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Sab24082019

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Lettera aperta del Pres. Cattaneo al papà di Filippo

Gent.mo Ing. Gagliardi, Ho letto con una certa emozione la sua lettera e prima di tutto desidero esprimerle la mia personale vicinanza in un momento così difficile per la sua famiglia e quindi per la prematura e drammatica perdita di suo figlio Filippo. Non posso che condividere con lei le considerazioni relative al reparto di Oncologia presso l’Ospedale Castelli di Verbania, così come faccio mio il suo accorato appello affinché questa realtà, possa essere mantenuta nel nostro territorio. Questa convinzione e la consapevolezza che purtroppo nel Verbano Cusio Ossola a livello statistico si registrano molti casi di persone affette da patologie di natura oncologica, alcuni anni fa, hanno ispirato il mio impegno e quello di molti altri rappresentanti delle istituzioni, per consentire l’apertura del servizio di Radioterapia che nel tempo è stato anche potenziato. E credo che a questo punto non possa e non si debba più tornare indietro. Credo non sia opportuno assumersi impegni precisi, ma ritenevo giusto farle sapere che il suo appello non è caduto nel vuoto almeno da parte mia, ma ne sono certo, questo vale anche per altri politici e addetti ai lavori. Terrò ben presente la sua testimonianza ogni qual volta avrò l’occasione di discutere delle prospettive del nostro territorio in materia di sanità e assistenza. Le rinnovo il mio più profondo e sincero cordoglio. Valerio Cattaneo Presidente Consiglio regionale del Piemonte

Lavorate a salvaguardia del reparto oncologia

Lavorate a salvaguardia del Reparto di Oncologia. Papà Filippo Gagliardi lancia accorato appello ai politici

Sono Alberto Gagliardi, il papà di Filippo deceduto l'11 settembre 2013 a trent'anni per un tumore  all'addome particolarmente raro e fulminante. Filippo è stato ricoverato per quasi un mese nel Reparto di Oncologia dell'Ospedale Castelli di Verbania. Voglio raccontare brevemente la mia esperienza in ospedale che se da un lato ha avuto un epilogo drammatico, dall'altro mi ha fatto conoscere una realtá eccezionale che non conoscevo. Nei primi giorni di ricovero un po' tutti gli amici e parenti mi dicevano di portar via Filippo da Verbania per potergli fornire le migliori cure possibili. In un primo tempo ero titubante, poi Filippo mi diceva: " Voglio restare qui fin che è possibile", poi ho osservato come operavano i medici e gli infermieri del Reparto e non ho più avuto dubbi nel rispettare la volontà di Filippo ed anche della sua giovane e forte moglie. Parliamo un po' del personale medico e sanitario del Reparto di Oncologia: la competenza e la professionalitá sono indiscutibili e forse eccezionali, ma ho scoperto in loro una umanità, una intelligenza ed una umiltà professionali fuori dal comune. Alcuni piccoli esempi possono far capire cosa voglio dire. Nel Reparto il malato non è quello del letto n.1, ma è Filippo, Giovanni o Arturo; quindi una persona e non un numero. I medici che alla fine del turno vanno a salutare i pazienti assicurandosi che non abbiano bisogno di qualcosa è una cosa che non avevo mai visto.Non è da tutti i professionisti chiedere consigli o consulti a colleghi meglio informati o più esperti; bisogna essere tanto intelligenti ed umili da capire che innanzi tutto viene il bene del paziente e poi il proprio orgoglio professionale. Forse pochi lo sanno, io di certo non lo immaginavo nemmeno, ma qui a Verbania abbiamo un Reparto di Oncologia di eccellenza diretto dal Dott. Sergio Montanara con competenza, professionalità, umanità, dedizione incredibile, cortesia squisita e rispetto per i pazienti. Vorrei ringraziare pubblicamente tutti gli operatori del Reparto di Oncologia di Verbania, ma purtroppo credo che non abbiano ancora inventato le parole giuste per esprimere tutta la mia gratitudine, posso solo dire GRAZIE !!! Infine mi voglio rivolgere ai politici che tanto hanno discusso sull'assetto ospedaliero del Piemonte: accorpate, risparmiate, fate quello che ritenete più giusto, ma nel VCO abbiamo un Reparto di Oncologia di eccellenza che certamente merita nuovi ed abbondanti finanziamenti per farlo diventare "eccellentissimo", ma soprattutto ascoltate il grido di un padre:
GUAI A CHI CE LO TOCCA !!!!!

Sindacati Vco: lettera aperta alle istituzioni locali

La legge di Stabilità del 2013, presentando norme per la riduzione della spesa degli Enti Territoriali, introduce tagli lineari ai trasferimenti a tutto il Sistema delle Autonomie Locali (Regioni, Province e Comuni) che ne hanno drammaticamente ridotto la capacità di garantire i servizi ai cittadini. Il riordino delle Autonomie Locali e dell’ Amministrazione Centrale è bene che venga realizzato recuperando risorse con un disegno organico che realizzi un sistema integrato dei livelli istituzionali, in cui siano chiaramente definite funzioni e competenze, al fine così di determinare efficacia ed efficienza, e dove siano garantiti adeguati servizi ai cittadini, e regole ed occupazione stabile per il lavoro alle dipendenze delle stesse Amministrazioni. Da tempo riteniamo imprescindibile una riforma degli assetti istituzionali a partire dal riordino del sistema delle Autonomie Locali, volto al rafforzamento delle Amministrazioni, ed al miglioramento dei servizi ai cittadini, che parta dalle funzioni riconoscendo la necessità di avere un livello di area vasta che rafforzi i livelli di prossimità e non in contrapposizione. Nel frattempo è necessario garantire il funzionamento e l’ ordinario finanziamento dei servizi che l’ attuale Provincia del VCO ed i Comuni svolgono, nonché la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che oggi vedono messa a rischio il proprio lavoro e la propria professionalità. Sono infatti di diretta competenza della Provincia del VCO funzioni chiave strettamente legate al territorio, indispensabili per assicurare alle Comunità il mantenimento del welfare locale e la promozione dello sviluppo imprenditoriale e occupazionale delle imprese, quali:

• Edilizia scolastica, funzionamento delle scuole e formazione professionale;

• Sviluppo economico e servizi per il mercato del lavoro, gestendo i servizi di collocamento attraverso i centri per L’ Impiego;

• Gestione del territorio e tutela ambientale, con compiti di difesa del suolo, prevenzione delle calamità naturali, tutela delle risorse idriche ed energetiche, smaltimento dei rifiuti;

• Mobilità, Viabilità; Trasporti, gestendo il trasporto pubblico locale

Il Governo ha inoltre recentemente presentato uno schema di Disegno di Legge, proposta dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali Graziano DELRIO, che pur recando disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province e sulle Unioni e fusioni dei Comuni, non punta ad un vero e proprio disegno organico di riordino della Pubblica Amministrazione, ma ancora una volta è teso più alla necessità di tagliare la spesa pubblica che, all'obiettivo di qualificare il sistema. Comunque la proposta che emerge dallo schema di disegno di legge per la trasformazione della Provincia in un Ente Infra-comunale con solo tre competenze (ambiente, strade e scuole) e con il previsto trasferimento di tutte le altre funzioni alle Unioni dei Comuni, deve necessariamente diventare un’ occasione per il territorio del VCO per poter intervenire sulle modalità con le quali la Provincia ed i Comuni del VCO organizzano i propri livelli delle prestazioni dei servizi, avendo come obiettivo quello della garanzia della loro presenza sul nostro territorio, mettendo in campo così un vero e proprio “piano industriale” della Pubblica Amministrazione, che ridisegni funzioni e competenze. Mentre sulle funzioni statali svolte attualmente dalle Province (Centri per l’ Impiego e Polizia Provinciale) per le quali a livello centrale c’è ancora più incertezza, non deve essere fatta cadere l’ attenzione e deve proseguire un dibattito sul piano nazionale e regionale, tutelando e garantendo i posti di lavoro e le professionalità che sono state acquisite nel tempo. Le Organizzazioni Sindacali ritengono pertanto indispensabile, che si apra un confronto su quanto sopra enunciato, su di un Tavolo Istituzionale di tipo Territoriale che potrebbe essere identificato presso la Prefettura del VCO o presso la stessa “Cabina di Regia”, a suo tempo attivata dalla Provincia del VCO, al fine di aprire finalmente una discussione nel merito, che coinvolga tutto il territorio, nelle sue componenti istituzionali, politiche e sociali. Certi di un positivo riscontro inviamo cordiali saluti. FP CGIL VCO, Vittorio ORIGGI - CISL FP VCO, Maria Pia MASCETTA - UIL FPL VCO, Angelo GALLINA

''Italia Nostra'' dice no all'off shore sul Maggiore

Spettabili Organi di Informazione, nel 2009 a conclusione della gara motonautica di offshore svoltasi a Stresa cercai di tracciare un bilancio della manifestazione chiedendo pubblicamente agli organizzatori, fra cui il Comune, una minima prova delle conclamate 52 emittenti televisive internazionali, collegate con 146 Paesi, 245 milioni di audience, maggiori incassi di ristoranti e alberghi fra i 2 e i tre milioni di euro che l’evento aveva messo in moto. Manco dirlo neppure una risposta. Soprattutto sospetto risultava il forfait del Ministro del Quatar, sceicco Al-Thani, che, guardando il golfo Borromeo alle luci dell’alba, dalla finestra del suo lussuoso albergo, confessò di aver notato una grande somiglianza col suo posto del cuore, un lago azzurro incastonato nelle sabbie del deserto fra verdi palme lussureggianti. Gli domandai allora, in una lettera, scritta in lingua araba e conclusa in italiano, col celebre incipit petrarchesco “chiare, fresche, dolci acque...”, se avrebbe tollerato, nel suo amato eremo, una sfida come quella che si sarebbe svolta nello specchio d’acqua davanti a sé. Com’é, come non é, con lui che era stato pubblicizzato come il fiore all’occhiello, l’icona sacra della manifestazione, si dileguarono altri due gareggianti ma gli organizzatori non spiegarono mai il motivo del ritiro, avvolgendo la vicenda in un silenzio assordante. Ora il battage pubblicitario ha riproposto la stessa rappresentazione cambiando emiro ma col medesimo copione e stesse mirabilia. Dal momento che non è stata avvertita la gravità della violenza arrecata ai luoghi mi domando se il naso e gli occhi dei nostrani businessman registrino solo e unicamente l’odore e il colore dei petrodollari e petrorubli. Che cosa avrà pensato il principe ereditario di Dubai, dal nome complicato, di questi Italiani che gli chiedono con insistenza di venire a scaracchiare nello scrigno d’acqua più bello del mondo per di più dedicandogli una terrazza, con supremo sprezzo del ridicolo? Bisogna tuttavia riconoscere che il Principe è un bel ragazzo, ricchissimo e poeta, che tutti i genitori, compresi i più sfegatati egualitaristi, vorrebbero come genero. Ora si vedrà se grazie al gemellaggio l’afflusso di notabili da Dubai compenserà la perdita dei VIP fuggiti terrorizzati verso lidi più tranquilli. Di sicuro ci sarà invece la migrazione inversa dei nostri amministratori, magari a spese dei contribuenti stresiani, come usa in questi casi. Chi vivrà vedrà. Italo Orsi Italia Nostra VCO

Borghi: lettera aperta al presidente Enel

Caro Presidente, desidero rinnovarle il ringraziamento per l'invito rivoltomi in occasione della sua visita agli impianti idroelettrici nelle Valli dell'Ossola. Come avevo comunicato nei giorni scorsi, impegni parlamentari concomitanti mi hanno impedito di essere presente. Ho particolarmente apprezzato le sue affermazioni a margine degli incontri con i dipendenti Enel delle centrali, nelle quali ha evidenziato l'importante valore che il Piemonte ha nella produzione di energia elettrica, nonché l'attenzione di Enel per l'ambiente e le comunità locali. Come amministratore di un territorio montano, deputato e presidente dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, posso confermarle ancora una volta la disponibilità delle zone montane ad aprire un nuovo e positivo dialogo con Enel e gli altri operatori del settore dell'energia e delle rinnovabili, non sempre in passato esercitato con efficacia. In tutti questi anni, abbiamo sempre avuto modo di ribadire l'importanza dell'acqua per il territorio. Sempre l'abbiamo definita "bene collettivo" capace di molteplici utilizzi vitali per la collettività, ma anche, unita alla forza di gravità, di effetti problematici per l'ambiente e gli ecosistemi. Da un secolo, l'energia idroelettrica vuol dire posti di lavoro, importanti opere che si inseriscono nel paesaggio alpino, sviluppo economico e certamente riduzione delle emissioni legate all'utilizzo di combustibili fossili. Tutti pilastri della green economy nella quale fermamente crediamo - e sulla quale stiamo per far partire alla Camera una specifica indagine conoscitiva - asse portante di una nuova, positiva, ecosostenibile crescita del nostro Paese. Ancora negli ultimi tre decenni, le imprese del settore hanno investito risorse e realizzato importanti progetti. Gli enti locali hanno maturato una nuova consapevolezza del valore dei beni ambientali che insistono sul loro territorio. Per questo, anche oggi ribadisco come siano possibili ulteriori investimenti a vantaggio della collettività e del territorio. Proprio sull'idroelettrico, è sicuramente importante avviare insieme una mappatura complessiva della risorsa acqua e dei "salti" ancora utilizzabili sul territorio. Questa, come indicano gli amministratori locali, deve essere fatta per ogni vallata alpina e appenninica, per ciascuna asta fluviale. Come lei ha detto in Ossola, non è più possibile costruire i grandi invasi –per i quali si pone il grande tema dello svasamento e della manutenzione- ma ritengo sia utile puntare su impianti piccoli, sul micro-hydro, anche coinvolgendo operatori locali del settore. I Comuni devono poter governare questo processo, instradando meccanismi virtuosi di valorizzazione dei beni ambientali secondo modelli che ci vengono ad esempio dagli Usa, dove sta maturando una politica efficace di compensazione per i servizi ecosistemici che le aree rurali e montane generano. Un'opportunità per riequilibrare il rapporto tra montagna produttrice di risorse - come appunto l'energia idroelettrica - e le aree urbane che maggiormente le consumano. Una sussidiarietà che è allo stesso tempo orizzontale e verticale, perché capace di coinvolgere i Comuni, piccoli o piccolissimi, le grandi città del fondovalle e della pianura, le imprese stesse, co-protagonisti nello sviluppo sociale ed economico delle Terre Alte. Sappiamo che non è stato così in passato, ma questa tendenza può essere invertita. Il business delle imprese che operano nella green economy non si deve ridurre a incamerare fatturati in attivo e grandi utili, ma può diventare fattore chiave di crescita, miglioramento della vivibilità del territorio, potenziamento dei servizi ai cittadini e alle imprese locali, accrescimento delle potenzialità del territorio con la sua offerta ambientale, culturale, architettonica, sociale. Ho apprezzato le sue considerazioni fatte ai piedi della Cascata del Toce, in Val Formazza, relative al ruolo turistico delle dighe e degli impianti idroelettrici: deve essere approfondito e sviluppato. Mi auguro che gli impegni assunti da Enel sul territorio possano essere sviluppati già nei prossimi mesi, ad esempio istituendo un tavolo permanenti di confronto in Ossola con il gruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna aperto alle realtà associative montane, vocate alla produzione idroelettrica. A livello parlamentare, nel lavoro in Aula e in Commissione, continuerò a spendermi affinché l'idroelettrico e l'utilizzo energetico di altri beni preziosi per le aree montane, come il legno, non siano appannaggio di operatori legati al settore finanziario globale, ma possano generare benefici anche per operatori del territorio, con una suddivisione equa del valore aggiunto derivante dallo sfruttamento del bene comune montano. Insieme, imprese ed enti locali possono lavorare a un piano sul breve e sul medio periodo per la prevenzione del dissesto idrogeologico e per la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio. Il Paese ne ha estremamente bisogno e non sono più sufficienti solo le risorse pubbliche. Questo alla vigilia di un'importante fase per il settore con l'apertura delle gare per il rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni. Il territorio, saprà sicuramente cogliere le opportunità del passaggio storico unendo le forze e le necessità. Nel ringraziarti per il tuo impegno, ti porgo i più cordiali saluti. On. Enrico Borghi Presidente Intergruppo Parlamentare “Per lo Sviluppo della Montagna”

Marinello, questione tribunali: ''sono disgustato''

''Leggo dell'ennesima cattiva informazione ai danni dell'Amministrazione Regionale ed inizio a pensare che vi sia un disegno dietro questo tipo di distorsione delle notizie. Di più: sono disgustato. Secondo alcuni organi di informazione il Governatore Cota (e quindi la Regione) starebbe difendendo alcuni tribunali e non quello di Domodossola. Il perché? perché naturalmente "l'Ossola deve essere penalizzata", "è la periferia dell'Impero continuamente saccheggiata", "a Torino non sanno nemmeno dov'è",  ecc. ecc. Ora, per chi non lo sapesse, Domodossola non è sede di un tribunale. E non l'ha deciso né Cota e nemmeno la Regione. A Domodossola esiste una sede distaccata del Tribunale di Verbania; tribunale che nel piano di razionalizzazione non è in discussione. Nella battaglia a salvaguardia dei Tribunali piemontesi, Domodossola non può quindi figurare... perché sarebbe insostenibile un contenzioso con il Governo per le sedi distaccate dei tribunali quando in dubbio sono i tribunali stessi. Non mi sembra un concetto tanto difficile da comprendere. ma soprattutto è veramente assurdo che gli attacchi partano all'indirizzo della Regione: supini con Roma e aggressivi con Torino. Eppure l'alimentare il piagnisteo ossolano (la principale causa di tutti i mali ossolani) evidentemente solletica delle corde che ben conosciamo. Le stesse che da anni stanno annunciando la chiusura dell'Ospedale San Biagio, ad esempio, che invece è ancora lì, aperto e funzionante. alla faccia dei gufi e di quei Governi che stanno continuamente ridimensionando il Fondo Sanitario nazionale. Michele Marinello''

Uncem: lettera aperta

Nelle ultime settimane, sui quotidiani torinesi, alcuni servizi giornalistici hanno inquadrato il tema del rapporto tra Iren e territorio montano. Da una parte, sembra sospesa la costruzione di una nuova centrale cogenerativa per il teleriscaldamento, alle porte di Torino; dall’altra, il territorio montano chiede ad Iren un rapporto più efficace nell’uso dei “beni collettivi”, quale è l’acqua, anche in vista delle gare per il riaffidamento (a Iren o ad altri soggetti) delle concessioni delle grandi derivazioni. Peraltro – notizia di ieri - Iren ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con una crescita dell'utile netto del 47,1% a 110,7 milioni di euro! Come Uncem possiamo fare alcune considerazioni. Non entriamo nel merito di questioni relative all'impresa Iren e al suo futuro. Abbiamo però, nel recente passato, avuto modo di evidenziare ai dirigenti della multiservizi come sia necessario, oggi come non mai, riequilibrare un rapporto con il territorio, tra la città e le vallate. Ci riferiamo in particolare al fatto che Iren gestisce alcuni dei più grandi impianti idroelettrici del Piemonte, nelle Valli Orco e Soana. Quegli impianti utilizzano l'acqua, pubblica di certo, e, per generare energia cinetica da quella potenziale dei bacini, usano la forza di gravità che è senza dubbio un bene della montagna. Per Iren vuol dire sviluppo, economia, potenza, crescita, affari. Per la montagna, acqua più forza di gravità vogliono spesso dire dissesto, alluvioni, necessità di cura e difesa del territorio, protezione. In questa polarizzazione degli usi e degli obiettivi, sta la necessità, a nostro parere, di riequilibrio del rapporto tra la città consumatrice di risorse - acqua potabile e energia in primis - e montagna produttrice. Un tema caldissimo di questi tempi, quello dei beni comuni e del loro impiego. Si pensi che Elinor Ostrom, con studi economici di questo genere (in particolare sulle regole ampezzane), ci ha vinto un Nobel! Gli amministratori del territorio - ancora alcuni mesi fa - hanno chiesto a Iren di rivedere e aggiornare quanto viene riconosciuto al territorio come "compensazione" per l'uso dei beni naturali. Anche perché, questo tipo di calcolo era stato fatto quando le centrali idro dell'Iren garantivano sulla valle qualche centinaio di posti di lavoro (fino agli anni settanta del Novecento). Oggi, dopo revamping e crescite del fatturato dovute ai certificati verdi, gli utili, i fatturati, i guadagni sono per Iren cresciuti, ma il territorio ha meno di dieci posti di lavoro (tutto è automatizzato) e costi ambientali comunque rimasti altissimi. Uncem ha chiesto recentemente a Iren, in occasioni pubbliche, di riequilibrare quel rapporto città-montagna anche con interventi diversi. Uno proprio legato al teleriscaldamento. Proposta: perché non realizzare alle porte di Torino un piccolo impianto di trasformazione del legno in energia elettrica e termica (cogenerativo, con rete di teleriscaldamento) capace di utilizzare del cippato proveniente da una corretta gestione dei boschi dei territori montani alle porte di Torino (oggi non gestiti, dunque capaci di avere scarso valore aggiunto per produzioni più raffinate e remunerative)? Ci sono già esperienze analoghe in essere in Piemonte, copiabili. A Carmagnola, ad esempio, dove si sta terminando (entra in funzione a ottobre) un piccolo impianto di pirogassificazione (sistema tecnologico di ultima generazione, che non brucia il legno, ma lo trasforma in gas, con bassissime quantità di ceneri, zero polveri sottili ed emissioni di gran lunga all'interno dei limiti regionali, pari a quelle di due camion circolanti su strada) collegato poi, per l'uso del termico, alla rete di teleriscaldamento. Si tratta di un impianto piccolo, da 1mwatt di potenza nominale installata, che utilizza ca. 7000 tonnellate l'anno di cippato di legno. Viene trasportato dalle vallate e remunerato adeguatamente per ripagare il costo di entrata in bosco delle imprese forestali e il valore stesso del legno. L'investimento per l'impianto è di ca. 4milioni di euro e occupa ca. 2000mq di spazio (un semplice capannone industriale alto 8 metri). Molto molto poco, rispetto agli impianti cogenerativi a metano ai quali siamo abituati alle porte della città. Insomma, un'operazione piccola, non esclusiva, che potrebbe avere un senso anche a Torino (o in altre aree della provincia). Anche perché, a differenza di altre tecnologie, come petrolio, gas, acqua, con l'uso di cippato di legno si potrebbero creare venti, trenta posti di lavoro nella filiera bosco-legno. 3000 quelli potenziali in tutto il Piemonte, secondo i dati dell'Agenzia Piemonte Lavoro e dell'assessorato regionale, presentati a IOLavoro 2013. Insomma, non male per dare slancio a un settore che da decenni è assopito (mentre in altre regioni è uno dei punti fermi, importante... e pensare che il Piemonte è la regione italiana con maggior superficie forestale, quasi 980mila ettari!). La tecnologia (pirogassificazione) è interamente piemontese, sviluppata e ingegnerizzata da imprese locali. Per realtà più piccole (Comuni dai 500 ai 1000 abitanti) una centrale da 1mgw a cippato garantirebbe quasi un'autonomia energetica totale. Un po' come avvenuto 20 anni fa a Gussing in Austria (descritto come modello anche da Presa Diretta su Rai3, due anni fa). Certo, per Torino potrebbe essere una novità assoluta. Il legno potrebbe arrivare proprio dalla Valle Orco e Soana, dove già c'è un consorzio di proprietari (pubblici e privati), Reisabosch, che può vendere cippato a impianti (piccoli) di questo tipo. In questo nuovo impegno, Iren potrebbe dare alcune risposte di nuova “compensazione” al territorio. Almeno venti posti di lavoro nella filiera forestale, la pulizia e la corretta gestione del patrimonio forestale, l'avvio di un programma di recupero dei boschi, la nascita di una piccola piattaforma logistica di gestione del legno, l'uso di una tecnologia di trasformazione energetica nuova (in Germania, ad esempio, il legno non si brucia più, ma si gassifica, utilizzando poi il gas in normali motori a scoppio) nata e cresciuta in Piemonte, dimostrerebbe come la società, prestigiosa e guidata da persone sagge, possa rivolgersi e guardare in nuovo modo al territorio, secondo standard europei di legami efficaci, rispettosi, ecologicamente sostenibili e sussidiari tra aree urbane e rurali. Un uso nuovo delle risorse, certamente quella idrica, e quella del legno: beni preziosi e unici per le aree montane, da tutelare, ma soprattutto da impiegare efficacemente per lo sviluppo socio-economico del Piemonte, più uniformemente del passato. In questo sta la proposta Uncem, forse innovativa, forse azzardata, ma certamente dalla parte del territorio, delle aree montane e della città, teleriscaldata senza uso di nuove fonti fossili, capace di dare nuovi posti di lavoro al Piemonte utilizzando bene energia e beni collettivi. Lido Riba Presidente Uncem Piemonte

Commercianti Orta, lettera aperta

''Scrivo in nome di quei commercianti che a me si sono rivolti, per esprimere il ‘sentito ringraziamento’ all’Amministrazione comunale di Orta San Giulio per le innumerevoli opportunità di lavoro che ci sta regalando, in un momento di crisi particolarmente acuto per il nostro settore e per quello del turismo. Come non bastasse l’ostinata politica che da quattro anni mira solo ad affossare Orta con il caro parcheggi, la ZTL, le multe a go-go, eccoci a raccontare dell’ulteriore lavoro perduto con nuovi mercatini, questa volta mirati  anche agli alimentari che, con  grande sorpresa abbiamo dovuto subire sabato 10 e domenica 11 agosto, senza che nessuno ne sapesse nulla. Scrivo in nome di chi, sabato, ha mangiato rabbia da mattino a sera inoltrata, scoprendo ancora una volta di non essere per nulla tutelato dal Sindaco e dalla Giunta di questo Comune. Scrivo in nome di quei turisti che la sera di sabato 10 e domenica 11 agosto sono scesi nella Piazza ‘salotto’ per un tranquillo aperitivo o cena e invece di godersi il placido lago con la vista dell’Isola si sono goduti una fila ininterrotta di tende e gazebo. Dulcis in fundo, alle 22,30 una fila, questa volta di Suv e furgoni è entrata nel ‘salotto’ a smantellare i mercatini. Il Caffè e il grappino sono finiti annaffiati di smog e motori. Dicevo all’inizio di questo sfogo, che scrivo in nome di alcuni commercianti, ma so di non essere fuori strada pensando di interpretare l’unanime pensiero di chi come me paga regolarmente più di una tassa per esercitare in questo (un tempo) bel comune, un’attività che pare dare solo fastidio a chi riceve invece benefici. Fabrizio Morea e altri Commercianti in Orta''

Riqualificazione energetica immobili, lettera aperta dell'on. Borghi

Cari amici, Abbiamo approvato alla Camera Il D.L. 63/2013 (A.C. 1310), volto a favorire la riqualificazione e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, secondo quanto prescritto dall’Unione europea e nell’approssimarsi della scadenza degli attuali benefici fiscali in materia. Il decreto è volto, in primo luogo (articoli da 1 a 13-bis) a recepire la Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia, in relazione alla quale è in corso una procedura di infrazione (n. 2012/0368) avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento della direttiva stessa. Tra le più significative novità introdotte dal decreto - che novella in modo significativo il decreto legislativo n.192 del 2005 in materia di rendimento energetico degli edifici (a sua volta attuativo della precedente direttiva 2002/91/CE) - con riguardo alla prestazione energetica nell’edilizia vi sono:  la sostituzione dell'attestato di certificazione energetica (ACE) con l'attestato di prestazione energetica (APE), documento che, a differenza di quello previsto nella previgente disciplina, è rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l'utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica (articolo 2, lett. l-bis e articolo 6)  la previsione di una riforma nella metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche negli edifici (articolo 4) le cui modalità di applicazione verranno definite da successivi decreti del Ministero dello Sviluppo Economico;  la disciplina dei termini per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici ad energia quasi zero, ossia gli edifici ad altissima prestazione energetica, il cui fabbisogno energetico è coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili, prodotta in situ, prevedendo che dal 1° gennaio 2021 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici ad energia quasi zero (articolo 5), con un anticipo a partire dal 31 dicembre 2018 per alcune tipologie di edifici: nuova costruzione; proprietà di pubbliche amministrazioni; occupati da pubbliche amministrazioni compresi gli edifici scolastici;  le modifiche alla progettazione delle costruzioni e delle ristrutturazioni degli edifici (articolo 7) tramite l’integrazione del contenuto dei documenti progettuali e la previsione di una valutazione preliminare della possibilità di inserimento di sistemi ad alta efficienza;  la ridefinizione dell’impianto sanzionatorio in materia di certificazione energetica degli edifici (articolo 12);  l'introduzione tra i requisiti per la qualifica professionale degli installatori degli impianti a fonti rinnovabili (articolo 17) della prestazione lavorativa svolta alle dirette dipendenze di una impresa abilitata. Accanto alle norme sulla prestazione energetica nell’edilizia, il decreto-legge reca la proroga delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione degli edifici. In particolare, si prevede che la vigente detrazione d'imposta (pari al 55 per cento) per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici si applichi nella misura del 65 per cento alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del provvedimento) fino al 31 dicembre 2013; con riferimento agli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali, la detrazione del 65 per cento si applica alle spese sostenute dall'entrata in vigore del provvedimento sino al 30 giugno 2014. Nel corso dell’esame al Senato sono state eliminate le norme volte ad escludere gli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia nonché quelli di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. Sono altresì prorogati dal 30 giugno 2013 al 31 dicembre 2013 il termine di scadenza dell’innalzamento della percentuale di detrazione IRPEF dal 36 al 50 per cento e il limite dell'ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro in relazione alle spese di ristrutturazione edilizia. Si introduce poi una detrazione del 50 per cento per le ulteriori spese sostenute dal 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del decreto-legge) per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, (per i forni la classe A), finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, per un importo massimo complessivo non superiore a 10.000 euro, da ripartire in dieci quote annuali. Tra le principali modifiche approvate in sede referente alla Camera si segnala l'estensione delle detrazioni fiscali nella misura del 65 per cento agli interventi di prevenzione sismica nelle aree a più alto rischio sismico. Si prevede, inoltre, che l’ENEA effettui il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito a seguito della realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica di edifici e degli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali. L’ENEA trasmette quindi una relazione sui risultati degli interventi al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'economia e delle finanze e alle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano. Si dispone quindi che il Ministero dell’economia e delle finanze promuove con l’Associazione bancaria italiana (ABI) una verifica sulle condizioni per offrire credito agevolato ai soggetti che intendono avvalersi delle detrazioni previste dal presente decreto-legge per gli interventi di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia. Nel corso nell’esame in sede referente è stato altresì precisato che nel novero degli interventi per il miglioramento e la messa in sicurezza degli edifici esistenti è compresa l’installazione di impianti di depurazione delle acque da contaminazione di arsenico (anche di tipo domestico, produttivo ed agricolo) nei comuni dove è stato rilevato il superamento del limite massimo di tolleranza (stabilito dall’OMS o da norme vigenti) ovvero dove i sindaci o le autorità locali sono stati costretti ad adottare misure di precauzione o di divieto all’uso di acqua per i diversi impieghi. Viene infine incrementata la dotazione del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione ai fini del rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, nonché l’autorizzazione di spesa prevista dall’articolo 5 della legge n. 7 del 2009, di ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 a reintegro di precedenti riduzioni. Per quanto riguarda la copertura degli oneri finanziari recati dal decreto-legge, sono in primo luogo modificati alcuni regimi IVA agevolati: ai sensi dell’articolo 19, che reca modifiche all’articolo 74, primo comma, lettera c), del D.P.R. n. 633 del 1972, concernente il regime speciale IVA per le pubblicazioni editoriali, dal 1° gennaio 2014 viene eliminata l'applicazione di aliquote IVA agevolate per gli allegati e i supporti integrativi a quotidiani e prodotti editoriali. Per effetto delle modifiche apportate in sede referente alla Camera, restano salvi dall’aumento dell’IVA i supporti allegati ai libri scolastici e universitari. Inoltre, non si considerano supporti integrativi quelli che, integrando il contenuto dei libri, sono ad esso funzionalmente connessi. L'articolo 20 assoggetta inoltre all'aliquota IVA del 10 per cento, a decorrere dal 1° gennaio 2014, la somministrazione di alimenti e bevande effettuate mediante distributori automatici.Tra le misure finalizzate alla copertura degli oneri, si segnala la riduzione della quota di pertinenza statale dell’otto per mille IRPEF. Il testo completo del decreto è scaricabile al seguente indirizzo: http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2013;63 Spero con ciò di avervi fornito notizie che possano esserVi di una qualche utilità. Cordiali saluti. On. Enrico Borghi

 

Borghi: lettera aperta sul riformismo nel Vco

Troppo spesso il fossato tra il significato che attribuiamo alle parole e il comportamento delle nostre azioni si allarga. E’ questa la riflessione che mi viene da fare, se attraverso due vicende che stanno interessando la nostra provincia in due settori cruciali (rifiuti e servizi sociali), e nella quale misuro sul campo la distanza tra la proclamazione predicatoria riformista e prassi concreta conservatrice. I fatti, per entrambe le circostanze, sono noti e non li riassumo, se non con una frase: nella cornice di un mondo che sta cambiando, se vogliamo assicurare ai nostri cittadini e alle nuove generazioni opportunità e diritti dobbiamo cambiare strumenti, modalità, mentalità. E invece, cosa accade? Che se poni in campo una proposta di riorganizzazione del settore rifiuti, per cercare di anticipare le migliori esperienze europee e collocare in questo contesto il futuro della municipalizzata di tutti e 77 comuni del VCO, vieni subito etichettato in varia maniera come nemico di questo o di quello o addirittura ansioso di lasciare sulla strada decine di padri di famiglia. E se addirittura osi mettere in discussione i santuari della spesa pubblica del sociale, sostenendo che occorre trovare una nuova modalità in grado di assicurare l’erogazione dei servizi socio assistenziali dentro una logica di riorganizzazione della spesa e di invarianza della pressione fiscale e tributaria (perché non si può continuare nella logica “tax and spend”), apriti cielo! Naturalmente, non bisogna spaventarsi, perché chi ispira queste polemiche sono coloro i quali da un sistema bloccato ne hanno tratto giovamento e rendite di posizione. Ma credo che occorra andare a fondo rispetto a questi temi, perché altrimenti un territorio come il VCO, se si rinserrerà nella logica degli orti conchiusi da gestire in maniera conservatrice e burocratica da parte di un potere che attraversa i partiti solo per trarre linfa per la propria autoperpetuazione, rischia di imboccare una china irrimediabile. Credo ci sia bisogno di altro, per il nostro territorio. Credo che dentro la necessaria ed indispensabile riscrittura della riorganizzazione del sistema dei poteri locali (Comuni, Provincia, Comunità Montane, Unioni, Consorzi e via discorrendo) ci sia la necessità che ciascuno si metta in gioco con determinazione e senza paura, senza pensare che il cambiamento deve interessare solo gli altri e mai se stesso. Anche se questo significa rischiare di perdere qualche posizione di rendita! Credo che questo debba fare la politica, in questi tempi complessi, per risalire la china della credibilità e del consenso. Credo in una mentalità riformista che punta a selezionare gli obiettivi, e ad agire con concretezza per puntare alla modernizzazione del nostro Paese, per evitare di essere impaludati in corporativismi, burocratismi e opacità che si scaricano sui cittadini in termini di inefficienze e di costi. Non sarà spaventandosi del mattino che si potrà impedire la nascita di un nuovo giorno. Sta a noi capire se nel nuovo giorno quel fossato tra le nostre declamazioni (“siamo tutti riformisti”, “dobbiamo cambiare”) e le nostre azioni verrà colmato, o se invece a noi spetterà la triste immagine dei sepolcri imbiancati di evangelica memoria. Con l’astuzia e l’arroganza del “tirare a campare” si salvano –forse- traiettorie individuali, ma non una comunità. E quando ci rifiutiamo –per indolenza o incapacità- di rimettere in discussione noi stessi, abbiamo già imboccato la strada del declino e della scomparsa. Per evitare di vivere in futuro dei rimpianti per la scomparsa del nostro territorio, penso sia bene che ci attiviamo per riformarlo sul serio finchè ne abbiamo il tempo e gli strumenti. Enrico Borghi

Lettera Aperta: uffici postali ridimensionati, soluzioni possibili

Agli inizi del Duemila gli Enti Locali si confrontarono con piani di razionalizzazione degli uffici postali, introduzione dell’operatore polivalente e previsioni di chiusura degli sportelli di montagna poco redditizi: a queste decisioni di Poste Italiane si rispose (con successo..) con un’intensa partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni sindacali (dei pensionati in particolare) e la costruzione di soluzioni, tuttora valide, come le convenzioni (quella della Provincia del Vco nel 2003 riguardò Bannio Anzino, Cossogno, Seppiana, per l’affidamento agli uffici postali di servizi aggiuntivi, dalla consegna dei medicinali alla promozione turistica) poi riprese nel protocollo di intesa Regione Piemonte-Poste Italiane regionale (2010). Poste italiane spa (unico socio è il Ministero dell’Economia) ha in questo decennio sempre più investito nei prodotti assicurativi/bancari e sempre meno sul servizio universale: Bancoposta è in attivo e il recapito postale, che ha subito un’oggettiva riduzione con la diffusione di Internet, è in debito. Le Poste hanno smesso il loro servizio alla società italiana e si lanciano nelle attività finanziarie in nome del profitto (ne sono coinvolti come operatori-“venditori” gli stessi dipendenti), del mercato e di quanto serve alla Azienda, non ai cittadini. Le decisioni recenti di ridimensionamento (di apertura, di ridefinizione dei compiti degli sportelli) riguardano non più solo i comuni di montagna ma i “tagli” coinvolgono anche i centri cittadini/collinari e turistici (da Suna, a Crevoladossola, Omegna, Gravellona, Carciano con chiusure estive o riduzioni d’orario), a cui si aggiungono consegne in ritardo nei periodi di ferie, code agli sportelli, esuberi di personale e l’affidabilità del servizio (che non rispetta alcune norme del contratto di programma nazionale sull’obbligo di comunicazione, e accettazione preventiva, delle aperture/revisioni d’orario estive) è un obiettivo che si allontana, come protestano con tenacia i sindacati. Non è dunque un problema di assenza di leggi ma di loro puntuale applicazione, e di tenuta del sistema (il settore non è liberalizzato, unico caso in Europa): occorre essere in grado di fronteggiare la situazione cercando di legare Poste al territorio. Uffici aperti in ogni paese 6 giorni su 7 cosa possono rappresentare per enti, imprese, cittadini?

  1. Multiservizi (adempimenti e documenti amministrativi)

  2. Prenotazioni turistiche e beni culturali da promuovere con ipotesi di impresa start up per giovani

  3. Raccolta pubblicitaria, “prova prodotti” (che funziona assai bene nella vicina Svizzera)

  4. Investimenti come banche/attori del territorio, per partecipare con enti pubblici a bandi esterni

La cosa importante è che non si abbandonino a se stesse molte comunità locali (non solo in montagna): i piccoli paesi, le frazioni meno popolose ma che mantengono vivo un tessuto sociale sono dei riferimenti per i cittadini (di cui in questa fase storica c’è un enorme bisogno). Sono queste comunità che alzano il livello di qualità della vita, per le quali perdere quell'avamposto di servizio pubblico che è l'ufficio postale (anche solo rimodulato) potrebbe essere un colpo mortale. Può il Verbano (attraverso un’azione unitaria dei Comuni) diventare un laboratorio di soluzioni alla marginalità, al declino che sembra attenderci? Sperimentare in tempi di crisi, è prima che un imperativo economico un dovere per ogni eletto dal popolo.

N.B: Il mio Comune (come molti altri) ha affidato la riscossione della Tares (da recapitare entro il 31 luglio) a Posteimpresa, e da 2 settimane, si scontra con “i tempi tecnici romani”. Noi però insistiamo. Silvia Marchionini-Sindaco di Cossogno

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