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Ai Simposi Rosminiani si riflette sul Sessantotto

Il XIX corso è partito ieri e prosegue a Stresa fino a venerdì. Circa 200 gli studiosi coinvolti, arrivano dall'Italia e dall'estero
 
 
 
stresa simposi rosminiani
 
 
Il ’68: una rivoluzione dimenticata o da dimenticare?  Questo il tema generale del XIX corso dei Simposi Rosminiani a Stresa, che hanno preso il via ieri al Collegio Rosmini dove proseguiranno fino a venerdì. Coinvolti circa 200 studiosi provenienti da tutta Italia e dall’estero. Nutrito e qualificato il gruppo dei relatori: Umberto Muratore (direttore del Centro Rosminiano di Stresa), Giuseppe Lorizio, Claudio Gentili, Laura Viscardi, Massimiliano Padula, Tonino Cantelmi, Piergiorgio Grassi, Luciano Malusa, Matteo Nacci, Claudia Caneva, Philippe Chenaux.  Si esamineranno i diversi volti del ’68: teologico, filosofico, politico, giuridico, etico, sociologico, musicale.  Spiega Padre Muratore: <La scelta del tema per noi quest’anno era quasi un obbligo. Infatti, è del 1967 il primo corso della Cattedra Rosmini, che dall’anno 2000 è poi continuato con il nome di Simposi Rosminiani. Anche noi allora sentivamo che avevamo qualcosa di nuovo da dire. Ma con altro stile, altri  metodi ed altre finalità rispetto ai rivoluzionari del ’68. Ed abbiamo offerto, alle centinaia di giovani che anno dopo anno affluivano a Stresa, dei contenuti che valgono ancora oggi. La storia ci ha dato ragione>. La partecipazione al corso è libera e gratuita. 
Stasera nei giardini della Villa Ducale ci sarà una serata conviviale coi canti del Coro Motta Rossa diretto dal maestro Pietro Delfrati, in omaggio agli alpini stresiani Gino Minola e Angelo Balsari.
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