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Sanità. Pizzi : "I segnali di allarme sono ormai numerosi e riguardano l'intero Vco"

Sanità. Pizzi : "I segnali di allarme sono ormai numerosi e riguardano l'intero Vco"

Il sindaco domese non soddisfatto dalle rassicurazioni arrivate dall'Asl

Dopo la riunione della Rappresentanza dei sindaci dell'Asl il sindaco di Domodossola affida ad una nota le sue riflessioni. 

Da mesi il Direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia del VCO presta servizio a Borgomanero. Ora la sanità provinciale perde altre due figure di riferimento per tutto il VCO, professionisti di altissimo livello, stimati da colleghi e cittadini: il Direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna e Geriatria del VCO, Fabio Di Stefano, e il Direttore della Struttura Complessa di Urologia del VCO, Danilo Centrella.

Non si tratta di normali avvicendamenti. Quando lasciano il proprio incarico i direttori delle strutture complesse, cioè i professionisti chiamati a guidare i reparti, programmare le attività, attrarre nuovi medici e garantire continuità clinica e organizzativa, il problema non è più episodico: assume un carattere strutturale.

Le eccellenze dei nostri ospedali non stanno semplicemente cambiando incarico o sede. Il nostro sistema sanitario continua a perdere professionalità di altissimo livello è un segnale che impone una riflessione seria sulle condizioni in cui oggi operano i professionisti della sanità nel nostro territorio e sulla volontà e la capacità del sistema di trattenerli.

Le rassicurazioni e le promesse che continuano ad arrivare dai vertici della Regione e dell’ASL VCO sono ormai smentite dai fatti. La sanità non si costruisce con gli annunci, ma con personale, posti letto, sedute operatorie, tecnologie moderne e programmazione credibile.

Da anni operatori sanitari, cittadini e amministratori locali denunciano le criticità del sistema. Sono state inviate lettere, relazioni, richieste di personale e di strumentazione, segnalazioni sul rischio clinico e proposte organizzative. Più volte sono stati evidenziati l'allungamento delle liste d'attesa, la riduzione delle sedute operatorie, la sospensione o la chiusura di servizi e il progressivo impoverimento delle strutture ospedaliere.

Eppure le sedi istituzionali continuano a non dare risposte adeguate, condizionate da una politica regionale incapace di affrontare una situazione sempre più preoccupante.

I medici cercano altrove le condizioni per svolgere al meglio la propria professione. Anche i direttori di struttura scelgono aziende sanitarie nelle quali possano esercitare pienamente il loro ruolo e sviluppare progetti di crescita.

I cittadini, invece, non possono andarsene e non possono attendere dieci o quindici anni un ipotetico nuovo ospedale, usato come foglia di fico: hanno bisogno di una sanità pubblica efficiente oggi, perché il diritto alla salute non può essere rinviato.