L’Osvaldo ci ha lasciati, Aveva 91 anni e 14 giorni. Già ci manca, ma per nostra fortuna i ricordi aiutano. Di lui scrivevamo nel lontanissimo autunno del ‘69: “il pellegrino indomito sbarca a Verbania… guarda il lago, gira gli occhi sulle montagne, assaggia l’aria col suo naso simpatico…col sorriso candido e sommesso del buon ambrosiano… Bagnoli ha un hobby: di essere coi fatti un uomo buono e onesto sino al midollo”.
Nel Verbania di Serie C, il terzo maggior protagonista con 149 presenze e 11 gol fu proprio lui, Osvaldo “ZASO” Bagnoli. Arrivò via lago da Milano, col traghetto. Era il 7 ottobre del 1968, aveva 33 anni: dopo 4 partite si ruppe la tibia: rientrò in campo a fine stagione: 14 presenze in tutto, sufficienti a Carletto Pedroli per capire chi fosse, dentro ma soprattutto fuori dal campo. L’anno dopo il Pedro lo promuove allenatore-giocatore: Bagnoli accetta a malincuore, in panchina ma solo in teoria ci va Franco Pedroni, lo scopritore di Rivera all’Alessandria. L’anno dopo chiede e ottiene che in panchina venga Pippo Marchioro, suo fraterno amico sin dai tempi delle Giovanili nel Milan.
Per certi versi a noi quasi non importa molto quel che ha fatto prima da giocatore e dopo da allenatore. Peraltro, tanta, tantissima roba: a Como, a Rimini, a Fano, a Cesena, a Verona vincendo lo storico campionato 84/85, infine al Genoa e all’Inter, per un totale di 641 panchine tra A, B, C e C2. Chiude col calcio a 59 anni. Ha vinto il campionato con una provinciale, unico in Italia. Nessun giocatore ha mai parlato male di lui. Noi lo ricordiamo bene: taciturno ma non pessimista, con vedute calcistiche pragmatiche: “il terzino fa il terzino, il mediano fa il mediano, metto il giocatore dove più gli piace giocare, se appena è possibile”.
E’ poi tornato a Verbania, portando qualche sua squadra in amichevole, e in occasione di alcuni revival biancocerchiati. Venne al funerale del Pedro, poi ritornò nel 2009, in occasione del 50esimo del Verbania, quando lo stadio fu intitolato proprio a Pedroli.
Con Marchioro fece coppia in campo e in panchina. L’estate del 1970 il Pedro portò la squadra in ritiro a Levo. La sera tutti a dormire, meno Pippo, Zaso, il Pedro e, sì, il sottoscritto. E Marchioro raccontava di Liedholm, di Radice, del gioco a zona, a quei tempi ignoto a tutti, dei suoi anni nella Pro Vercelli. E Osvaldo parlava di Juan Schiaffino (“10 giocatori più Schiaffino e la squadra è fatta”), di Bean, di Luciano Magistrelli, della Coppa Latina vinta nel ’56, della Spal di Reja e del giovane Capello…
Addio, Osvaldo, ti sia lieve la terra, vecchio amico di tempi lontani e irrangiungibili. Spero soltanto che nessuno ti abbia detto, in questi tuoi ultimi giorni, che il Verbania non c’è più!