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Valanga al Breithorn, il parere del nivologo Mariano Melloni

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Pericolo valanghe. Il parere dell'esperto dopo la tragedia sfiorata al Passo del Sempione del passato fine settimana.

Il perché della valanga di domenica  27 novembre  nei pressi del Breithorn sopra il passo del Sempione.  Tanto  se ne è parlato sui social, con molti post e commenti, alcuni dei quali  frutto dell’ignoranza in materia di chi li ha scritti, altri banali, pochi invero sensati ma si sa, ognuno vuol dire la sua e molte volte, senza avere un minimo di cognizione di causa, di conoscenze in materia e di esperienza.

Per lo più commenti inutili e superflui, tranne qualcuno, comprensibile, di chi si è voluto levare il sassolino dalla scarpa, ma a criticare si fa in fretta, altrettanto a commettere errori e a fare scelte a volte azzardate, ne abbiamo fatte tutti e purtroppo continueremo  nostro malgrado a commetterne, visto il lieto fine dell’accaduto però auguriamoci  che per tutti noi, non solo per chi è stato coinvolto, la lezione serva, con molta umiltà, e con l’obiettivo della prevenzione.  I soccorsi funzionano, e funzionano bene, il saper effettuare una ricerca con l’artva e scavare in modo efficace dev’essere l’abc di ognuno, ugualmente il prender coscienza che la ricerca e lo scavo sono  le ultime chances rimaste perché la frittata è già stata fatta.

Scartiamo da subito la possibilità che il passaggio di qualche sciatore, tra l’altro sul versante opposto al punto di distacco, abbia innescato il movimento nevoso,  non vi sono segni di entrata sul punto di distacco o immediatamente sotto, né prima né dopo l’evento, dalle fotografie risulta evidente il cedimento di un lastrone di considerevoli dimensioni in un punto ove normalmente si hanno distacchi di quel tipo ma con volumi e masse in gioco decisamente inferiori, e situazioni nivologiche che consentono l’arresto della massa nevosa dopo poche decine di metri, si tratta quindi di un normale processo di assestamento di un manto nevoso che, in quel punto, ma non solo, aveva  ormai raggiunto il proprio limite di stabilità.

Da  lunedì  21 novembre   si instaura  sulle alpi Lepontine una marcata situazione di sbarramento da sud che dura cinque giorni, con precipitazioni che dal 23 al 25 portano, nella zona del Sempione,  oltre un metro di neve fresca oltre i 2200 metri,  i quantitativi di neve fresca totale durante l’intero evento meteorologico  si attestano attorno ai 120 cm. I venti hanno soffiato per l’intero periodo  con intensità dapprima tempestosa  e nell’ultima fase dell’evento da moderati a forti. Il trasporto eolico è stato sostenuto e si sono formati degli enormi accumuli, ben visibili, in particolare sui versanti settentrionali e occidentali ( il punto di distacco è a nordovest).

Il versante della montagna è ancora quasi completamente carico, il bollettino valanghe svizzero  riporta per la domenica un grado di pericolo marcato (3),  con questo livello avvengono circa i due terzi degli incidenti di valanga, normalmente per valanghe provocate, non è il nostro caso ma, con un livello marcato sono possibili alcune valanghe spontanee generalmente di medie dimensioni e in singoli casi anche grandi valanghe, appunto!

Inoltre il livello 3 marcato, che non è assolutamente un livello intermedio ma indice di una situazione  critica, ricomprende una forte variabilità sia spaziale che puntuale nella probabilità che l’evento si verifichi, e ciò risulta particolarmente evidente  dai confronti sulla “matrice bavarese”.

Qui entra in gioco l’importanza di un’ attenta e corretta  valutazione locale del pericolo, legata appunto ad un’analisi della situazione meteo precedente e della situazione attuale del manto nevoso, oltre al fatto di non dare mai per scontato che un evento di quella dimensione non possa aprioristicamente verificarsi su un pendio dove non si ricordano, almeno negli ultimi vent’anni, valanghe simili, dove ci andiamo per quasi tutta la stagione scialpinistica e dove non abbiamo notizia di travolgimenti, almeno negli ultimi decenni.

Tre i fattori che principalmente sono alla base di quanto accaduto, da un punto di vista fisico, siamo al primo giorno di bel tempo dopo una forte nevicata ( situazione sempre estremamente critica) e siamo in ben due situazioni tipiche ( cfr.   Mair e Nainz) ST 1  la seconda nevicata, e ST 6  neve fresca fredda a debole coesione e vento,  tutti ingredienti che anche presi singolarmente dovrebbero far riflettere e che hanno tenuto a casa migliaia di scialpinisti proprio nel fine settimana, relegandoli al massimo  a quote inferiori ai 2200 metri e con pendii sovrastanti che non superano i 2300 2400 metri in quanto  fino a tali quote si è avuta alternanza di neve e pioggia,  la maggior parte dei pendii è già scarica, e l’abbassamento delle temperature complice la notte serena ha rigelato la superficie del manto nevoso regalandoci delle croste portanti.

Che dire? Posto sbagliato nel momento sbagliato, ovvero un errore di valutazione , come molte , troppe volte succede, com’è successo ad ognuno di noi, è sempre così, è sempre così ogni volta che c’è un travolgimento, e per fortuna questa volta senza conseguenze, è stato così anche per tutti quelli che si trovavano sul versante opposto della valle con la differenza che lì, domenica non è successo niente ma le condizioni non promettevano certo sicurezza.

Mariano Melloni, Nivologo,  commissario del Servizio Valanghe Italiano

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