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Guardia di confine svizzera a processo per i fatti successi a Domodossola nel luglio 2014

Si è aperto oggi a Berna il processo a carico del gendarme svizzero accusato di omicidio per non aver soccorso una migrante. La donna incinta, perse il bambino

 

 

berna tribinale militare

Si è aperto questa mattina a Berna, presso il tribunale militare, il processo a carico della Guardia di Confine responsabile del rinvio in Italia di un gruppo di 36 siriani. Fra queste anche una donna incinta che, una volta giunta a Domodossola e soccorsa dalle forze di Polizia partorì il feto ormai morto all’ospedale San Biagio. Per quei fatti la guardia di confine deve rispondere dell’accusa di omicidio, tentato omicidio e interruzione di gravidanza. I fatti si riferiscono al luglio del 2014. La comitiva di migranti era diretta in Francia ma alla frontiera di Vallorbe fu bloccata e presa in consegna dai gendarmi svizzeri che a loro volta scortarono il gruppo dalla stazione di Briga a Domodossola.

 

Stando alle accuse la Guardia elvetica avrebbe sottovalutato la situazione e incurante dei dolori accusati dalla donna in stato di gravidanza ha deciso di non far scattare i soccorsi anzi di far proseguire il viaggio verso la stazione domese. Un caso che per i suoi risvolti umani aveva sollevato forti polemiche dentro e fuori di confini della Confederazione.

La sentenza è attesa entro lunedì.  

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