"Sono proibite le immersioni ricreative oltre i trenta metri di profondità". È una colonna d'Ercole chiara quella stabilita dal ministero del Turismo delle Maldive nel regolamento ufficiale che disciplina le immersioni turistiche negli atolli dell'arcipelago. Un limite "che si applica a turisti, istruttori e, senza eccezioni, a chiunque partecipi alle attività subacquee - cita di documento - organizzate su liveboard e safari boat". Come la 'Duke of York', che ospitava il gruppo di italiani tra cui i cinque sub che hanno perso la vita durante un'escursione subacquea, fino ai 60 metri di profondità.
La polizia maldiviana che indaga sulle cause e la dinamica della tragedia, dovrà valutare anche se la spedizione fosse stata organizzata a scopo scientifico. Questo tipo di attività, insieme alle missioni commerciali, non rientra infatti nel regolamento sulle immersioni che fissa a 30 metri il limite della discesa in acqua. Si tratta di immersioni in deroga che prevedono dei permessi ad hoc: "Prima di intraprendere tali attività", specifica il regolamento maldiviano, "è necessaria un'autorizzazione scritta del ministero del Turismo", condizione imprescindibile affinché anche i sub più esperti possano scavalcare i limiti previsti."Si trattava di un'immersione per subacquei esperti", ma al momento "le autorità maldiviane stanno ancora interrogando tutte le persone a bordo della Duke of York" per comprendere se la spedizione avesse finalità scientifiche certificate dalle autorizzazioni necessarie, ha spiegato l'ambasciatore d'Italia a Colombo, Damiano Francovigh, che segue sul posto la vicenda.
L'ipotesi dell'escursione subacquea per ragioni accademiche è stata in parte confermata dall'Università di Genova, secondo cui "la professoressa Monica Montefalcone e la dottoressa Muriel Oddenino - due delle cinque vittime - si trovavano ad Alimathà per una missione di ricerca, finalizzata al monitoraggio dell'ambiente marino e dei cambiamenti climatici sulla biodiversità tropicale". Tuttavia, specifica l'ateneo, "l'immersione subacquea non rientrava nelle attività previste dalla spedizione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale".
Allo stato attuale, oltre che per ragioni di ricerca, le rarissime deroghe ai 30 metri di profondità vengono concesse anche per produzioni documentaristiche, previo supporto medico. Già dal 2025, tuttavia, il governo di Malé starebbe valutando una riforma del regolamento per consentire la subacquea tecnica fino a 40 metri, allineandosi così agli standard internazionali. Una possibilità ancora non messa nero su bianco. Anche perché, spiega Roberto Fragasso, proprietario del 'Sinai Dive Club' alle Maldive, "pianificare immersioni a 40, 50 o 60 metri espone a rischi per cui le stesse assicurazioni possono recedere il contratto, non coprendo i costi di eventuali soccorsi o trattamenti in camera iperbarica da decine di migliaia di euro.ANSA