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Mauro Falciola:'Sono stato fortunato ma non ho mai perso la speranza di tornare a casa'

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Anche a Domodossola la commemorazione per la Giornata della Memoria. La testimonianza di un ex deportato ai lavori forzati dai 19 ai 21 anni

 
 E' stato nei campi di lavoro tedeschi dal settembre 1943 al maggio 1945 il signor Mauro Falciola, dai 19 ai 21 anni. Era presente stamattina alla commemorazione a Domodossola in occasione della Giornata della Memoria. Con noi ha ricordato quei giorni: era in fanteria, è stato preso a Treviso e caricato su un carro bestiame; attraversando la Polonia ha raggiunto la Prussia Orientale; per due mesi in un grande campo di concentramento ha lavorato la terra e in una fabbrica di munizioni. Poi il trasferimento vicino a Monaco di Baviera e l'impiego in un'officina delle ferrovie tedesche, ovviamente ai prigionieri toccavano i lavori più pesanti. Infine il lavoro in un'area vicina all'Austria, nei pressi di Mauthausen, sempre per la manutenzione del materiale ferroviario.  Verso la fine della guerra i bombardamenti degli alleati si moltiplicavano, durante uno di questi – che ha distrutto una cittadina grande come Domodossola – la bomba che ha colpito le loro baracche, lo spiraglio per la fuga. <Siamo stati fortunati> ammette Falciola. Hanno usato quanto potevano per spostarsi verso sud, tra mille disordini: dalle carrozze alle auto abbandonate. Giunti nel Tirolo si sono infilati in una colonna di mezzi alleati, in 5 sono arrivati al Brennero. Poi il viaggio verso Bolzano e da lì l'arrivo in pullman a Milano, erano i primissimi italiani. Non c'erano treni per arrivare a Domodossola; Falciola è giunto a Laveno, ha preso il traghetto, a Verbania l'hanno recuperato con una cammionetta e così è tornato a casa. La sua famiglia aveva uno studio fotografico. La mamma era in camera oscura quando Mauro ha varcato la porta del negozio, ha lasciato tutto ed è corsa a riabbracciare il figlio. In città anche la sorella, padre e fratello invece avevano dovuto rifugiarsi in Svizzera. <Non ho mai perso la speranza di tornare a casa, noi giovani eravamo quelli con il morale più alto> ci dice Falciola. Per altro era anche riuscito a scrivere alcune lettere alla famiglia. Una speranza che non si è mai spenta dunque nonostante le difficili condizioni del lavoro forzato e un'alimentazione fatta di brodaglia e poco più. Al suo ritorno a Domo Falciola pesava 47 chili. <Nelle giornate come quella di oggi si rinnovano i ricordi – ci dice – non si dimentica nulla>. 
Nel capoluogo ossolano stamattina la commemorazione si è tenuta presso la Fontana della Pace in Largo Caduti lager nazisti. C'erano le autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche, i ragazzi delle scuole. Sulle note dell'Inno d'Italia l'alzabandiera e poi i diversi interventi: il sindaco Pizzi ha evidenziato l'importanza del ricordo e ha riproposto anche alcuni passi di 'Se questo è un uomo' di Primo Levi. Per la provincia Daniele Pizzicoli ha sottolineato come la memoria debba rinnovarsi tutti i giorni. Intervento anche dello storico Giovanni Cerutti, dell'Istituto storico della resistenza “Piero Fornara”.
 
di Laura Fabbri
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