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Pm chiede 10 anni per rapinatori delle prostitute

 

Dieci anni è la richiesta del pm Argentieri per i due stranieri che rapinarono due prostitute a Domo e Verbania

 

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Dieci anni di reclusione ciascuno: è la richiesta del pm Fabrizio Argentieri per gli ultimi due imputati per le rapine con violenza sessuale di gruppo ai danni di prostitute messe a segno nella notte tra il 13 e 14 settembre del 2013 a Domodossola e Verbania. Una violenza inaudita, con le vittime legate picchiate, e,nel caso di Intra, stuprate dal “branco” che poi aveva anche svaligiato gli appartamenti. Quattro i responsabili individuati dalla Squadra Mobile della Polizia di Verbania. Due ossolani di 28 e 27 anni erano stati arrestati e nell'ottobre del 2014 erano stati condannati con rito abbreviato a 4 anni e 4 mesi e a un anno. Sono invece tuttora latitanti i due complici, che secondo l'accusa parteciparono attivamente sia alle violenze che alle rapine, un romeno, Cornel Cislaru, e un ucraino, Oleg Vakun, a processo di fronte al collegio del giudice Luigi Montefusco. Le indagini partirono dall'auto, una Swift bianca, notata da un vicino di casa della prostituta rapinata nel suo appartamento in Piazza Castello a Intra. Non solo: i quattro usarono anche i cellulari rubati alle vittime. Secondo quanto ricostruito dal pm in aula, i due stranieri e un italiano (l'altro era rimasto sotto a fare da palo), picchiarono e poi violentarono a turno le vittime. Gli avvocati difensori d'ufficio hanno sottolineato che non ci sono prove che si sia trattato proprio di Cislaru e Vakun  e hanno chiesto l'assoluzione. Dalle case portarono via tutto ciò che trovarono. A processo anche due italiani, presunti ricettatori degli oggetti rubati. Per uno di loro il pm Argentieri ha chiesto la condanna a 8 mesi, per l'altro la derubricazione del reato in incauto acquisto e due mesi di arresto. I fatti avevano destato grande sconcerto e preoccupazione per la violenza e la gravità di quanto accaduto. I rapinatori avevano prima chiamato le vittime per prendere appuntamento e poi si erano presentati a casa loro. Le donne non avevano potuto difendersi in alcun modo.

Maria Elisa Gualandris

 

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