“Visto che l’hanno fatto alcuni miei ex colleghi sindaci di Verbania, voglio anch’io intervenire sul dibattito in merito al lungolago “Sergio Ramelli” per esprimere un pensiero che è silenziosamente condiviso da tantissimi concittadini, ma poco considerato dai media locali.” Marco Zacchera, ex primo cittadino ha scritto una lettera aperta, come nei giorni Pietro Mazzola, Silvia Marchionini e Claudio Zanotti.
“Proprio gli ex colleghi – scrive Zacchera - parlano di “Un’insanabile soluzione di continuità nella trasmissione della memoria” e non si rendono conto che quella “continuità di trasmissione” non deve trasformarsi sempre e solo in ricordi a senso unico e in discriminazione, come purtroppo si rischia di fare anche in questo caso. La violenza inammissibile e bestiale con cui furono trucidati i 42 Martiri partigiani di Fondotoce è la stessa che si è accanita contro un ragazzo diciottenne che non aveva provocato nessuno, non aveva mai partecipato ad atti violenti ma che semplicemente a scuola esprimeva le proprie idee e che solo per questo è stato massacrato a colpi di spranghe morendo dopo 47 giorni di agonia da militanti di “Avanguardia Operaia””.
Prosegue: “NO a tutte le violenze è il senso della “continuità” e il significato di questa intitolazione, perché non ci può essere mai tolleranza o complicità con la violenza e che (spero involontariamente) ANPI, PD, M5S e ex sindaci nei fatti invece la giustificano quando negano un ricordo, non condannano apertamente gli aggressori, ma ne fanno una questione politica. Dimenticano che il ricordo di tutte le vittime per le proprie opinioni e l’opporsi alla violenza sono alla base di quella democrazia e della nostra Costituzione nata proprio grazie anche al sacrificio di quei Caduti a Fondotoce e ricordata nelle decine di strade, piazze, palazzi, scuole, sale pubbliche che nella nostra città ricordano però solo e soltanto “Resistenti”.
E conclude: “Anche la morte di Ramelli è stata però un simbolo di “Resistenza” soprattutto perché è cresciuta nell’indifferenza dei suoi professori e nel clima di violenza e timore che si viveva in quegli anni ’70 dove – dovrebbero finalmente ammetterlo anche il PD, l’ANPI e in generale tutta la sinistra – ci fu violenza da ambo le parti e che va equamente condannata, non solo se operata dai “fascisti”.”
In tanto Anpi organizza banchetti per la raccolta firme contro l’intitolazione a Ramelli del lungolago, nelle giornate di sabato 5, 12, 19 e 26 settembre in piazza San Vittore a Intra. E l’11 e 18 settembre in piazza Garibaldi a Pallanza.