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Annullati i mondiali di ciclismo nel Vallese, edizione ridotta in Europa?

Impossibile organizzare in Svizzera manifestazioni con oltre mille persone sino a fine settembre, e quarantena per chi arriva in terra elvetica da 45 paesi: questi i motivi dell’annullamento dei mondiali di ciclismo nel Vallese obiettivo per Ganna e Longo Borghini ma l’Uci cerca almeno una edizione ridotta; Di Rocco e Cassani escludono che sia in Italia…

Niente mondiali, almeno per quanto riguarda l’edizione assegnata a Martigny ed Aigle ne Vallese elvetico. I mondiali Aigle-Martigny 2020 sono ufficialmente annullati. La decisione, ufficializzata dal comitato organizzatore ed avvallata dall’Unione Ciclistica Internazionale, è dovuta al dettame del governo federale svizzero di vietare fino alla fine di settembre i grandi eventi e di non consentire assembramenti oltre le 1.000 persone ma anche al fatto che dall'8 agosto tutte le persone provenienti da ben 45 Paesi sono costretti ad osservare la quarantena, siano pure corridori professionisti. Ovvio che sia impossibile il poter organizzare una kermesse iridata in queste condizioni, da qui la scelta di annullare. La prova iridata era nel mirino sia di Filippo Ganna (cronometro) sia di Elisa Longo Borghini (cronometro e strada) ma a quanto pare tutto dovrà essere rimandato. Si era parlato di far disputare nell’aprile 2021 i mondiali del 2020 ed a settembre, come normalità, quelli del 2021 assegnati al Belgio ma la cosa non avrebbe avuto seguito. Il presidente dell’Uci David Lappartient ha confermato la volontà di trovare qualcosa di alternativo su un percorso selettivo come quello vallese. Voci peraltro volevano un estremo tentativo di organizzare in Italia una edizione dei mondiali rimaneggiata, limitata o alle due sole prove in linea professionistiche maschile e femminile oppure alle due gare in linea precedute dalle cronometro ma la cosa sembra di una difficoltà estrema: organizzare un mondiale in soli 40 giorni appare complicato se è vero che l’organizzazione di una località in condizioni normali inizia a muoversi almeno tre anni prima (oltre a sborsare una cifra di 12 milioni di euro. Per dovere di cronaca le località italiane di cui si era ventilata la cosa erano il Veneto e l’Emilia Romagna. All’Uci starebbe benissimo ma tanto il presidente FCI Renato di Rocco quanto il CT Davide Cassani hanno smentito la possibilità di avere la manifestazione in Italia.

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