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Bergen 2017: comandano le orange, Blaak mondiale, Elisa si ferma

elisalongoborghini bergenDominio olandese al mondiale femminile nella kermesse iridata di Bergen 2017. Vince Chantal Blaak scortata da Van Vleuten e Van Der Breggen davanti a Garfoot e Dideriksen, Elisa Longo Borghini non è in condizione dopo un problema fisico e si ferma non prima di aver aiutato la squadra in un attimo difficile.

“Willhelmus Van Nassaue”, ecco l’incipit dell’inno nazionale olandese che è risuonato a Bergen dopo il mondiale elite donne. Olanda doveva essere ed Olanda è stata ma non con una delle tre tulipane favorite (Vos, Val Vleuten, Van der Breggen), bensì con Chantal Blaak, atleta forte e quadrata nonché degnissima campionessa del mondo. Quella delle orange è stata una prova di forza ed il successo, va detto, è estremamente meritato. Secondo posto per la australiana Katrin Garfoot, che si è allenata per anni al centro tecnico australiano di Gavirate e terzo posto per Amalie Dideriksen, campionessa uscente. L’Italia? Sfortunata si, maluccio anche. Questa volta la squadra del CT Dino Salvoldi (tutte giuste le scelte? Non è una critica verso chi ha conquistato 207 medaglie e che stimiamo davvero tanto ma è un pensiero che ci frulla in testa) non è stata protagonista seppur appunto colpita dalla sfortuna. A metà corsa una Elisa Longo Borghini colpita nei giorni scorsi da un problema fisico che ne ha minato la condizione ha iniziato ad andare in difficoltà in salita e ad uscire dal vivo della corsa. Cose che capitano e che di certo non devono minare la credibilità e la classe dell’ornavassese in una stagione peraltro buonissima. Elisa alla maglia azzurra ci tiene e tanto e quando una caduta coinvolge Elisa Balsamo ed anche Elena Cecchini (anche la tre volte tricolore non in grande condizione) raschia il fondo del barile e le riporta in gruppo salvo poi fermarsi. Tutto sommato una rassegna mondiale che non passerà alla storia della sua carriera seppur con un lavoro per il gruppo che sarebbe piaciuto al De Amicis per un ipotetico ‘Libro Cuore’ a due ruote. Il prossimo anno ad Innsbruck sarà tutto un altro mondiale: più tosto, più da Elisa. Nel finale scappano Chantal Blaak (Olanda), Hannah Barnes (Gran Bretagna) e Audrey Cordon Ragot (Francia). Sull’ultimo passaggio al Gpm di Salmon Hill tornano sotto Annemiek Van Vleuten e Anna Van der Breggen (Olanda), Katrin Garfoot (Australia) e Katarzyna Niewiadoma (Polonia). Nessuna azzurra; Tatiana Guderzo non prende le ruote, Giorgia Bronzini si stacca ed Elena Cecchini non ne ha. Vanno via queste sette ed il mondiale è chiuso. Le tre olandesi in testa fanno il bello e cattivo tempo: tutti attendono lo scatto della Van Vleuten o la rasoiata della Van der Breggen ma a scattare è la Blaak. Onesta atleta, forte, potente, troppo spesso al’ombra del trio di tulipane. Stavolta è il giorno suo: L’iridata della crono Van Vleuten e la vincitrice del Giro Rosa Van Der Breggen collaborano e rompono i cambi rincorrendo chiunque cerchi di rientrare. La Blaak quindi vive la più bella giornata della sua carriera e veste l’arcobaleno, seconda la Garfoot e terza la Dideriksen che si separa dall’iride con onore e con un bronzo. Prima azzurra Elena Cecchini, decima. In mattinata due medaglie per gli juniores con l’argento di Luca Rastelli ed il bronzo di Michele Gazzoli dietro il danese Julius Johansen. Ad ora per il ciclismo azzurro sono 7 medaglie, buon bottino. Oggi il mondiale dei professionisti chiude la kermesse. Sagan e Kristoff da battere. Non vinciamo un mondiale da Varese 2008 con Alessandro Ballan e Damiano Cunego primo e secondo: in bocca al lupo agli azzurri di Davide Cassani: Daniele Bennati (Movistar Team), Alberto Bettiol (Cannondale-Drapac), Sonny Colbrelli (Bahrain - Merida), Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), Gianni Moscon (Team Sky), Salvatore Puccio (Team Sky), Matteo Trentin (Etixx-Quick Step), Diego Ulissi (Uae Emirates) ed Elia Viviani (Team Sky).

Foto Wiggle High5

GT

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