsissime risorse personali e continuando a "pungolare" l'Amministrazione Comunale per un maggiore supporto alle famiglie disagiate, pur comprendendo che i denari mancano, ma anche consapevoli che questo non può più essere l'attenuante per nessuno per volgere lo sguardo altrove ed ignorare una fetta consistente di nostri concittadini che grida aiuto perchè non riesce più a pagare l'affitto o la rata del mutuo, nè a mettere insieme il pranzo con la cena! E' fuori dubbio che la cifra stanziata faticosamente dal Comune di Omegna, pari a Euro 33.500 per impiegare, secondo necessità, dieci persone in situazione di particolare disagio  è una ventata di ossigeno ed apprezziamo lo sforzo,da noi lungamente sollecitato,  ma, d'altro canto, sappiamo bene che questo provvedimento è una goccia in mezzo ad un mare di disperazione. Il nostro sogno è quindi quello di poter creare un fondo, con l'aiuto di tutti, per permettere di allargare l'iniziativa al maggior numero possibile di persone in grave difficoltà economica  e garantire continuità al progetto anche per il 2014 perchè è indispensabile non solo fornire assistenzialismo, ma anche e soprattutto garantire "dignità" e la dignità arriva unicamente dal lavoro. Per questa ragione, ci permettiamo di disturbarLa con un'idea che potrebbe essere una sfida per la ditta Alessi in primis e per gli imprenditori cusiani tutti. Noi sappiamo che Lei vanta la collaborazione dei migliori designers del mondo. Pensa che uno di loro sarebbe disposto a creare gratuitamente  il design di un oggetto che potremmo chiamare "buon lavoro" ? E la ditta Alessi sarebbe disposta a produrlo, destinando una parte dei proventi al fondo per gli omegnesi meno fortunati? Sarebbe bello, significherebbe dare continuità ad un dialogo ormai aperto tra azienda, società e pubblica amministrazione. Ci lasci sognare, signor Alessi. Ci lasci immaginare un Natale di speranza per tutti, un Natale che sia soprattutto un'occasione, anche se sappiamo d'aver già fatto molto, ma ancor di più crediamo che ci sia molto da fare. Grazie di cuore. Sinistra Ecologia Libertà SEL Cusio La coordinatrice, gli iscritti, i simpatizzanti.

Lettera aperta dei genitori di Marta e del fratello Mattia

Questa sentenza ci rende giustizia? Difficile rispondere a questa domanda. Per farlo dovremmo pensare a cosa era la nostra famiglia prima del 14 aprile 2012. Una famiglia normale, ma nella sua normalità una famiglia felice. Vivevamo una quotidianità fatta di piccole cose: la pizza il venerdì sera insieme a casa, le ferie una volta all’anno, le corse per stare dietro a tutto. Una vita normale, che nella sua semplicità era una vita immensamente felice. Potrà sembrare una considerazione dettata dalla circostanza ma non lo è: eravamo veramente consapevoli di essere una famiglia fortunata. Dopo il 14 aprile del 2012 tutto è cambiato. Marta non c’è più. Non ci sono più i suoi libri sparsi per la casa, il suo profumo non lascia più nessuna scia, dalla sua camera non escono più le note assordanti che ci facevano dire “Abbassa quella musica!!!” . Ora c’è solo il silenzio, il vuoto. Marta aveva tanti sogni: diventare maestra, partecipare alle olimpiadi di latino, sposarsi con un vestito bianco ed un tocco di colore nella Chiesa di S.Ambrogio facendo il corteo a piedi perché abitiamo poco distante. Avrebbe voluto andare all’Università ed aiutare i bambini in difficoltà. Il prossimo Natale coi i suoi risparmi avrebbe voluto fare una giornata di shopping sfrenato insieme alla sua mamma. Voleva iscriversi ad Emergency e fare un anno di volontariato in Africa. Finita l’Università voleva andare all’estero a vivere da sola con il suo cane, la sua adorata Benny. Voleva visitare Londra ed il resto del mondo in compagnia delle sue amiche. E l’estate del 2012 avrebbe voluto fare l’animatrice al GREST. Sogni più o meno realizzabili. Certo, semplici sogni dettati dall’immaginario di una ragazzina di quasi quindici anni con una vita davanti…. Sogni che però non si potranno concretizzare mai più. Sogni brutalmente interrotti. E’ giusto questo? E’ stata resa giustizia a Marta ed ai suoi sogni? E poi ci siamo noi: la sua famiglia, costretta a sopravvivere ad una tragedia che sconvolge irrevocabilmente, definitivamente, profondamente. Dopo quel maledetto 14 aprile non siamo più gli stessi. Il nostro senso di giustizia può ritenersi soddisfatto? Non riusciamo a rispondere a questa domanda se non ponendocene altre. E’ giusto che un padre passi ore ad ascoltare un video perché ha paura di dimenticare la voce di sua figlia? E’ giusto che una nonna sia costretta a parlare alla foto di una nipote che ha cresciuto? E’ giusto che un fratello di diciannove anni scelga la bara di sua sorella? E’ giusto che una madre corra in negozio per acquistare il profumo di sua figlia prima che vada fuori produzione perché sa che non potrà mai più sentirne l’odore sulla sua pelle? Cosa e chi può rendere giustizia alla nostra famiglia per tutto ciò? Cosa potrà mai risarcirci di un lutto che ci ha tolto parte della nostra vita? Certo non la sentenza di un tribunale che necessariamente applica quanto previsto da una normativa vigente. E allora dobbiamo lavorare tutti, impegnarci affinché il legislatore intervenga dando a Giudici, Pubblici ministeri, Avvocati e Forze dell’Ordine “maggiori” e “diversi” strumenti per poter “rendere giustizia” in primis alle vittime e poi a coloro che hanno subito perdite così devastanti. Inasprimento delle pene che, per noi, si accompagna di pari passo ad altre parole chiave quali: consapevolezza del reato, educazione e prevenzione. Consapevolezza del reato nel senso di una presa di coscienza del danno che il proprio comportamento ha arrecato. Perché a volte questa consapevolezza manca, e per noi famigliari è come se i nostri cari fossero uccisi due volte. A Marta ed ai tanti morti sulle strade sono stati strappati sogni e vita, ora ognuno deve fare la sua parte affinché queste vittime possano ancora far sentire la propria voce ed affinché non vengano derubate anche della dignità. Educazione volta a bandire comportamenti scorretti (siano essi la guida sotto l’uso di stupefacenti o di alcool, ma anche condotte irresponsabili che necessariamente possono portare a danni irreparabili). E’ necessario istruire la società civile affinché prenda coscienza di come comportamenti inadeguati possano portare ad un punto di non ritorno. C’è bisogno di una società matura e consapevole che non associ la tragica fine di chi perde la vita su una strada, a parole come “destino”, “fatalità”. Perché mettere in moto un’automobile quando si è ubriachi ha poca relazione con il “fato”, così come pigiare sull’acceleratore mandando il conta kilometri oltre i limiti consentiti non ha nulla a che vedere con il “destino”. Vorremmo quindi che la nostra esperienza potesse servire affinché certe cose non accadano più. Vorremmo dire ai ragazzi: “Nella vita metteteci passione, cuore, ma anche testa”. Canalizzate la vostra energia per affrontare la vita con entusiasmo e positività, fate del vostro “giovane senso di onnipotenza” uno strumento di vita e non di morte. Ed arriviamo all’altra parola che per noi è così importante: prevenzione. Prevenzione affinchè possa crescere la cultura della guida con responsabilità, prevenzione affinchè non ci siano più genitori che piangano sulle tombe dei figli, prevenzione affinchè sulle strade si guidi con testa, cuore e cervello, prevenzione affinchè nessuno possa più rubare sogni e spezzare vite.

Autogoverno alpino : il pensiero di Borghi

Signor Direttore, con l’avvio –in procedura d’urgenza- del disegno di legge “Delrio” sull’abolizione delle province, unioni e fusioni dei Comuni e con l’audizione del ministro Quagliariello sul tema della riforme
costituzionali, la partita del riordino istituzionale alla Camera sta entrando decisamente nel vivo.
Parteciperò personalmente ai lavori della Prima Commissione, Affari Costituzionali, per trasferire
in quella sede una considerazione che oggi mi pare ormai matura. E’ tempo che l’autogoverno delle Alpi, in un quadro di riconoscimento delle specificità montane, trovi una sua piena affermazione nel quadro della nuova governance locale che si va costruendo. Questo sarà il primo principio che in quella sede affermeremo, insieme con gli altri colleghi dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna. Un principio per noi banale e scontato, ma da sancire a tutte le latitudini del Paese: non è pensabile amministrare con gli stessi strumenti istituzionali i paesi di montagna e i centri metropolitani, le aree collinari e rurali e le città di pianura o di mare. Lo stesso Presidente del Consiglio, on. Enrico Letta, ha affermato e riconosciuto l’esigenza della autonomia e della specificità istituzionale, intervenendo sabato 12 ottobre a Longarone (Bl) alle ricorrenze dei 50 anni del Vajont. E’ stata una importantissima apertura di credito, che a memoria non si ricordava da un Primo Ministro, unitamente al suo impegno per una strategia nazionale della montagna sorretta dai nuovi fondi europei e una legge sul consumo del suolo e sulla prevenzione contro il dissesto idrogeologico. I principi di sussidiarietà e di diversità, sanciti dagli articoli 44 e 118 della Costituzione, iniziano finalmente a farsi largo e questo è il momento della riaffermazione dell’autogoverno delle aree alpine. Lo stesso Presidente Letta, nel suo discorso alle Camere per la fiducia lo scorso 2 ottobre, ha fatto specifico riferimento alla “Macroregione Alpina”, sottoscritta a Grenoble il 18 ottobre da tutti i presidenti delle Regioni che si affacciano sulle Alpi. Del resto, che le Alpi siano ormai un soggetto integrato sotto moltissimi punti di vista è un fatto indiscutibile. Lo sono sotto il profilo geologico, lo sono sotto quello naturalistico (quanti Parchi stanno nascendo a cavallo delle frontiere!), lo sono sotto il profilo economico, come dimostrano i 60.000 lavoratori frontalieri che ogni giorno varcano il confine tra Italia e Svizzera per guadagnarsi il proprio salario o come dimostrano gli impianti idroelettrici di Svizzera e Austria che colmano il
fabbisogno energetico nazionale italiano. Per questo, abbiamo bisogno di inserire nel provvedimento “Delrio” due incisi fondamentali. Il primo, attraverso il riconoscimento della specialità dei “distretti alpini” di Belluno, Sondrio e Verbano Cusio Ossola delle stesse condizioni di governance assicurata alle aree urbane mediante l’istituzione delle Città Metropolitane. Solo così queste zone potranno integrarsi, dentro la strategia
macroregionale delle Alpi, con le realtà confinanti che posseggono tutte caratteristiche di specialità istituzionale ed economica. Il secondo, mediante la codificazione puntuale e precisa delle Unioni dei Comuni montani, che renda stabile e non schizofrenica la politica di integrazione dei piccoli Comuni, rispettandone l’identità municipale ma al contempo raggiungendo essenziali livelli di efficienza ed efficacia nell’erogazione dei servizi e nell’applicazione delle politiche di sviluppo per la montagna. Non sono discorsi vuoti, questi, ma modi concreti con i quali dare futuro ai nostri territori, perché significa dare a tutti le stesse opportunità di sviluppo, dai servizi essenziali all’inserimento lavorativo dei giovani, dall’attenzione all’agricoltura e alla zootecnica alla riscoperta delle filiere, fino alla banda larga e alle nuove tecnologie. Senza istituzioni specifiche, sarà impossibile far sì che la montagna possa offrire ai propri abitanti opportunità di lavoro e qualità della vita simili a pianure e città. Per questo, il momento dell’autogoverno alpino, lontano da tentazioni neocentraliste o pulsioni separatiste, è adesso!  Enrico Borghi

Sos Ossola: lettera aperta all’ASL Vco

''Facciamo seguito al Vostro comunicato di rivendicazione di trasparenza che sarebbe praticata sul Vostro sito, qualità che, forse, per nostra distrazione non sono confermati per fatti importanti e non solo per argomenti che sfiorano, talvolta la pura propaganda, chiediamo con la presente formalmente e semplicementei dati dei parti sia a Verbania che a Domodossola in termini dettagliati, considerato anche che siamo prossimi alla sentenza definitiva del TAR Piemonte e che tali dati sono d’interesse della parti oltre che dell’opinione pubblica, particolarmente quelli dopo provvedimento di sospensione della chiusura del punto nascite di Domodossola imposto e reiterato dalla regione e eseguito a livello locale. Tali dati dovrebbero comprendere e partire dall’anno di chiusura del punto nascite sino a oggi. I dati richiesti sono molto importanti per aggiungere argomenti contro tale improvvido provvedimento che ha tentato di “trasferire”i parti dal San Biagio di Domodossola al Castelli di Verbania con risultati catastrofici che hanno implementato la fuga in altri lidi delle partorienti di tutta l’area dell’ASL vco. Parrebbe che, nonostante i “protocolli” da forche caudine imposti al San Biagio e tuttora in vigore, a partire dalla chiusura del punto nascite vi è stato un relativo incremento di parti a Domodossola, grazie all’impegno del personale e alle determinazione di molte donne. Restiamo in fiduciosa attesa. Distinti saluti Domodossola 16 ottobre 2.013 Bernardino Gallo Presidente SOS Ossola

L'Asl risponde a Sos Ossola

Province del Nord: 'Basta bugie ai cittadini'. Lettera aperta

Cari colleghi, il Disegno di Legge “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni" varato dal Governo Letta è incostituzionale, antidemocratico, genererà il caos istituzionale e farà aumentare la spesa pubblica del Paese, come abbiamo dimostrato nei nostri studi e dossier. Siamo favorevoli alle riforme, purché comportino benefici e semplificazioni per i cittadini, ma da amministratori non possiamo più sopportare di essere indicati come la causa dello spreco del Paese. La responsabilità che discende anche dall’essere stati eletti direttamente dai cittadini a cui abbiamo il dovere di rispondere, ci impone di squarciare il velo di disinformazione, di fare partire una “operazione verità” per dire basta a tutte le bugie che sulle Province continuano ad essere propinate. Ecco perché le Province del Nord si riuniranno in Assemblea a Milano, il 16 ottobre prossimo, dalle ore 9,30 alle ore 13,00 presso la Sala del Consiglio di Palazzo Isimbardi (Via Vivaio, 1). All’iniziativa, che sarà conclusa dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, saranno invitati a partecipare tutti i Presidenti delle Regioni del Nord. Due saranno i temi all’ordine del giorno, come vi dettaglieremo a breve nel programma definitivo: le riforme e la semplificazione isituzionale e il patto di stabilità. E’ importante che a questo evento partecipino i rappresentanti di tutte le Province delle Regioni invitate: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia: contiamo per questo sulla vostra personale presenza, insieme ad una delegazione provinciale. Vi sollecitiamo inoltre a rilanciare sulla stampa locale l’evento coinvolgendo anche parlamentari, rappresentanti delle vostre Regioni, sindaci ed esponenti della società civile ed economica. Un caro saluto Antonio Saitta, Presidente Upi Massimo Sertori, Presidente Upi Lombardia Leonardo Muraro, Presidente Upi Veneto Massimo Nobili, Presidente Upi Piemonte Alessandro Ciriani, Presidente Upi FriuliVenezia Giulia Angelo Vaccarezza, Vice Presidente Vicario Upi, Upi Liguria

Tragedia di Lampedusa. Lettera aperta di Don Renato Sacco

Davanti alla tragedia di ieri, 3 ottobre a Lampedusa, con centinaia di morti, ti vengono in mente le parole di Francesco, pronunciate là, a Lampedusa: “Chi ha pianto per quanti sono morti in mare?” E ti chiedi se sei proprio tu interpellato. Con tutte le cose da fare, come ogni giorno. Cose anche serie, importanti. E non trovi lo spazio, il tempo per piangere, per sentirti umano e lasciarti andare. E devi incontrare le persone, fare delle cose con loro.  Allora cerchi di guardarle con occhi diversi, quasi a voler comunicare il magone che hai dentro, e cerchi di essere più umano.  E poi ti metti in macchina in un pomeriggio grigio, triste. Pensi alle storie di quelle persone, ai loro loro affetti, a chi sta aspettando qualche notizia per sapere se sono arrivati alla ‘terra promessa’. E cerchi di immaginarti al loro posto. Ma di loro non si saprà più nulla. Neanche i loro nomi. Solo Dio, che conosce il povero Lazzaro per nome. Noi invece conosciamo bene i nomi dei potenti, dei ricchi, di chi mette in atto una cultura di violenza e respingimento che è di morte, non di vita. I loro nomi li conosciamo. Abbiamo visto ieri il teatro-commedia in Parlamento. E poi la tragedia.

E, mentre sei fermo al semaforo, ti cade l’occhio sui manifesti della Lega che se la prende con chi si interessa di rom e migranti. Come fai a piangere?  ‘Prima il Nord’. E ti viene la rabbia, più forte del magone. E non ce la fai a piangere. E ti senti in colpa di abitare in un Paese così, in un mondo così. Ti chiedi se non è davvero anche un po’ colpa tua, dei tuoi silenzi, della tua rassegnazione. E’ un pugno nello stomaco. E non sai se piangere o arrabbiarti. Forse ha ragione Francesco. Prima bisogna piangere. Per avere poi la forza di arrabbiarsi veramente. Di gridare con lui: “Vergogna”. La debolezza del pianto ti fa sentire un essere umano per reagire, per non essere complice di queste tragedie umane. Ormai è sera. Mi arriva un sms per dirmi che si parla di Lampedusa anche da Bruna Vespa. E da Santoro c’è pure il ministro della Difesa. No, basta. Non accendo neanche la Tv, se no la rabbia cresce a dismisura. Mi rileggo le parole di don Tonino Bello, al ritorno da Sarajevo, nel dicembre 1992: “Poi rimango solo 
e sento per la prima volta una grande voglia di piangere. 
Tenerezza, rimorso
e percezione del poco che si è potuto seminare 
e della lunga strada che rimane da compiere.” don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

Bilancio Verbania : lettera aperta

Abbiamo atteso pazientemente che il Commissario Prefettizio Dott. Michele Mazza come richiesto in conferenza stampa, fornisse i dati del bilancio preventivo comunale del 2013 e li mettesse a disposizione della cittadinanza mediante assemblea pubblica. Si richiedeva un confronto con i cittadini, con le forze politiche, economiche e sociali, vista l’importanza degli argomenti e delle strategie economiche in esso contenute, scelte che influenzeranno i destini di Verbania per i prossimi tre anni. Dopo le prossime elezioni non si potrà fare a meno di impostare i programmi sulla base dei nuovi dettami della finanza pubblica.  Una risposta a una richiesta formale, oltre che dovere istituzionale di colui che detiene un ruolo di rappresentante dello stato, è un dovere. Il documento programmatico del Comune non può essere sottratto alla discussione con chi la città la vive e ne contribuisce allo sviluppo. E' bene ricordare che il commissariamento del Comune di Verbania non è avvenuto per dissesto finanziario o per presunte infiltrazioni mafiose, ma ben si da una scelta personale del ex sindaco Marco Zacchera di abbandonare la nave. Da una attenta lettura del bilancio troviamo che le spese non diminuiscono: 250.000 euro di fondo incentivi ai dirigenti, si mantengono le consulenze esterne per 70.000, si adoperano gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente, mentre si dovrebbe fare esattamente il contrario. I ristorni dei frontalieri sono utilizzati in modo improprio, tutto per garantire privilegi e spese che oggi è d'obbligo eliminare. Si prevedono maggiori e nuove entrate dalla tassa rifiuti, ma si dimentica che proprio CONSER-VCO è in regime di commissariamento. Si mantengono alte le aliquote IMU sulle seconde case e attività commerciali, quando è possibile e necessario diminuirle. La città di Verbania soffre una recessione economica sempre più grave. Forse non sarebbe opportuno utilizzare le risorse per migliorare la qualità di tutti i cittadini di Verbania ? Siamo mortificati da questa situazione, che porterà Verbania all'impoverimento. Non vogliamo che questo accada nell'indifferenza più totale, ma convinti che possiamo tutti insieme cambiare lo stato delle cose, tornando a chiedere a gran voce un confronto popolare prima dell'approvazione del bilancio per il 2013. Ex Consiglieri Comunali di Verbania Michael Immovilli - Giorgio Rastelli - Antonio Tambolla

 

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