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Impianti sciistici, bozza delle nuove regole anti covid

 

Il documento sarà portato in Conferenza delle Regioni lunedì prossimo per essere poi sottoposto al Governo e al Cts. Abbiamo sentito Filippo Besozzi, presidente della società che gestisce gli impianti di Macugnaga

"Nel caso delle seggiovie, portata massima al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l'utilizzabilità. Per le cabinovie, riduzione al 50% della capienza massima del veicolo ed uso obbligatorio di mascherina chirurgica ". E' quanto prevede la bozza del documento sugli impianti sciistici, che sarà portato in Conferenza delle Regioni lunedì prossimo per essere poi sottoposto al Governo e al Cts. La bozza prevede anche "per le funivie, riduzione al 50% della capienza massima del veicolo, sia nella fase di salita che di discesa, con uso obbligatorio di mascherina chirurgica" .

C’è anche l’ipotesi di una limitazione della capienza generale della stazione sciistica ma non c’è ancora una indicazione dei parametri in base ai quali definirla. Regole ovviamente per le stazioni sciistiche non in area rossa.

Filippo Besozzi, presidente della società che gestisce gli impianti macugnaghesi, parla di una bozza più concreta in termini di limitazioni rispetto alla precedente, “Bisogna però vedere se quanto proposto verrà accettato” precisa. Resta il nodo, molto importante, della quantità di persone totali che possono accedere alla stazione, in difficile equilibrio con la sostenibilità. Non nasconde il fatto che il 50% di capienza per gli impianti chiusi sia molto penalizzante. Besozzi rimarca l’importanza che le regole vengano definite in tempi brevi, così che ciascuna stazione possa decidere e muoversi di conseguenza. Perché il Natale resta una scadenza importante per il settore: per Macugnaga ad esempio vale un terzo della stagione. “Riuscire a non perderlo anche con forti limitazioni – dice- è una luce di speranza per noi ma anche per tutto l’indotto”. Già perché l’inverno in una località sciistica con impianti fermi non blocca solo quanto direttamente collegato ma un po' tutte le attività economiche della zona.

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