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Funivia Mottarone: conversazione registrata tra i nuovi atti in Corte d'Appello a Torino

Intercorre tra Tadini e un altro dipendente, è stata portata stamattina dalla procuratrice Bossi in occasione dell’udienza per esaminare il suo ricorso contro la mancata convalida del fermo dei due indagati Nerini e Perocchio

C’è una registrazione, fatta con un cellulare, di una conversazione tra Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, e un altro dipendente tra i nuovi atti che la procuratrice Olimpia Bossi ha portato questa mattina in Corte d’Appello a Torino, in occasione dell’udienza per esaminare il suo ricorso contro la mancata convalida del fermo dei due indagati Luigi Nerini, gestore dell’impianto, ed Enrico Perocchio, direttore d’esercizio.
Il documento è stato presentato a sorpresa, che ha causato anche il rinvio dell’udienza a domani mattina. Secondo quanto appreso, sarebbe stato proprio colui che ha registrato la conversazione, che risale al 2019, a portare ai carabinieri il file audio. Il nuovo testimone, sconosciuto fino a oggi, si era fatto avanti lo scorso 7 giugno e avrebbe riferito di aver già parlato in passato di alcune “situazioni” sul funzionamento dell’impianto.
Il dialogo è stato trascritto e presentato questa mattina dalla procuratrice ai giudici torinesi. Gli avvocati difensori hanno però chiesto di ascoltare l’audio originale, richiesta accordata dai giudici che hanno quindi rinviato a domani mattina.
In questi mesi la Procura ha affilato le proprie armi: infatti, oltre alla conversazione registrata con il cellulare, sono state raccolte nuove testimonianze da parte di dipendenti della funivia.
All’udienza di oggi erano presenti oltre a Bossi, anche la sostituta Laura Carrera, gli avvocati difensori. Tra gli indagati c’era solo Enrico Perocchio, che ha consegnato una memoria scritta di suo pugno.
Domani quindi si torna in aula. I giudici avranno poi alcuni giorni di tempo per depositare le proprie decisioni. La Procura di Verbania si è appellata contro la decisione dello scorso maggio del Gip Banci Buonamici, che non aveva convalidato i fermi, sostenendo che non ci fossero esigenze cautelari nei confronti degli indagati, scarcerando Nerini e Perocchio e disponendo i domiciliari per Tadini, unico ad aver confessato di aver apposto i forchettoni.

 

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