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Duo o tre considerazione sul Filippo Ganna da Vignone…

Pistard, cronoman, uomo da classiche, uomo da corse a tappe? A chi somiglia? In tanti in questi giorni si interrogano su che genere di corridore sia Filippo Ganna dopo gli ultimi exploit ai mondiali ed al Giro, noi proviamo a dire la nostra tra passato, presente e futuro…

Tiene banco tra gli appassionati di ciclismo la strana necessità di paragonare. Detto che personalmente respingo allocuzioni come ‘il nuovo Bugno’, ‘il nuovo Pantani’, ‘ìl nuovo pincopallino’, perché come cantava Red Canzian ‘Non c’è mai una storia uguale ad un’altra; ognuno a il suo racconto”, l’attività preferita di questi giorni è il cercare di capire se Filippo Ganna sia un atleta da corse in linea, se potrà vincere le grandi corse a tappe, se somiglia a Cancellara, se somiglia a Indurain o a chissà chi. Parliamone ed iniziamo a cancellare le cose che lui stesso in questi giorni ha rimosso dal pensare comune di chi ci aveva capito poco prima ed anche di chi adesso si professa suo ‘tifoso’ (si sa che quanto passano i carretti saltano su in molti). Prima eresia: ‘Ganna è solo un pistard’. Falso e se ce ne fosse bisogno lo ha dimostrato, del resto da allievo, da juniores e da under 23, con le dovute differenze rispetto all’oggi, Filippo ha spesso vinto anche con azioni da lontano, che poi sia forte in pista e che abbia vinto quattro mondiali (come se fosse una cosa normale vincere quattro mondiali) ed altro non è certo un colpa, anzi, nel suo destino c’è il record dell’ora, icona del ciclismo, che ricorda i tanti tentativi degli anni 80 con Francesco Moser; roba da libri di storia. Seconda eresia: Ganna va bene sono nelle cronometro di media lunghezza, paga quelle troppo lunghe ed essendo un diesel fa fatica a carburare nelle crono brevi. Falso: sia nella cronometro della Tirreno Adriatico, sia nella prima crono del Giro Pippo ha vinto prove sui 10/13 km ma ai mondiali ha vinto sulla distanza di 31 km senza dimenticare che lo scorso anno i mondiali della Yorkshire è arrivato terzo in una crono lunga oltre 50 km. Insomma Ganna è un cronoman e basta e va forte su ogni percorso. Potremmo andare avanti per tanto ma basta così. Però il discorso sul ‘chi è veramente’ Pippo è intrigante. Partiamo dal presupposto che i paragoni si potranno fare alla fine della carriera, quindi almeno tra una decina d’anni, delle cose ci sembrano già certe e delle somiglianze si vedono: Ganna è cronoman sopraffino, il suo passo contro il tempo ricorda davvero quello di un Cancellara ed anche quello di colui che chi vi scrive ritiene il più forte cronoman degli ultimi 30 anni: Miguel Indurain. Per toglierci lo sfizio abbiamo riguardato su YouTube dei momenti iconici del Navarro; la crono del Tour 92 a Lussemburgo (3 minuti al secondo) e quella del Giro 92 a Milano (2’47’’al secondo). Ebbene si, la posizione è alquanto differente ma il passo è davvero simile. Altra verità; Ganna è uomo da corse in linea: certo che si, Pippo può essere vincente nelle grandi classiche del calendario: la Milano Sanremo anticipando lo sprint, le corse del pavè, su tutte una Parigi Roubaix vinta da Under ma anche quelle corse che nel tracciato hanno qualche salita in più, magari di quelle più pedalabili. E attenzione, con percorso giusto (viene in mente, per esempio, quello di Varese 2008), può tranquillamente puntare anche al mondiale su strada. E dunque? Pippo Ganna potrà vincere una grande corsa a tappe? Attualmente secondo noi no, con questa struttura fisica è difficile tenere su salite come il Mortirolo, come il Colle delle Finestre è complicato. Va detto che le corsa a tappe di adesso, crono brevi, salite dure e da subito tappe mosse, sono differenti da quelle che vinceva lo stesso Indurain negli anni 90 o dal Giro che ha vinto Moser nel 1984 (abbiamo citato loro perché erano due con il fisico simile a quello doi Filippo). I Tour di Indurain prevedevano lo stesso canovaccio, un prologo, una serie di tappe per velocisti o miste, una prima cronometro di 60 km almeno dove lui ipotecava la corsa, le montagne dove si difendeva, ancora una cronometro sui 40/50 km prima del finale, addirittura i Giri che si lottava Moser con Saronni avevano si le lunghe cronometro ma le salite praticamente non c’erano (nel 1985 per esempio la cima più alta era il Passo del Sempione). Forse un Ganna preparato a puntino, come la allora Team Sky fece con Bradley Wiggins che da puro pistard divenne uomo da Tour e France, potrebbe anche provare la classifica nelle corse a tappe di oggi e magari sarebbe anche uomo da battere in percorsi come quelli dei primi anni 90 o degli anni 80 ma avrebbe senso? Oggi la Ineos Grenadier per le corse a tappa ha gente come Geraint Thomas, Richard Carapaz, Egan Bernal e si è già assicurata Thomas Pidcock che ha vinto il Giro Under 23. Secondo il nostro pensiero, almeno per ora, Ganna non va snaturato in nulla, gli obiettivi nobili e storici per un futuro da grande ci sono e sono li davanti a lui.    

 

 

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