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Storie di caprioli, di un muflone e di una poiana

Arrivano dal veterinario Uberto Calligarich, belle storie di Pasqua e un segno di speranza e positività

Le storie a lieto fine di sei caprioli, della mufloncina Amaranta e di una poiana: sono quelle che ci arrivano dal veterinario Uberto Calligarich, impegnato con la moglie Alessandra e insieme con la Polizia Provinciale nel recupero e nella tutela della fauna selvatica. Vi raccontiamo di animali che, senza i loro amici umani, con ogni probabilità non sarebbero sopravvissuti. Invece grazie alle cure sono tornati in libertà, nei boschi o a volare nel cielo. Oppure stanno affrontando una promettente convalescenza. Insomma una bella storia di Pasqua e un segno di speranza e positività.

Nelle scorse settimane gli agenti della Polizia Provinciale Alberto Scarsetti e Daniele Bendinelli hanno liberato sei caprioli: tre adulti e tre giovani. Quattro di loro erano stati investiti in strada ma, grazie alle cure, hanno dimostrato una straordinaria capacità di recupero tanto che ora possono nuovamente cavarsela da soli. Due invece non erano stati vittime di incidenti stradali ma erano stati ritrovati feriti e piccolissimi sul territorio nella primavera scorsa; sono stati allattati artificialmente per alcuni mesi. Anche per loro è arrivato il momento di diventare grandi ed affrontare la loro vita in libertà.

Questa invece è Amaranta. Una mufloncina. Un nome importante il suo: significa immortale. Neonata, aveva subito un brutto incidente. Spiega Calligarich: <Come tanti suoi simili, quando spunta la prima erbetta lungo la Statale del Sempione tra Feriolo di Baveno e Gravellona Toce, è scesa dal Monte Camoscio con la sua mamma ed è stata travolta da un’auto>. Paralizzata per diversi giorni, ora Amaranta sta riprendendo forza e l’augurio è quello di poter dare anche a lei un’altra possibilità.

Stupefacente, e decisamente furba, aggiungiamo noi, infine, la poiana libera a dicembre a San Bernardino Verbano: nonostante si tratti di un soggetto adulto, ha deciso che trovare il cibo sul tetto della voliera che l’ha ospitata durante le cure è più gradevole che doverselo procacciare altrove.

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