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Sanità. Le parole del sindaco di Domodossola Lucio Pizzi in attesa dell'incontro di lunedì con i vertici regionali

Dice: "Mentre attendiamo l’ennesimo incontro con Cirio, Icardi e Preioni sul tema della Sanità, è bene fare chiarezza sulle barzellette messe in giro ad arte"

Mentre attendiamo l’ennesimo incontro con Cirio, Icardi e Preioni sul tema della Sanità, è bene fare chiarezza sulle barzellette messe in giro ad arte.

Chiaramente la Regione ha il diritto ed il dovere di effettuare le scelte in materia di programmazione sanitaria, che sono di sua esclusiva competenza, ma deve compierle in maniera trasparente e con cognizione di causa.

Fino ad oggi l’ipotesi su cui siamo stati chiamati a collaborare, pur senza nessun atto amministrativo deliberato, è stata quella di un ospedale nuovo a Domodossola main questi giorni veniamo indirettamente a sapere di come i tre politici regionali comunicheranno alla Rappresentanza dei Sindaci che tale ipotesi è tramontata.

Perché?La scusa, perché di scusa si tratta, sarebbe rappresentata da ipotetiche difficoltà tecniche legata all’area alle porte di Domodossola.

In qualità di Sindaco della Città intendo sin da ora confermare che non esiste alcuna difficoltà tecnica legata all’area, che risulta senza dubbio idonea all’insediamento in quanto:

  1. Dei due gasdotti presenti nell’area solo uno (il più piccolo, secondario) deve essere spostato, per un costo irrisorio rispetto all’ammontare dell’investimento, che ricordo essere di 150 milioni di euro e consentendo, al netto della fascia di rispetto che è di 100 metri, la fruibilità di un’area di 70.000 metri quadri. Inoltrela tempistica dello spostamento è assolutamente compatibile con il cronoprogramma dell’opera.
  2. Analoghe valutazioni valgono per la ZPS (zona a protezione speciale) il cui regime giuridico conservativo viene superato prevalendo nel nostro caso l’esigenza, tutelata normativamente, di realizzare un’opera di rilevante interesse pubblico.

E’ assolutamente normale che la programmazione di un investimento così massiccio preveda adempimenti e tecnicismi da affrontare (come ad esempio usi civici, espropri o falde acquifere) ma è vergognosovedere amministratori pubblici impegnati a trasformarepassaggi di gestione ordinaria in problemi fittizi ecosì perdere un finanziamento pubblico, 150 mln INAIL, vitale per la sanità del nostro territorio.

Le riqualificazioni parziali di vecchi ospedali sono ormai il passato e, tra l’altro, la sanità piemontese esce solo ora, faticosamente, da un piano di rientro che ha come premessa criteri di organizzazione ed economicità ben precisi: adesso è dunque tempo per alzare il livello dei servizi, concentrando risorse umane ed economiche e guardando ad una prospettiva che regga nel tempo e permetta di affrontare le sfide che ci attendono, pandemie comprese.

Non abboccate alla favoletta dei tre ospedali che “ci sono e bisogna far funzionare quelli”, ascoltiamo i nostri medici e gli operatori sanitari che chiedono strutture moderne ed all’avanguardia. La sanità è una questione di cure in cui devono guadagnare salute i pazienti e non soldi i privati che imbellettano strutture datate.

Preioni and company verranno a rimangiarsi le promesse, usando anche la poco credibile scusa della pandemia, e a proporci una minestra riscaldata che ci farà perdere l’ultima occasione di dare un futuro serio alla sanità, portandoci invece al lento depauperamento a favore di Novara o di altri centri.

Ci vediamo lunedì. Non vedo l’ora di guardare Preioni negli occhi mentre racconta la panzana della riqualificazione: un consigliere regionale eletto per difendere gli interessi del territorio, specializzatosi invece in dichiarazioni confuse, contradditorie e raffazzonate, che per l’ennesima volta si contraddirà venendo meno ai suoi annunci e alle sue promesse. 

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