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La chiesa novarese accanto a chi ha perso il lavoro

novara diocesi

Comunicato Stampa - «Nell’anno del Giubileo della Misericordia, un segno di condivisione e unità di tutti noi sacerdoti, che ci tocchi nel vivo della nostra vita personale». Così, nel dicembre dell’anno scorso don Gianluigi Cerutti, vicario episcopale per il clero e la vita consacrata, aveva presentato la proposta a tutti i preti diocesani, di devolvere personalmente un contributo economico in favore delle persone e delle famiglie in difficoltà per la mancanza di lavoro.

Ad un anno dall’avvio della raccolta, adesso arrivano i primi frutti: grazie alle donazioni, la Fondazione San Gaudenzio onlus metterà subito a disposizione la somma di 50mila euro dal Fondo “Sacerdoti - Giubileo della Misericordia” creato a seguito dell’iniziativa. L’obiettivo è sostenere l’inserimento lavorativo attraverso il meccanismo del “tirocinio protetto in azienda”: percorsi modellati sulle singole persone, al termine dei quali ritrovare l’autonomia economica. Il progetto riguarderà circa trenta lavoratori e sarà condotto in collaborazione con la Caritas diocesana.

Di seguito una nota della Caritas e della Fondazione San Gaudenzio onlus, di presentazione del progetto.

“Il tempo è superiore allo spazio. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone [...] Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici”. (EG. 223)

E’ questo lo stile con cui la nostra chiesa diocesana novarese si sta prendendo a cuore il tema della fragilità e della precarietà occupazionale.

Non abbiamo risposte immediate, ma ci stanno a cuore quelle situazioni che stanno facendo scivolare individui e famiglie in uno stato di fatica, di povertà e, a volte, di disperazione.

Il tema del lavoro e dell’occupazione è in cima all’agenda delle priorità della Chiesa novarese che vede bussare alle sue porte giovani disoccupati, uomini e donne cassintegrati e in mobilità, persone che hanno coltivato e realizzato il sogno di una famiglia mettendo al mondo figli o accendendo mutui per avere una dimora dignitosa e improvvisamente quella sicurezza economica che si chiama lavoro è venuta a mancare.

Non abbiamo spazi da occupare, ma abbiamo il dovere di iniziare processi.

Dunque, in prossimità del Santo Natale la Diocesi di Novara, tramite la Caritas Diocesana e la Pastorale Sociale e del Lavoro, intende dare avvio ad un progetto dedicato al problema occupazionale, predisposto dalla Fondazione diocesana San Gaudenzio Onlus, grazie ad un Fondo costituito dai sacerdoti quale concreto gesto emblematico durante il Giubileo della Misericordia e specificamente dedicato all’aiuto verso chi è momentaneamente escluso dal mondo lavorativo con drammatiche ricadute familiari.

Tale progetto prevede di:

  • supportare chi versa in difficoltà occupazionale attivando un percorso, gestito da soggetti qualificati, di ascolto individuale, orientamento professionale e, se possibile, inserimento nel mondo del lavoro;

  • attivare stabili rapporti fiduciari con le istituzioni e gli imprenditori locali per individuare percorsi e soluzioni che vadano oltre gli interventi sporadici e inefficaci;

  • Mettere subito a disposizione la somma di cinquantamila euro dal Fondo “Sacerdoti - Giubileo della Misericordia” al fine sostenere l’inserimento lavorativo attraverso il meccanismo del “tirocinio protetto in azienda”. L’obiettivo auspicato è quello di far iniziare un percorso di reinserimento socio-lavorativo a circa trenta persone, partendo dalla valorizzazione delle risorse personali di ciascuno in vista di una desiderata occupazione duratura.

Augurare “Buon Natale di speranza” significa aprire porte a chi, pur continuando a bussare, si sente spesso rispondere, come Maria e Giuseppe: “in questo albergo per voi non c’è posto”.

Sulle parole, l’esempio e la testimonianza di papa Francesco la nostra Chiesa Diocesana si sente in dovere di intraprendere questi processi, per testimoniare che il nuovo umanesimo è nel Cristo incarnato nella povertà di Betlemme.

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