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Al via una ricerca dedicata ai pesci del Lago Maggiore curata dal CNR di Verbania

<Perché conosciamo ancora troppo poco di un lago che forse è il più studiato d'Europa ma che ha visto negli ultimi anni una profonda trasformazione> spiega il Commissario italiano per la pesca Marco Zacchera

 

stresa ricercapesci

 

Una ricerca dedicata ai pesci del Lago Maggiore, condotta dal CNR di Pallanza con la collaborazione dei pescatori. Parte in queste settimane e durerà 5 anni, per un costo di 25 mila euro all'anno.

<Perché conosciamo ancora troppo poco di un lago che è forse il più studiato d'Europa grazie al CNR ma che ha visto negli ultimi anni una profonda trasformazione> ha spiegato Marco Zacchera, Commissario italiano per la pesca.

La ricerca – presentata oggi nell'aula didattica di Villa Pallavicino a Stresa - interesserà l'intero specchio d'acqua, anche la parte svizzera, presente il commissario elvetico per la pesca. Importanti gli sponsor: c'è la quota della Confederazione e poi contribuiscono la famiglia Borromeo, che lo ricordiamo è storica detentrice dei diritti di pesca sul lago, e ancora Acqua Novara Vco.

A capo dello studio c'è il ricercatore del CNR Pietro Volta: s'indagherà sull'impatto della fluttuazione del livello del lago sulla popolazione ittica, sulla sostenibilità della pesca, sulla competizione tra le specie pescate e quelle non, tra le specie storicamente presenti nel Verbano e quelle nuove con un occhio particolare ai pesci d'interesse commerciale.

Oggi il pescato è di circa 200 tonnellate all'anno, un terzo rispetto alle quantità del periodo d'oro, una trentina di anni or sono. Gli anni dell'eutrofizzazione, quando molto era il nutrimento nelle acque lacustri; dal 1996 al 2003 il divieto di pesca a causa del DDT, poi la ripresa in acque comunque meno ricche di nutrimenti con l'installazione dei depuratori. Dagli anni '90 l'arrivo di nuovi pesci, prima il gardon, poi l'acerina e il siluro. Quest'ultimo è una presenza decisamente importante, numericamente ma anche in termini di dimensioni: può raggiungere i due metri. Purtroppo al momento non viene consumato quindi è privo di interesse commerciale. Specie non pescabile dopo il caso DDT resta l'agone, attenzione nella ricerca sulla competizione alimentare tra questo e il coregone, che è invece il fulcro del pescato del nostro lago.

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