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Processo per la morte di Marta Magistrini: parlano i consulenti

La parola ai consulenti di Procura e Autostrade per l'Italia sull'incidente costato la vita alla 45enne architetto di Cureggio e nota per il suo impegno nel mondo del volontariato

 

tribunale verbania

Furono le condizioni della strada a causare l’incidente costato la vita a Marta Magistrini? E’ la domanda alla quale hanno dovuto rispondere oggi, davanti al giudice Rosa Maria Fornelli, i consulenti di parte, nel processo per la morte dell’architetto di Cureggio, nota per il suo impegno nel volontariato, sia per il Centro Aiuti per l’Etiopia di Mergozzo, che per Abio. La mattina del 20 aprile del 2013 Magistrini, 45 anni, stava percorrendo con la sua Fiat Panda la strada di raccordo tra lo svincolo di Baveno dell’A26 e la Statale 33, quando invase la corsia opposta, scontrandosi con un autocarro che saliva in direzione opposta. La donna perse la vita nell’impatto. La pm Laura Carrera mise sotto sequestro la strada, dove erano stati già segnalati numerosi sinistri, e dispose approfondimenti affidati alla Polizia Stradale, chiedendo poi il rinvio a giudizio per il manager di Autostrade per l’Italia Riccardo Rigacci, ora a processo per omicidio colposo.   Secondo il consulente della Procura, l’ingegner Mattia Sillo, Magistrini perse il controllo del mezzo anche per alcune concause che erano imputabili alle condizioni della strada, già segnalate dalla Polizia. Il consulente ha individuato un ristagno di acqua, dato che quella mattina aveva piovuto abbondantemente,  l’eccessiva pendenza della strada, l’asfalto usurato, la mancanza di segnali di pericolo e di indicazione del limite di velocità (che in quel punto sarebbe dovuto essere di 40 o 50 km all’ora). Sillo ha rilevato che a ottobre di quell’anno fu rifatto l’asfalto e fu posizionato un cartello di limite di 40 all’ora. Dopo quell’intervento per due mesi non si verificarono più incidenti. Secondo l’ingegner Francesca La Torre, consulente di Autostrade per l’Italia, invece, l’auto avrebbe percorso la curva a una velocità elevata, al limite della tenuta di strada, sui 70 chilometri all’ora e, giunta sul rettilineo,  per una distrazione, Magistrini perse il controllo. La strada, ha sottolineato l’ingegner La Torre, era perfettamente a norma e la pendenza non era superiore al limite previsto, in base a rilievi eseguiti da un topografo.  Prossima udienza a febbraio.

 

di Maria Elisa Gualandris

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