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Un anno e 10 mesi al bengalese che aggredì una donna a Villadossola

Aggressione Villadossola, condannato il bengalese che aggredì una donna in riva all'Ovesca lo scorso mese di agosto 

 

verbania tribunaled

Un anno e dieci mesi di reclusione, più un risarcimento danni di 5 mila euro, il pagamento delle spese di parte civile e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Con la sospensione condizionale.

 

E' la pena inflitta dal tribunale di Verbania a Miya Hridoy, 21 anni, bengalese che lo scorso mese di agosto aveva aggredito una donna sul lungo Ovesca, il torrente che 'taglia' Villadossola. Il tribunale ha accolto in parte la richiesta del pubblico ministero Gianluca Periani che aveva chiesto tre anni e 6 mesi per il bengalese che, la sera del 17 agosto 2016, aggredì la donna che stava passeggiando col cane sulla pista che costeggia il torrente. La sentenza, che ha riconosciuto la violenza sessuale e le lesioni, è stata emessa dal collegio giudicante presieduto da Luigi Montefusco, dopo più di due ore di dibattimento.

La ricostruzione è avvenuta attraverso il racconto dell'aggredita e di diversi testimoni, tra cui due minorenni che quella sera accorsero in aiuto della donnna a due passi dal parco giochi di via Zonca. Già nell'immediatezza del grave episodio i due ragazzi, sentiti dai carabinieri, avevano riconosciuto l'aggressore che, con altri tre connazionali, era vicino al parco giochi. Qui, il bengalese aveva aggredito la donna alle spalle per ben due volte, nel secondo episodio facendola cadere a terra e toccandola in più parti del corpo.

Lo straniero ha raccontando la sua versione, negando l'aggressione. Dice di aver chiesto alla donna di prendergli una mela da un albergo lì vicino e che poi lui l'avrebbe solo spinta quando lei ha urlato mentre il guinzaglio del cane si era attorcigliato attorno ad una gamba provocando la caduta.

Una versione che collide con le tesi del pm Gianluca Periani e di Serena Bonetti, l'avvocato difensore della donna costituitasi parte civile. Che hanno messo in contrasto la versione fatta sette mesi fa dal giovane e quella fornita in aula, dove ha anche detto che si trovava sull'Ovesca con gli amici solo a bere birra.

Il bengalese, difeso dall'avvocato Daniele Fortis di Milano, sostiene di essere in Italia da due anni. Arrivato nel 2015 quando era ancora minorenne è stato prima in una casa di accoglienza a Crusinallo e poi trasferito a Villadossola con altri connazionali, ancora ospiti della casa privata di via Toninelli. In aula non c'erano due dei tre connazionali testimoni del fatto: sono irreperibili.  

 

Renato Balducci

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