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Allarme di Confagricoltura : a rischio comparto florovivaistico

A preoccupare sono gli effetti dell'impennata inflattiva


Massima allerta per il settore florovivaistico in Europa e in Italia in particolare, con aziende in sofferenza per l'impennata dei costi produttivi che va di pari passo con un pericoloso calo della domanda: piante e fiori rischiano di essere sacrificati per risparmiare nel timore della crescita dell'inflazione. La denuncia arriva da Confagricoltura nazionale. Al momento però situazione di attesa per i floricoltori locali: lo rimarca Renzo Bizioli del Consorzio Fiori Tipici del Lago Maggiore.
Riferisce di un calo della domanda già dalla passata primavera, di un inizio stagione piuttosto tranquillo rispetto a quello "scoppiettante" dell'anno scorso. Stiamo parlando di acidofile: azalee, camelie, rododendri. I quantitativi prodotti dalla sessantina di aziende del consorzio sono stati leggermente in aumento a fronte di una maggiore fatica nella produzione in particolare per la siccità di questa estate, buona la qualità delle piante.
Ma i conti dovranno essere fatti a inizio della prossima stagione florovivaistica ovvero in primavera. Garden e grande distribuzione hanno ad ora stipulato i contratti per gli ordini e pre ordini come al solito, con un listino valido fino alla fine dell'anno; nei primi mesi del 2023, come previsto dall'accordo, sarà eventualmente possibile ritoccare il prezzo verso l'alto. Qui inciderà il riscaldamento necessario alle piante: le aziende scaldano le loro serre per evitare che la temperatura scenda sotto zero, in un inverno mite come quello dell'anno scorso non sono stati registrati particolari consumi. Le nostre acidofile non sono particolarmente sensibili al freddo. Le serre possono essere scaldate anche per anticipare la fioritura di alcune piante ad esempio per San Valentino. Insomma al momento resta questa "spada di damocle" sui nostri floricoltori che solo durante i prossimi mesi avranno il reale polso delle spese, a seconda dell'andamento della stagione.

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