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Otto sindaci chiedono le dimissioni del Presidente del VCO

 

Lincio: “Irresponsabile lasciare l’ente sguarnito in attesa di apposito documento del Ministero interpretativo del decreto”

“Cosa aspetta Lincio a presentare le dimissioni?”. Lo chiedono otto sindaci del territorio , citando la circolare del Ministero dell’Interno che recita: “Nell'ipotesi in cui, per effetto dell'ultima tornata elettorale, un presidente di Provincia venga a perdere la qualità di sindaco, ciò determinerà il subentro nella carica da parte del vice presidente".
Dicono: “Ci aspettiamo che Arturo Lincio si dimetta al più presto, evitando sue interpretazioni non giuridiche o addirittura di chiedere pareri (chi può confutare il Ministero dell'Interno?) che significano altri costi (non legittimi) all’ente di secondo grado che fino al 3 ottobre ha amministrato, e per il rispetto delle Amministrazioni Comunali del VCO”. Richiamano al rispetto della democrazia i sindaci di Verbania (Marchionini), Vignone (Archetti), Cossogno (Camossi), Pieve Vergonte (Medali), Baveno (Monti), Gravellona Toce (Morandi), Casale Corte Cerro (Pizzi) e Vogogna (Stefanetta).
La risposta del Presidente Lincio: “Irresponsabile lasciare l’ente sguarnito in attesa di apposito documento del Ministero interpretativo del decreto”. Lincio richiama il Decreto Legge 183/2020 e i vari passaggi che hanno portato il Ministo dell’Interno a confermare, lo scorso 3 ottobre, la carica fino al 18 dicembre. Lo stesso aggiunge che il “Caso Latina” non è applicabile al VCO ed ulteriori motivazioni che invitano a continuare a svolgere le funzioni istituzionali. Il primo grosso problema, spiega, è che il vice Presidente Porini non ha i requisiti per fare il Presidente semplicemente perché non è sindaco (questo prevede la Legge). Nessun consigliere provinciale è sindaco, quindi secondo la normativa vigente mancano tutti i requisiti per sostituire il presidente in carica. Conclude Lincio:<Lasciare l’Ente senza una guida politico-amministrativa, prevista per legge, non essendovi possibilità di sostituirlo, significherebbe aprire la porta al commissariamento di tutto il Consiglio, operazione democraticamente improponibile della quale il Presidente non intende rendersi in alcun modo responsabile>. Richiama anche le possibili sanzioni amministrative e/o giuridiche proprio per non aver garantito la guida dell’ente fino al 18 dicembre ed in particolare non avere disposto gli atti per lo svolgimento delle elezioni.

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