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Mottarone: un anno fa la tragedia, lapide ricorderà vittime

Lunedì anniversario dell'incidente in cui sono morte 14 persone 

Lunedì sarà il momento del dolore e del ricordo. Nel primo anniversario della tragedia, si tornerà in vetta alla montagna per un momento di preghiera. Il parroco di Stresa don Gianluca Villa celebrerà una messa di suffragio per le 14 vittime nella chiesetta della Madonna della Neve.
Il Comune di Stresa, per non dimenticare, farà posare nel luogo in cui è caduta la funivia una stele, un monumento semplice, in pietra locale, con incisi i nomi delle vittime e la data. 
In forma riservata, lontano da telecamere e flash, ci sarà  anche una sobria inaugurazione.
“Non sto pensando all’anniversario perché se no mi trovo a rivivere quei momenti, che non dimenticherò mai” dice il sindaco di Stresa Marcella Severino. 
Nemmeno la città dimentica: “Le persone vogliono giustizia. Me ne rendo conto parlando con gli stresiani, tutti chiedono che i colpevoli vengano puniti. Certo i tempi della giustizia sono più lunghi di quanto le persone si immaginano o vorrebbero. E poi però chiedono anche ripartenza. Vogliamo che sia costruita una nuova funivia e devo dire che le cose stanno procedendo celermente. IL professor Angelo Miglietta, consulente del Ministro al Turismo, mi ha già contattata dopo l’incontro al Palazzo dei Congressi e si è confrontato con il legale del Comune per definire la questione della proprietà dell’impianto. Ci sarà a breve una riunione in Regione e poi tornerà a Stresa. Sono fiduciosa”.
A don Gianluca, pastore della comunità stresiana, toccherà il compito di portare un messaggio di speranza. “Ricorderò che il simbolo del Mottarone è la Croce, inaugurata settant’anni fa con un messaggio di Pio XII che diceva che la Croce è come un faro per i naviganti. E noi abbiamo bisogno di quel faro perché abbiamo perso la rotta per le ferite che ci portiamo dentro”. Aggiunge don Gianluca: “La ferita è ancora aperta. E in occasione dell’anniversario sanguina ancora. Siamo vicinissimi ai familiari, perché sappiamo quanto queste ricorrenze aprano voragini di sofferenza”.

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