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I Ris confermano: risolto il cold case del Lago d'Orta

L'esame del Dna nei laboratori del Ris di Parma non lascia dubbi: i resti recuperati a gennaio nel lago d'Orta appartengono a Musto e Genduso

 

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Ora potranno finalmente riposare in pace i resti di Luciano Genduso e Donato Musto. Gli esami degli specialisti del Ris di Parma non lasciano spazio a dubbi: erano proprio loro, scomparsi da Omegna dal gennaio del 1987, i due uomini imprigionati nel Sulky recuperato dal fondale del lago d’Orta. Il Dna estratto dalle tibie recuperate corrisponde a quello contenuto nei tamponi salivari delle figlie dei due uomini. La compatibilità sfiora il 100 percento, non lasciando spazio a dubbi. Caso chiuso, dunque dopo 30 anni di domande per i familiari dei due uomini, che erano usciti di casa per andare a Novara a svolgere alcune pratiche, ma non avevano più fatto ritorno. Erano a bordo di un Sulky, un mezzo a tre ruote, in voga negli Anni ’80, che probabilmente scivolò sul terreno gelato, inabissandosi nel lago di fronte a Omegna, in un punto in cui la passeggiata sul lungolago non era stata ancora realizzata. Il ritrovamento è avvenuto da parte di sub volontari. Per recuperare il mezzo erano intervenuti lo scorso 7 gennaio i sommozzatori dei Vigili del fuoco arrivati da Torino. Le indagini erano state coordinate dai Carabinieri del Nucleo operativo radiomobile del Capitano Christian Tapparo. I rilievi scientifici sono stati svolti dal maresciallo Tiziano Petaccia. Ora finalmente le famiglie potranno avere le risposte che attendevano da trent’anni. 

 

di Maria Elisa Gualandris

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