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Naufragio Belgirate, nuova udienza in Tribunale. Sentenza il 24 maggio

 

Nuova udienza questa mattina a Verbania nell'ambito del processo sul naufragio di Belgirate dell'agosto 2011. La sentenza attesa per il 24 maggio

 

verbania tribunale entrata

Battaglia tra le perizie questa mattina in tribunale a Verbania per il secondo processo per il naufragio di Belgirate, che il 19 agosto del 2011 costò la vita a

Marina Spiridinova, la donna di origini ucraine che viveva a Castelletto Ticino. La vittima si trovava su una barca di piccole dimensioni insieme a tre amici, che invece si salvarono, quando, all'altezza del porticciolo di Belgirate, affondò dopo essere finita contro uno yacht di grosse dimensioni, di proprietà di Jan Keizer, cittadino olandese difeso dall'avvocato Giuseppe Russo, che era al timone. Dopo un primo processo che si era concluso con l'assoluzione del conducente della piccola barca, Moreno Morosini, la Procura aveva indagato Keizer, che ora si trova al banco degli imputati. Secondo il perito dell'accusa, lo yacht tagliò la strada della barchetta, facendola affondare. Di segno opposto invece le conclusioni del perito della difesa di Keizer, che sostiene che la piccola barca stava superando lo yacht quando, a causa delle onde, perse il controllo, finì contro la fiancata, poi si girò per finire sotto lo yacht. Una ricostruzione che verrebbe avvalorata, secondo la difesa, anche da alcune striature trovate sullo yacht che indicano un senso opposto a quello dei segni dell'impatto, ovvero dalla parte posteriore verso quella anteriore. Una “manovra da kamikaze” quella che avrebbe così compiuto il conducente della barchetta, come l'ha definita il perito dell'accusa, che però ha anche risposto che non può essere esclusa. Sempre secondo la perizia della difesa, dai danni che riguardano solo un fianco della barca piccola, si può dedurre che le due imbarcazioni procedessero pressoché alla stessa velocità. Il medico legale che ha effettuato la perizia per conto dell'imputato ha invece sostenuto che a causare la morte della sfortunata ucraina non fu l'elica dello yacht, ma della barca di Morosini. Il pm ha chiesto il minimo della pena per omicidio colposo e l'avvocato Russo l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Sentenza il 24 maggio.

 

M.e.g.

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