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Ganna, la pista ed un oro che vale tanto

ganna europista bandieraLa vittoria di Filippo Ganna agli europei di Berlino? Vale tanto, sia perché il vignonese ha dovuto necessariamente prediligere l’attività su strada in un team World Tour, sia per le difficoltà che ci sono in Italia per questa splendida specialità del ciclismo.

Il titolo europeo di Filippo Ganna? E’ un successo che vale, tanto. E lo diciamo con cognizione di causa, conoscendo i meccanismi del ciclismo (o forse dello sport) ad alti livelli. Lo scorso anno, quando Filippo vinse a Londra il titolo mondiale da under 23, era appunto un Under. Era tesserato per una formazione come il Team Colpack, squadra vertice del movimento ed ha corso un po’ dappertutto. Lo ha fatto in una categoria nella quale l’interdisciplinarietà, parola sacrosanta usata nel ciclismo giovanile, è ancora qualcosa di sentito. In poche parole i giovani virgulti vengono preparati a più discipline: il ciclismo su strada (ovvio), quello su pista, il ciclocross ed anche la Mtb. Si pensi, per esempio, ad un sodalizio giovanile (il primo che ci viene in mente e che conosciamo bene ma ce ne sarebbero altri) come la Cicli Fiorin che ha vinto coi propri atleti (ed atlete) titoli in tutte le specialità. Pippo Ganna, messo in pista ai tempi del Pedale Verbanese ha continuato a pedalare (e vincere) in pista oltre che su strada negli anni da allievo col Pedale Ossolano, da juniores guidato da Della Vedova e da Under. Lui è un talento naturale ed ha un motore magnifico che lo ha portato a ciò che ha conquistato ed in pista parrebbe come un pese nell’oceano. Il passaggio tra gli elite, ovvero il professionismo era scontato come lo erano però i nuovi meccanismi incontrati al momento del passaggio con la UAE Team Emirates di Beppe Saronni che, va detto, ha sempre creduto in Filippo. Formazioni come quella italo emiratina, facente parte dei ‘World Team’ ovvero quelle squadre che partecipano per diritto acquisito (coi soldoni) al circuito UCI World Tour che accoglie tutte le grandi corse mondiali, prediligono l’attività su strada. Il perché lo si può anche capire: il World Tour si basa su un sistema di punti ed è ovvio che questi punti arrivino dal Giro, dal Tour, dalla Vuelta piuttosto che dalla Milano Sanremo, il Giro delle Fiandre o la Parigi Roubaix. Dunque attività su pista sacrificata: Ganna ed anche il suo compagno Simone Consonni hanno potuto si partecipare ai mondiali di Hong Kong ed agli europei di Berlino ma ovviamente senza troppa preparazione, dovendo ‘in primis’ correre su strada. Ricordate le velate critiche (giuste o meno non è questo il contesto per dirlo) di qualche addetto ai lavori che imputava a Ganna una preparazione ‘danneggiata’ dall’aver preparato i mondiali su pista? Pensate ad un Elia Viviani , oro olimpico su pista, che in passato ha dovuto sempre e comunque prediligere la strada sino ad abbandonare i velodromi dopo Rio. Il discorso prenderebbe una maggiore ampiezza parlando della pista in Italia che a dispetto di questi risultati è ancora carente, con un solo velodromo coperto a Montichiari (che peraltro ha avuto anche qualche problema tecnico) costruito pochi anni or sono, i attesa di quello che sorgerà a Treviso. Dal 1985, anno del crollo del Palasport di San Siro, l’Italia non ha avuto una pista coperta sino al 2009 ma solo velodromi all’aperto, bellissimi ed efficienti come San Francesco al Campo in Piemonte, Padova, Bassano, Mori ed anche il glorioso Velodromo Vigorelli di Milano aperto e chiuso a sprazi, con piste però molto più lunghe e non ‘olimpiche’. Per non parlare delle Sei Giorni invernali, veri e propri caroselli di sport e spettacolo. Anche in questo caso dopo la Sei Giorni di Milano (che era un attesissimo evento invernale ai tempo del Palasport in Fiera e poi di San Siro sino all’edizione 1984, quando ai pistard si univano i grandi stradisti come Gimondi, Moser, Saronni e vi suonavano sino a tarda notte grandi artisti) si è andati a sprazi: si tentò una Sei Giorni di Bologna nel 1995; un anno e stop. Si tentò di rilanciare il carosello di Milano grazie ad RCS montando una pista all’attuale Mediolanum Forum. Pubblico così così, costi troppi e stop nel 1999. Progetti ‘one shot’ furono una ulteriore Sei Giorni di Milano in un capannone dell’Eicma di Rho del 2008 e la Sei Giorni di Cremona dell’anno dopo. Per curiosità guardatevi invece cosa sono la Sei Giorni di Gand, di Berlino, Amsterdam, Grenoble, Copenhagen. Diverso, va detto, sono le Sei Giorni estive all’aperto, come la bellissima Sei Giorni delle Rose di Fiorenzuola, altro bellissimo velodromo. Insomma in Italia di pista non si vive come in Francia, Germania, Inghilterra o Australia dunque ci sta che si prediliga la strada, di certo però gente come Ganna, come Consonni, guidati da un CT che con poche risorse lavora davvero bene, come Marco Villa, meritano di poter continuare a disputare questa specialità: sono i risultati che parlano per loro.

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