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Omicidio Pombia, c'è un nuovo arresto

Un 39enne della provincia di Arezzo è finito in carcere per l'omicidio Mendola. L'aretino avrebbe aiutato Antonio Lembo a nascondere il cadavere di Matteo Mendola

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C’è un secondo arresto per l’omicidio di Matteo Mendola, il bustocco, originario di Gela, freddato con due colpi di pistola al petto nella brughiera tra Pombia e il Ticino. Ad Arezzo è finito in carcere A. M., 39 anni, incensurato. Quella notte nello spiazzo della Mir Plast in località Baraggia di San Giorgio c’era pure lui. Quale è stato il suo ruolo nell’omicidio e nell’attività illecita che i due praticavano? A questa risposta lavora il magistrato novarese Giovanni Caspani che nei giorni scorsi si è recato ad Arezzo per interrogare il trentanovenne. E’ certo che il motivo della lite verte sulla spartizione dei bottini e dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Nella brughiera che costeggia la sponda occidentale del Ticino quella notte Mendola è stato colpito al capo con 12 colpi del calcio della pistola. Poi, secondo gli accertamenti del Ris di Parma, sarebbe stato colpito anche con una batteria di auto che i due hanno trovato abbandonata sul posto. Quindi i due colpi di pistola al petto. A trovare il cadavere semicoperto da una telo la mattina di mercoledì 5 aprile un pensionato che stava passeggiando con il cane per i sentieri sterrati della Baraggia di San Giorgio.

 

Con il nuovo arresto il magistrato ha chiarito perché Antonio Lembo, il primo omicida arrestato, stava raggiungendo in treno il Centro Italia. Infatti A.M. abita a Monte San Savino,  provincia di Arezzo. Forse cercava lì un nascondiglio dopo aver ucciso il socio in “affari”. Stando ad alcune indiscrezioni  il neo arrestato avrebbe solo collaborato a nascondere il cadavere e non avrebbe partecipato direttamente all’omicidio. L’aretino peròò parlerebbe di una terza persona presente quella sera a Pombia. Il magistrato è convinto di aprire un filone che non riguarda microcriminalità ma qualcosa di ben più grosso, rapporti tra la malavita lombarda e quella del Centro – Sud Italia. Lembo e Mendola avrebbero collaborato per aiutare il gruppo criminale e quella sera dell’omicidio dovevano spartirsi il compenso. Ma qualcosa non ha funzionato.

 

Franco Filipetto

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