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ciclismo elisa longo borghini.jpgNel 2016 del ciclismo tanti e tanti successi per i nostri pedalatori, con tre momenti su tutti da rivivere in ordine temporale. Il mondiale su pista di Filippo Ganna, l’inatteso tricolore della giovane Francesca Barale e la medaglia olimpica a Rio di Elisa Longo Borghini.

Sono stati tre i momenti di spicco del 2016 del nostro ciclismo. Tre momenti in una annata di gare grandiosa, in cui non vi sono state solo queste perle ma per motivi di priorità e spezi abbiamo ritenuto siano stati i più importanti, sportivamente ed emotivamente. Il titolo mondiale dell’inseguimento di Filippo Ganna, il titolo nazionale di Francesca Barale su strada tra le esordienti e la medaglia olimpica di Elisa Longo Borghini a Rio; vale la pena ricordare. Questi in mezzo ai successi di Ganna in pista, re d’Europa under 23 ed argento elite, secondo nella crono degli europei strada a Plumelec dopo aver vinto il titolo italiano e straordinario primo in solitudine, alla maniera dei grandi, nel velodromo di Roubaix, in mezzo ai successi della stessa Elisa Longo Borghini prima nel tricolore crono, prima davanti alla Basilica di San Luca a Bologna nel ‘suo’ Emilia e sempre davanti alle gare che contano, in mezzo ai tanti successi di Samuele Rubino e dei giovanissimi del Pedale Ossolano, in mezzo alla crescita di Rachele Vittoni, della sempre presente Serena Calvetti e di Marta Pastore, in mezzo ad un Luca Ronchi che nel 2017 cercherà riscatto ed a tanti altri momenti indimenticabili

IL MONDO A FILIPPO GANNA, 30 ANNI DOPO MOSER

“Campione del Mondo!!!’, scritto in maiuscolo, piccola licenza alla struttura del sito, il titolo del pezzo pubblicato quel 4 marzo alle 20.30 circa sul nostro portale. Filippo Ganna, vignonese del Team Colpack, l’ha fatta grossa, riportando in Italia il titolo mondiale dell’inseguimento che mancava dal 1976, quando Francesco Moser battè Roy Schuiten. Ganna era arrivato in sordina ai mondiali del Lee Valley Park di Londra, dove si assegnarono i titoli olimpici del 2004. Il CT Marco Villa, volpe dei velodromi, schiera il vignonese nel torneo dell’inseguimento vedendone qualità importanti. Nella qualificazione Filippo vola da subito, stacca il miglior tempo in 4’ 16” 127, abbattendo il record italiano di Andrea Collinelli (giochi di Atlanta 96). In finale contro il tedescone Domenic Weinstein Ganna parte lento, come è suo costume, salvo poi ‘dare tutto motore’ da metà gara in avanti, recuperando lo svantaggio con una pedalata piena, rotonda ed elegante tanto quanto possente e vincente. Il vignonese stravince in 4’16’’141 precedendo il tedesco che ha chiuso in 4’18”476 di oltre due secondi. Un colpaccio davvero spettacolare, l’inizio di una annata grandiosa. Per lui anche le congratulazioni del suo idolo Bradley Wiggins.

L’INATTESO TRICOLORE DELLA FRANCI

”Eppure il circuito di Arco di Trento la favorisce”. Questo era il pensiero dei dirigenti del Pedale Ossolano alla vigilia del campionati italiani giovanili in trentino che vedevano protagonista Francesca Barale, ultima nata di una dinastia di pedalanti. Un percorso differente da quelli che solitamente assegnano titoli. Non un biliardo pianeggiante ma salita, tanta e tanta per la categoria. Lei, sino a quel momento con la ‘fedina trionfale’ immacolata da alcuna vittoria è convinta di fare bene. La gara le dà ragione. All’ultimo giro sullo strappo conclusivo allunga pensando di allungare il gruppetto, lo fa così bene che resta da sola in testa. In quei momenti, pur pensando di aver fatto una stupidata tattica, Francesca ha continuato a spingere guadagnando ed arrivando ad avere un buon vantaggio. In discesa le inseguitrici possono solo avvicinarsi e quando tagliano il traguardo Francesca lo ha già fatto, a braccia alzate, laureandosi Campionessa d’Italia con quello sguardo misto tra il soddisfatto e l’incredulo; seconda la veneta Victoria Michieletto e terza Sabrina Ventisette. La dedica a Nonno Germano ha fatto cadere la lacrima anche a chi ancora non aveva pianto di gioia.  

QUELLA MEDAGLIA CHE REALIZZA UN SOGNO

Alla gara in linea delle olimpiadi ci pensava dal quel 2012, quando Dino Salvoldi non la convocò. In quattro anni poi di cose belle ne sono anche arrivate: Cittiglio, il Fiandre, un bronzo mondiale ed altro ma per quattro anni la gara olimpica è stata il cruccio di Elisa Longo Borghini. La gara delle Olimpiadi di Rio poi si attendeva tosta, con la salita di ‘Vista Chinesa’ (chiamata così per una specie di pagodina posizionata in vetta ad un punto panoramico) e la altrettanto impegnativa discesa (chiedere a Vincenzo NIbali), le si addiceva alquanto. Elisa è la punta azzurra e tutta la squadra si spende per il suo risultato, il finale di gara vede in fuga l’olandese Annemiek Van Vleuten che però in discesa cade rovinosamente, facendo tenere il peggio. Si riprenderà senza danni gravi, un piccolo miracolo. Va via Mara Abbott in salita; la statunitense è fortissima quando la strada sale ma ‘abbastanza’ scarsa in discesa. Dietro rimangono una splendida ed attivissima Elisa Longo Borghini, la solita Emma Johannson e la olandese Anna Van Der Breggen, trio spettacolare che recupera oltre un minuto di vantaggio. Quando la corsa è già in pianura verso il traguardo del ‘Fort de Copacabana’ la statunitense ha ancora un leggero margine di vantaggio. Nella testa di Elisa probabilmente è passata una domanda: dare una sgasata e chiudere sulla Abbot, peraltro compagna di squadra, garantendosi una medaglia di valore o lasciar fare alle altre due arrivando quindi quarta ed incrementando il tormentone ‘mai una gioia’? Nemmeno il tempo di pensarci che a meno di un chilometro dall’arrivo Elisa si mette in testa e con una trenata potente ricuce sulla fuggitiva. Nello stesso momento Van Der Breggen e Johansson lanciano lo sprint e chiudono oro e argento, Elisa si prende un bronzo importante, una medaglia voluta e sognata, celebrata in una festa davvero bella il 15 agosto in piazza a Ornavasso.

Gianluca Trentini


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