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Arona, ricordato oggi l'Eccidio degli Ebrei

Il sindaco Gusmeroli : " Dobbiamo ricordare affinchè non si perdano le memorie di questi tragici eventi "

arona eccidio

 

La città di Arona ha celebrato stamani le vittime della deportazione e dell’eccidio degli ebrei ad opera delle SS naziste. Settantaquattro anni dopo si è voluto rendere onore alla memoria di quelle persone caricate sui camion che non hanno fatto più ritorno e alle vittime, comprese quelle dell’eccidio di Meina. Al monumento dei caduti di piazza De Filippi è stata posata una corona d’alloro, mentre il sindaco, Alberto Gusmeroli, ha letto il nome dei deportati che da quel 15 settembre del 1943 non si seppe più nulla. Sono Mary Bardavid Modiano, Margherita Coen Penco, Clara Kleinberger Rakosi, Giacomo Elia Modiano, Tiberio Alexander Rakosi, Vittorio Angelo Cantoni, Carlo Elia e Grazia Modiano. La cerimonia ha visto presenti il vice prefetto Claudio Ventrice, poi Renzo Norbiato, sindaco di Oleggio Castello, Valter Palazzetti, assessore di Belgirate, e Daniele Giame assessore di Invorio. Presenti la Guardia di Finanza l’Arma dei carabinieri , la polizia locale. Le associazioni combattentistiche con labari e gonfaloni erano rappresentate dall’Anpi di Novara e dalla sezione di Arona. Nella notte tra il 14 e 15 settembre del 1943 le truppe naziste occuparono tutta la fascia di lago tra Arona e Pallanza; da Arona sparirono tre persone di loro non si seppe più nulla. Commissario della Città a quel tempo era Carlo Torelli, l’avvocato, che poi divenne senatore. L’eccidio più efferato avvenne ai danni degli ospiti dell’Hotel Meina. Tredici persone furono uccise, le loro salme caricate su un camion e poi gettate nel lago con mani e piedi legati con il filo di ferro. Era la notte tra il 22 e il 23 settembre. Le parole del sindaco di Arona: <Doppiamo ricordare affinché non si perdano le memorie di questi eventi luttuosi, in un mondo, quello di oggi, che non è tanto migliore di quello di 74 anni fa . Gli accadimenti, gli attentati, la ferocia di chi li compie ne sono, purtroppo, la triste testimonianza>.

 

Franco Filipetto

 

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